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Quando è accaduto che avete prenotato la vostra ultima vacanza in una città? Che cosa avete percepito? E soprattutto che cosa ricordate? C'è qualcosa in particolare che vi ha spinto a tornare presso l'albergo o il bed & breakfast dove avete soggiornato? C'è qualche ricordo dentro di voi delle emozioni provate? Tutto questo e altro fa parte di ciò che potremmo definire Urban Experience e cioè l'esperienza di vacanza che singolarmente o insieme a degli amici o con la famiglia abbiamo passato in una località urbana. Essa riguarda tutte le emozioni che abbiamo vissuto in questa occasione, ciò che abbiamo provato, se ci siamo divertiti o annoiati, se abbiamo fatto qualcosa che ci piaceva o piuttosto abbiamo un po' subito quel che ci passava il convento, se abbiamo fatto questa vacanza perché gli altri ci volevano andare o se è stata una nostra precisa scelta. Di questo e di altro ancora si occupa l'Urban Experience e in questo post capiremo di che cosa si tratta e perché sta per rivoluzionare le vacanze in città.

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bambino_bolle_saponeChe cosa avete fatto stamattina quando vi siete svegliati? Quale piede avete messo per primo a terra? Oppure vi siete alzati usando tutti e due i piedi? E dopo avete fatto colazione, magari con qualcosa di nutriente? Vi siete lavati? Avete letto le email, le notizie, ecc.? Poi siete andati al lavoro, avete fatto una corsa o accompagnato i figli a scuola? Ognuno di noi, già da quando apre gli occhi dopo aver dormito di notte, ha i suoi rituali quotidiani. Essi non si svolgono solo in casa nostra ma in molti posti. Ad esempio in caserma il protocollo richiede l'alzabandiera mattutino. A scuola c'è l'appello. Anche i religiosi hanno i loro rituali, anzi dovremmo dire che soprattutto loro li onorano o sono tenuti a farlo. La loro stessa vita è basata sui riti. Infatti cominciano la giornata con le lodi mattutine, poi la messa. Perché tutti questi rituali? Essi, innanzitutto, ci servono a svolgere la nostra vita, a fare le cose in maniera ordinata, senza che ci dimentichiamo qualche cosa di importante. Ma li usiamo anche per una esigenza di comunicazione e quindi,alla fine, di spettacolo vero e proprio. La ragione di tutto questo è che la nostra stessa mente è un teatro, il nostro stesso cervello è composto da un palco, una galleria, quinte: è un vero e proprio edificio teatrale. Al suo interno si svolge una rappresentazione con tanto di copione, pubblico, applausi, ecc. La buona notizia è che sfruttando tutto questo noi possiamo fare il nostro show: possiamo dirigere le attività della nostra vita dove più vogliamo. Vi sto parlando di un potente strumento che viene utilizzato da attori, psicoterapeuti, problem solver: il "Magico Come Se".  Già in un precedente post abbiamo parlato di un altro efficace strumento costituito dagli occhi e quindi dallo sguardo che utilizzano tutti questi professionisti e quelli che io chiamo i "Problem Teller" e cioè tutti quelli che usano il Problem Telling, l'arte di risolvere i problemi raccontandoli. Il Problem Telling unisce le tecniche del problem solving a quelle del racconto e della recitazione. Il "Magico Come Se" è uno strumento utilizzato proprio in quest'ambito. Matteo Rampin nel suo libro Arte della scena e problem solving ne parla ampiamente a partire dalle sue fonti primarie che sono san Paolo e Pascal che invitano i fedeli a comportarsi come se avessero fede, anche se all'inizio non ce l'hanno perché è proprio questo "come se" che fa la differenza. È un efficace strumento di transizione che noi a volte già utilizziamo quando ad esempio diciamo: «Vabe' andiamo a vedere questo evento a cui sono stato invitato, non  ci credo, non mi piace però facciamo come se mi interessasse». Lo utilizziamo anche quando ad esempio diciamo: «Perché no?». Magari ci viene presentata un'opportunità di business come un invito ad un evento di network marketing. Forse siamo scettici, non ci crediamo, forse non ci vogliamo andare però diciamo a noi stessi: «Perché no?». Io ho conosciuto due grandi leader che usano questa forma di entrata automatica qual è il Multi Level Marketing appunto. Anche loro all'inizio non pensavano che si guadagnasse granché, che non ne valeva la pena. Si tratta di Carlos Calçada Bastos e Alfio Bardolla che ora sono president team in una multinazionale del network marketing e che devono a questa attività parti molto importanti del loro patrimonio. Loro sono passati dall'essere scettici all'inizio, dal rifiuto proprio, all'essere dei milionari grazie al "Magico Come Se".

