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Future Or Bust!
Future Or Bust! (Photo credit: Vermin Inc)

La Pasqua è un periodo di rinascita, di rinnovamento. Che si creda o meno in Dio la natura in questo periodo riprende il suo corso più rigoglioso. Perciò le nostre menti, i nostri sensi si aprono al mondo, a nuove esperienze e conoscenze. Quale momento, allora, è il migliore per allargare il proprio sguardo al mondo e pensare ai principali cambiamenti che ci attendono? Anche perché se il futuro non sarà roseo comunque andiamo incontro a tanti miglioramenti, a scenari meno drammatici che in passato. Oggi voglio considerarne alcuni insieme a voi.

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L'Unità del 1978 con Moro e Impastato.
Credit immagine: laltratremestieri.blogspot.it.

Il 9 maggio 1978 è il giorno in cui in Italia vennero ritrovati due cadaveri. Uno a Roma e l'altro a Cinisi, in Sicilia. Uno nel cuore di Roma, a via Caetani, e l'altro sulla ferrovia del paese siciliano in provincia di Palermo. Il primo era quello di Aldo Moro, il secondo quello di Peppino Impastato. Due figure sulle quali tanto si è scritto, detto, dibattuto e che, com'è giusto, sono due simboli nella lotto contro terrorismo e mafia. Tanto che il 9 maggio si celebra la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Io, però, questa volta vorrei restare al nudo fatto di cronaca o, meglio, attorno ai loro corpi. Quello di Moro acciambellato nel cofano della Renault 4 rossa che fu usata per trasportarlo e quello di Peppino dilaniato dal tritolo.

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GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo&...
GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo" della Prima Repubblica italiana (Photo credit: The PIX-JOCKEY (photo manipulation))

Avevo in mente di scrivere stamattina una poesia con versi più o meno ironici sulla morte di Andreotti, avvenuta ieri. Avevo in mente solo il titolo, però, In morte di Giulio Andreotti e pensavo sarebbe stata una vaga parodia di In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni. N'è uscita invece quella che mi azzardo a chiamare una poesia istantanea o, più modestamente, un testo tra il serio (poco) e il faceto (molto). Vi do soltanto tre indicazioni per passaggi che potrebbero non essere chiari. La Lucina a cui faccio riferimento nella quarta stanza è la piazzetta di Roma dove si trova l'archivio del politico di cui vi sto parlando. Se non sbaglio deve essere stato per anni il suo ufficio. Se non è così me ne scuso ma immagino, con licenza poetica, che abbia partorito là dentro quei mostri come i governicchi e quel debito pubblico che tanto condizionano ancora la politica dei giorni nostri. Inoltre il suo amico dei tempi dell'Università e Aldo Moro. Infine quando parlo di brigatisti che si appostarono mi riferisco al fatto che le brigate rosse prima di rapire Moro pensarono ad Andreotti. Ecco a voi In morte di Giulio Andreotti.

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Oggi vorrei riflettere con voi, venticinque lettori del blog, su un episodio della nostra storia che ha segnato in modo profondo il nostro destino di uomini moderni.

Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo.
Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo.

Il 6 maggio del 1527 i Lanzichenecchi espugnavano la Roma papalina e si abbandonavano a mesi di devastazioni e saccheggi. Un episodio, questo, della storia d'Italia memorabile per la sua efferatezza che già all'epoca suscitò sdegno in tutta Europa. Si tratta del Sacco di Roma del 1527 che vide protagoniste le truppe mercenarie tedesche al soldo di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero in lotta contro Francesco I, sovrano di Francia, per il predominio sulla penisola italica. Quelle truppe, private del loro comandante, commisero ogni sorta di nefandezza: dagli stupri ai saccheggi, dalle distruzioni di ville e palazzi alle estorsioni, ecc. Su questo si possono leggere le testimonianze riportate da Francesco Gonzaga.

