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NO WAR
NO WAR | by gaudiramone

Che cosa faresti se scoppiasse una guerra mi chiedeva alle volte mia mamma per esortarmi ad imparare la nobile arte della sobrietà, del sapersi arrangiare. Lei la guerra non l'aveva vissuta, ma il dopoguerra, che può anche essere peggio, sì. E poi aveva ben impressi nella mente i racconti dei nonni, nati al tempo della prima guerra mondiale e che in mezzo alla seconda e alle sue bombe sulle case c'erano passati. Io ho sempre guardato a questa eventualità come lontana, impossibile. A scuola ci ripetevano che ormai vivevamo in tempo di pace, che non scoppiava più un conflitto da tanto tempo, anche se da poco era finito lo scontro armato in Vietnam ma rispetto ai precedenti era ben poca cosa. Diversi anni dopo arrivò la Prima Guerra del Golfo con i tracciati della contraerea che di notte sembravano un videogioco. E in seguito la carneficina della ex Yugoslavia, con le fosse comuni, i gas mortali e le mine. Non includo in questo breve elenco le belligeranze perenni come quella tra Israele e Palestina, le ostilità dimenticate come quelle soprattutto africane e la pluridecennale guerra fredda. Tutte le guerre della mia lista rispondevano a un rituale preciso con la dichiarazione di guerra e la successiva invasione del territorio, magari preceduta da bombardamenti aerei. Robe, queste, che per lo più riguardavano i militari anche se alla fine morivano tanti civili.

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Italiano: In occasione della rassegna Autori s...
Dario Fo. (Photo credit: Wikipedia)

È il 6 gennaio del 1988. In chiesa alla messa della mattina viene il vescovo che durante l'omelia critica Adriano Celentano che, durante il Fantastico della stagione 1987-1988, per parlare del Natale, in una puntata, aveva invitato Dario Fo che, a suo dire, non andava bene. Finita la funzione vado in sagrestia e gli chiedo perché Fo non era adatto al Natale. Il compianto Armando Franco, vescovo di Oria dal 1981 al 1997, risponde al quattordicenne impertinente quale ero che quell'attore era ateo, sarebbe stato meglio chiamare qualcuno cattolico. A me la storia presa dai Vangeli Apocrifi che aveva raccontato era piaciuta tanto, mi aveva proprio incantato. Era la prima volta che vedevo una sua performance e quell'affabulatore mi aveva già rapito. Ho poi scoperto, anni dopo, che insieme a sua moglie Franca Rame era stato il conduttore della stessa trasmissione, che prima si chiamava Canzonissima.

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Future Or Bust!
Future Or Bust! (Photo credit: Vermin Inc)

La Pasqua è un periodo di rinascita, di rinnovamento. Che si creda o meno in Dio la natura in questo periodo riprende il suo corso più rigoglioso. Perciò le nostre menti, i nostri sensi si aprono al mondo, a nuove esperienze e conoscenze. Quale momento, allora, è il migliore per allargare il proprio sguardo al mondo e pensare ai principali cambiamenti che ci attendono? Anche perché se il futuro non sarà roseo comunque andiamo incontro a tanti miglioramenti, a scenari meno drammatici che in passato. Oggi voglio considerarne alcuni insieme a voi.

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L'Unità del 1978 con Moro e Impastato.
Credit immagine: laltratremestieri.blogspot.it.

Il 9 maggio 1978 è il giorno in cui in Italia vennero ritrovati due cadaveri. Uno a Roma e l'altro a Cinisi, in Sicilia. Uno nel cuore di Roma, a via Caetani, e l'altro sulla ferrovia del paese siciliano in provincia di Palermo. Il primo era quello di Aldo Moro, il secondo quello di Peppino Impastato. Due figure sulle quali tanto si è scritto, detto, dibattuto e che, com'è giusto, sono due simboli nella lotto contro terrorismo e mafia. Tanto che il 9 maggio si celebra la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Io, però, questa volta vorrei restare al nudo fatto di cronaca o, meglio, attorno ai loro corpi. Quello di Moro acciambellato nel cofano della Renault 4 rossa che fu usata per trasportarlo e quello di Peppino dilaniato dal tritolo.