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cubeNel post di oggi impareremo a risolvere qualsiasi problema, di qualunque natura esso sia: nella vita, nel lavoro, in azienda, nelle relazioni. Nessuno escluso.

Conosco già la prima obiezione: «a cosa serve questa domanda? A cosa serve chiedersi come risolvere un problema? Non serve a niente, è completamente inutile, perché se io incontro un problema lo risolvo e amen. Perché mai dovrei stare lì a farmi pippe mentali. Io affronto il problema e lo risolvo. Non c'è bisogno né di questa né di altre domande. Se possibile, poi, i problemi io li evito, di sicuro non vado a cercarmeli. Uno non se li deve proprio porre, i problemi. Crearseli è il vero problema. E se non te li crei sei a posto o quasi. Qualsiasi problema è una scocciatura, una fregatura e le persone che li creano vanno allontanati. Perché già i problemi arrivano da soli, figuriamoci se qualcuno porta altri problemi. E peggio ancora se uno comincia a farsi delle strane domande».

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terremoto Amatrice
Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice.

Possono le catastrofi, di qualunque natura esse siano, insegnarci qualcosa? Possiamo imparare da esse per metterci al riparo quando si ripetono? Si può apprendere da un terremoto a riorganizzare l'urbanistica e gli stili di vita per conviverci? In diverse parti del mondo come la California e il Giappone questo avviene. In Italia, molto di meno. Al ripresentarsi di terremoti e alluvioni, infatti, ci strappiamo le vesti, urliamo contro le istituzioni, ci commuoviamo per poi tornare alla vita di prima. Ma, se vogliamo, a livello personale almeno, abbiamo l'occasione per imparare tanto.

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scaletta
Rope Ladder, Ishikawa Ken

Questo problema non riesco a risolverlo, non posso, è più forte di me, non ho le forze per superarlo! Tutti quelli che hanno pensato questo di fronte a qualche contrattempo lo hanno dipinto come qualcosa di più grande di loro. Così hanno finito con il percepirlo come un muro che non possono scavalcare e quindi si sono sentiti imprigionati. E chi si sente in catene rischia di trascinarle per tutta la vita nell'afflizione e nella frustrazione. Proprio una brutta storia! Quanta gente si sente impotente, incapace di uscire da certe situazioni! E quel che è più triste è che molti non provano nemmeno a fare qualcosa. Ma c'è una buona notizia e cioè che quei muri che sembrano sbarrarci la strada in realtà sono più piccoli di noi e quindi possiamo saltarli o scavalcarli. Sono anni che raccolgo le migliori tecniche sul problem solving e ne ho persino approfondito e ridefinito una di cui parleremo più avanti. Perciò oggi voglio parlare di ben cinque strumenti facili da applicare, che non solo ci aiutano a superare ogni problema ma che addirittura se applicati con costanza ci portano molto in alto nella capacità di costruirci un grande successo. Iniziamo subito con alcune osservazioni.

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Tre libri per i problem solver
I tre libri che non devono mai mancare per risolvere ogni problema.