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Rigoletto
Rigoletto (Photo credit: Wikipedia)

La lista del governo di Rigoletto è stata resa pubblica. Rigoletto, il presidente del consiglio, ha predicato competenza. Ed è stato pignolo in questo, persino pedissequo. Tra i requisiti ha preteso l'appartenenza onomatopeica al dicastero assegnato. Saccomanni, uno che c'ha le mani nel sacco va all'economia. Non fa una piega. Un inquietante Al Fano va agli interni. E dove poteva stare una che di cognome fa Cancellieri se non alla giustizia? Universitari e ricercatori, poi, andranno tutti in Carrozza, letteralmente. Alle pari opportunità Idem. Non ne senso della stessa cosa, ma che c'è la campionessa olimpica Josefa Idem. Agli esteri va la Bonino così che quando ci chiederanno: come va con il caso dei Maro'? Eh così così, bonino insomma. Mancava solo al ministero del lavoro un Ecchitelopassa, un Campacavallo ai beni culturali e Maramao Perché sei morto alla salute e  la lista sarebbe stata completa. Non saranno tempi facili per questo governo, sarà un tempo da Lupi che, guarda caso, sta ai trasporti. Questo è garanzia che male che va ci muoveremo a branchi, andremo a caccia di bestiame, ritorneremo ai tempi della lupa capitolina e dei due bambocci furbi che le succhiano il latte e la storia ricomincerà.

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Letta - Rigoletto
Enrico Lettra - Rigoletto

Rigoletto è capo del governo.  D'altronde chi meglio di lui può interpretare il nuovo verbo berlusconiano: «Non importa chi guida il governo...». Chiunque va bene purché chi amoreggiava con la bella figlia dell'amore o con altre fanciulle possa continuare a farlo.  Il fido Rigoletto si sacrifica e cerca anche di proteggere la sua amata figliola. In questo remake del Rigoletto il libretto è stato scritto da Berlusconi e D'Alema. Sono loro i duchi che continuano a tramare e a salvare i loro privilegi. Rigoletto si ritroverà ancora una volta con la figlia uccisa nel finale del terzo atto. E sarà di nuovo complice, suo malgrado. Pure stavolta crederà di salvarla e invece contribuirà alla sua fine.

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|Lights|
|Lights|. Di Edoardo Costa.

Ho appena avuto una conversazione in chat che ritengo significativa perché ha un po' di cose da insegnarci e sulle quali riflettere. Perciò vi riporto il dialogo tra me (Giuseppe) e Rosa (nome di fantasia di una ragazza italiana di 20 anni) emendato da ogni riferimento personale. Lei è stufa dell'Italia e vuole cercare lavoro all'estero. E' evidente che è seccata per una serie di motivi e magari stufa, stanca, delusa. Ho provato a farle alcune domande, senza dare nulla per scontato, per provare a capire la sua reale situazione. Non ho avuto successo perché dopo poche brevi battute si è seccata ancora di più. Magari non sono bravo a consolare le persone in chat. Tuttavia sono emerse alcune questioni che fanno sì che spesso non riusciamo a venire a capo di situazioni difficili nelle quali incappiamo:

  • il partito preso;
  • il non avere un obiettivo preciso;
  • il mito del posto fisso sempre tardo a morire;
  • il pensare che solo noi abbiamo vissuto la situazione più difficile di tutti e che magari gli altri non ci capiscono.

Si tratta, insomma, del classico campionario dei modi per rendere più complicate le difficoltà che abbiamo. Sia chiaro che non giudico da nessun punto di vista questa ragazza che anzi ringrazio perché mi dà la possibilità di fare luce su certi errori che tutti commettiamo in situazioni simili alla sua.

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Italiano: L'allenatore italiano durante Italia...

La nazionale italiana di calcio domenica 1 luglio 2012 giocherà la finale dei campionati europei contro la Spagna: un risultato che quasi nessuno avrebbe potuto pronosticare a proposito della nazionale italiana. Comunque vada l'ultima partita per la squadra italiana è già un grosso risultato viste le grandi difficoltà, il grand canyon nella quale era precipitata dopo l'ultimo mondiale di calcio: eliminata al primo turno. Un successo che ha il principale artefice nel suo commissario tecnico: Cesare Prandelli. Ho provato a pensare per quali motivi la sua nazionale vince e piace. Ne ho trovati dieci:

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Occhio socchiuso di gatto
Credit: Thomas Lieser.

La gatta frettolosa fa i figli ciechi dice un proverbio. Esso rivela tutti i rischi della fretta in situazioni delicate. E' quel che accade quando si vuole subito prendere l'assassino sospinti dalla pressione dell'opinione pubblica. Quest'ultima, poi, spesso vuole subito vedere il mostro che la stampa si affretta a sbattere sulla prima pagina. Magari vorrebbe anche linciarlo a proprio piacimento. E se non lo si può linciare si possono scrivere su Twitter minacce e vituperi di ogni sorta, evocando i più disparati mali e le più terribili e sanguinarie vendette. Così giustizia è fatta o, meglio, sarebbe fatta, dimenticando che le persone, anche se commettono i più efferati delitti, vanno poste sotto processo, per quanto in Italia la macchina della giustizia sia lenta. Quel che sta accadendo a Brindisi con il presunto autore della strage del 19 maggio alla scuola Morvillo Falcone reo confesso è l'ennesimo caso di cannibalismo mediatico-giustizialista. E non importa se lo stesso procuratore Cataldo Motta esprime dei dubbi sul movente. Gli si toglie l'indagine e la si affida a un'altra procura, magari a quella di Brindisi che per prima ha iniziato a indagare sulla pista del gesto isolato. Quando c'è stato il sospetto di piste mafiose e terroriste l'indagine, infatti, è passata a Lecce. Ora però l'arresto del grossista di carburanti di Copertino starebbe smentendo Motta. Si profila, insomma, una guerra tra pubblici ministeri, tra procure che non permette di lavorare con la necessaria calma al caso. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, perché arrestare subito il sessantottenne della provincia di Lecce, che si crede essere l'uomo del video girato dalle telecamere di un chiosco adiacente la scuola, e non continuare a pedinarlo ed intercettarlo più a lungo per avere maggiori informazioni magari proprio su quel movente che proprio non regge? Perché Totò Riina, ad esempio, deve essere osservato a lungo e l'attentatore di Brindisi solo per qualche giorno? Un'altra domanda a cui rispondere è perché non lasciar lavorare Cataldo Motta ai suoi dubbi più che legittimi? Resta poi la questione di come ha fatto un uomo di 68 anni con una mobilità ridotta del braccio destro a trasportare le 3 bombole di GPL e il cassonetto, se davvero è questa la dinamica dello scoppio. Mi pare più che probabile che non abbia agito da solo e che, ancora una volta, ci troviamo davanti all'ennesimo "caso Dallas". Le procure frettolose rendono dunque un sospettato colpevole con indagini che non vengono realizzate a dovere, teoremi che non sono suffragati dai riscontri necessari, moventi che crollano con grande facilità. Un film visto troppe volte in Italia. Cosa ne pensate?

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Brindisi, Italia
Brindisi, Italia (Photo credit: Wikipedia)

IO NON HO PAURA hanno gridato in tante piazze gli studenti in questi giorni. Io, invece, oggi vi dico IO HO PAURA. E vi spiego di cosa.

Io ho paura che l'attentato di Brindisi rimarrà una delle tante stragi impunite da Piazza Fontana in poi passando per Piazza Della Loggia e Ustica.

Io ho paura che gli studenti che gridano IO NON HO PAURA al posto di IO VOGLIO SAPERE si sentano dei militanti delle piazze e trascurano che il loro campo di battaglia è la storia del nostro paese.

Io ho paura che al massimo verrà incriminata una persona, il classico mostro da sbattere in prima pagina e che gli inquirenti non potranno o non vorranno salire di livello arrivando sia ai mandanti sia alle coperture dell'attentato.

Io ho paura che ancora una volta una parte dello stato italiano, quella oscura, senza scrupoli, che trama sottobanco, uscirà indenne da questo orrore.

Io ho paura delle strumentalizzazioni politiche che sono in atto, soprattutto a sinistra. Ho paura anche di una sinistra che non c'è mai stata in Italia.

Io ho paura del ritorno alla strategia della tensione e dell'instaurazione di uno stato di polizia in Italia per opera di entità internazionali come la CIA, per esempio, che da sempre cercano di destabilizzare i paese che si affacciano sul Mediterraneo, come l'Italia e la Grecia.

Io ho paura che dietro l'attentato di Brindisi ci possano essere le sette sorelle del petrolio e dell'energia visto che proprio in questi giorni ENI e SNAM stanno giocando una partita cruciale che potrebbe anche rilanciare l'installazione, fin qui rifiutata, del rigassificatore.

Io ho paura che una volta spenti i riflettori sull'attentato e su città come Brindisi e Mesagne questa parte di Salento diventi preda di inquietudini ed angosce collettive che segnano il territorio per anni.

Io ho paura della retorica soprattutto sul nome della ragazza di Mesagne deceduta in iniziative che più o meno mettono a posto gli scrupoli di coscienza ma che nulla aggiungono o tolgono alla vicenda.

Io ho paura di tutto questo ma sono anche convinto che ci sono persone che parlano poco e che agiscono soprattutto che stanno facendo in modo che dopo un fatto così brutto comunque in questo pezzo d'Italia troviamo il modo migliore d'andare avanti.

E tu? Di cosa hai paura? Aggiungi le tue paure nei commenti.

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19 maggio 2012 Attentato "Morvillo Falcone" Brindisi ( Federica Bruno Stamerra)

Un attentato ai tempi di twitter rischia di trasformarsi in una caccia al mostro, in real time o quasi. Se poi ci si mette Sandro Ruotolo, decano dei giornalisti, gli isterismi dei brindisini e non solo non li fermi più. Ha pubblicato nei suoi tweet generalità dei sospettati, poi rilasciati, e persino la foto della loro abitazione.  Dove ci portano i calci e i pugni dati alle auto della polizia credendo che il sospettato di turno sia il colpevole dell'attentato?

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inaugurazione L'Approdo, monumento all'umanità migrante
Inaugurazione de L'Approdo, monumento all'umanità migrante, Otranto, 25 gennaio 2012, foto di Antonio Palma.

La tragedia del canale d'Otranto del marzo del 1997 in un'Italia compressa tra l'isteria contro i profughi e la commozione per il film Titanic.

12 gennaio 1997. Un pendolino deraglia nei pressi di Piacenza. A bordo l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga. Si pensa ad un attentato.  Anche il 31 agosto qualcuno penserà ad un attentato durante l'incidente automobilistico sotto il Pont de l'Alma a Parigi in cui muoiono Lady Diana e Dodi Al-Fayed.

In mezzo a questi due incidenti, ve n'è un terzo, di cui negli anni successivi tanto si parlerà soprattutto nelle aule giudiziarie di Brindisi e di Lecce.  E' lo speronamento nel canale d'Otranto della motovedetta albanese Kater i Rades da parte della corvetta italiana Sibilla, in cui morirono 81 albanesi, soprattutto donne e bambini. Era il venerdì santo del 1997, che quell'anno cadeva il 28 marzo.

Sul Golgota gioia e dolore si sono intrecciati:
gioia di coloro per cui il "nemico"
era stato allontanato per sempre;
dolore di chi pensava che la vita
era condannata alla tenebra.

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Diogenes Club
Diogenes Club. Claudio Di Ludovico.

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Quando le difficoltà si fanno serie è il momento di cominciare ad usare di più e meglio la testa. Quando l'orizzonte è pieno di angoscia ed incertezze è il momento di guardare il senso delle cose da più lati. Per questo per me il 2012 è l'anno dei maghi, l'anno cioè di coloro che giocano con le metafore e con la retorica per ampliare le nostre vedute, per consentirci di vedere ciò che non vedevamo, per rischiarare un cammino che si è fatto piuttosto scuro, buio. Protagonisti di questi strumenti sono gli artisti. Perciò come attore mi sento chiamato in causa, come Diogene, a portare in dono un po' di quella luce che ogni giorno alimento. Voglio, quindi, raccontarvi un po' che strade percorrerò in questo anno nuovo nella speranza di incontrarvi, di fare un pezzo di strada insieme a voi o almeno di darvi qualche spunto, qualche opportunità.

...continua a leggere "Le prime luci del 2012"

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Romano Prodi
Romano Prodi (Photo credit: Wikipedia)

Torno ad occuparmi della crisi finanziaria dopo l'articolo di ieri. Questa volta voglio occuparmi della debolezza dell'Europa e delle possibili misure in Italia.

