diari

Voi ce l'avete ancora il buon vecchio caro diario di carta? Io sì e in questo post di oggi, 15 Febbraio 2017 (giorno del mio 43° compleanno), voglio raccontarvi perché dovreste farlo anche voi. E cosa c'è di meglio, per parlarvene, se non lasciare la parola all'ultima pagina di diario che ho scritto ieri notte, quando di ritorno da una cena ho sentito la necessità di rivolgermi al mio vecchio amico di cellulosa?

Caro Diario,

ancora ti tengo, seppure all'epoca di Snapchat, Facebook, Twitter e Instagram. Era il 1995 o giù di lì quando cominciammo, ti ricordi? Abitavo di fianco alla cittadella universitaria, in via Cesare De Lollis, alla casa dello studente a Roma. Un mio amico mi aveva parlato  dei taccuini di Albert Camus, di Hemingway e altri. Fu così che presi un primo rudimentale quaderno con il raccoglitore ad anelli e iniziai in mezzo ai fumi dell'incenso che ogni tanto bruciavo nella mia cameretta. I miei amici calabresi suonavano le canzoni di Guccini e di Rino Gaetani, morto qualche anno prima sul raccordo anulare. Io ancora scrivevo a mano o, meglio, stavo solo iniziando allora ad usare i programmi di videoscrittura dei 486 dell'Università. Poi arrivarono il world wide web, l'email e il blog. Le pagine di diario scritte a mano si diradarono, ma esistono ancora. Anzi, ad esse ritorno spesso perché ho riscoperto il valore della manualità nello sviluppo della creatività. Perciò spesso spengo il computer e riutilizzo carta e penna, e a volte anche i colori quando disegno le mappe del pensiero.

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Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.
Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.

C'era una volta l'editor di testo. Si pigiavano i tasti di una tastiera e i caratteri apparivano sul monitor. Mentre completavi una parola il correttore ortografico, subito la controllava e, nel caso, la sottolineava in rosso. Quando si voleva scrivere un testo si ricorreva ad un programma sul pc o a un'applicazione su smartphone o tablet. Poi sono arrivati carta e penna. Quando sorge un'idea o bisogna prendere nota di qualcosa si prende in mano una penna e s'inizia a disegnare o a scrivere o tutt'e due le cose, a seconda delle necessità.

Ma la storia non è al contrario? Lo sanno tutti che la tecnologia di pc, tablet e smartphone è venuta dopo secoli di uso di carta e penna. Le cose, almeno per me, sono andate nel modo in cui sto per raccontarvi. Appartengo ad una generazione non digitale. Quando iniziai ad andare a scuola, nel 1980, non conoscevo neanche la parola computer. Il metodo d'insegnamento della scrittura prevedeva di copiare a mano le lettere dell'alfabeto una per una, infinite volte, anche per sviluppare la calligrafia. E così ho continuato a fare fino a quando, agli inizi degli anni '90, mia madre mi comprò una macchina da scrivere elettronica che mi introdusse, in qualche modo, al mondo dei personal computer. Quando al primo anno di università scrissi la mia prima tesina con i gloriosi 486 mandai in pensione quaderni, biro e affini. Più di quindici anni fa, poi, iniziai a scrivere i miei primi testi prima per i siti web e poi per il mio blog. Questa era l'ultima frontiera, anche perché in questo modo si potevano revisionare i testi infinite volte in tutta comodità. E poi c'era la questione ambientale: se per ogni foglio di carta vengono abbattuti degli alberi perché continuare questo scellerato modo di vita? Anche se con la stampante, alla fine, si faceva strage di intere foreste! ...continua a leggere "Come liberare la creatività con i taccuini migliori del mondo"

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Lago del Cillarese
Il lago del Cillarese, in fondo, visto dall'ospedale Perrino di Brindisi.

Che cosa fai per risollevarti l'animo quando sei in ospedale in ricovero o in visita a un parente o amici? Chiacchieri? Guardi la tv? Leggi qualcosa? Preghi? Ognuno fa quel che può e più gli aggrada. E tutte queste attività, a loro modo, sono efficaci. Dalla primavera per vari motivi sto andando spesso all'Ospedale di Brindisi dalle cui finestre si può guardare il Lago del Cillarese, una piccola oasi di protezione faunistica con un bacino idrico artificiale e un boschetto a ridosso della città, tra la statale 16 Adriatica a nord e a sud l'ospedale e la strada statale 7. Il colpo d'occhio sui filari delle adiacenti colture è struggente, specie al tramonto.

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Mappa mentale sui sogni
Mini-mappa mentale realizzata su un taccuino Moleskine.

Ogni tanto mi smarrisco ed ho bisogno di tracciare la rotta. Quando succede ricorro ad una mappa mentale, come questa che vedete a lato. Il titolo della mappa viene da un libro che ho letto durante l'estate e del quale vi parlerò. Mi ha dato l'occasione per pensare ai miei sogni. Ve la propongo così come l'ho realizzata, in modo rapido, perché magari vi aiuterà a districarvi nei vostri sogni.

Nei miei sogni ci sono, dunque, i luoghi:

  • immaginati, come le foreste di conifere statunitensi da bambino dove volevo andare a fare l'attore di film western;
  • perduti, come il distributore di carburanti sul santuario di San Cosimo alla Macchia nei pressi di Oria (Brindisi), mio primo parco giochi che ora non esiste più da più di dieci anni;
  • cambiati, come Piazza Donnolo ad Oria dove un tempo giocavo a pallone in mezzo a dei pini che ora sono stati estirpati;
  • abbandonati, dove son stato per un po' ma non sono mai più tornato come la villa Corrado sul colle Iris ad Oria dove mi sentivo "barone rampante";
  • ricostruiti così com'erano o come la casa dei nonni, dove abito, prima divisa e poi risistemata secondo un nuovo disegno.

I miei sogni sono anche quelli notturni di cui a volte tento di tener traccia e che di tanto in tanto finiscono nei miei ricordi, per quanto scombinati e strani essi siano. Italo Calvino diceva che i sogni sono espressioni dei nostri desideri o delle nostre angosce. Perciò hanno molto da raccontarci: su di noi, su ciò che vogliamo davvero e su ciò che ci angustia.

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