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Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.
Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.

C'era una volta l'editor di testo. Si pigiavano i tasti di una tastiera e i caratteri apparivano sul monitor. Mentre completavi una parola il correttore ortografico, subito la controllava e, nel caso, la sottolineava in rosso. Quando si voleva scrivere un testo si ricorreva ad un programma sul pc o a un'applicazione su smartphone o tablet. Poi sono arrivati carta e penna. Quando sorge un'idea o bisogna prendere nota di qualcosa si prende in mano una penna e s'inizia a disegnare o a scrivere o tutt'e due le cose, a seconda delle necessità.

Ma la storia non è al contrario? Lo sanno tutti che la tecnologia di pc, tablet e smartphone è venuta dopo secoli di uso di carta e penna. Le cose, almeno per me, sono andate nel modo in cui sto per raccontarvi. Appartengo ad una generazione non digitale. Quando iniziai ad andare a scuola, nel 1980, non conoscevo neanche la parola computer. Il metodo d'insegnamento della scrittura prevedeva di copiare a mano le lettere dell'alfabeto una per una, infinite volte, anche per sviluppare la calligrafia. E così ho continuato a fare fino a quando, agli inizi degli anni '90, mia madre mi comprò una macchina da scrivere elettronica che mi introdusse, in qualche modo, al mondo dei personal computer. Quando al primo anno di università scrissi la mia prima tesina con i gloriosi 486 mandai in pensione quaderni, biro e affini. Più di quindici anni fa, poi, iniziai a scrivere i miei primi testi prima per i siti web e poi per il mio blog. Questa era l'ultima frontiera, anche perché in questo modo si potevano revisionare i testi infinite volte in tutta comodità. E poi c'era la questione ambientale: se per ogni foglio di carta vengono abbattuti degli alberi perché continuare questo scellerato modo di vita? Anche se con la stampante, alla fine, si faceva strage di intere foreste! ...continua a leggere "Come liberare la creatività con i taccuini migliori del mondo"

Sylvester_Stallone,_Tessa_Thompson,_and_Michael_B._Jordan_promoting_Creed_at_the_Philadelphia_Art_Museum.JPG
Sylvester Stallone(da sinistra), Tessa Thompson e Michael B. Jordan a Filadelfia (Wikipedia).

Rocky ha ormai chiuso con la boxe. Se ne sta nel suo ristorantino a Filadelfia a guadagnarsi da vivere e va spesso al cimitero a trovare sua moglie Adriana e suo cognato Paulie. Unici legami con il suo passato da grande campione sono alcune foto che tiene esposte sulla parete del suo locale. Tra queste, in particolare, una che lo ritrae sul ring insieme al suo primo rivale e poi amico Apollo Creed. Un giorno arriva un ragazzo nero che guarda quell'immagine e inizia a fargli domande su aspetti di cui nessuno era a conoscenza, tranne la moglie di Apollo. Si tratta, infatti, del figlio illegittimo di quest'ultimo, Adonis Creed, che è un puglie agli inizi e che gli chiede di allenarlo.

...continua a leggere "Le cinque grandi lezioni di Rocky e Adonis"

Ritratto di Carmelo Bene.
Carmelo Bene by Gozer-the-Gozarian.

Chi ha detto che un film vada visto? E se dicessi che un film va ascoltato? Non sto parlando di supporti audio per ipovedenti. Mi riferisco all'essenza del cinema, almeno così come lo concepiva un regista mio conterraneo: Carmelo Bene. Proseguo, oggi, il mio viaggio nel mondo della regia. Dopo aver parlato del regista sincero mentitore, del regista mago e del regista leader oggi è la volta del regista narratore per sottrazione.

Avevamo la pellicola misurata, perché s’era lì col pretesto di filmare tre cortometraggi. Si girava quindi in 16 mm, ingrandito poi miracolosamente a 35 mm. Ci si arrangiava con gli scarti di pellicola, e con gli scarti s’addizionavano immagini ammantate di nulla, in nome di quel mio metodo ormai classico (?) che aggiunge per sottrarre. Si andava per eccesso decolorando l’immagine stessa.

