Vai al contenuto

Per cosa utilizzi Facebook, Twitter, Instagram e gli altri social network? Per passare un po' di tempo? Per restare in contatto giusto con qualche amico? Per postare le foto delle vacanze al mare o qualcosa di questo genere? Sono tutti usi legittimi ma c'è molto di più, ci sono opportunità che spesso ci si lascia sfuggire. Facebook, ad esempio, solo in apparenza sembra un luogo dove vengono inseriti post tra i più strambi. Nel tempo è diventato una rete in cui le aziende e i professionisti interagiscono sempre di più con le persone, in cui il singolo è portato a scambiare informazioni con dei brand. Il bello è che con il passare del tempo ce ne accorgiamo sempre di meno perché è bravo il team di questo grande social a farci percepire il meno possibile la presenza di inserzioni sponsorizzate e questo è un grande vantaggio per le imprese che vi fanno l'advertising, la pubblicità perché stanno risultando sempre meno invasive nei confronti delle persone. Questo significa che Facebook ci può aiutare molto ad attrarre e conquistare dei clienti, sia attraverso le inserzioni sponsorizzate, da fare attraverso la pagina del brand, sia attraverso il nostro account come persona. In genere chi vuole promuovere delle attività è bene che apra una pagina facebook alla quale ho già dedicato un post a proposito degli argomenti, dei link che è bene pubblicare per parlare ai propri potenziali clienti. Tuttavia abbiamo comunque un account con il quale restiamo in contatto magari con le persone più care, con degli amici, con altre persone che via via nel tempo abbiamo conosciuto. Vogliamo che questo profilo resti lì inutilizzato? O vogliamo solo farne un uso limitato? Sarebbe un peccato perché ci potrebbe servire per trovare, attrarre e conquistare clienti attraverso dieci passi, a mo' di suggerimenti, di cui parlerò ora in questo post. Essi riguardano un po' tutti i social che fanno più o meno parte ormai della nostra vita. Si tratta di una strategia trasversale che riguarda i nostri account. ...continua a leggere "Come coltivare clienti sui social"

6

Words Have Power
Credit: Pixabay.

Che anno desiderate? Che obiettivi volete raggiungere? Su quali aspetti dl vostro business, lavoro o vita lavorerete per diventare persone migliori? Queste sono tre domande potenzianti, positive alle quali dar risposta con la mente e con le nostre azioni quotidiane per fare del nuovo anno, appena cominciato, il punto di svolta, di progresso della vostra vita. Parleremo di questo argomento in questo blog in prossimi post che esploreranno vari aspetti della crescita personale. Prima però vi ripropongo un gioco che ormai faccio dal 2014 con i lettori del blog e cioè la scelta di tre parole che vi facciano da principio-guida nelle vostre scelte, nelle vostre decisioni e, prima ancora, nei vostri pensieri. Devo questa iniziativa a Daniele Imperi che, ancor prima di me, ne ha fatto un appuntamento fisso. Perciò non mancate di leggervi le sue 3 parole per il 2017.  Io nel primo anno vi ho parlato di tre parole da rubare quali viaggio, memoria e refurtiva. L'anno successivo è stata la volta di tre termini tutti con la emme iniziale e cioè: mastello, mamma e mezcla. L'anno scorso, infine, ci siamo concentrati su exquirere, kaizen e akasha. E quest'anno, invece? Quali sono le scelte per il 2017?

...continua a leggere "Tre parole per il 2017 dal dizionarietto di De Mauro"