Un problema? Basta superarlo, magari come facciamo con una macchina che ci sta davanti: ci buttiamo a sinistra, acceleriamo, ed è fatta. Anche nel traffico cittadino, se troviamo qualche ostacolo cerchiamo di svicolarlo il prima possibile, anche infrangendo il codice della strada. O, al limite, strombazziamo finché l'ingorgo non si scioglie. Per questo quando negli annunci di lavoro leggiamo che tra i requisiti richiesti c'è l'attitudine al problem solving pensiamo di essere i candidati ideali, diamo per scontato di avere questa qualità. Perché noi, mica siamo quelli che li creano i problemi, noi siamo quelli che li risolvono, e subito anche, all'istante. Noi sappiamo sempre quello che dobbiamo fare, in qualsiasi momento. E se non ci riusciamo la colpa non è nostra, è di chi non ci ascolta, di nostra moglie, dei figli, dello stato, delle condizioni in cui ci siamo trovati, ecc. E se i problemi che credevamo risolti si ripresentano è perché, è evidente, c'è qualche complotto cosmico che sta tramando contro di noi, altrimenti perfetti problem solver. A noi ci dovrebbero pagare perché sappiamo alla perfezione cosa fare alla guida della nazionale di calcio, del governo dei ministri, delle nazioni unite. Se al mondo ci fossero più persone come noi staremmo tutti in pace, saremmo tutti ricchi e chi rompe le scatole sarebbe subito sistemato. Se la pensate così, buon per voi, non avete bisogno del resto di questo post. Dovete solo andare avanti, farvi ascoltare in qualche modo oppure pregare Dio che non vi mandi teste di minchia nella vostra vita.

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Three Figures
Free picture; three, figures
www.public-domain-image.com.

Non ci piace soffrire. Non ci piace essere infelici. Non ci piace sopportare dei pesi per tutta la vita. Eppure soffriamo, siamo infelici e ci trasciniamo i problemi per tanto, tanto tempo. Pensiamo di vivere una vita particolare, diversa dagli altri, che quel che accade a noi non accade a nessuno. Siamo pronti a giurare che una vita così complessa e intricata come la nostra non ce l'ha nessuno. Perciò crediamo che sbrogliare la matassa delle nostre situazioni sia difficile, se non impossibile. Crediamo di vivere la vita che le circostanze, i nostri irrimediabili modi di essere, gli errori a cui non si può più ovviare, l'influenza degli altri ci fanno vivere. Metteremmo la mano sul fuoco per sostenere che i margini di cambiamento siano molto ridotti se non inesistenti. Ci candidiamo così a un'esistenza grama e che in molti casi porta a enorme stress e malattie.

Se l'idea che le cose possano stare in modo diverso non vi sfiora nemmeno non serve leggere il resto di questo post. Restate nella vostra valle di lacrime, con tutto il rispetto per la vostra vita. Se, invece, pensate che un altro punto di vista è possibile potrete trarre grandi benefici da quel che sto per dirvi. Io provengo da una situazione di depressione latente protrattasi per tanti anni, da due tragedie familiari come la scomparsa prematura di mio fratello a 20 anni e la più recente morte di mia mamma, anch'essa prima del tempo, visto che un tumore ce l'ha portata via a 64 anni. Ho avuto per tanto tempo problemi relativi al lavoro, ai soldi, al sovrappeso ecc. Ero un perfetto candidato all'alcolismo, alla solitudine, al malessere fisico e psichico. Eppure da qualche anno a questa parte mi sono apparse luminose e calorose possibilità nell'antro freddo e buio in cui mi ero cacciato.

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La cicala e la formica
Credit: Wikipedia.

Te la ricordi la favola della formica e della cicala, che racconta di una formica che accumulava le briciole, i semi e tutto ciò che trovava per tutta l'estate mentre la cicala se la spassava a cantare sugli alberi tutto il tempo? Ti hanno anche raccontato che arrivato l'inverno la cicala non aveva nulla da mangiare ed era costretta a chiedere del cibo alla formica che, invece, ne aveva una bella scorta? Sin da bambino ti è stato insegnato che se vuoi mangiare devi andare a lavorare, non devi oziare, devi essere produttivo... Ma tu, vuoi davvero essere una formica in un formicaio? Vuoi essere un piccolo ingranaggio, senz'arte né parte, di un gigantesco sistema? Vuoi trascinare briciole finché ne hai la forza? Se è questo che vuoi rimani con la versione della favola che ti è stata raccontata e per il tuo bene non continuare a leggere questo post.

