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Words Have Power
Credit: Pixabay.

Che anno desiderate? Che obiettivi volete raggiungere? Su quali aspetti dl vostro business, lavoro o vita lavorerete per diventare persone migliori? Queste sono tre domande potenzianti, positive alle quali dar risposta con la mente e con le nostre azioni quotidiane per fare del nuovo anno, appena cominciato, il punto di svolta, di progresso della vostra vita. Parleremo di questo argomento in questo blog in prossimi post che esploreranno vari aspetti della crescita personale. Prima però vi ripropongo un gioco che ormai faccio dal 2014 con i lettori del blog e cioè la scelta di tre parole che vi facciano da principio-guida nelle vostre scelte, nelle vostre decisioni e, prima ancora, nei vostri pensieri. Devo questa iniziativa a Daniele Imperi che, ancor prima di me, ne ha fatto un appuntamento fisso. Perciò non mancate di leggervi le sue 3 parole per il 2017.  Io nel primo anno vi ho parlato di tre parole da rubare quali viaggio, memoria e refurtiva. L'anno successivo è stata la volta di tre termini tutti con la emme iniziale e cioè: mastello, mamma e mezcla. L'anno scorso, infine, ci siamo concentrati su exquirere, kaizen e akasha. E quest'anno, invece? Quali sono le scelte per il 2017?

...continua a leggere "Tre parole per il 2017 dal dizionarietto di De Mauro"

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Tre sono i re magi citati nel Vangelo che si recano in visita a Betlemme. Perché proprio tre e non quattro o cinque o dieci? Tre sono anche le persone della trinità. Sempre tre sono gli angeli ospitati da Abramo a Mambre. Il tre è considerato il numero perfetto per eccellenza e nella Bibbia è il simbolo di Dio stesso. E ad esso si sono ispirati tanti artisti e scrittori. Un esempio su tutti è Dante Alighieri che suddivide il suo viaggio ultraterreno in tre cantiche da trentatré canti ciascuno (tranne il proemio dell'Inferno). Proprio a questo numero s'ispirò anche Massimo Troisi nel suo celebre film Ricomincio Da Tre. Gaetano, il protagonista, riparte non da zero ma da tre come rivela in una delle battute principali del film:

Gaetano: Cioè, se ti sto dicendo che parto, parto... e poi me ne vaco, Rafe', nun ce 'a faccio cchiù! Cioè, chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite dint' 'a vita, pecché aggia perdere pure chelle, che aggia ricomincia' da zero?! Da tre!... Me ne vaco, nun ce 'a faccio cchiù...

...continua a leggere "Ricominciamo da tre parole nel 2016"

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Re MagiChe cosa vogliamo per questo anno iniziato pochissimi giorni fa? Che cosa ci aspettiamo? E del 2014 che cosa ce ne facciamo? Buttiamo via tutto? Non c'è proprio niente da salvare?

Se dovessimo scegliere tre parole per pensare all'eredità dell'anno passato e alle novità che ci aspettano, quali sceglieremmo?

...continua a leggere "Tre parole per il 2015"

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Three water
Three water (Photo credit: @Doug88888)

Mi è piaciuto molto il post 3 parole per il 2014 e quindi con grande piacere rilancio l'invito di Daniele Imperi a scegliere le mie tre parole che vi propongo. Lo faccio prima di tutto perché sono un'ottima chiave per pensare al nuovo anno che è appena cominciato e poi perché sono sicuro saranno un'ottima guida per voi lettori.  Vi stimoleranno a riflettere, a vostra volta, sui tre pilastri su cui reggere le vostre azioni e le vostre decisioni. inoltre alimenteranno le connessioni tra voi e me: avrete i tre rami del grande albero della nostra relazione a cui arrampicarvi o, almeno, a cui poter guardare.

...continua a leggere "Le tre parole da rubare nel 2014"

Illustrations from File:I promessi sposi (1840...
"I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII (1840)" di Alessandro Manzoni, Tip. Guglielmini e Radaelli, Milano 1840) (Wikipedia)

Chi scrive, soprattutto per professione, sa quanto sia importante la revisione, anche in tempi di scrittura veloce, sminuzzata, spesso istantanea a cui ci stiamo abituando tra social network, micro-blogging e chat. Spesso però, in generale, non facciamo caso ad essa: prendiamo per buona la prima stesura e andiamo avanti. Ma così facendo  lasciamo che le parole cozzino le une con le altre. E se confondiamo le parole il nostro scritto ne soffrirà, come anche la sua chiarezza. Sono ammonimenti de L'arte della scrittura di Lu Ji che da qualche tempo sto commentando in questo blog.