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GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo&...
GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo" della Prima Repubblica italiana (Photo credit: The PIX-JOCKEY (photo manipulation))

Avevo in mente di scrivere stamattina una poesia con versi più o meno ironici sulla morte di Andreotti, avvenuta ieri. Avevo in mente solo il titolo, però, In morte di Giulio Andreotti e pensavo sarebbe stata una vaga parodia di In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni. N'è uscita invece quella che mi azzardo a chiamare una poesia istantanea o, più modestamente, un testo tra il serio (poco) e il faceto (molto). Vi do soltanto tre indicazioni per passaggi che potrebbero non essere chiari. La Lucina a cui faccio riferimento nella quarta stanza è la piazzetta di Roma dove si trova l'archivio del politico di cui vi sto parlando. Se non sbaglio deve essere stato per anni il suo ufficio. Se non è così me ne scuso ma immagino, con licenza poetica, che abbia partorito là dentro quei mostri come i governicchi e quel debito pubblico che tanto condizionano ancora la politica dei giorni nostri. Inoltre il suo amico dei tempi dell'Università e Aldo Moro. Infine quando parlo di brigatisti che si appostarono mi riferisco al fatto che le brigate rosse prima di rapire Moro pensarono ad Andreotti. Ecco a voi In morte di Giulio Andreotti.

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Bergoglio e Ratzinger - Titanic
Papa Bergoglio e Papa Ratzinger in crociera.

Gli ha detto sì 'na ser 'e magg. Ratzinger è venuto in elicottero mentre Bergoglio lo aspettava. I due si amano da tempo e hanno ora coronato il loro sogno d'amor. Due cuori e una capanna, in Vaticano. Papa Francesco per restare più vicino a Papa Benedetto ha rinunciato ad abitare nell'appartamento apostolico. I due, infatti, ora vivono uno a pochi metri dall'altro. La speranza è che questa love story continui, che non finisca come nella celebre canzone napoletana 'Na ser 'e magg in cui ad un certo punto la coppia si divide, lasciando nello sconforto uno dei due partner. Anche perché fonti vaticane riferiscono che i due sono raggianti, felici proprio. Soprattutto il papa tedesco che appare in buona forma, riposato, pronto per la convivenza. Riescono così a coronare un disegno preparato da tempo. Si scopre solo oggi, infatti, che la rinuncia al soglio pontificio di Benedetto XVI è stata portata avanti per consentire a Bergoglio di diventare papa ed abitare nelle mura vaticane. Galeotta fu una crociera tra i due. Ora, incuranti delle malelingue e dei benpensanti, non avranno remore a mostrarsi in pubblico mano nella mano com'è stato a suo tempo per Carlo e Camilla. Sono una coppia perfetta con il tedesco dominante e l'argentino più masochista. Intanto, a questo punto, presto un'altra coppia potrebbe fare outing e convivere: Giovanardi e Buttiglione.

Rigoletto
Rigoletto (Photo credit: Wikipedia)

