Vai al contenuto

2

immagine_post_sondaggioIn questo post ci occuperemo di come lanciare con un sondaggio gratuito online. Vi spiegherò come promuovere il vostro ebook ancor prima che sia finito e avere già una buona lista di contatti a cui distribuirlo e che poi vi tornerà utile nel momento in cui avrete bisogno di feedback, recensioni, condivisioni ecc. Capiremo perché farlo e vedremo step by step come muoversi. Ciò che sto per raccontarvi è il frutto di una recente esperienza personale a riguardo della promozione del mio ebook sul Problem Telling, l'arte di risolvere i problemi raccontandoli. La sua mission è quella di fare di ogni problema una grande storia. Per fare questo il Problem Teller parte da un determinato problema e inizia a definirlo nelle sue parti principali, grazie al problem setting, l'arte di definire i problemi prima di risolverli. Una volta definito il problema inizia lo storytelling, il racconto del problema. Il Problem Telling è un ponte tra il problem solving da una parte e lo storytelling.

...continua a leggere "Come lanciare un ebook con un sondaggio"

cubeNel post di oggi impareremo a risolvere qualsiasi problema, di qualunque natura esso sia: nella vita, nel lavoro, in azienda, nelle relazioni. Nessuno escluso.

Conosco già la prima obiezione: «a cosa serve questa domanda? A cosa serve chiedersi come risolvere un problema? Non serve a niente, è completamente inutile, perché se io incontro un problema lo risolvo e amen. Perché mai dovrei stare lì a farmi pippe mentali. Io affronto il problema e lo risolvo. Non c'è bisogno né di questa né di altre domande. Se possibile, poi, i problemi io li evito, di sicuro non vado a cercarmeli. Uno non se li deve proprio porre, i problemi. Crearseli è il vero problema. E se non te li crei sei a posto o quasi. Qualsiasi problema è una scocciatura, una fregatura e le persone che li creano vanno allontanati. Perché già i problemi arrivano da soli, figuriamoci se qualcuno porta altri problemi. E peggio ancora se uno comincia a farsi delle strane domande».

...continua a leggere "Come risolvere qualsiasi problema"

1

scaletta
Rope Ladder, Ishikawa Ken

Questo problema non riesco a risolverlo, non posso, è più forte di me, non ho le forze per superarlo! Tutti quelli che hanno pensato questo di fronte a qualche contrattempo lo hanno dipinto come qualcosa di più grande di loro. Così hanno finito con il percepirlo come un muro che non possono scavalcare e quindi si sono sentiti imprigionati. E chi si sente in catene rischia di trascinarle per tutta la vita nell'afflizione e nella frustrazione. Proprio una brutta storia! Quanta gente si sente impotente, incapace di uscire da certe situazioni! E quel che è più triste è che molti non provano nemmeno a fare qualcosa. Ma c'è una buona notizia e cioè che quei muri che sembrano sbarrarci la strada in realtà sono più piccoli di noi e quindi possiamo saltarli o scavalcarli. Sono anni che raccolgo le migliori tecniche sul problem solving e ne ho persino approfondito e ridefinito una di cui parleremo più avanti. Perciò oggi voglio parlare di ben cinque strumenti facili da applicare, che non solo ci aiutano a superare ogni problema ma che addirittura se applicati con costanza ci portano molto in alto nella capacità di costruirci un grande successo. Iniziamo subito con alcune osservazioni.

...continua a leggere "Come essere più grandi dei propri problemi"

1

Teatro Turco
Teatro turco - Wikipedia - Karagöz. Dal teatro così da come tutte le arti possiamo apprendere delle tecniche per raccontare la nostra storia. Grazie ad essa trasformeremo i nostri problemi in narrazioni che tutti vorranno condividere, grazie al Problem Telling.

