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WakeUp Call Ingresso
L'ingresso al Teatro della Luna a Milano al Wake Up Call dell'8 e 9 ottobre 2016.

Sono tornato ieri entusiasta, elettrizzato e con una grande consapevolezza sul mio rapporto con il denaro dall'ultimo Wake Up Call tenuto da Alfio Bardolla al Teatro della Luna a Milano. Perciò sono sicuro di far ottima cosa nel consigliarvelo perché ciò che ho cominciato ad ottenere io lo hanno ricevuto non solo le altre 1732 persone presenti ma anche le altre migliaia di partecipanti a tutti i corsi dell'Alfio Bardolla Training Group. Il workshop mantiene la sua importante promessa: è davvero una sveglia, anzi molto di più: una chiamata al successo. Da questo punto di vista Alfio, che conosco da qualche tempo, è un grande formatore con notevoli capacità su più fronti. Ho frequentato altri formatori, soprattutto nel mondo del cinema, e devo dire che lui non ha nulla da invidiare agli americani, che in questo settore sono i migliori al mondo. Del resto lui si è formato, a sua volta, con lo statunitense Tony Robbins, tra gli altri, che per me è il formatore numero uno al mondo anche se finora non ho avuto occasione di stare ad un evento fisicamente con lui. Per dirla tutta qui stiamo parlando di qualcosa di ancora più importante per la crescita personale di ognuno come può essere un mentore. Ebbene, Alfio, in fatto di relazione con i soldi è mentore di tante persone ormai che di giorno in giorno stanno accrescendo il loro patrimonio finanziario a ritmi sempre più significativi. Questo comporta la possibilità di poter avere felicità nella vita, come recita il titolo di uno dei suoi libri che ha il titolo provocatorio, ma non troppo, di I soldi fanno la felicità. Succede spesso, infatti, che ci diciamo «I soldi non fanno la felicità!». Le cose, però, stanno in un modo diverso dal momento che le statistiche dicono che in media i ricchi sono più felici. E lo sono soprattutto perché sono padroni della propria vita, riescono a controllarne molti aspetti, se non tutti. Qui sono consapevole di aver nominato una categoria che riceve spesso l'invidia o addirittura l'odio di molti. Io ero tra questi. Ho sempre pensato che i ricchi fossero degli avidi, degli imbroglioni, degli stupidi. Avevo una pessima opinione nei loro confronti. Finché un giorno ho letto una frase di Alfio che ha iniziato a modificare il mio punto di vista e cioè: "Se non siete ricchi è perché nessuno ve lo ha mai insegnato". Ma come, ho iniziato a pensare, la ricchezza ora è qualcosa che si apprende, che addirittura si può insegnare come una disciplina a scuola? Si può apprendere come fare i soldi, accumularli e investirli? Dal dubbio sono nate una serie di domande alle quali sto cercando delle risposte con i suoi libri e i suoi corsi. Sono ancora all'inizio del cammino, nella fase del risveglio o della chiamata se volete nella quale ci si accorge che fino ad allora si è vissuti nella notte o nell'inverno, dal punto di vista del successo e dei soldi (e quindi spesso della felicità), nella propria vita. E questa è una grande presa di posizione, una visione sul proprio mondo che vale molto oltre il costo del biglietto dell'evento formativo di cui vi sto parlando. Perciò vi consiglio di prenotarvi ora stesso per il prossimo che sarà a Marzo a Rimini. Il Wake Up Call di Alfio Bardolla ha avuto in me l'effetto di mettermi in partenza per un lungo, lunghissimo viaggio che durerà ben oltre la mia vita: quello che va dai condizionamenti e dalle credenze, in fatto di soldi, che ho ereditato verso nuovi lidi, nuovi modi di pensare che cambieranno la mia situazione patrimoniale che crescerà senza i freni e i grandi limiti che finora c'erano e che i miei eredi porteranno ancora più avanti. Si tratta di una delle più importanti missioni che ci possano essere nella vita di un uomo perché questo non vuol dire vivere solo per i soldi. Tutt'altro! Il vero schiavo dei soldi è chi non ce li ha o ne ha pochi.Chi sa farli crescere come i frutti della terra raggiunge la libertà. Mettetevi in viaggio amici, iscrivetevi al Wake Up Call.

Dario Fo a Gubbio
Dario Fo a Gubbio

Nel 1999 Dario Fo tenne i suoi Discorsi su Leonardo e il Cenacolo, una memorabile lezione-spettacolo a proposito di Leonardo da Vinci , a seguito del restauro di Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, che fa parte del ciclo L'arte secondo Dario Fo. Questa volta siamo nel cortile dell'Accademia di Brera che il premio nobel ha frequentato da giovane.

Qui di seguito i principali argomenti.