La lista del governo di Rigoletto è stata resa pubblica. Rigoletto, il presidente del consiglio, ha predicato competenza. Ed è stato pignolo in questo, persino pedissequo. Tra i requisiti ha preteso l'appartenenza onomatopeica al dicastero assegnato. Saccomanni, uno che c'ha le mani nel sacco va all'economia. Non fa una piega. Un inquietante Al Fano va agli interni. E dove poteva stare una che di cognome fa Cancellieri se non alla giustizia? Universitari e ricercatori, poi, andranno tutti in Carrozza, letteralmente. Alle pari opportunità Idem. Non ne senso della stessa cosa, ma che c'è la campionessa olimpica Josefa Idem. Agli esteri va la Bonino così che quando ci chiederanno: come va con il caso dei Maro'? Eh così così, bonino insomma. Mancava solo al ministero del lavoro un Ecchitelopassa, un Campacavallo ai beni culturali e Maramao Perché sei morto alla salute e  la lista sarebbe stata completa. Non saranno tempi facili per questo governo, sarà un tempo da Lupi che, guarda caso, sta ai trasporti. Questo è garanzia che male che va ci muoveremo a branchi, andremo a caccia di bestiame, ritorneremo ai tempi della lupa capitolina e dei due bambocci furbi che le succhiano il latte e la storia ricomincerà.

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Letta - Rigoletto
Enrico Lettra - Rigoletto

Rigoletto è capo del governo.  D'altronde chi meglio di lui può interpretare il nuovo verbo berlusconiano: «Non importa chi guida il governo...». Chiunque va bene purché chi amoreggiava con la bella figlia dell'amore o con altre fanciulle possa continuare a farlo.  Il fido Rigoletto si sacrifica e cerca anche di proteggere la sua amata figliola. In questo remake del Rigoletto il libretto è stato scritto da Berlusconi e D'Alema. Sono loro i duchi che continuano a tramare e a salvare i loro privilegi. Rigoletto si ritroverà ancora una volta con la figlia uccisa nel finale del terzo atto. E sarà di nuovo complice, suo malgrado. Pure stavolta crederà di salvarla e invece contribuirà alla sua fine.

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Giuseppe Vitale - A hundred bucks
Lo so di essere irresistibile, sembra che stia pensando chissà cosa ma sto solo cercando una parola che non mi viene.

Bloggo poco e posto ancora meno. Oggi rubo l'idea a un disco di Celentano, Esco di rado e parlo ancora meno.  Bloggo poco dunque, cioè scrivo sempre meno in questo blog. E posto ancora di meno, cioè aggiorno pochissimo i miei profili Facebook e Twitter. I miei amici  mi ringraziano, sono così salvi 🙂 Gli è che m'è venuto a noia l'aggiornare lo status. Anzi per la verità non so più che dirvi, che raccontarvi.

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19 maggio 2012 Attentato "Morvillo Falcone" Brindisi ( Federica Bruno Stamerra)

Un attentato ai tempi di twitter rischia di trasformarsi in una caccia al mostro, in real time o quasi. Se poi ci si mette Sandro Ruotolo, decano dei giornalisti, gli isterismi dei brindisini e non solo non li fermi più. Ha pubblicato nei suoi tweet generalità dei sospettati, poi rilasciati, e persino la foto della loro abitazione.  Dove ci portano i calci e i pugni dati alle auto della polizia credendo che il sospettato di turno sia il colpevole dell'attentato?

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La società dei magnaccioni
La società dei magnaccioni. Credit: Filippo Ricca.

Che satira fai in tempi di crisi? La domanda andrebbe rivolta al grandissimo Dario Fo. Oppure potremmo rivolgerci anche a Michele Serra e alla sua satira preventiva e a Vauro. Chi è più esperto di loro, chi ci ha scommesso di più su la propria vita e la propria carriera? Potremmo anche rivolgere la stessa domanda a Daniele Luttazzi, grande esiliato della televisione italiana, o a Beppe Grillo, ancora più esiliato di lui. Si potrebbe anche sentire Crozza in merito.  Ma non sarei sicuro che alla stessa domanda saprebbe rispondere con competenza Birignao, o Birignano, o Brignano. Basta guardare il suo pezzo sui costi della casta. Non credo ci sia bisogno di dire molto: contenuti triti e ritriti, battute facili, ed invettive strappa-applausi. Quel che più mi colpisce è la banalizzazione delle vere questioni. Che cosa voglio dire? Provo a spiegarlo con questo mio video. Io la satira non la so fare, intendiamoci. Forse non so nemmeno cosa sia. Ma la invoco. Buona visione.