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Mazinga-Veliero-Sentiero
Occorre tornare bambini per visualizzare i nostri obiettivi e capire come raggiungerli.

Costruire un robot che doveva intervenire durante rapine, furti e altre attività criminali per acchiappare i delinquenti. Da piccolo ero così ossessionato da Ufo Robot, Mazinga Zeta e Jeeg Robot d'acciaio che decisi di realizzarne uno. Perciò iniziai a fare disegni per capire che aspetto doveva avere, di che armi dotarlo, come farlo muovere. Cominciai anche a fare ricerche sul tipo di carburante da utilizzare. Ci pensai bene, doveva essere economico perché soldi non ne tenevamo. E quindi mi avvicinai alla fotosintesi clorofilliana: da lì volevo trarre l'energia necessaria. Ovviamente non volevo portare a termine questo progetto da solo. Chiamai degli amici con i quali individuammo anche un terreno poco frequentato dove ci mettemmo a scavare una buca per la nostra base sotterranea. Ci impegnammo per mesi in queste attività suddividendo i nostri compiti e perseguendo un programma distinto per fasi. Avevamo otto anni circa e già ci rendevamo conto di dover pianificare per raggiungere il nostro scopo.

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Google.

Tanti utenti cercano informazioni sul tic nervoso agli occhi dell'attore Enzo De Caro, beniamino del pubblico sin dai tempi de La Smorfia con Troisi e Arena, in questo periodo in onda su Rai Uno con la serie tv Provaci ancora prof. Io non sono un medico e quindi non mi addentro in questioni che attengono alla sua salute. E poi semmai è lui che dovrebbe parlarne, se ne ha voglia. Finché non lo fa è un'invasione della sua privacy. Da parte mia devo esprimere tutto la mia ammirazione per questo artista che si sta spendendo eroicamente e stoicamente: un esempio per tutti. Tuttavia è significativo che questo problema sia tra i più cercati su Google. Vuoi perché si tratta, è evidente, di un personaggio famoso e vuoi perché è amato da tanti. Si tratta di una grande conferma del fatto che ricorriamo a questo ormai preponderante motore di ricerca per saperne di più in pratica su qualsiasi argomento.

Quando abbiamo un problema che facciamo, infatti? Chiediamo a Google, è ovvio! Ci mettiamo davanti al suo campo di ricerca e digitiamo la nostra domanda. Se, per esempio, vogliamo saperne di più sugli immigrati digitiamo "problema immigrazione" oppure se i piccioni ci hanno infestato il balcone scriviamo "problema piccioni" oppure se qualcosa non va con il partner eccoci alle prese con "problema coppia". Il gigante di Mountain View è diventato il nostro grande problem solver, il primo a cui chiediamo consigli, informazioni, spiegazioni. Quando non c'era eravamo costretti ad andare da amici ed esperti. Ora prima di tutto facciamo un giro in rete per schiarirci le idee. Questo rappresenta una grande opportunità. Il passo successivo è il corretto approccio ai problemi, la loro definizione e la loro trasformazione in qualcosa di utile, persino di vincente. Come possiamo imparare tutto questo?

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Balancing on the Brink
Paxson Woelber ."Balancing on the Brink." Eagle Peak summit, Chugach Mountains, Alaska.

Se vuoi iniziare qualcosa comincia dalla sua fine. Sembra una frase paradossale, però non lo è. Semmai questa è la prassi per iniziare dal punto più vantaggioso: la riduzione dei rischi. Perché mai dovremmo ridurli e come è quel che cerco di spiegare in questo post.