Già ho avuto modo di accennare alla necessità della revisione citando Francesco Petrarca e le sue "sciocchezze". In quello stesso post abbiamo esaminato la scelta delle parole giuste. Ora è il momento di scendere ancora più in dettaglio, di passare al setaccio quella prima selezione con una accuratezza che ci suggerisce lo stesso Lu Ji:

Il generale ispeziona le sue truppe
nei particolari più minuti,
fino al singolo capello.

Viene raccomandato allora un altissimo livello di dettaglio, come se dovessimo esaminare al microscopio parole, espressioni ed ogni altro dettaglio. Nulla ci può sfuggire. Niente può essere lasciato al caso. Così il copywriter che dovrà riflettere i valori e gli obiettivi dell'azienda per cui scrive dovrà mostrare uno stile sempre fedele ad essi. Il giornalista che scrive per le agenzie dovrà eliminare ogni interpretazione e trasmettere i fatti nel modo più cristallino possibile. Lo sceneggiatore dovrà rivedere infinite volte la sceneggiatura in funzione delle richieste della produzione, della regia, degli altri tecnici. La scrittura, del resto, è perenne revisione, per definizione. Pensiamo a Giuseppe Ungaretti che rielabora di continuo i suoi primi componimenti e ne pubblica più versioni. E benedetta sia la revisione perché è grazie ad essa che Alessandro Manzoni trasformò un romanzo mediocre quale era il Fermo e Lucia in quel capolavoro che sono I Promessi Sposi.

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Geroglifico egizio.
Geroglifico egizio. Foto di Sonia Fantoli.

C'è una questione che è ora di affrontare nel percorso di lettura e commento de L'arte della scrittura di Lu Ji che sto compiendo nei post di questi giorni. Ed essa è ben introdotta da questi versi:

Il cielo e la terra sono catturati in forma visibile:
ogni cosa emerge
dall'interno del pennello.

Quando questo testo fu scritto in Cina nel nel III secolo d.C la lingua cinese era in gran parte pittografica o, al massimo, logografica: il segno grafico rappresenta la cosa vista e non quella udita (pittogramma). Nella logografia, invece, "il singolo elemento (logogramma) rappresenta sia il significante (vale a dire l'elemento formale, fonico o grafico) sia il significato". Queste caratteristiche linguistiche avvicinano la lingua con la quale Lu Ji scriveva all'egiziano antico, ai geroglifici: egli scriveva, o meglio sarebbe dire disegnava, ciò che vedeva. Non è un caso che nella scrittura usasse il pennello. Per capire meglio ciò che sto cercando di spiegare osserviamo la seguente illustrazione.

Illustrazione con pittogrammi cinesi.
Illustrazione con pittogrammi cinesi. Fonte: tuttocina.it.

Come si può vedere soprattutto dalla figura due il segno grafico per "cane" parte dal disegno del cane per procedere verso una sempre maggiore stilizzazione. Ma questo sistema è diverso da quello a cui siamo abituati, il sistema alfabetico, cioè basato sull'alfabeto in cui ad ogni segno corrisponde un suono, non un'immagine.  La conseguenza più vistosa di tutto questo è che la scrittura di Lu Ji è una scrittura molto più aderente agli oggetti che nomina o che, meglio, disegna. C'è quindi molta meno distanza tra parole e cose, perché nel nostro sistema c'è un'astrazione. L'astrazione è di grande ausilio nell'arte e nella filosofia ma nella scrittura sarebbe bene non lasciarsi prendere la mano da essa. In che modo? In proposito mi vengono in mente le parole del Tao The Ching:

Ritornare alla radice è il movimento del Tao.
La quiete è il suo metodo.

Le diecimila cose sono nate dall'essere.
L'essere è nato dal non essere.

Perciò se ieri vi ho parlato del percorso dal ramo verso la singola foglia per cercare le parole giuste, oggi invito al movimento opposto: passare dalle tante distinzioni alle radici dell'essere. Appuntamento a domani con il piacere di scrivere.

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English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-...
English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist (Photo credit: Wikipedia)

Nel viaggio estivo che in questo blog sto compiendo all'interno della scrittura commentando L'arte della scrittura di Lu Ji, dopo aver visto qual'è il primo impulso alla scrittura, l'esperienza spirituale che vi è dietro e il suo frutto, oggi ci occuperemo della scelta delle parole. E abbiamo a disposizione una metafora a questo proposito:

E' come seguire un ramo
per trovare la foglia vibrante,
come risalire un fiume per scoprirne la sorgente.

...continua a leggere "La fatica nera di scrivere sciocchezze"

Le Mie Parole...