Il nostro lavoro era così: sulla barca portavamo una scala a pioli: uno la reggeva, uno saliva in cima, e uno ai remi intanto spingeva fin lì sotto la Luna; per questo bisognava che si fosse in tanti (vi ho nominato solo i principali). Quello in cima alla scala, come la barca s'avvicinava alla Luna, gridava spaventato: -Alt! Alt! Ci vado a picchiare una testata! - Era l'impressione che dava, a vedersela addosso così immensa, così accidentata di spunzoni e orli slabbrati e seghettati.

È il lavoro che fanno ne La distanza della luna il vecchio Qfwfq e gli altri quando una volta la luna era molto più vicino alla terra di adesso e ci si poteva salire su andandoci sotto con la barca come racconta Italo Calvino ne Le Cosmicomiche. E' ispirandosi a questo racconto fantastico che oggi campeggia su Google il doodle che ci ricorda che lo scrittore oggi avrebbe 88 anni.  Eccolo qui.

Doodle dedicato a Le Cosmicomiche di Italo Calvino
Doodle dedicato a Le Cosmicomiche di Italo Calvino del 15 ottobre 2011

Calvino scrisse questi racconti perché voleva servirsi "del dato scientifico come d'una carica propulsiva per uscire dalle abitudini dell'immaginazione, e vivere magari il quotidiano nei termini più lontani dalla nostra esperienza" come dichiara nella presentazione del libro. Qualcosa di diverso dalla fantascienza che invece tende "ad avvicinare ciò che è lontano". Uscire dalle abitudini dell'immaginazione dunque, avere un'immaginazione diversa, non omologata.

La letteratura italiana si era dunque adagiata nella pigrizia dando una rappresentazione della realtà come ci si aspettava che venisse rappresentata. Un'operazione che preannuncia la Leggerezza del suo ultimo libro, le Lezioni americane:

L'unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.

Uno scrittore disimpegnato? Tutt'altro. Uno scrittore piuttosto che legge la realtà del suo tempo senza farsi pietrificare da essa. Perché di fronte a degli aspetti del mondo che sono terribili, angoscianti, che sembrano senza speranza il rischio è di farsi prendere dalla depressione, dalla rinuncia, dalla fuga. Che è l'impressione che ho avuto ieri sera guardando la tranche de vie che è Gomorra, su Rai tre: il film ispirato all'omonimo romanzo di Roberto Saviano quasi non lascia spazio all'immaginazione, alla speranza di cambiare le cose.

Draghi Ribelli
Draghi Ribelli

Per ricordare Calvino secondo Maurizio Maria Corona oggi sarebbe stato più adatto l'Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti: un testo dello scrittore uscito su la Repubblica del 15 marzo 1980. Oggi,infatti, c'è la mobilitazione nazionale degli Indignados italiani. Non credo che allo scrittore ligure la manifestazione di oggi sarebbe dispiaciuta, anzi magari avrebbe figurato tra i manifestanti. Per due motivi:

  1. egli stesso non disdegnò di partecipare alla prima edizione della marcia della pace Perugia-Assisi;
  2.  credo che l'ironia dei draghi ribelli in rivolta contro l'attuale principale esponente della BCE Mario Draghi non gli sarebbe dispiaciuta.

Italo Calvino non era avulso dall'impegno politico e sebbene si dimise dal PCI, al quale era tesserato, partecipò alla vita politica italiana e tra l'altro in gioventù è stato partigiano. Ma credo che il suo principale impegno politico lo abbia realizzato leggendo e scrivendo il proprio tempo con l'ironia, la leggerezza, l'immaginazione. Tre valori dei quali abbiamo più che mai bisogno. Buon compleanno Italo.

E tu che libro hai letto tra i tanti che ha scritto? Cosa pensi di questi valori? Dì la tua.