Qual è la prima cosa che facciamo quando dobbiamo lavarci le mani? Aprire l'acqua? Insaponarci gli arti? In pochi controllano che ci sia la carta o l'asciugamano o l'aria calda per asciugarsi, a seconda di dove siamo. Spesso finiamo per cercare di estrarre con le mani gocciolanti i fazzoletti di carta in tasca, se ad esempio siamo in una toilette pubblica. E se in una situazione tranquilla, dove tutto è sotto controllo, facciamo questo immaginiamo cosa accade in altri contesti. Pensate siano in molti quelli che danno un'occhiata alle previsioni del tempo e alle condizioni del traffico prima di incamminarsi? Oppure pensiamo a chi si accinge a scrivere un articolo o un libro. Perché mai dovremmo cominciare dalla fine, cioè dall'indice? Quello viene dopo. Eppure Umberto Eco nel suo libro Come si fa una tesi di laurea scrive:

Una delle prime cose da fare per cominciare a lavorare su una tesi di laurea è scrivere il titolo, la introduzione e l'indice finale – e cioè esattamente quelle cose che ogni autore fa alla fine. Il consiglio sembra paradossale: cominciare dalla fine? Ma chi ha detto che l'indice vada alla fine? In certi libri è all'inizio, in modo che il lettore possa farsi subito un'idea di quel che troverà leggendo.

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1017301_357226557738302_1477078856_nCom'è difficile mettere d'accordo le persone! Quanto è duro prendere decisioni in un gruppo! Che fatica andare d'accordo! Sembra che la partecipazione e la condivisione di idee siano un'utopia. Quante volte i migliori progetti sulla carta si scontrano con opposizioni, rifiuti, chiusure? Oppure chi non ha assistito ad una riunione di condominio, ad esempio, che, quasi sempre, finisce con l'essere accompagnata da forti contrasti e discussioni?

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I problemi? Tiri la prima pietra chi non cerca di scansarli, come se fossero una tremenda malattia! Tutti cerchiamo di evitarli, bypassarli, eluderli. Anche nel linguaggio quotidiano spesso ripetiamo: "non c'è problema" o "non ci sono problemi". Trattiamo questi ultimi come ospiti indesiderati da non accogliere o addirittura da cacciare di casa. Ci professiamo come uomini o donne senza macchia, senza problema. Per noi il problem solving è l'arte del ladro che sfugge a tutte le polizie del mondo con facilità. Ci sentiamo degli Arsenio Lupin. Oppure, dall'altra parte, ci sentiamo vittime dei problemi, come se una congiura fa sì che siano riservati tutti a noi. Solo la loro presenza ci fa gridare alla sfiga cosmica. Il nostro ideale, il nostro paradiso è un posto dove va tutto liscio, senza intoppi, senza nodi che vengono al pettine. E se qualcuno si permette di presentarci uno o più problemi subito lo gettiamo tra i lebbrosi.

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mappa mentale febbraio 2015
Mappa mentale - Agenda - Febbraio 2015.

Questa qui sopra è la mappa mentale che ho disegnato per organizzare la mia agenda per il mese di Febbraio 2015. Se non conosci questa potente tecnica ti consiglio proprio di impararla. Attento a non confondere una mappa mentale con una concettuale, ci sono molte differenze. Come puoi vedere è fatta di disegni, rami e parole. Al centro c'è l'argomento di cui essa si occupa: in questo caso l'agenda del mese. Ho usato un'immagine che ricorda il periodo che mi interessava: febbraio. Poi, man mano, ho inserito le parole chiave attraverso delle ramificazioni che si possono leggere in senso orario, a partire dalla prima in alto a destra: in questo caso il teatro che, dopo, ho suddiviso in ulteriori sotto-argomenti. Altrettanto ho fatto per gli altri aspetti che intendevo pianificare: blog, progetto partersheep, l'ebook.

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Stress
Stress (Photo credit: topgold)

Oggi vi propongo una breve citazione tratta da È  facile smettere di preoccuparsi se sai come farlo di Allen Carr, lo stesso autore del best seller internazionale  È  facile smettere di fumare se sai come farlo. Ho già letto un suo libro sul controllo del peso che mi ha giovato molto. Ora sto leggendo questo altro testo sulle preoccupazioni e lo consiglio a tutti. Gli lascio la parola.

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