Cara Europa, cara Italia se ci siete battete un colpo, avrà chiesto Romano Prodi in una seduta spiritica come quella in cui fu coinvolto ai tempi del rapimento di Aldo Moro. Dopo la seduta avrà preso tastiera e schermo per scrivere l'editoriale pubblicato da Il Messaggero di oggi 21 agosto 2011 in cui fa appello al Parlamento Europeo a fronte dell'attuale crisi finanziaria perché torni a giocare il suo ruolo politico. Gli fa eco Giuliano Amato che dalla colonne de Il Sole 24Ore, sempre di oggi, chiede a Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo, di convocare una riunione dell'Ecofin. Due politici di lungo corso che nutrono fiducia nella politica dunque, per rispondere al dilemma di ieri, che secondo loro può ancora governare ciò che non solo sembra ingovernabile, come il mercato finanziario, ma che sembra governare esso stesso le sorti dei paesi europei costringendoli addirittura a cambiare le loro costituzioni come vorrebbe fare  chi vuole introdurre il pareggio di bilancio nella carta costituzionale.

Nelle borse mondiali c'è chi vende scommettendo nell'incapacità dei governanti europei (e non solo) e chi compra sperando che siano capaci di tornare a governare, se lo hanno mai fatto davvero. In tutto questo la Germania dice no agli Eurobond, le obbligazioni del debito pubblico dei paesi dell'Unione. Ma perché? Perché la Merkel e i suoi connazionali hanno paura dell'inflazione spiegano gli esperti. I tedeschi non saranno favorevoli a questi titoli finché i paesi dell'unione non si saranno avviati ad un sano pareggio dei loro bilanci. Non è un caso che si stia rafforzando il franco svizzero con una Svizzera che presenta addirittura un avanzo di bilancio. Chi può allora investe in franchi svizzeri o in yen o in oro, aspettando il ritorno dell'Unione Europea.

Intanto in Italia si pensa di intervenire sulla previdenza, insieme alle altre misure come il ritocco dell'aliquota Iva e il contributo di solidarietà. Che è come dire: caro cittadino che hai maturato il diritto alla pensione, siccome finora siamo stati incapaci qui al governo di risanare il nostro mostruoso debito pubblico e visto che le borse di tutto il mondo ci stanno dando addosso adesso in pensione ci vai più tardi e continui a lavorare là dove stai per rimediare a questa situazione. Lascio immaginare come si sentano queste persone, soprattutto se pensiamo che quasi nessuno propone la riduzione delle spese militari o l'ICI sugli immobili del Vaticano.

Un'altra importante mossa può venire dalla eliminazione dei sussidi di stato alle aziende in cambio di sconti fiscali, come ci consigliano di fare i cinesi e come ci ricorda un'analisi di Francesco Sisci pubblicata su Il Sole 24Ore di quest'oggi. Sovvenzionare le aziende non solo non è sano ma sottrae ingenti fondi allo stato che potrebbero aiutarci a ripianare il debito che abbiamo. In questo modo se le aziende diventano più sane, perché camminano con le loro gambe e non con le stampelle, riusciamo a recuperare forse quella parte degli 88 mila posti di lavoro persi nel 2011 come denuncia oggi Unioncamere.

Spero tanto che Romano Prodi nella sua prossima seduta spiritica si faccia dare consigli da Don Sturzo e La Pira, che gli apparvero nella seduta su Moro, consigli su come dobbiamo fare ad avere un vero governo, un governo all'altezza della situazione, che sappia agire con equità.  E se questi due spiriti confidano in un terzo governo Prodi per favore tengano la nave Italia al riparo da tempeste che non lo scalzino dal timone per la terza volta.

E voi a cosa state ricorrendo per scacciare la crisi? A corni, amuleti e sedute spiritiche anche voi?

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È da un po' di tempo che cerco di capire in cosa consiste questa crisi finanziaria che stiamo attraversando e quali sono le sue conseguenze. Stamattina ho raccolto un po' di risorse tra giornali e articoli online per spiegarla nella maniera più semplice possibile.

"Se scoppia una guerra voglio vedere come farai". È stato questo il monito che spesso mia madre mi ha rivolto allorché mi vedeva compiere qualcuno di quegli sprechi figli del nostro benessere. Figlia di una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, ma anche la prima, ha ben vivo il ricordo dei tanti sacrifici che chi ha attraversato quelle due calamità ha dovuto compiere. Quando ti senti rivolgere un monito simile pensi che una simile catastrofe non ti si presenterà più davanti perché ormai l'umanità ha imparato la lezione, ha già dato, pensi. Il passare degli anni e le guerre che vedi in Iraq e Afghanistan ti confermano questa tesi perché ti senti parte del mondo occidentale e civilizzato. Ti senti al sicuro. In realtà la possibilità di un terzo conflitto mondiale non è poi così lontano, se ad esempio consideriamo quello che potrebbe succedere per l'approvvigionamento dell'acqua tra qualche decennio. Tuttavia in questo momento siamo tutti seduti su un castello di carte che potrebbe crollare presto, se non lo sta già facendo. Parola di Aldo Giannuli in un articolo che spiega con chiarezza la crisi finanziaria che stiamo attraversando. Scrive Giannuli:

Qualche giorno fa (6 agosto 2011 p. 10) il “Sole 24 ore” – che non è esattamente l’organo dei “marxisti arrabbiati” – ha pubblicato un articolo da quale apprendiamo che, sommando i valori scambiati da tutte le borse si arriva a circa 50.000 miliardi di dollari, cui dobbiamo sommare i 95.000 di tutte le obbligazioni esistenti ed i 466.000 miliardi nelle diverse forme di derivati. Tutti insieme i mercati finanziari, assommano un valore pari a 611.000 miliardi di dollari (senza tener conto delle valute).

La cosa interessante è che se consideriamo, invece, l’intero Pil mondiale (che è l’indice più accreditato – ancorchè discutibilissimo – dell’economia reale) arriviamo a stento a 74.000 miliardi. Dunque: il valore dei cd “prodotti finanziari” è otto volte maggiore a quello dell’economia reale!!!!!

Ora convertire quella montagna finanziaria in economia reale è in pratica impossibile e se si facesse, anche per una piccola parte, il suo valore si ridurrebbe di molto. Quindi non è conveniente. Meglio continuare a fare soldi con i soldi, speculazioni contro Grecia, Spagna e Italia comprese. Tutta colpa del mercato dunque? In proposito c'è chi afferma che:

Il mercato è un sistema basato sui profitti e sulle perdite. Se si eliminano le seconde, non funziona più nulla, anche se nel breve termine sono tutti contenti. L’attuale crisi è la prova del disastro che può causare lo Stato quando interviene sul mercato in maniera incompatibile con le leggi economiche, e col buonsenso.

È quel che afferma Pietro Monsurrò analizzando le cause dell'attuale crisi finanziaria. Penso che la responsabilità non sia attribuibile in modo esclusivo a uno dei due poli: o lo stato o la borsa. Anche se mi sembra chiaro che non puoi fare come la Grecia che è arrivata a falsificare i bilanci o come l'Italia che non si decide mai ad affrontare sul serio il suo enorme debito pubblico. L'Europa prova ad uscirne con gli eurobond anche se Angela Merkel è contraria. Sullo sfondo però c'è un serio rischio di collasso dell'euro e di disgregazione della comunità europea. Basta leggere i giornali di oggi per rendersene conto, con buona pace di Beppe Grillo che li giudica troppo viziati dalle lobby. È come se la Merkel in questo momento difficile stesse ripetendo lo stesso slogan che sentiamo certe volte oltreoceano: "First Deutschland" mutuato da "America First". Sul perché di questo isolamento scrive su La Repubblica di oggi 20 agosto 2011 un bell'editoriale Ulrich Beck:

la Merkel non fa che replicare un euro-nazionalismo tedesco, secondo cui l'Europa può guarire prendendo a modello gli orientamenti di fondo e la politica economica del governo tedesco.

Come può uscire da questa situazione il piccolo azionista o chi non ha investimenti di questo tipo ma subisce le conseguenze che le politiche economiche degli stati europei stanno adottando, in primis in Italia? Ieri vedevo ai tg che molti napoletani si recano al banco dei pegni. Avranno le loro ragioni per farlo. Ma se si può, secondo me, è meglio restare fermi, non fare niente, aspettare che passi la buriana, cercare di resistere e ripararsi alla meglio. Una mia prozia una volta per sfuggire ai bombardamenti di notte per la fretta di scappare uscì di casa con addosso il pezzo di stoffa con cui ci si puliva dopo i bisogni corporali che una volta, quando non c'era l'acquedotto, si facevano in una specie di vaso da notte più grande. Era parecchio imbrattato ma un po' per la paura e un po' per la sua disinvoltura sembrò un elegantissimo foulard. Prepariamoci perché la crisi durerà ancora due-tre anni nella migliore delle ipotesi.