Oggi abbiamo un piu' acuto bisogno dell'orientamento della luce e di quella lampada (riferimento all'olio offerto dal Molise per la lampada votiva) e della parola di Francesco a fronte dell'inaudita ipertrofia del legislativo e dell'economico che, nutrendo l'arrogante pretesa di piegare tutto alle loro leggi, proprio cosi' tradiscono la sostanziale perdita di ogni legittimità.

Cimabue: Vergine in Maestà, con Bambino, quatt...
Cimabue: Vergine in Maestà, con Bambino, quattro angeli e san Francesco. Basilica inferiore di San Francesco (Assisi - Italy) (Photo credit: Wikipedia)

Sta a vedere che se Francesco D'Assisi, che si festeggia ogni 4 ottobre, oggi fosse vivo si scaglierebbe assieme a Berlusconi contro "l'ipertrofia del legislativo" come la chiama Raffaele Fitto. Com'è bello tirare per il saio, come meglio si vuole, il santo patrono d'Italia. Francesco vicino al potere dei potenti dunque. Nulla di più falso. D'altronde non è la prima volta che si dipinge il poverello a proprio piacimento. La sua figura è stata edulcorata a partire dagli affreschi di Giotto ed oggi viene adoperata a seconda di dove tira il vento. Bastano due risposte di altrettante interviste allo storico medievista Jacques Le Goff per rendersene conto. Il primo estratto è tratto dall'intervista che gli è stata fatta da 30 giorni.

Come si pone Francesco di fronte a questi profondi cambiamenti del suo tempo?
LE GOFF: San Francesco è l’esempio sorprendente di un uomo aperto verso la nuova società, con tutti i suoi mali e le sue contraddizioni. Egli è un uomo che osserva con simpatia, con amore, senza livore gli uomini del suo tempo, pieni allo stesso tempo di peccati e di bellezza creaturale. È inevitabilmente un apostolo della nuova società. Ma, nel medesimo momento, predica pure, per dir così, la “resistenza” nei confronti di chi auspica una cattiva evoluzione delle cose, e in particolare nei riguardi di chi desidera e lavora per una vittoria del “regno del denaro”. Mi sembra che in Francesco coesistano prodigiosamente due atteggiamenti che normalmente è impossibile far convivere: l’apertura e la “resistenza”.

La seconda risposta è stata data al Corriere della sera.

Lei dipinge Francesco quasi come un rivoluzionario.
"Cosa molto piu' vicina al vero Francesco di quanto non lo sia la sua predica agli uccelli, a proposito della quale ho cercato di dimostrare che non rappresentava proprio il momento idilliaco che si dice. Nauseato dalla curia, si rivolge agli uccelli dell' apocalisse e dice loro di attaccarla con i loro becchi. Siamo molto lontani dalla visione edulcorata, presentata in particolare da Giotto che ha dipinto un Francesco pronto a soddisfare la borghesia fiorentina, quindi tutto tranne che un rivoluzionario. Ora, Francesco detesta tutti coloro che detengono il potere temporale, in particolare i prelati, tanto piu' che in praelatum c' e' il prefisso prae, "al di sopra di, davanti a", prefisso di dominio.

Se fosse vivo oggi Francesco sarebbe come Gandhi, come Marthin Luther King, come Aldo Capitini, ecc. Ma ancor di più sarebbe come quell'esseno maestro di giustizia (che taluni chiamano Gesù Cristo) la cui edulcorazione è partita addirittura all'epoca della scrittura dei Vangeli.

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marcia della pace perugia assisi 2011
Marcia della pace Perugia-Assisi 2011. Credit: skytg24.

Non comprare armi. Dobbiamo declinare così il sesto dei dieci comandamenti che Dio diede a Mosè: non uccidere. Perché comprare armi equivale ad uccidere non solo la dignità della persona umana ma anche la nostra economia.