...continua a leggere "Carmelo Bene, il regista bricoleur"

English: La regista Francesca Archibugi sul se...
La regista Francesca Archibugi sul set di Lezioni di volo (Photo credit: Wikipedia)

Spesso nel cinema uno spazio, oltre che da riempire, è da reinventare. Molte volte un film è realizzato in un posto ma ambientato in un altro, per mille ragioni, non solo perché magari non possiamo più girarlo nell’antica Roma e quindi si deve allestire un set a Cinecittà, come accadeva con i peplum. Può succedere, infatti, che un comune non conceda i permessi o li dia in ritardo, come è avvenuto a Daniele Ciprì per il suo film È stato il figlio, girato a Brindisi ma ambientato a Palermo. Ho avuto la possibilità di lavorare su questo set perché Ciprì era alla ricerca di somiglianze fisiche tra siciliani e pugliesi e di assonanze foniche nei dialetti. Il regista, in questo caso, deve fondere maestranze di diversa provenienza così come attori di differente estrazione e livello. Rispetto al suo team di lavoro diventa quindi una sorta di facilitatore, per dirla con un termine caro a certi ambienti del management. Vi ho così introdotto la figura del regista leader, terza tra le cinque di cui vi sto parlando in una serie di post in questi giorni. Infatti finora abbiamo visto quella del regista sincero mentitore e quella del regista mago.

...continua a leggere "Il regista leader"

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Ultima modifica il 23 maggio 2016 alle 13:29

Film director Sergio Rubini
Film director Sergio Rubini (Photo credit: Wikipedia)

Credo profondamente che un regista sia un “sincero mentitore”. Questa definizione appartiene a Sergio Rubini, con cui ho avuto la straordinaria possibilità di lavorare nel film L’amore ritorna nell’autunno del 2003 e che ho visto all’opera in un’altra sua creatura: L’uomo nero. Inizio oggi una serie di cinque post sulla regia, come avevo anticipato: mi concentrerò su questa figura professionale in relazione agli attori e al resto del team di lavoro. Ho deciso di dedicarmi a questo argomento nel blog perché inizio a sentire un qualche richiamo che mi porta, per ora, a riflettere sui registi con cui ho lavorato o di cui ho raccolto testimonianze.

...continua a leggere "Quei sinceri mentitori di Rubini e Fellini"

Ultima modifica il 5 ottobre 2016 alle 14:01

Sul set di L'età d'oro.
Sul set di L'età d'oro, il nuovo film di Emanuela Piovano.

Una nuova esperienza cinematografica è alle mie spalle un po' come l'età d'oro, di cui magari spesso abbiamo nostalgia. Proprio L'età d'oro è il titolo del film a cui ho preso parte a Monopoli, dove sono in corso le riprese fino al 20 dicembre. In questo nuovo lavoro sono il guardaspalle, o bodyguard se preferite, di Bruno, un magistrato interpretato da Giulio Scarpati. Gli altri interpreti principali sono Laura Morante,Dil Gabriele De ll’Aiera, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Gigio Alberti, Giselda Volodi. La regia è di Emanuela Piovano.

...continua a leggere "Polvere d’oro"

Ultima modifica il 16 ottobre 2015 alle 13:58

La Grande Bellezza italiana trionfa agli Oscar...
La Grande Bellezza italiana trionfa agli Oscar 2014 (Photo credit: KoFahu meets the Mitropa)

La Grande Bellezza divide gli italiani tra chi osanna il film e chi ne condanna questo o quell'altro aspetto. L'oscar come miglior film straniero non mette tutti d'accordo.  Credo che questo sia comunque un buon risultato, finché si rimane, è chiaro, nel territorio delle discussioni rispettose dell'opera altrui, anche se aperte, franche. Non grido al capolavoro ma nemmeno alla cagata pazzesca. Non mi schiero con chi lo osanna ma nemmeno con chi lo condanna. Tuttavia penso che sia una delle migliori produzioni italiane di sempre. La Grande Bellezza è un'opera bella e coraggiosa in cui Sorrentino e i suoi collaboratori tentano di fare un grande affresco barocco. Mi è piaciuto un po' tutto: regia, scenografia, fotografia, sceneggiatura, attori. E stamattina ho voglia di provare ad entrare nella sua officina e capire come è stato realizzato questo film, il perché di tante scelte. Infatti non ho giudizi netti, sentenze, come le tante che ho letto su Twitter. Ho solo curiosità e dubbi, che spero mi aiutino ad accrescere la mia cultura cinematografica. Formulo le domande che vorrei rivolgere a Sorrentino e a tutto il suo cast tecnico e artistico. Spero di trovare risposte anche in chi è più esperto di me. Perciò vi pregherei di rispondermi nei commenti. Ve ne sarei grato.

...continua a leggere "Dieci domande sull’officina de La Grande Bellezza"

Ultima modifica il 12 luglio 2016 alle 14:23

Vajont
Vajont (Photo credit: Davide Bedin)

A 50 anni dal disastro del Vajont che ricorrono oggi, 9 ottobre 2013, siamo ancora al punto di partenza sull'evitabilità delle tragedie. Ce lo ricordano il terremoto a L'Aquila, sottovalutato dagli esperti, e la mancanza di un piano per sopperire al dissesto idro-geologico del nostro bel paese. Ma non siamo all'anno zero della coscienza civile. Anche grazie a Marco Paolini che una sera di ottobre del 1997 su Rai Due ci raccontò della frana che distrusse Erto e Casso. Io c'ero quella volta davanti alla tv e posso essere testimone di quel grande atto di teatro civile che fu quella diretta. Credo che valga proprio la pena assistere di nuovo a quello spettacolo sabato 12 ottobre alle 21 e 15 su Rai 5.

Ci sono altri due appuntamenti da non perdere oggi:

  1. il primo alle 12 e 45 con Pane Quotidiano su Rai 3 nel quale interverranno Francesco Niccolini, al quale Paolini deve molto per aver sistemato il testo del suo racconto, e l'illustratore Duccio Boscoli;
  2. il secondo su Rai Movie alle 21 e 15 con il film Vajont di Renzo Martinelli.

Buona visione a tutti e se avete voglia dopo aver visto questi appuntamenti di dire la vostra e commentare vi aspetto nei commenti a questo post.

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Ultima modifica il 10 ottobre 2015 alle 16:41

Sul set con Servillo e Ciprì
Sul set con Toni Servillo (in primo piano) e Daniele Ciprì.

Prodotto da Alessandra Acciai, Giorgio Magliulo e Luciano Stella con RaiCinema, sceneggiato da Ciprì e Massimo Gaudioso, ed interpretato da Giselda Volodi, Alfredo Castro, Fabrizio Falco e Giuseppe Vitale, tutti al fianco di Servillo, il film è in ‘odore’ di Venezia 2012.

Il film di cui si parla nella recensione di cineblog.it è È stato il figlio di Daniele Ciprì. È prodotto dalla Fandango ed uscirà presto nelle sale italiane.  Ho avuto l'occasione di lavorarci nel giugno del 2011. Si è trattato, per me, di quel che nel gergo cinematografico si suol definire una figurazione speciale, che è ad un livello intermedio tra il ruolo e la comparsa, che però mi sta procurando più notorietà di altri lavori dove avevo, invece, dei ruoli veri e propri. Basta leggere la recensione che ho citato prima, oppure dare un'occhiata al cast del film dove figuro insieme agli interpreti principali. Devo ringraziare i redattori di queste recensioni per il tanto riguardo nei miei confronti. Ma voglio soprattutto ringraziare Daniele Ciprì e i suoi assistenti per l'opportunità di questi brevi ma molto intensi giorni di lavoro per me sul set accanto ad un mostro sacro come Toni Servillo. Serberò il ricordo delle poche battute scambiate con lui, del sole che picchiava, delle focacce con la cipolla, del siciliano di Ciprì, Servillo e altri attori che mi faceva sentire in compagnia di "cugini" di una regione non molto diversa dalla Puglia che è la Sicilia. Per la cronaca io ho girato sul porto di Brindisi e al quartiere Paradiso e sono uno degli amici più fidati di Nicola Ciraulo (il protagonista). Buona visione 🙂

Aggiornamento del 1 settembre 2012: il film viene presentato oggi 1 settembre alle 16:45 nella Sala Grande e alle 22:15 nella PalaBiennale della sessantanovesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Ultima modifica il 14 maggio 2018 alle 17:09

Sergio Rubini e Guido Giaquinto.
Sergio Rubini e Guido Giaquinto.
I frequentatori più o meno fedeli del mio sito web ricorderanno che la grafica era diversa, che c'era un blog che curavo di settimana in settimana con molti post. Ora ho cambiato il sistema di pubblicazione dei contenuti (il C.M.S.) passando da dblog a wordpress. Come conseguenza quei post non ci sono più. Occasione buona per far piazza pulita di tante fesserie che ho scritto. Però di tanto in tanto ripescherò alcuni di quei vecchi post e ve li riproporrò. Uno di questi, che pubblico oggi, è la mia recensione dell'ultimo film di Sergio Rubini, che scrissi il 28 settembre del 2010.