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Francesco Burroni
Per gentile concessione di Francesco Burroni.

Oggi, 16 Agosto 2016, si tiene a Siena il tradizionale Palio dell'Assunta, che la Rai ogni anno trasmette in diretta sul primo canale. Per molti si tratta di uno spettacolo irrinunciabile, non solo per i senesi o per i toscani. Il suo fascino è davvero tanto, nonostante le proteste degli animalisti per l'impiego dei cavalli nella corsa in Piazza del Campo. Tuttavia questo palio è molto, molto di più. Ne ho parlato con Francesco Burroni, poeta senese, improvvisatore, attore e regista.  Ho registrato un'intervista di ventidue minuti circa nella quale lui ci racconta che cosa rende unico questo palio, perché questo spettacolo ti tiene incollato a vederlo dall'inizio alla fine sia che ci si trovi nella città toscana sia davanti allo schermo. Ne abbiamo approfittato per parlare anche dell'improvvisazione teatrale di cui la Toscana tutta è patria, grazie ai poeti in ottava rima, che improvvisano a braccio, che Francesco forma durante laboratori e corsi che lui tiene. Lo spettacolo per cui Burroni è più conosciuto è il Match d'improvvisazione teatrale al quale abbiamo fatto ampi riferimenti durante la nostra chiacchierata. Vi consiglio di ascoltare tutta questa breve intervista perché Francesco ha saputo mettere insieme storia, poesia e aspirazione alla libertà e alla pace di cui i contradaioli senesi dell'Oca, come lui, e delle altre contrade sono testimoni. Buon Ascolto e fate girare! (Tenete alto il volume dell'altoparlante o usate delle cuffie, il file audio non è il massimo ma con i mezzi di cui dispongo ho fatto miracoli).

P.S.: se volete approfondire i temi di cui abbiamo parlato leggetevi Improvvisare e scrivere in rima.

San Benedetto: la rondine sotto il tetto

dice il proverbio di oggi, 21 marzo 2015. In questo giorno comincia la primavera, la chiesa ricorda San Benedetto e c'è anche la giornata mondiale della poesia. Per me poi si tratta di una ricorrenza speciale: oggi è l'onomastico di mia mamma, che è diventata errante l'11 settembre dello scorso anno. Lei ogni 21 marzo era solita ripetermi il proverbio ed era contenta anche di citarmi i primi versi di una poesia di Nicolò Tinebra Martorana:

San Benedetto! - San Benedetto!
Fiori nei prati - rondini al tetto.

Barn swallow (Hirundo rustica). Bygholm vejle,...
Barn swallow (Hirundo rustica). Bygholm vejle, Denmark. (Photo credit: Wikipedia)

Lei amava le rondini e spesso sognava di volare. Ora io l'immagino prendere il volo al crepuscolo. Dopo che da buona madre ha insegnato a me, cucciolo, a prendere le correnti giuste e a fidarmi delle mie ali. Come il gabbiano Jonathan Livingstone lei è passata ad un altro mondo. Ora è diventata cielo, rondini, tramonto. Dal quale, a pensarci bene, lei proveniva con il suo cuore pieno d'amore senza riserve. Buon onomastico mamma.

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Re MagiChe cosa vogliamo per questo anno iniziato pochissimi giorni fa? Che cosa ci aspettiamo? E del 2014 che cosa ce ne facciamo? Buttiamo via tutto? Non c'è proprio niente da salvare?

Se dovessimo scegliere tre parole per pensare all'eredità dell'anno passato e alle novità che ci aspettano, quali sceglieremmo?

...continua a leggere "Tre parole per il 2015"

English: Salvatore Quasimodo
English: Salvatore Quasimodo (Photo credit: Wikipedia)

È giunto il momento di Salvatore Quasimodo, o meglio, per alcune sue poesie a M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve. Il discorso sull'essenzialità della parola, sull'indicibilità a volte, che stiamo conducendo si confronta con un poeta che ben conobbe la stagione dell'ermetismo, essendone stato uno dei maggiori interpreti. Ma si confronta anche con un intellettuale che fece dell'impegno civile e persino politico la cifra del suo engagement, e che lo porterà a vincere un premio nobel, nel 1959, tra le polemiche anche perché viene preferito, tra gli altri, a Giuseppe Ungaretti. Come con quest'ultimo, dunque, ancora una guerra che muta il modo di far poesia, persino le parole stesse. Ungaretti, infatti, durante la prima guerra mondiale passò dai modi dannunziani e crepuscolari a quelli suoi propri, di versi e parole che quasi non riusciva a pronunciare, tanto erano lo sgomento e l'angoscia. Quasimodo passa, invece, dal verso controllato, quasi arcadico a dei toni militanti, quasi oratori. E ci regala con Alle fronde dei salici e Uomo del mio tempo due tra i più belli ammonimenti sulla guerra di tutta la letteratura mondiale. Sono versi dettati da una grande commozione che quasi serra la voce ma che pure sono costruiti con grande abilità poetica. Quindi questo rapporto tra silenzio, o necessità del silenzio, e parola poetica che deve esser detta, che non può non esser detta ci interessa, visto che è al grande tema del dire, dello scrivere quando ciò è ineluttabile che ci stiamo dedicando e che è quindi il filo rosso che anche oggi dipaneremo.  Appuntamento alle ore 18 di oggi, sabato 15 settembre, su Tirradeo.com. Intanto potete navigare questa mappa mentale su questo autore e sui suoi testi.

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Aggiornamento delle 18 e 25: la diretta su Quasimodo è rimandata a sabato 22 settembre, sempre alle 18 su Tirradeo. Scusatemi.

Aggiornamento del 22 settembre: non ci sarà la diretta oggi. Sto lavorando per realizzare nuove dirette di questo tipo anche con il coinvolgimento di alcuni amici esperti. Ci rivedremo prestissimo 😉

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English: Prince Shotoku, painted by Kogan Zenj...
English: Prince Shotoku, painted by Kogan Zenji (1800), courtesy of Minneapolis Institute of Arts (Photo credit: Wikipedia).

C'è una condizione che ogni essere umano condivide con ogni poeta ed è quella dell'essere in viaggio, dell'essere dei viandanti. Ciò è vero soprattutto per gli autori giapponesi di haiku e di tanka. Ce lo racconta, tra gli altri, Shotoku Taishi:

Se fosse a casa
fra le braccia amate
riposerebbe, povero viandante.
Qui, lungo la strada, si dissolve
sopra un letto d'erba.

Questo è un tanka citato dall'antologia di poesia giapponese Il muschio e la rugiada (BUR). Lungo la via della vita tutti siamo esposti al dissolversi delle cose. Nessuno rimane a casa tra le braccia amate. Unica consolazione è quel cuscino che sono le parole su cui ci è concesso riposare.  Queste parole prendono la forma di poesia e in questo caso di tanka che alla lettera significa poesia breve. Perciò nel percorso di M'irradeo d'immenso, on air su Tirradeo, che porta come sottotitolo "il sabato del villaggio della poesia breve" è arrivato il momento di questo genere poetico che è un po' più lungo degli haiku, ai quali ci siamo dedicati in precedenza, ma che rimane comunque nell'alveo della sintesi e della necessità. Come al solito leggerò e commenterò alcuni componimenti a partire da quelli antichi per arrivare a quelli più recenti. Ma non sarò solo: Tirradeo è una videochat nella quale chiunque si registra può intervenire in diretta portando suoi contributi, sue idee, facendo domande ecc. Perciò vi aspetto oggi alle 18.

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Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c....
Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c. 1820 (Photo credit: Wikipedia)

sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca.

Inizierò con questo ed altri haiku di Eduardo Sanguineti la diretta che terrò oggi, sabato 25 agosto alle ore 18, di M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve su Tirradeo.com. Questo poeta,  autore di testi teatrali e saggista che aderì al Gruppo '63 ci farà, infatti, da trait d'union tra le poesie di guerra di Giuseppe Ungaretti e questo genere di poesia breve che sono gli haiku giapponesi. Dal punto di vista etimologico essi sono "le poesie del viandante" e, infatti, coloro che sono considerati i maggiori maestri del genere, come Matsuo Bashō, furono dei viaggiatori instancabili. Ritorna, quindi, anche il tema dei viaggi, che tanta importanza ebbero anche in Ungaretti. Come torna o, per meglio dire, prosegue l'appuntamento con il verso breve, basta osservare la struttura di un haiku: 3 versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe per un totale di 17 sillabe. Una delle principali doti, allora, per scrivere secondo questa forma di poesia diventa la sintesi, portata ai suoi estremi. Ogni espressione, ogni sillaba superflua non vi trova posto. Nascendo dal vuoto un haiku perde la sua efficacia se tendiamo a riempirlo di qualcosa. Si tratta di un vuoto soggettivo ed oggettivo che, per esempio, si può contemplare in questo haiku di Bashō:

Fiori di pruno nell'aria profumata
improvviso sorge il sole
sentiero di montagna…

Questa condizione del vuoto è possibile solo a chi compie una profonda, autentica meditazione zen in cui Bashō fu ancora una volta maestro con uno stile di vita, una frugalità, una povertà che potremmo definire francescana. È considerato colui che elevò a forma d'arte lo haiku, fino ad allora (è nato nel 1644) considerato solo la prima parte di un componimento più lungo chiamato tanka. Perciò dedicherò una buona parte della diretta a lui e agli altri maestri come Yosa Buson, Kobayashi Yssa, Masaoka Shiki.

...continua a leggere "Lo haiku, il vuoto e la conversazione a M’irradeo d’immenso"

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monumento dedicato a Ungaretti
Santa Maria la Longa, monumento dedicato a Ungaretti (Wikipedia).

C'è il rifiuto dell'eloquenza, del vaticinio, dell'opulenza proprio di un certo modo di far poesia che è appartenuto a Giovanni Pascoli o a Gabriele D'annunzio soprattutto. Questo gran rifiuto si consuma con il soldato-poeta Giuseppe Ungaretti che tra i tanti cadaveri e i paesi distrutti dalle bombe non poteva usare il registro di quel vate che celebrava la guerra. Perciò la parola da profetica e decadente si fece breve, figlia del dolore e conobbe perciò essenzialità e una nuova verginità. Frequente è quindi il ricorso all'analogia: quel procedimento stilistico che si può considerare una similitudine in cui è stato abolito il "come". "Tornino in alto ad ardere le favole" scrive, ad esempio, Ungaretti in Stelle. Ed è egli stesso a spiegarci il senso di questa novità quando scrive nel 1922:

Se il carattere dell’800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali di carbone e di fumo – il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili.

...continua a leggere "Ungaretti, il primo poeta wireless della storia"

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English: Giuseppe Ungaretti during I World War...
English: Giuseppe Ungaretti during I World War Italiano: Giuseppe Ungaretti (Photo credit: Wikipedia)

Ci saranno ancora le "poesie di guerra" di Giuseppe Ungaretti oggi alle 18 nella mia diretta M'irradeo d'immenso su Tirradeo. Dopo il battesimo della rubrica, infatti, molto è rimasto da dire sulle sue poesie brevi perciò ho deciso di dedicargli una seconda puntata. Si tratta delle poesie che egli compose sul fronte della prima guerra mondiale, sul Carso: un altopiano roccioso, brullo, spoglio e nel quale all'improvviso si aprono dei crepacci. Un'ottima immagine questa per la poesia stessa di Ungaretti: una poesia necessaria, essenziale nella quale si scavano degli abissi come scrive il poeta stesso.

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso.

...continua a leggere "La “poesia in progress” di Ungaretti a M’irradeo d’immenso"

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Screenshot Tirradeo
Videata della diretta di Tirradeo dell'11 agosto 2012. Noemi Morvai (a destra) e Giuseppe Vitale. Credit: Jordi Tremosa.

Ci sono state le acque del lago Balaton, in Ungheria, ieri a battezzare il numero zero di M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve. All'inizio e alla fine della diretta, infatti, Noemi e Per Maria, la mamma e il papà di Tirradeo, ci hanno offerto il collegamento con la riva di questo lago, che è il più grande dell'Europa Centrale. Vedere l'acqua del lago e le persone che vanno a cercarci refrigerio ha fatto da contraltare al discorso poetico sulle prime poesie di Ungaretti che ho iniziato ieri. Abbiamo visto qual'è stata l'influenza che Giacomo Leopardi ha avuto sul giovanissimo Ungaretti partito volontario per la Prima Guerra Mondiale. Abbiamo visto come la retorica nazionalista e trionfante di Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio abbia ceduto il passo ad una parola molto più scarna ed essenziale. Di fronte ai cadaveri, ai compagni morti, ai paesi distrutti scrive, infatti, il poeta-soldato:

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

(G. Ungaretti, San Martino del Carso, 1916).

Al poeta alla fine non restano che poche parole. Come succede anche a Dino Campana che può offrire solo "un bouquet di strofe tenui" e ad Eugenio Montale che ha soltanto "qualche storta sillaba e secca come un ramo". Si tratta di parole essenziali, che arrivano dopo un lungo silenzio, pronunciate solo se necessarie. Parole che nel frastuono di oggi ci riportano, invece, ad una condizione primigenia di necessarietà. Per questo e altri motivi ho deciso di dedicare le prime dirette di M'irradeo d'immenso a Ungaretti. Prossimo appuntamento sabato 18 agosto alle ore 18 su Tirradeo. Intanto vi consiglio di:

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Di queste case...
Di queste case... (Photo credit: Hect)

Inizia oggi, 11 agosto, alle 18 un nuovo viaggio nel quale spero di avere voi come compagni, cari amici e lettori. Si tratta del numero zero di M'irradeo d'immenso, rubrica on air su Tirradeo.com che ha come sottotitolo Il sabato del villaggio del poetar breve. E' un appuntamento con le poesie brevi e con le forme di poesia breve che spero di rinnovare di sabato in sabato. Comincerò con il parlare di Giuseppe Ungaretti o, meglio, della sua "prima maniera": le sue prime poesie comparse nell'opera Il porto sepolto del 1916. Leggerò alcuni suoi componimenti, li commenterò, cercherò di spiegarne gli aspetti più oscuri. Dopodiché, chi vorrà, potrà apparire con me in diretta web cam per approfondire questo o quell'aspetto, per farmi delle domande, per presentare i propri pensieri e così via. Cercherò, quindi, come obiettivo, di stimolare pensieri ed emozioni che, per chi lo vuole, si potranno condividere.

...continua a leggere "Anticipazioni sulla diretta che terrò oggi alle 18"

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Paroles
Paroles (Photo credit: Livia Iacolare)

Cari Tirradeani, cari lettori del blog e cari amici di ogni origine e provenienza, sono felice di annunciarvi il numero zero di M'irradeo d'immenso: una diretta live settimanale che terrò ogni sabato alle ore 18 (fino alle 19) su Tirradeo.com. Gli amanti della poesia o coloro che sono freschi di studi, soprattutto letterari, noteranno che ho rubato il titolo a Mattina di Giuseppe Ungaretti:

M'illumino
d'immenso.

Come si può vedere è una poesia brevissima, solo due versi cortissimi, solo due parole. Forse la poesia più breve al mondo. Ed è proprio al poetar breve che voglio dedicare la mia diretta che, spero, terrò ogni sabato pomeriggio. Voglio infatti presentare poesie brevi come tanka, haiku e altre forme della poesia giapponese ma anche alle forme brevi italiane, come ad esempio i sonetti, o di altra origine. Leggerò di volta in volta delle brevi poesie alle quali poi dedicherò un rapido commento, qualche nota per comprenderle da un lato, per quel che si può, e dall'altro per illuminare un po' il nostro sabato del villaggio. Ricordate, infatti, il canto di Giacomo Leopardi che si intitola appunto Il sabato del villaggio e che esordisce così:

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

M'irradeo d'immenso sarà quindi un po' il nostro sabato del villaggio in diretta live attraverso le webcam: quella mia che farò da animatore e quella vostra se avrete il piacere di interagire con me, oltre che vedermi. In questo mio blog ho parlato altre volte di Tirradeo, in occasioni di un paio di serate in cui sono stato ospite e in occasione di un vero e proprio show che è andato on air attraverso questa piattaforma: 1 2 Many Cam Show, che tornerà in autunno. Tirradeo è un'idea che a me piace molto perché è un posto molto interattivo, dove la trasmissione non la fa il conduttore da solo, ma dove ci si può vedere e sentire, insieme, per dare un contributo, presentare un'idea, fare delle domande e molto altro ancora. Insomma Tirradeo può illuminare quel che resta dell'estate in attesa dell'autunno, può ricaricarci di immenso e di infinito, che sono gli spazi secondo me propri di Agosto, che ne dite?

...continua a leggere "M’irradeo d’immenso, nuovo appuntamento con il poetar breve"

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English: Portrait of Laura, celebrated in his ...
English: Portrait of Laura, celebrated in his poetry by Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist. Portrait in the Laurentian Library, Florence (Photo credit: Wikipedia)

Uno scritto può assumere
una qualsiasi tra mille forme,
e non esiste misura più giusta di un'altra.

...

Frasi e parole gareggiano
tra loro
ma la mente è padrona.

...

Se la parola è confusa,
ciò non riesce; solo una mente chiara
nobilita la lingua.