La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

E' questa la proposta che più mi colpisce e mi coinvolge nella mozione finale della marcia della pace tra Perugia ed Assisi che si è svolta oggi, domenica 25 settembre 2011. Se abbiamo dichiarato tabù la schiavitù perché altrettanto non può avvenire con la guerra? Questa auspicabile meta non è poi così lontana. Si potrebbe cominciare con il non acquistare i 131 caccia F35 che costeranno all'Italia 15 miliardi di euro: un terzo dell'attuale manovra finanziaria. Qualcuno deve spiegare che necessità abbiamo di comperarli. Quali esigenze belliche giustificano un uso così spropositato di armi? E' del tutto evidente che in un paese come quello italiano dove le priorità sono ben altre che si tratta di un enorme e dannoso spreco.

Niente è più inutile di un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare.Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.

Questo ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore di Tavola per la Pace. Contro questo acquisto è in corso una campagna denominata "Taglia le ali alle armi". Su questa assurdità delle spese militari italiane è intervenuto anche Alex Zanotelli che ricorda che abbiamo speso nel 2010 27 miliardi di euro. Ecco qui l'intervista.

E ora aderisci anche tu all'appello contro queste spese.

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Lucia Rossini
Lucia Rossini nel bagno di palazzo Grazioli a Roma fotografata dal cellulare di Barbara Montereale.

Largo al factotum della città
Largo!
La la la la la la la la la la!
Presto a bottega che l'alba è già .
Presto!
La la la la la la la la la la!
Ah, che bel vivere,
che bel piacere
che bel piacere
per un barbiere
di qualità
di qualità !
Ah, bravo Figaro!
Bravo, bravissimo;
Bravo!
La la la la la la la la la la!

E' il testo de Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In questa opera Figaro è un barbiere ma anche un factotum della città al quale il conte d'Almaviva chiede di aiutarlo a conquistare il cuore della bella Rosina. Se è esistito è il più famoso barbiere della storia. Questa mattina ci pensavo mentre ero dal mio barbiere.

I barbieri un tempo non si limitavano solo a tagliare barba e capelli ma erano dei chirurghi, dei cerusici. Gabriele D'annunzio in una sua novella, intitolata Il cerusico di mare,  narra  di un intervento, andato male, di uno di questi antesignani dei nostri chirurghi. Il loro compito, come quello degli odierni medici, è in fondo quello di asportare il male, la parte malata, la parte marcia, il tumore e lasciare la parte sana. Gli odierni parrucchieri e barbieri hanno conservato secondo me un rapporto con questo loro passato ed è un po' come se sfoltissero i pensieri insani, malati, pesanti. Rendono così la testa molto più leggera, perché alleggeriscono i pensieri dalla zavorra. Anche grazie all'aiuto di riviste di gossip che si possono leggere nell'attesa del proprio turno. Sfogliandole mi sono imbattuto nelle cosiddette fidanzate del premier. In particolare una di loro ha colpito la mia attenzione: Lucia Rossini, fotografata dal cellulare di Barbara Montereale. La si può vedere nella foto in alto in testa a questo post. Ha il phon in mano. Una con un cognome così, come quello di Gioacchino Rossini, non può che essere una benefattrice. E' una parrucchiera, bingo! Ecco cosa ci fanno tutte quelle donne nella residenza del nostro presidente del consiglio: si occupano della sua capigliatura, in tempo spoglia, come quella di Schifani che fino a poco fa sfoggiava il suo riporto. Ed ho capito perché quelle donne gli sono state introdotte da Tarantini, che si occupa di sanità, di protesi. Cosa sono, in realtà, i nuovi capelli di Berlusconi se non un problema sanitario, qualcosa che gli mancava e che ora gli è ricresciuta?

Tarantini è il nuovo Figaro.

Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
donne, ragazzi,
vecchi, fanciulle:
Qua la parrucca
Presto la barba
Qua la sanguigna
Presto il biglietto
Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
tutti mi vogliono,
tutti mi voglionoooooooo