Abbiamo visto nel viaggio nella scrittura che stiamo compiendo tra oriente e occidente commentando ogni giorno con un post L'arte della scrittura di Lu Ji che il primo impulso alla scrittura è dato dalla lettura dei classici e dalla natura. Abbiamo anche detto che un'atmosfera numinosa, spirituale favorisce l'inizio del processo di scrittura. Oggi vedremo qual'è il frutto di tutto ciò e lo facciamo con le parole stesse dell'autore:

Ne riportiamo parole vive,
come pesci presi all'amo
che balzano dal profondo.

Parole chiare,
come uccelli abbattuti da frecce
scoccate da nuvole di passaggio.

Parole vive e parole chiare dunque. Parole che sono come pesci e come uccelli. Parole abbondanti, una vera e propria cornucopia di parole. Parole che sono dei veri e propri esseri viventi che guizzano, si muovono, volano o nuotano, mangiano e si riproducono. Le parole non sono dunque diverse dalla molteplicità degli esseri viventi. Come tali non possono mai mancare. Siamo molto lontani dalla classica sindrome del foglio bianco o, se preferite, blocco dello scrittore. E' un blocco così serio che i retori classici, in occidente, hanno inventato i Loci Argumentorum che nel Medioevo con san Tommaso D'Aquino diventano gli 8 elementi poi ridotti alla regola delle 5 W dai giornalisti anglosassoni. In Oriente la scrittura sembra fluire, invece, da sola. Chi scrive scompare addirittura dalla scena, fa dentro di sé quel vuoto che rende utile, ad esempio, il vaso fatto di solida argilla o la ruota. Perciò le parole sono gli esseri stessi di un universo che sappiamo infinito. Le parole stesse sono infinite.

...continua a leggere "La cornucopia delle parole"

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Monte Argentario - Vista Mare 2
Image via Wikipedia

Si parla tanto e spesso di trasgressione. Ma che cosa è davvero trasgressivo e che cosa non lo è?

Il mare è trasgressivo. Le acque sono trasgressive. Non quando ci sono mareggiate, alluvioni, rotture degli argini e peggio ancora gli tsunami. Sono invece trasgressive le onde del mare. Non quelle che si alzano per il mare mosso e che fanno la fortuna dei surfisti e la sfortuna di chi soffre di mal di mare. Sono trasgressive le placide onde quando il mare è calmo. E' questa la bella idea che mi ha suggerito la parola del giorno di oggi di unaparolaalgiorno.it. Leggete cosa dice la parola di oggi che è appunto "trasgressivo".

[tras-gres-sì-vo]

SIGN Che vìola una regola, specialmente sociale o morale

dal latino: [transgredi] oltrepassare, composto da [trans] oltre e [gradi] camminare.

La società è strutturata da limiti consuetudinari e formali che quasi tutti rispettano quasi del tutto per quasi tutto il tempo. Ma il trasgressivo balza al di là della frontiera - nello scandalo generale.
Diversi i valori delle diverse trasgressioni: è trasgressivo il nero che nel pieno dell'apartheid prende un autobus per bianchi, lo è Gandhi che invita alla disobbedienza civile; negli anni '60 erano trasgressivi la minigonna e il divorzio; oggi è trasgressivo tirare coca tagliata con anestetici e gesso, oppure farsi piercing tatuaggi vestirsi strani ma senza gusto. Quando va bene.
Vista l'attuale preponderanza di questi ultimi oggetti di trasgressione, non si può che prendere atto dell'immenso potere ironico della parola, riservando i suoi significati elevati a casi consoni ed eletti. Anche se, ora che ci penso, anche nelle sue forme peggiori oggi come oggi è difficile da trovare una vera intenzione trasgressiva.
Ma ci sono delle ulteriori considerazioni interessanti: in geologia la trasgressione è la lenta conquista delle terre emerse da parte del mare. Non è un momento deciso, istantaneo e graffiante come siamo abituati a connotarla - e forse questo è un suggerimento: come le onde più alte, meno alte, nascondono il lento e inesorabile innalzarsi dell'acqua, così le trasgressioni più alte, meno alte, nascondono un'elevazione irreversibile delle libertà, una vera trasgressione che supera i vincoli imposti da vecchie morali gocciolanti pregiudizi, che può portare - sempre che quelle onde non vìolino o sommergano i picchi più alti dei valori più sublimi - ad un mondo in cui ciascuno possa navigare più ampiamente nella vita secondo la propria autentica etica, timone e non catena, vela e non sperone.

E per te che cosa è trasgressivo? Fammelo sapere nei commenti.