E' dunque il tempo di occuparsi della forma da dare alla nostra scrittura nel commento quotidiano che sto facendo del breve trattato di Lu Ji.  Fermo restando, allora, che i nostri scritti possono prendere una qualsiasi tra le mille e più forme e che nessuna è più giusta di un'altra, occorre che la mente sappia guidare la mano. Ci occorre una mente chiara, infatti, per non rendere le nostre parole confuse.  Ciò è soprattutto vero per l'autore de L'arte della scrittura che, come abbiamo visto, usa il pennello per scrivere, è abituato a una scrittura pittografica. Qualcosa di simile è avvenuto nei nostri primi anni di scuola quando ci facevano eseguire una serie infinita di esercizi di calligrafia, di bella scrittura, almeno nella scuola che frequentavo io agli inizi degli anni '80. Ora siamo per lo più abituati a scrivere attraverso computer, smart phone e tablet. Tuttavia l'abitudine di scrivere a mano sul quaderno non sarebbe male riprenderla proprio per riacquistare la nitidezza delle idee. Questa si guadagna appunto facendo obbedire la propria mano per rendere la nostra scrittura bella e chiara. Io ho visto uno degli autori di teatro, fumetti e sceneggiature più in voga negli ultimi tempi come Francesco Niccolini usare la penna e una serie di quaderni per i vari lavori ai quali si dedica. E ha raccontato che scrive e riscrive, di continuo, i suoi testi. Credo che il suo stile asciutto ed efficace debba molto a questa sua pratica.

...continua a leggere "La chiarezza e la misura delle parole"

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You!
You! 2005(?) - Theatral improvisation (with object) - Rome - Guido Todarello

Il 30 maggio prossimo terrò su Tirradeo.com il mio primo esperimento di 1 2 Many Cam Show (one to many cam show): un piccolo show in diretta via web cam con delle improvvisazioni nelle quali saranno gli spettatori stessi a dare temi e suggerimenti nei loro collegamenti con la moderatrice della serata. Con questo post voglio raccontarvi cosa succederà. Voglio anche darvi le istruzioni di base, minime per vivere al meglio con me questo straordinario momento di interattività.

...continua a leggere "Che cosa avverrà durante il primo esperimento di 1 2 Many Cam Show"

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Cocci aguzzi di bottiglie
Cocci. Foto di Sara y Tzunki

Oggi, 21 marzo 2012, è la giornata mondiale della poesia. Perciò sono andato a prendere dei fogli scritti a mano che tenevo in una cartella nella libreria piccola. Mi sono ricordato di testi che avevo scritto e che prima o poi volevo proporre in questo mio blog. Questa mia poesia inizia e finisce con due versi presi a prestito da due grandi poeti della letteratura italiana. Chi sono e quali sono i testi poetici da cui provengono? Non vale cercare con google 🙂

Cocci aguzzi di bottiglie
in cima ai muri.
Slavati e ossidati
confusi con le conchiglie
in riva al mare.
Ancora taglienti ambrati e sporchi
frantumati dai bevitori di bravate
sui muri un tempo variopinti
della casa in campagna dei nonni.
Con ai piedi i sandali
uno di essi mi ferì il calcagno.
Sanguinò un rigagnolo
sulla coperta dell'amplesso.
Quando si rompe un bicchiere
non si finisce di scopare
i vetri sul pavimento,
minuti, sfarinati,
stritolati sotto i pneumatici,
seminati sull'asfalto
tutt'attorno all'incrocio.
Il vostro è il baluginìo
di lucciole che mai ho visto
al tempo di colui che il mondo rischiara.

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Diogenes Club
Diogenes Club. Claudio Di Ludovico.

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Quando le difficoltà si fanno serie è il momento di cominciare ad usare di più e meglio la testa. Quando l'orizzonte è pieno di angoscia ed incertezze è il momento di guardare il senso delle cose da più lati. Per questo per me il 2012 è l'anno dei maghi, l'anno cioè di coloro che giocano con le metafore e con la retorica per ampliare le nostre vedute, per consentirci di vedere ciò che non vedevamo, per rischiarare un cammino che si è fatto piuttosto scuro, buio. Protagonisti di questi strumenti sono gli artisti. Perciò come attore mi sento chiamato in causa, come Diogene, a portare in dono un po' di quella luce che ogni giorno alimento. Voglio, quindi, raccontarvi un po' che strade percorrerò in questo anno nuovo nella speranza di incontrarvi, di fare un pezzo di strada insieme a voi o almeno di darvi qualche spunto, qualche opportunità.

...continua a leggere "Le prime luci del 2012"