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La locandina di Mistero Buffo
La locandina di Mistero Buffo all'ingresso del Teatro Nuovo a Milano

Franca Rame e Dario Fo mi scuseranno se la chiave della mia recensione al loro Mistero Buffo che hanno riportato in scena dopo 41 anni è l'epifania, termine che potrebbe sembrare sin troppo religioso, considerato che sono i giullari della tradizione popolare, della satira, spesso anticlericale. Però la più grande impressione che ho avuto l'altra sera, il 5 gennaio 2011 che è vigilia dell'Epifania appunto, è di una manifestazione di divinità in loro due che però proviene dal basso, da quella divinità popolare che loro due hanno sposato, da quella Bibbia dei villani che raccontano per vocazione.  Non esagero se dico che nella loro narrazione c'è qualcosa di divino, che il nobel a Fo solo in parte suggella. Perché se Dio ha creato gli uomini per sentirsi raccontare le storie, come ho spesso sentito dire a Moni Ovadia, loro due sono tra i più grandi narratori di tutti i tempi, di certo i migliori viventi. Hanno così ben imparato nella loro lunghissima e luminosissima carriera, nonostante le tante difficoltà e le grandi amarezze, a togliere l'inessenziale e la zavorra che ora li vedi recitare con la leggerezza delle piume degli angeli, che Dario si diverte a strappare in uno dei suoi pezzi. A 84 anni lui e a 81 anni lei li vedi in forma, con una intesa e complicità meravigliose, alternarsi e divertirsi sul palco come due ragazzini. Mi ha fatto tantissimo piacere rivederli dopo che nel 2003 ho avuto il grande privilegio di conoscerli alla libera università di Alcatraz in occasione di un loro seminario assieme al loro figlio Jacopo. Credo proprio che tutti e due siano l'Adamo ed Eva, la coppia primigenia del nostro teatro e forse del teatro di tutti i tempi. E' davvero una unione che ha moltiplicato e magnificato le potenzialità di entrambi.

E come ogni coppia che si rispetti hanno avuto dei figli e dei nipoti. A parte Jacopo Fo, citato già prima e che è il loro figlio nella vita, loro figli possono essere considerati Marco Baliani, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Mario Pirovano, Marina De Juli. E chissà quanti altri, ormai non si contano più. Sono ormai nonni e bisnonni questi due eppure sono i più bravi, leggeri, divertenti di tutti, inarrivabili. Il loro genio è paragonabile solo ai grandi come Aristofane, Plauto, Molière, Shakespeare, Charlie Chaplin, Eduardo De Filippo e Totò.

La scaletta del loro spettacolo racconta quasi le loro nozze civili ma anche nel teatro e il loro percorso teatrale, sociale e politico.  Perché inizia con le nozze di Cana dove Jesus fa il "miraculamento" della trasformazione dell'aceto in vino a cui segue il monologo in cui Franca parla di una Eva creata prima di Adamo. Segue poi la resurrezione di Lazzaro che è un po' la resurrezione del teatro popolare con il loro ritorno in scena. Franca Rame è poi splendida nel pezzo successivo della lezione d'amore ad una giovane prostituta. E' poi la volta di Bonifacio VIII che incontra Gesù e infine del brano di Maria sotto la croce.

Con loro due sul palco, una riproduzione de Il terzo stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo che fa da scenografia, gli spettatori seduti sui lati del palco e il Teatro Nuovo di Milano occupato in ogni posto sembra di essere in una grande cattedrale umana, in una grande astronave in viaggio verso le stelle pronta a fare i zig-zag e le piroette dei comici della commedia dell'arte, una giostra da luna park che scuote e diverte moltissimo, persino nei pezzi drammatici proposti da Franca. Loro due sono delle straordinarie macchine attoriali, due attori in senso proprio e non inquadrati da una regia che dà loro spessore ma con l'auto-regia da attori giullareschi, abituati al contatto con il pubblico e all'improvvisazione. Il pubblico lo capisce, lo sente, lo ama. D'altronde i tanti milanesi e non solo che c'erano con me in teatro l'altra sera conoscono quasi tutto di loro due, si lasciano prendere e condurre per mano, persino negli sfottò che ogni tanto Dario lancia, come quello nei confronti dei genovesi rei di aver venduto san Giorgio agli inglesi. Non sfugge nulla a Dario, persino le risate dei ritardatari di cui approfitta ogni volta. E gli spettatori ridono e applaudono in continuazione e alla fine dello spettacolo si lascia andare ad una lunga standing ovation. Quello che sta succedendo nel cuore di Milano in queste sere è uno dei più grandi eventi del teatro in Italia al quale abbiamo la grandissima fortuna di poter assistere.

Ecco altre risorse per saperne di più: