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DC-9 Itavia
DC-9 Itavia. Di Emanuele Rosso.

Oggi ricorre il trentaduesimo anniversario della strage di Ustica, in cui un aereo italiano con 81 persone a bordo fu colpito da un missile sui cielo di Ustica. Voglio dedicare ad esso alcune riflessioni venute alla luce durante la partecipazione ad un recente workshop sulla scrittura drammaturgica in cui si è parlato un po' anche di questa strage con Francesco Niccolini.

In tutte le incertezze, i depistaggi, i muri di gomma che riguardano la strage di Ustica c'è almeno un elemento che non si può contestare: gli oblò a bordo rimasero integri. Questo significa che si può escludere l'ipotesi della bomba che fu subito messa in campo all'indomani della strage avvenuta la sera attorno alle 21 del 27 giugno del 1980, trentadue anni fa. Ho potuto considerare questo particolare durante un recente workshop  sulla Kater i Rades, motovedetta albanese speronata e affondata il 28 marzo del 1997 al largo di Brindisi. Un dato collega subito le due vicende: lo stesso numero di vittime, 81. Queste due storie hanno, poi, delle somiglianze perché accomunate da depistaggi, da riunioni di piccolo gruppi di potere e dal fatto che insieme al caso Moro costituiscono una triade di tragedie italiane di cui si può parlare perché sappiamo tutto, o quasi. Ma durante il laboratorio mi sono scelto un punto di vista preciso, un foro da cui guardare a questi due fatti: gli oblò.

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Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show
Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show. By State Library of South Australia.

Che spettatori vorremmo a teatro alle repliche degli spettacoli oppure che tipo di spettatore vogliamo essere?

Questo è un paese di spettatori che in mezzo secolo di televisione hanno imparato che lo spettacolo è difeso da un vetro infrangibile. Prima hanno assaggiato quel vetro nel cinema, dove, però, pur evitando l’interazione con l’attore sul grande schermo.. non si poteva evitare di entrare in relazione con gli altri spettatori. Poi, attraverso la televisione, si sono velocemente trasformati in spettatori di tutto il resto del mondo.

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inaugurazione L'Approdo, monumento all'umanità migrante
Inaugurazione de L'Approdo, monumento all'umanità migrante, Otranto, 25 gennaio 2012, foto di Antonio Palma.

La tragedia del canale d'Otranto del marzo del 1997 in un'Italia compressa tra l'isteria contro i profughi e la commozione per il film Titanic.

12 gennaio 1997. Un pendolino deraglia nei pressi di Piacenza. A bordo l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga. Si pensa ad un attentato.  Anche il 31 agosto qualcuno penserà ad un attentato durante l'incidente automobilistico sotto il Pont de l'Alma a Parigi in cui muoiono Lady Diana e Dodi Al-Fayed.

In mezzo a questi due incidenti, ve n'è un terzo, di cui negli anni successivi tanto si parlerà soprattutto nelle aule giudiziarie di Brindisi e di Lecce.  E' lo speronamento nel canale d'Otranto della motovedetta albanese Kater i Rades da parte della corvetta italiana Sibilla, in cui morirono 81 albanesi, soprattutto donne e bambini. Era il venerdì santo del 1997, che quell'anno cadeva il 28 marzo.

Sul Golgota gioia e dolore si sono intrecciati:
gioia di coloro per cui il "nemico"
era stato allontanato per sempre;
dolore di chi pensava che la vita
era condannata alla tenebra.

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barche a Brindisi
Barche sul porto di Brindisi. Sullo sfondo il Monumento al Marinaio d&39;Italia.

In una Brindisi con i faccioni della campagna elettorale per le amministrative sul piazzale della stazione, nelle plance aggiunte per l'occasione e nei comitati elettorali aperti sul corso, accanto ai negozi domani si ricorderanno le 81 vittime della Kater i Rades, motovedetta albanese naufragata al largo della città alle 18 e 57 del 28 marzo 1997.  Con il beltempo, previsto anche per domani 28 marzo 2012, i brindisini hanno voglia di passeggiate sul lungomare dove sono ormeggiati un paio di traghetti, un pattugliatore della guardia di finanza, un paio di navi militari, qualche veliero, qualche peschereccio e un po' di barche e motoscafi. Le auto in questi giorni hanno un po' di difficoltà a passarci per via degli scavi che hanno riportato alla luce un tratto di muratura risalente al tardo medioevo sul futuro del quale i brindisini s'interrogano.

Alla commemorazione, domani, per la prima volta da quindici anni a questa parte, è previsto un numero di persone doppio rispetto a quello degli altri anni, di solito attorno alla trentina di persone, persino l'anno scorso che è intervenuto padre Alex Zanotelli. E' il primo segno di una rinnovata e diversa percezione sui fatti della Kater, anche a seguito della realizzazione del monumento a Otranto che ha inglobato il relitto della vecchia motovedetta albanese dismessa. L'evento si svolgerà dapprima davanti alla capitaneria di porto con il lancio dei fiori alle 17:00 e poi alle 18:30, presso la casa del turista (nei pressi dall'Hotel Internazionale), con il racconto Kater i Rades, via crucis per un venerdì santo, primo movimento con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e con attori Laura Giannoccaro, Cristina Belgioioso, Luana Pirelli, Fabrizio Pugliese, Emanuele De Matteis, Giuseppe Vitale.  Già quasi esaurite le prenotazioni per la prima replica, resta qualche posto per la seconda replica alle 20 e 30. Chi vuole può contattare il 331 3477311 per prenotarsi.