Lezioni Americane

Oggi, lunedì 19 Settembre 2016, siamo da trentuno anni a questa parte senza Italo Calvino, morto in questo giorno nel 1985. Per chi legge, però, almeno uno dei suoi libri, questo scrittore in realtà continua a fare compagnia, continua ad essere più che mai vivo. Continua ad essere una voce che spunta qua e là, in momenti impensati, come una sorpresa che trovi quando svolti l'angolo di una strada, quando entri in edifici che non avevi mai visto, quando, in treno, guardi il paesaggio. Certo, in questo c'è la complicità, perlomeno per me, del fatto che è tra i miei scrittori preferiti e che quindi di tanto in tanto torno a leggerne le opere e, a volte, scrivo qualcosa su di lui e la sua letteratura in questo blog. Per quanto mi riguarda è infatti una guida per non perdermi nel mondo odierno, così pieno di post, tweet, notizie, chat che costituiscono un gigantesco overload. Nel 1985 ideò le sue Lezioni americane, un testo che gli sarebbe servito per delle conferenze negli Stati Uniti. Quel testo e quei valori da lui consigliati sono diventati, nel tempo, il firmamento che rischiara le tastiere di copywriter, blogger e di chiunque abbia qualcosa di professionale o più in generale da scrivere nella rete. Perciò in occasione di questo anniversario della sua scomparsa voglio riproporli in breve sia per onorare lo scrittore sia per rinverdire e aggiornare non tanto ciò che nel 1985 è stato così con gran maestria scritto ma le sue possibili applicazioni con chi oggi è alle prese con Twitter, WordPress, Facebook, Instagram Google Plus ecc.

Le Lezioni Americane di Italo Calvino sono una sicura guida per chi scrive nel web. Condividi il Tweet ...continua a leggere "Le lezioni americane e i social network"

Jack Ma nel 2008.
Jack Ma nel 2008. Credit: Wikipedia.

Come si fa a diventare da guida turistica a leader di una delle maggiori compagnie di commercio elettronico al mondo? Come si fa a partire senza soldi o quasi e ritrovarsi ad essere uno dei più ricchi del pianeta? Come si fa a passare da essere uno sconosciuto a una personalità richiesta dai capi di stato?

...continua a leggere "Jack Ma: come diventare grandi leader"

nel blu della menteFerragosto segna la fine dell'estate, quasi, anche se, da calendario, manca poco più di un mese. Quindi siamo ai due terzi dell'estate. Questo vuol dire che abbiamo un altro pezzetto di bella stagione prima di immergerci nell'autunno e poi nell'inverno. Abbiamo gli ultimi scampoli di blu. Per molti questo significa gli ultimi giorni di mare oppure di testa all'insù a godersi l'azzurro del cielo di giorno e le stelle di notte. Ed in parte è così. C'è però dell'altro.

...continua a leggere "Gli ultimi scampoli di blu"

2

Tre libri per i problem solver
I tre libri che non devono mai mancare per risolvere ogni problema.

Un problema? Basta superarlo, magari come facciamo con una macchina che ci sta davanti: ci buttiamo a sinistra, acceleriamo, ed è fatta. Anche nel traffico cittadino, se troviamo qualche ostacolo cerchiamo di svicolarlo il prima possibile, anche infrangendo il codice della strada. O, al limite, strombazziamo finché l'ingorgo non si scioglie. Per questo quando negli annunci di lavoro leggiamo che tra i requisiti richiesti c'è l'attitudine al problem solving pensiamo di essere i candidati ideali, diamo per scontato di avere questa qualità. Perché noi, mica siamo quelli che li creano i problemi, noi siamo quelli che li risolvono, e subito anche, all'istante. Noi sappiamo sempre quello che dobbiamo fare, in qualsiasi momento. E se non ci riusciamo la colpa non è nostra, è di chi non ci ascolta, di nostra moglie, dei figli, dello stato, delle condizioni in cui ci siamo trovati, ecc. E se i problemi che credevamo risolti si ripresentano è perché, è evidente, c'è qualche complotto cosmico che sta tramando contro di noi, altrimenti perfetti problem solver. A noi ci dovrebbero pagare perché sappiamo alla perfezione cosa fare alla guida della nazionale di calcio, del governo dei ministri, delle nazioni unite. Se al mondo ci fossero più persone come noi staremmo tutti in pace, saremmo tutti ricchi e chi rompe le scatole sarebbe subito sistemato. Se la pensate così, buon per voi, non avete bisogno del resto di questo post. Dovete solo andare avanti, farvi ascoltare in qualche modo oppure pregare Dio che non vi mandi teste di minchia nella vostra vita.

