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Words Have Power
Credit: Pixabay.

Che anno desiderate? Che obiettivi volete raggiungere? Su quali aspetti dl vostro business, lavoro o vita lavorerete per diventare persone migliori? Queste sono tre domande potenzianti, positive alle quali dar risposta con la mente e con le nostre azioni quotidiane per fare del nuovo anno, appena cominciato, il punto di svolta, di progresso della vostra vita. Parleremo di questo argomento in questo blog in prossimi post che esploreranno vari aspetti della crescita personale. Prima però vi ripropongo un gioco che ormai faccio dal 2014 con i lettori del blog e cioè la scelta di tre parole che vi facciano da principio-guida nelle vostre scelte, nelle vostre decisioni e, prima ancora, nei vostri pensieri. Devo questa iniziativa a Daniele Imperi che, ancor prima di me, ne ha fatto un appuntamento fisso. Perciò non mancate di leggervi le sue 3 parole per il 2017.  Io nel primo anno vi ho parlato di tre parole da rubare quali viaggio, memoria e refurtiva. L'anno successivo è stata la volta di tre termini tutti con la emme iniziale e cioè: mastello, mamma e mezcla. L'anno scorso, infine, ci siamo concentrati su exquirere, kaizen e akasha. E quest'anno, invece? Quali sono le scelte per il 2017?

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E quando si tratta di scegliere fra libertà e cultura, chi non ammetterà che la prima è da preferirsi mille volte alla seconda? I giovani da me recuperati nel 1920 dalle cittadelle di schiavitù — le scuole ed i collegi — e ai quali dissi che era molto meglio rimanere ignoranti e spaccare pietre pur di conquistarsi la libertà, piuttosto che seguire corsi letterari in stato di cattività, ora capiranno probabilmente i motivi che mi hanno spinto ad agire così.

Sono parole del Mahatma Gandhi che morì il 30 gennaio di sessantasette anni fa. Perciò oggi voglio ricordarlo con questo suo pensiero riguardo all'educazione e alla scuola. Esso ruota attorno ad una grande necessità dell'India del suo tempo: la conquista della libertà. Ricordiamo infatti che la colonizzazione inglese teneva tutto il paese sotto il giogo dei britannici. Tuttavia c'è sempre una qualche forma di schiavitù da cui affrancarsi. Perciò la citazione di oggi che ho tratto dal suo libro La mia vita per la libertà possiamo leggerla in relazione alle oppressioni odierne. Prima fra tutte io porrei certa scuola che sulla scorta dell'impostazione gentiliana è rimasta ancorata per tanti decenni al primato della formazione letteraria e umanistica a discapito della possibilità di avere successo nella vita e nel lavoro.

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calcio d'inizio
Calcio d'inizio. Foto di nyhao.

È il momento del calcio d'inizio, anche se il campionato di calcio è iniziato domenica scorsa. Ma non ce ne siamo accorti, ancora non è tutto a posto. Si comincia a fare sul serio da questa domenica.

È il momento in cui l'arbitro fischia e la nostra partita, il nostro campionato cominciano. Si torna a giocare, si ricomincia dar vita a una trama di passaggi, di schemi, di corse che disegnano delle geometrie di gioco più o meno efficaci. Qualche istante prima il cuore batte a mille, poi via con i primi calci al pallone.

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community
Community. Fotografia di Nancy White.

Agli inizi di settembre parteciperò ad una due giorni di lavori assieme a dei professionisti della formazione che vogliono costituire un team utilizzando i modelli delle comunità di apprendimento e gli ultimi sviluppi del web, come i cosiddetti web 2.0 e web 3.0. Perciò oggi voglio offrire un mio contributo su questi temi che parta da quelle che a mio avviso sono le basi del progetto e cioè le persone che dovranno interagire con questo team, per poi passare a dare uno sguardo ad una caratteristica del web che più ci riguarda e cioè il web potenziato. Quindi cercherò di delineare che cos'è o che cosa potrebbe essere una community di professionisti dell'apprendimento, oltre che della formazione. Infine indicherò gli attributi che secondo me dovrebbe avere. Mi auguro che queste mie riflessioni possano essere utili sia ai relatori e ai colleghi che incontrerò sia a chi si occupa di questioni simili più in generale.

Iniziamo da ciò che in questi casi non si deve fare: la gestione del portafoglio clienti. Soprattutto se il nostro network è piccolo. Stiamo parlando di realtà con più o meno una ventina di collaboratori. Già la stessa espressione "portafoglio clienti" oltre che non essere adatta ad una società che opera nel campo della formazione, denota un approccio d'altri tempi, precedente al world wide web. Si basa, infatti, sulla segmentazione e profilazione della clientela secondo tecniche da ricerca di mercato che possono essere più o meno affinate ma che non tengono in nessun conto di quella speciale relazione interpersonale, unica che si può e si deve stabilire tra docente e discente, persino tra servizio ed utente e addirittura tra prodotto e cliente. Sto parlando di qualcosa che va al di là della Customer Relationship Management.

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