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Ultima modifica il 15 settembre 2016 alle 17:49

Cartello ingresso zoo.
Cartello all'ingresso dello zoo di San Cosimo alla Macchia.

La grande avventura del mio racconto sul santuario di San Cosimo alla Macchia in provincia di Brindisi, che sto preparando per Memoria Minerale, conosce oggi una delle sue diverse e importanti tape: ho deciso di rendere pubblica la scheda del racconto. Così potrete iniziare a farvi un'idea di questo lavoro di cui un po' alla volta vi sto parlando, sperando di avervi tutti alla sua presentazione pubblica a Mesagne il 14 settembre 2013, alle ore 19:00, presso il Frantoio Ipogeo.  È una narrazione semi-autobiografica: per una parte riporto vicende davvero accadute, per l'altra lascio spazio alle invenzioni. Tra il 1977 e il 1980 ho vissuto infatti proprio sul santuario o nelle sue vicinanze perché i miei gestivano il distributore di carburanti che dopo i lavori del Giubileo del 2000 è stato smantellato. La geografia stessa della parte antistante il centro religioso è stata modificata. E quando cambiano i posti la memoria dei luoghi ha qualche difficoltà, un senso di smarrimento. Ringrazio allora Francesco Niccolini e Luigi D'Elia che mi hanno dato la possibilità di recuperare una parte dei miei ricordi, della mia infanzia. Ricordi che credo valga proprio la pena raccontare perché stiamo parlando di uno spazio del fantastico, che nella sua folle architettura, alla quale noi locali siamo abituati, si presta a situazioni tra il kitch, il paradossale e l'avventuroso per una mente che è e vuole restare un po' bambina. Buona lettura della scheda allora. Per chi vuole è anche disponibile l'incipit del racconto.

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Ultima modifica il 2 luglio 2016 alle 14:49

Alzi la mano chi oggi si fila e si ricordava della quarantesima giornata mondiale dell'ambiente. Alzi la mano chi pensi che serva a qualcosa. Alzi la mano chi crede che sensibilizzerà qualcuno o smuoverà delle coscienze. E' ovvio che mi auguro di sì ma il grande rischio è che scivoli via come tante altre giornate dedicate a questa o a quell'altra tematica più o meno globale. A proposito di questa giornata Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio odierno ci ricorda che siamo 7 miliardi di persone, destinate a diventare 9 miliardi entro il 2050. Questo significa un aumento dell'impronta ecologica dell'umanità a livelli mai visti prima. La conseguenza più diretta sarà un aumento dell'inquinamento che è già arrivato a livelli intollerabili. La speranza è che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, in programma in Brasile dal 20 al 22 giugno prossimo, sappia trovare delle adeguate misure che finora, sono state insufficienti.

Come la racconto una giornata come oggi? Come la racconto la Giornata Mondiale dell'Ambiente? Io lo faccio ricorrendo a Storia d'amore e alberi, uno spettacolo di Francesco Niccolini con Luigi D'Elia.

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Ultima modifica il 20 luglio 2013 alle 15:32

Parenti delle vittime del naufragio
Parenti delle vittime del naufragio della Kater i Rades. Foto di Antonio Palma.

Se dico Kater i Rades cosa pensate? Magari ricordate di una motovedetta albanese andata a fondo trentacinque miglia dal porto di Brindisi quindici anni fa... Magari ricordate il secondo esodo degli albanesi, dopo quello del '91, in quel periodo e altri particolari come quelli che ricordavano alcune persone con cui stavo chiacchierando alcuni giorni fa. Chi non ricorda o non sa può consultare alcune pagine su questo episodio importante dell'emigrazione albanese in Italia. Ora, dopo il libro di Alessandro Leogrande che racconta il naufragio della motovedetta albanese e dopo il monumento ad Otranto che vi è stato dedicato è giunto il momento per Kater I Rades via crucis per un venerdì santo, primo movimento di Francesco Niccolini con la regia di Fabrizio Pugliese. Tutti i dettagli nell'evento facebook e nel comunicato su brundisium.net.  Ecco dieci ottimi motivi per non mancare a questo appuntamento.

...continua a leggere "Kater i Rades, primo movimento. Dieci buone ragioni per esserci"

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Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012
Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012.

Chi si ricorda del naufragio della Kater i Rades, perché è importante parlarne e che cosa si sta facendo per far conoscere la vicenda ad essa legata.