...continua a leggere "Tre libri per diventare grandi problem solver"

Three Figures
Free picture; three, figures
www.public-domain-image.com.

Non ci piace soffrire. Non ci piace essere infelici. Non ci piace sopportare dei pesi per tutta la vita. Eppure soffriamo, siamo infelici e ci trasciniamo i problemi per tanto, tanto tempo. Pensiamo di vivere una vita particolare, diversa dagli altri, che quel che accade a noi non accade a nessuno. Siamo pronti a giurare che una vita così complessa e intricata come la nostra non ce l'ha nessuno. Perciò crediamo che sbrogliare la matassa delle nostre situazioni sia difficile, se non impossibile. Crediamo di vivere la vita che le circostanze, i nostri irrimediabili modi di essere, gli errori a cui non si può più ovviare, l'influenza degli altri ci fanno vivere. Metteremmo la mano sul fuoco per sostenere che i margini di cambiamento siano molto ridotti se non inesistenti. Ci candidiamo così a un'esistenza grama e che in molti casi porta a enorme stress e malattie.

Se l'idea che le cose possano stare in modo diverso non vi sfiora nemmeno non serve leggere il resto di questo post. Restate nella vostra valle di lacrime, con tutto il rispetto per la vostra vita. Se, invece, pensate che un altro punto di vista è possibile potrete trarre grandi benefici da quel che sto per dirvi. Io provengo da una situazione di depressione latente protrattasi per tanti anni, da due tragedie familiari come la scomparsa prematura di mio fratello a 20 anni e la più recente morte di mia mamma, anch'essa prima del tempo, visto che un tumore ce l'ha portata via a 64 anni. Ho avuto per tanto tempo problemi relativi al lavoro, ai soldi, al sovrappeso ecc. Ero un perfetto candidato all'alcolismo, alla solitudine, al malessere fisico e psichico. Eppure da qualche anno a questa parte mi sono apparse luminose e calorose possibilità nell'antro freddo e buio in cui mi ero cacciato.

...continua a leggere "Tre domande per risolvere qualsiasi problema"

2

La cicala e la formica
Credit: Wikipedia.

Te la ricordi la favola della formica e della cicala, che racconta di una formica che accumulava le briciole, i semi e tutto ciò che trovava per tutta l'estate mentre la cicala se la spassava a cantare sugli alberi tutto il tempo? Ti hanno anche raccontato che arrivato l'inverno la cicala non aveva nulla da mangiare ed era costretta a chiedere del cibo alla formica che, invece, ne aveva una bella scorta? Sin da bambino ti è stato insegnato che se vuoi mangiare devi andare a lavorare, non devi oziare, devi essere produttivo... Ma tu, vuoi davvero essere una formica in un formicaio? Vuoi essere un piccolo ingranaggio, senz'arte né parte, di un gigantesco sistema? Vuoi trascinare briciole finché ne hai la forza? Se è questo che vuoi rimani con la versione della favola che ti è stata raccontata e per il tuo bene non continuare a leggere questo post.

...continua a leggere "Il network marketing: cos’è, perché conviene, cosa insegna."

2

Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po' per la celebrità di questo santo e un po' per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell'autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l'acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L'acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l'altra vogliano conoscermi un po' meglio. Ma c'è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

...continua a leggere "L’importanza di chiamarsi Giuseppe"

2

Google Search

Posted by Alfio Bardolla on Wednesday, March 16, 2016

Se vuoi avere successo devi porre le domande giuste, prima di tutto a te stesso e poi agli altri. Questo è uno dei segreti più importanti delle persone di successo, come ad esempio, Alfio Bardolla, uno dei massimi esperti nel campo dello sviluppo personale e finanziario in Italia il cui video, oggi, mi ha ispirato questo post. Ha scritto diversi importanti libri su questi argomenti tra cui I soldi fanno la felicità nel quale dedica un paragrafo proprio alle domande dal titolo "Quali domande ti fai sul denaro?". Infatti, se continui a chiederti, ad esempio «Come faccio ad arrivare alla fine del mese?» quasi di sicuro non ci riuscirai perché resti preda di ansia e preoccupazioni: ti metti in uno stato mentale di negatività che invece di aprirti alle opportunità ti acceca così che non le vedi per niente. Un po' come quando una persona depressa vede tutto nero davanti a sé alimentando così il suo cattivo umore. Se invece ti chiedi «Come posso raggiungere questo o quel risultato?», oppure «Come posso raggiungere la libertà finanziaria?» le cose cambiano di molto. In questo caso ci si focalizza sulla positività e quindi sull'apertura alle possibilità.