C'era una volta un cantastorie, ma non un cantastorie qualunque. Encho, questo era il suo nome, era famoso in tutto il Giappone per la sua bravura nel raccontare le storie. Era così commovente e coinvolgente che se raccontava di una guerra andava a finire che dovevi difenderti dalla spada degli avversari, dai loro colpi, perché finivi dentro al campo di battaglia anche tu. Un giorno Encho incontrò Yamaoka Tesshu, un laico che aveva quasi raggiunto la totale padronanza dello Zen. Questi gli disse: «Raccontami la storia del Bambino Pesca. Mia madre da bambino me la raccontava sempre così bene la sera che a metà del racconto stavo già dormendo. Raccontamela come sapeva fare lei». Encho non raccolse subito la sfida. Prese del tempo per prepararsi, parecchi mesi, e poi tornò da Yamaoka. Ma non appena iniziò quest'ultimo gli disse che non andava bene. Allora Encho tornò a studiare e ci provò di nuovo. Ma ogni volta Yamaoka gli diceva che non era  bravo come sua mamma. Così passarono cinque anni di continue prove fino al giorno in cui Encho imparò a raccontare la storia come la mamma di Yamaoka Tesshu.

Encho non poteva, all'inizio, raccontare le storie come la mamma del maestro zen perché lui lo faceva per altre orecchie. Le mamme, infatti, narrano delle fiabe o cantano la ninna nanna ai loro bambini per risolvere un problema: farli addormentare. Il nostro cantastorie non ci riesce fino a quando non capisce, non definisce per bene che cosa deve ottenere con la sua arte. Un problema all'inizio è come il bruco che un po' alla volta si trasforma in una splendida farfalla, cioè una bella storia che possiamo raccontare. A ben guardarlo questo bruco tiene in sé tutti gli elementi che lo porteranno a trasformarsi. Occorre solo un poco di tempo e un po' di travaglio e il gioco è fatto, anche se all'inizio non ci crediamo.

Perciò dobbiamo far sì che i nostri problemi si trasformano in ciò che sono destinati ad essere: storie da raccontare agli altri. Ognuno di noi ha le sue storie. Sapete perché? Ognuno ha un problema e la storia nasce appunto da un problemaPensiamo a Romeo e Giulietta: senza il problema dell'opposizione delle rispettive famiglie al matrimonio dove sarebbe la storia? Ma a parte questo grande classico del teatro, quante volte è capitato di leggere un racconto o un romanzo o di vedere un film e dire: ma le stesse cose capitano a me, questa storia avrei potuto raccontarla anche io!

...continua a leggere "Risolvere problemi raccontandoli. Guida al Problem Telling."

1

Google.

Tanti utenti cercano informazioni sul tic nervoso agli occhi dell'attore Enzo De Caro, beniamino del pubblico sin dai tempi de La Smorfia con Troisi e Arena, in questo periodo in onda su Rai Uno con la serie tv Provaci ancora prof. Io non sono un medico e quindi non mi addentro in questioni che attengono alla sua salute. E poi semmai è lui che dovrebbe parlarne, se ne ha voglia. Finché non lo fa è un'invasione della sua privacy. Da parte mia devo esprimere tutto la mia ammirazione per questo artista che si sta spendendo eroicamente e stoicamente: un esempio per tutti. Tuttavia è significativo che questo problema sia tra i più cercati su Google. Vuoi perché si tratta, è evidente, di un personaggio famoso e vuoi perché è amato da tanti. Si tratta di una grande conferma del fatto che ricorriamo a questo ormai preponderante motore di ricerca per saperne di più in pratica su qualsiasi argomento.

Quando abbiamo un problema che facciamo, infatti? Chiediamo a Google, è ovvio! Ci mettiamo davanti al suo campo di ricerca e digitiamo la nostra domanda. Se, per esempio, vogliamo saperne di più sugli immigrati digitiamo "problema immigrazione" oppure se i piccioni ci hanno infestato il balcone scriviamo "problema piccioni" oppure se qualcosa non va con il partner eccoci alle prese con "problema coppia". Il gigante di Mountain View è diventato il nostro grande problem solver, il primo a cui chiediamo consigli, informazioni, spiegazioni. Quando non c'era eravamo costretti ad andare da amici ed esperti. Ora prima di tutto facciamo un giro in rete per schiarirci le idee. Questo rappresenta una grande opportunità. Il passo successivo è il corretto approccio ai problemi, la loro definizione e la loro trasformazione in qualcosa di utile, persino di vincente. Come possiamo imparare tutto questo?

...continua a leggere "Dalla ricerca in Google al racconto del problema"

1

Pulp Fiction Tarot: I The Magician
Pulp Fiction Tarot: I The Magician (Photo credit: Billy Ray Jr.)

"Sono il signor Wolf, risolvo problemi". Si presenta così Wiston Wolf, il personaggio di Pulp Fiction che Marsellus Wallace invia per far fronte a un casino che due suoi scagnozzi hanno combinato: hanno sparato alla testa di un ostaggio mentre erano in auto e quindi si ritrovano per strada con sangue e pezzi di cervello sui vetri e sui sedili rischiando, così, di essere notati e arrestati. Si può vedere nella clip sopra come affronta la faccenda e rimette a posto tutto. Dura dieci minuti e ne vale proprio la pena. Anche perché, offre molti stimoli per un buon problem solving che possiamo fare nostri e utilizzare in tanti contesti. Io ne ho notati alcuni ma sono sicuro che voi ne tirerete fuori degli altri che vi sarei grato se scriveste nei commenti. Si tratta di finzione, è chiaro, ma questo film in questo punto è esemplificativo e ci illustra molti suggerimenti. Ecco quelli che ho visto io:

...continua a leggere "Risolvere problemi come il signor Wolf di Pulp Fiction"

3

Emergency stop
Emergency stop. Esa L.

Come si gestisce un'emergenza? Come si affrontano i problemi di un'emergenza come il terremoto? Che cosa fa un problem solver  in situazioni come queste?

Quando hai un'emergenza sbaglia, vai avanti, fai presto. Poi però analizza la situazione e fai interventi a monte del problema.

...continua a leggere "Come gestire le emergenze"

1

Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur
Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur. Credit: Raphaël Thiémard.

Continuo a parlare di cambiamento a seguito di alcuni articoli che ho letto sul Falling Walls, conferenza che si tiene ogni anno a Berlino. In questo mio post cerco di spiegare come riuscire a ottenere quei cambiamenti personali che ci sembrano spesso difficili.

Quali muri devono ancora cadere? A Berlino durante l'edizione 2011 del Falling Walls scienziati ed esperti di diverse discipline ne hanno descritti alcuni come il muro della guerra, il muro che limita l'evoluzione, il muro dell'inizio del tempo ed altri.  Una sintesi di tutti gli interventi la si può trovare in un articolo di Luca De Biase.  Tra di essi Elke U. Weber ha parlato del muro della resistenza al cambiamento.  Se ci sono muri da abbattere, da una parte, dall'altra le persone non amano il cambiamento, in genere: perché preferiscono lo status quo. Questo in estrema sintesi l'intervento della professoressa colombiana. Hanno addirittura paura di cambiare. Noi tutti sappiamo, ad esempio, che dobbiamo cambiare la nostra alimentazione, che dobbiamo fare esercizio fisico, che dobbiamo cambiare alcune nostre abitudini ma non lo facciamo. Un mio prozio, per fare un altro esempio, è morto per un cancro ai polmoni molto probabilmente causato dalle tante sigarette che fumava. Eppure fino all'ultima ora non ha mai smesso un istante di fumare.  Tra il cambiare e il non cambiare scegliamo quasi sempre quest'ultima opzione. Bisognerebbe, invece, invertire la scelta. Soprattutto a livello personale, che è più difficile. A livello politico, infatti, quando arriva l'ora del cambiamento persino l'invincibile Berlusconi può essere costretto alle dimissioni.

...continua a leggere "I muri e il cambiamento"

1

monete
Credit: Lodigs.