Cresce l'interesse attorno a questa vicenda nella storia delle relazioni tra Albania e Italia in questi giorni anche per la pubblicazione del libro Il Naufragio di Alessandro Leogrande, autore tra l'altro di diversi interventi radiofonici sull'argomento. Qualche contatto c'è anche con alcuni artisti albanesi, già coinvolti in eventi realizzatisi ad Otranto nei mesi scorsi, che proprio oggi hanno contattato la cooperativa Thalassia che sta organizzando l'evento di domani che vede, come partner, l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi. La voglia di conoscere questa storia ha contagiato anche le scuole superiori di San Vito dei Normanni che dopodomani, 29 marzo, assisteranno ad una replica del racconto in un matinée alle ore 11 presso il cine-teatro Melacca. Ci sono almeno 10 buone ragioni per non mancare a questo evento.

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Parenti delle vittime del naufragio
Parenti delle vittime del naufragio della Kater i Rades. Foto di Antonio Palma.

Se dico Kater i Rades cosa pensate? Magari ricordate di una motovedetta albanese andata a fondo trentacinque miglia dal porto di Brindisi quindici anni fa... Magari ricordate il secondo esodo degli albanesi, dopo quello del '91, in quel periodo e altri particolari come quelli che ricordavano alcune persone con cui stavo chiacchierando alcuni giorni fa. Chi non ricorda o non sa può consultare alcune pagine su questo episodio importante dell'emigrazione albanese in Italia. Ora, dopo il libro di Alessandro Leogrande che racconta il naufragio della motovedetta albanese e dopo il monumento ad Otranto che vi è stato dedicato è giunto il momento per Kater I Rades via crucis per un venerdì santo, primo movimento di Francesco Niccolini con la regia di Fabrizio Pugliese. Tutti i dettagli nell'evento facebook e nel comunicato su brundisium.net.  Ecco dieci ottimi motivi per non mancare a questo appuntamento.

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Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012
Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012.

Chi si ricorda del naufragio della Kater i Rades, perché è importante parlarne e che cosa si sta facendo per far conoscere la vicenda ad essa legata.

Ieri mattina, 19 marzo 2012, mi è capitato di parlare con un gruppo di amici e conoscenti sulla stazione ferroviaria di Brindisi del naufragio della Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla della Marina Militare italiana. Queste persone, pendolari che lavorano a Brindisi ricordano molti particolari dell'evento, tra cui il fatto che circa 120 albanesi, profughi, stavano tentando di raggiungere Brindisi per scappare da una situazione di guerra. Ricordano anche che morirono soprattutto donne e bambini, visto che si trovavano nella stiva al momento dell'affondamento. Questo mi ha rinfrancato e mi ha fatto capire che al lavoro a cui sto collaborando da gennaio, il workshop di drammaturgia e narrazione,  ha una ragion d'essere anche nella memoria che i brindisini e i pugliesi tutti hanno nella storia dell'immigrazione albanese in Italia. Perciò ho ragione di ritenere che l'evento che stiamo preparando insieme agli amici del laboratorio per il prossimo 28 marzo abbia un suo posto non solo nella commemorazione di quella tragedia ma anche nel racconto di un futuro migliore per i due paesi che si affacciano sul canale d'Otranto.

...continua a leggere "Il primo movimento della Kater tra i due mari"

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Profughi albanesi
Profughi albanesi, foto di Damiano Tasco.

In questo post un breve ricordo dell'esodo degli albanesi a Brindisi il 28 marzo del 1991, qualche interrogativo in proposito e due possibilità per recuperare in questi giorni la nostra relazione con i popoli del mare.

La mattina dell'8 marzo 1991 andai con la classe del liceo linguistico a vedere una matineé di uno spettacolo in lingua al Teatro Impero a Brindisi. Chissà perché quando si parla di lingua inglese si dice sempre “in lingua”. Arriviamo alla stazione e cominciammo a camminare per il corso fin oltre la fontana di piazza Cairoli. Dappertutto spiccavano i fiorellini gialli delle mimose in vendita per la festa della donna. Arrivati al teatro Impero seguimmo senza capire niente un giallo di Agatha Christie di giovani attori londinesi. Che erano attori londinesi l’ho capito dal programma, per fortuna scritto in italiano. Sapevamo che nella notte c’erano stati degli sbarchi ma di profughi noi non ne avevamo visto nessuno e avevamo l’impressione di essere in quel teatro sospesi al di fuori degli eventi. Ma fummo appagati quando, all’uscita del Teatro Impero, ci spostammo verso il porto. Da lontano distinguemmo una macchia di vestiti anonimi e avani come rivestiti da polvere di terra. Era una folla di volti macilenti, un vociare di suoni indistinti altrettanto incomprensibili quanto quelli dello spettacolo in lingua al Teatro Impero. Si accalcavano tutti quanti attorno ad un forno che sfornava pizzette che loro spezzettavano in tanti bocconi e ingurgitavano all’istante. Tutto era molto strano per me. Mi accorsi all’improvviso con i miei occhi di come l’Albania era addirittura più vicina della Grecia. Vidi  barbe mal rase e vestiti logori. Dopo che ebbero mangiato si sparpagliarono per la città e il loro colore marroncino si confuse in mezzo ai fiori gialli delle mimose. Molti di loro si diressero verso la stazione. E allora era possibile vedere come due fiumi di persone: uno marroncino e indistinto di uomini soprattutto ma anche di donne con le occhiaie e di ragazzini che si dirigeva in tutta fretta verso la stazione; l’altro era quello abituale di nord europei, più alti degli albanesi, sempre a pantaloncini anche a Gennaio e con i loro sacchi a pelo in attesa dell’imbarco per la Grecia.

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Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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