Robert T. Kiyosaki, un grande businessman autore di bestseller internazionali, nel suo libro Padre ricco padre povero. Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro scrive che la differenza tra un ricco e un povero (in senso finanziario) è che quest'ultimo continua spesso a ripetere «Non me lo posso permettere» mentre l'altro si pone, invece, la domanda: «Come posso permettermelo?».

...continua a leggere "Se non hai successo hai sbagliato le domande"

Le tredici cannelle
Le tredici cannelle (Photo credit: Wikipedia)

Un giorno un professore di economia tedesco elabora un concetto semplice: per avviare un'idea imprenditoriale di successo ciò che più ci occorre è l'ingegno, l'idea giusta, mentre di capitale ne serve molto meno di quello che spesso siamo indotti a pensare. Decide di insegnarlo ai suoi studenti ma è consapevole che avrebbero appreso poco se tutto questo fosse rimasto a livello teorico. Si rende conto che ha bisogno di un caso concreto da dimostrare loro. Decide di avviare lui stesso un progetto insieme agli allievi del suo corso. Questi ultimi vi aderiscono, anche se con scetticismo. Il professore inizia a interessarsi al commercio del tè. Frequenta i rivenditori che gli spiegano che esso si vende in piccole confezioni e che il segreto è di avere a disposizione il più alto numero di varietà possibile. Lui ha un'intuizione che ribalta invece questi due luoghi comuni: vuole vendere una sola varietà di tè e in grande quantità per ciascun consumatore.

...continua a leggere "Le tredici chiavi dell’imprenditore creativo"

Inviati a ispezionare le remote province, i messi e gli esattori del Gran Khan facevano ritorno puntualmente alla reggia di Kemenfù e ai giardini di magnolia alla cui ombra Kublai passeggiava ascoltando le loro lunghe relazioni (...) Ma quando a fare il suo resoconto era il giovane veneziano, una comunicazione diversa si stabiliva tra lui e l'imperatore. Nuovo arrivato e affatto ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che con gesti, salti, grida di meraviglia e d'orrore, latrati o chiurli d'animali, o con oggetti che andava estraendo dalle sue bisacce: piume di struzzo, cerbottane, quarzi, e disponendo davanti a sé come pezzi degli scacchi.

Questa comunicazione diversa è quella di Italo Calvino ne Le città invisibili. Prendo a prestito questo brano per ricordare anche io, a modo mio, lo scrittore scomparso trenta anni fa.  Tutta la sua scrittura è differente in termini di Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, le qualità della letteratura che lui stesso avrebbe dovuto proporre per il nuovo millennio negli Stati uniti se morte non lo avesse colto prima.  Non potendosi esprimere, perciò, nella stessa lingua dell'imperatore Marco è costretto a usare delle pantomime per farsi intendere, "emblemi, che una volta visti non si possono dimenticare né confondere". E a pensarci bene tu ogni opera di Calvino è un emblema, un segno che trovi lungo il cammino e che non puoi fare a meno di portarti dietro. Cercate i suoi libri, annusateli, toccateli, leggeteli, non per forza dall'inizio alla fine, aprite pagine a caso, combinate una frase con l'altra, perdetevi e ritrovatevi. Buona lettura!