Ieri mattina, 19 marzo 2012, mi è capitato di parlare con un gruppo di amici e conoscenti sulla stazione ferroviaria di Brindisi del naufragio della Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla della Marina Militare italiana. Queste persone, pendolari che lavorano a Brindisi ricordano molti particolari dell'evento, tra cui il fatto che circa 120 albanesi, profughi, stavano tentando di raggiungere Brindisi per scappare da una situazione di guerra. Ricordano anche che morirono soprattutto donne e bambini, visto che si trovavano nella stiva al momento dell'affondamento. Questo mi ha rinfrancato e mi ha fatto capire che al lavoro a cui sto collaborando da gennaio, il workshop di drammaturgia e narrazione,  ha una ragion d'essere anche nella memoria che i brindisini e i pugliesi tutti hanno nella storia dell'immigrazione albanese in Italia. Perciò ho ragione di ritenere che l'evento che stiamo preparando insieme agli amici del laboratorio per il prossimo 28 marzo abbia un suo posto non solo nella commemorazione di quella tragedia ma anche nel racconto di un futuro migliore per i due paesi che si affacciano sul canale d'Otranto.

...continua a leggere "Il primo movimento della Kater tra i due mari"

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Profughi albanesi
Profughi albanesi, foto di Damiano Tasco.

In questo post un breve ricordo dell'esodo degli albanesi a Brindisi il 28 marzo del 1991, qualche interrogativo in proposito e due possibilità per recuperare in questi giorni la nostra relazione con i popoli del mare.

La mattina dell'8 marzo 1991 andai con la classe del liceo linguistico a vedere una matineé di uno spettacolo in lingua al Teatro Impero a Brindisi. Chissà perché quando si parla di lingua inglese si dice sempre “in lingua”. Arriviamo alla stazione e cominciammo a camminare per il corso fin oltre la fontana di piazza Cairoli. Dappertutto spiccavano i fiorellini gialli delle mimose in vendita per la festa della donna. Arrivati al teatro Impero seguimmo senza capire niente un giallo di Agatha Christie di giovani attori londinesi. Che erano attori londinesi l’ho capito dal programma, per fortuna scritto in italiano. Sapevamo che nella notte c’erano stati degli sbarchi ma di profughi noi non ne avevamo visto nessuno e avevamo l’impressione di essere in quel teatro sospesi al di fuori degli eventi. Ma fummo appagati quando, all’uscita del Teatro Impero, ci spostammo verso il porto. Da lontano distinguemmo una macchia di vestiti anonimi e avani come rivestiti da polvere di terra. Era una folla di volti macilenti, un vociare di suoni indistinti altrettanto incomprensibili quanto quelli dello spettacolo in lingua al Teatro Impero. Si accalcavano tutti quanti attorno ad un forno che sfornava pizzette che loro spezzettavano in tanti bocconi e ingurgitavano all’istante. Tutto era molto strano per me. Mi accorsi all’improvviso con i miei occhi di come l’Albania era addirittura più vicina della Grecia. Vidi  barbe mal rase e vestiti logori. Dopo che ebbero mangiato si sparpagliarono per la città e il loro colore marroncino si confuse in mezzo ai fiori gialli delle mimose. Molti di loro si diressero verso la stazione. E allora era possibile vedere come due fiumi di persone: uno marroncino e indistinto di uomini soprattutto ma anche di donne con le occhiaie e di ragazzini che si dirigeva in tutta fretta verso la stazione; l’altro era quello abituale di nord europei, più alti degli albanesi, sempre a pantaloncini anche a Gennaio e con i loro sacchi a pelo in attesa dell’imbarco per la Grecia.

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Ultima modifica il 24 febbraio 2017 alle 10:36

Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal
Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal (starrynight1)

Ad ogni cambio d'anno qualcosa del vecchio anno viene gettato via come simbolo del passaggio, come rito per propiziare buone novità nel nuovo anno. Anche a livello intellettivo tendiamo a mettere da parte ansie, angosce, preoccupazioni dell'anno appena passato per accrescere in noi l'apertura mentale, psicologica a ciò che di buono vogliamo che accada. Purtuttavia portiamo con noi molte cose dei 12 mesi appena trascorsi. In fondo il capodanno è solo una data nella quale facciamo dei buoni propositi anche per migliorare noi stessi e la nostra vita. In questa operazione credo sia utile ed importante considerare che cosa di buono ci ha lasciato in eredità il lasso di tempo che ci mettiamo alle spalle. Perciò la domanda che oggi, 2 gennaio 2012, mi sono posto è: che cosa mi ha lasciato in eredità il 2011? Ve ne parlo non tanto per il narcisistico gusto di raccontarsi ma per aiutare chi ha condiviso con me qualche pezzo di strada o chi vorrà farlo in questo 2012. Voglio permettere a tutti costoro, infatti, di individuare le cose belle fatte insieme in modo da farne di migliori nel corso dei prossimi 12 mesi.

...continua a leggere "L’eredità del 2011"