Ieri ho scritto un elogio del piccolo cambiamento, che è un invito a imparare a compiere piccoli cambiamenti (dipendenti da noi) e ad approfittare dei grandi cambiamenti (indipendenti da noi) rivolto prima di tutto a me stesso e poi ai venticinque lettori del blog. Avevo promesso, però, di spiegare quali sono i passi per ottenere qualche piccolo cambiamento nella propria vita. Ve li propongo oggi attraverso questo decalogo. Questi dieci punti, lungi dall'essere un vademecum psicologico perché non ne ho le competenze, sono per me altrettanti percorsi su cui lavorare che magari possono essere d'aiuto ad altri a parte me.

  1. Informarsi e confrontarsi. E' una delle prime cose da fare quando si vuole ottenere un cambiamento. Vogliamo, ad esempio, andare in palestra? Cerchiamo di sapere quali palestre ci sono in città, cosa propongono, quanto si paga, ecc. Lo stesso dovremmo fare per le nostre abitudini o per gli altri cambiamenti: informazioni, informazioni, informazioni. E qualche parere per schiarirci le idee.
  2. Essere realistici. Occorre guardare in faccia la situazione. Senza una diagnosi precisa e spietata di una situazione non conosceremo a fondo come stanno le cose e sprecheremo tempo prendendo le decisioni sbagliate. Se devi affrontare un problema sappi che la maggior parte delle persone non sa neanche definirlo un problema, come si può immaginare quindi di affrontarlo? Occorre, prima di tutto, un buon setting del problema.
  3. Capire cosa c'è da cambiare e in che modo. Non tutto è da buttare via. Concentriamoci su cosa va curato e cerchiamo gli strumenti, le terapie adatte. Altrimenti finiamo per "buttare il bambino con l'acqua sporca".
  4. Capire cosa si salva e va bene. Ricordarsi dei propri successi, delle cose che ci piacciono o che almeno sono soddisfacenti ci dà un poo' di quella autostima necessaria a non abbatterci. Non solo: magari ci suggerisce la strada per nuovi successi.
  5. Fare i conti con i propri limiti. Potremmo anche dire: non fare il passo più lungo della tua gamba. Perché altrimenti avrai uno strappo muscolare, ti farai male e dovrai fermarti. All'inizio vai piano, così magari dopo chissà potrai allungare i passi, visto che sarai più allenato.
  6. Dare continuità ad aspirazioni, progetti, nuove abitudini. Se ogni giorno ricominciamo daccapo e ci buttiamo in una nuova impresa e l'indomani siamo già stanchi e facciamo altro dubito che andremo lontano.
  7. Fare un passo alla volta. Certe volte presi dalla foga di voler cambiare tutto e subito ci mettiamo a correre o facciamo diecimila cose tutte insieme. Ma il nostro cervello non ci segue, si affatica. Ne abbiamo già parlato ieri.
  8. Trovare il coraggio di provare. A volte non impariamo a nuotare perché abbiamo paura dell'acqua, non amiamo perché abbiamo paura del rifiuto, non ci buttiamo perché non abbiamo fiducia negli altri o in noi stessi.
  9. Pensare a delle alternative. Non le vediamo? Immaginiamole,. sforziamoci, inventiamo, sogniamo, basta che mettiamo in moto il cervello, che inizi a guardare alla situazione da altri punti di vista. In questo ti è molto d'aiuto il pensiero laterale.
  10. Provare a mischiare le carte. In certe mani di gioco con le carte perdiamo o vinciamo di brutto, specie a scopa, perché le carte sono un po' troppo accoppiate perché non sono state mischiate bene dopo la mano precedente. Se le mischiamo, invece, dovremo affidarci al caso che è un vero, grande motore di cambiamento se impariamo ad approfittarne.

Che ne pensi di questi dieci suggerimenti? Cosa aggiungeresti, cosa toglieresti, cosa modificheresti? Fammelo sapere nei commenti. Grazie.