giuseppe_giullareIl 18 agosto torna Mistero Salentino, il mio spettacolo di storie di santi, di matti e di gatti al Fuorirotta di Campomarino di Maruggio. Sono sempre contento ogni volta che le racconto perché sono vive, godono di una forza, queste storie, che si rinnova in ogni occasione. Questo dipende dal fatto che si tratta di cunti e culacchi appartenenti alla nostra tradizione che si sono tramandate di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di corpo in corpo. Alcune di esse me le raccontava mia nonna Mimina, altre come Guerin Meschino e Recchi di ciucciu le devo a degli amici che a loro volta ne sono eredi, altre ancora le ho trovate su pubblicazioni online o in libreria. Magari sono state dimenticate, magari non si conoscono più e allora grande è la mia responsabilità nel ridare loro la possibilità di far parte ancora del nostro quotidiano, in un'epoca in cui ben altri divertimenti ci intrattengono. Esse però continuano a divertirci in un modo ignoto ai più. Il segreto sta nei suoni, spesso onomatopeici, di cui sono fatte. Non appena iniziano a propagarsi sotto forma di parole appartenenti ai dialetti dell'alto salento tanta è la meraviglia di grandi e piccini che non si aspettano di essere coinvolti in un concerto vero e proprio, anche se non c'è musica. Qualcosa di analogo succedeva ai tarantati che non riuscivano ad essere curati dai musicisti, che non trovavano il ritmo. La loro cura consisteva nelle tiritere, nei culacchi e nei cunti veri e propri che facevano nella cappella di Santu Paulu a Galatina.

...continua a leggere "Sono l’Uomo Ragno dei racconti"


C'è sempre un libro che ti salva dalla disperazione, dalle scelte violente. Marco Baliani ha preferito leggere il Moby Dick e non passare alla lotta armata. Così oggi abbiamo un ex terrorista in meno e un attore e regista in più. D'altronde chi legge il capolavoro di Melville impara a vivere e raccontare il proprio rapporto con la ferita, con la piaga profonda della propria vita, come mi ha insegnato Enzo Toma quando ho collaborato alla messa in scena del Moby Dick di Francesco Niccolini. La ricerca di Achab, forsennata, altri non è se non la ricerca di qualcosa che giace dentro di noi e che non è facile trovare. Così come semplice non è trovare la risposta che dà a una tua domanda una città della quale non godiamo le sette o e settantasette meraviglie come scrive Italo Calvino e Le città invisibili. Proprio questo testo è un po' la mia Bibbia come il Moby Dick per Baliani. Quando ho bisogno di pace mi siedo in compagnia di Marco Polo e del Gran Kahn che non si capisce se si siedettero molti secoli addietro o se sono in realtà seduti insieme da sempre o se ognuno sta immerso nei suoi guai e immagina di stare in compagnia dell'altro. Questo proprio non lo so e alla fine poco m'importa. Quel che davvero m'interessa è l'erranza, come mi ha insegnato mia mamma.

Quale libro è la vostra bibbia?

English:
English: (Photo credit: Wikipedia)

Come può un attore fare carriera sia in teatro al cinema? Che cosa hanno in comune queste due arti? E quali, invece, le differenze? Come deve comportarsi un attore sul palco e sul set? Che cosa può fare per supportare i due mondi? A queste e ad altre domande ancora vorrei provare a dare qualche risposta seppure non esaustiva oggi. Prendo spunto dall'evento BP2015 Le Buone Pratiche Teatro e Cinema: un amore non (sempre) corrisposto che si terrà a Roma il 13 e 14 Febbraio prossimi. Come viene riportato sul sito degli organizzatori

le Buone Pratiche del Teatro sono un appuntamento periodico e itinerante, organizzato dall’Associazione Culturale Ateatro, con sede a Milano, e dal sito di cultura dello spettacolo www.ateatro.it.

Questa volta si rifletterà sugli intrecci esistenti fra teatro e cinema.Vorrei quindi contribuire con un elenco di dieci punti che in parte sintetizzano la mia esperienza di attore sia cinematografico sia teatrale e in parte  sono il frutto di spunti e riflessioni. Esso non va considerato come esauriente ma piuttosto come una traccia che magari professionisti ben più esperti di me possono completare, correggere, chiarire.

...continua a leggere "Buone pratiche per un attore fra teatro e cinema"