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warDi fronte al perpetuarsi di una situazione internazionale dalle cupe tinte del sangue raggrumato sui marciapiedi e preso atto dell'incapacità dei governi di dar vita a misure per controbilanciare il saettare delle pallottole impazzite,

scendo in campo contro me stesso, contro la parte meno evoluta, più violenta, più oscura, più ottusa della mia personalità. A nulla valsero l'educazione scolastica e quella familiare che non scongiurarono ciò che ha reso Giuseppe Vitale un individuo pericoloso per se stesso e per la società. Anche gli insegnamenti del cattolicesimo scivolarono via sopra questa persona che, passata la stagione delle religiosità, tornò a pratiche di vita e di comportamento licenziose e irriferibili. Le sue idee stanno minando da dentro ogni buona prassi di convivenza sociale.

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GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo&...
GIULIO ANDREOTTI (1919 – 2013), il "divo" della Prima Repubblica italiana (Photo credit: The PIX-JOCKEY (photo manipulation))

Avevo in mente di scrivere stamattina una poesia con versi più o meno ironici sulla morte di Andreotti, avvenuta ieri. Avevo in mente solo il titolo, però, In morte di Giulio Andreotti e pensavo sarebbe stata una vaga parodia di In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni. N'è uscita invece quella che mi azzardo a chiamare una poesia istantanea o, più modestamente, un testo tra il serio (poco) e il faceto (molto). Vi do soltanto tre indicazioni per passaggi che potrebbero non essere chiari. La Lucina a cui faccio riferimento nella quarta stanza è la piazzetta di Roma dove si trova l'archivio del politico di cui vi sto parlando. Se non sbaglio deve essere stato per anni il suo ufficio. Se non è così me ne scuso ma immagino, con licenza poetica, che abbia partorito là dentro quei mostri come i governicchi e quel debito pubblico che tanto condizionano ancora la politica dei giorni nostri. Inoltre il suo amico dei tempi dell'Università e Aldo Moro. Infine quando parlo di brigatisti che si appostarono mi riferisco al fatto che le brigate rosse prima di rapire Moro pensarono ad Andreotti. Ecco a voi In morte di Giulio Andreotti.

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Bergoglio e Ratzinger - Titanic
Papa Bergoglio e Papa Ratzinger in crociera.

Gli ha detto sì 'na ser 'e magg. Ratzinger è venuto in elicottero mentre Bergoglio lo aspettava. I due si amano da tempo e hanno ora coronato il loro sogno d'amor. Due cuori e una capanna, in Vaticano. Papa Francesco per restare più vicino a Papa Benedetto ha rinunciato ad abitare nell'appartamento apostolico. I due, infatti, ora vivono uno a pochi metri dall'altro. La speranza è che questa love story continui, che non finisca come nella celebre canzone napoletana 'Na ser 'e magg in cui ad un certo punto la coppia si divide, lasciando nello sconforto uno dei due partner. Anche perché fonti vaticane riferiscono che i due sono raggianti, felici proprio. Soprattutto il papa tedesco che appare in buona forma, riposato, pronto per la convivenza. Riescono così a coronare un disegno preparato da tempo. Si scopre solo oggi, infatti, che la rinuncia al soglio pontificio di Benedetto XVI è stata portata avanti per consentire a Bergoglio di diventare papa ed abitare nelle mura vaticane. Galeotta fu una crociera tra i due. Ora, incuranti delle malelingue e dei benpensanti, non avranno remore a mostrarsi in pubblico mano nella mano com'è stato a suo tempo per Carlo e Camilla. Sono una coppia perfetta con il tedesco dominante e l'argentino più masochista. Intanto, a questo punto, presto un'altra coppia potrebbe fare outing e convivere: Giovanardi e Buttiglione.

Rigoletto
Rigoletto (Photo credit: Wikipedia)

La lista del governo di Rigoletto è stata resa pubblica. Rigoletto, il presidente del consiglio, ha predicato competenza. Ed è stato pignolo in questo, persino pedissequo. Tra i requisiti ha preteso l'appartenenza onomatopeica al dicastero assegnato. Saccomanni, uno che c'ha le mani nel sacco va all'economia. Non fa una piega. Un inquietante Al Fano va agli interni. E dove poteva stare una che di cognome fa Cancellieri se non alla giustizia? Universitari e ricercatori, poi, andranno tutti in Carrozza, letteralmente. Alle pari opportunità Idem. Non ne senso della stessa cosa, ma che c'è la campionessa olimpica Josefa Idem. Agli esteri va la Bonino così che quando ci chiederanno: come va con il caso dei Maro'? Eh così così, bonino insomma. Mancava solo al ministero del lavoro un Ecchitelopassa, un Campacavallo ai beni culturali e Maramao Perché sei morto alla salute e  la lista sarebbe stata completa. Non saranno tempi facili per questo governo, sarà un tempo da Lupi che, guarda caso, sta ai trasporti. Questo è garanzia che male che va ci muoveremo a branchi, andremo a caccia di bestiame, ritorneremo ai tempi della lupa capitolina e dei due bambocci furbi che le succhiano il latte e la storia ricomincerà.

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Letta - Rigoletto
Enrico Lettra - Rigoletto

Rigoletto è capo del governo.  D'altronde chi meglio di lui può interpretare il nuovo verbo berlusconiano: «Non importa chi guida il governo...». Chiunque va bene purché chi amoreggiava con la bella figlia dell'amore o con altre fanciulle possa continuare a farlo.  Il fido Rigoletto si sacrifica e cerca anche di proteggere la sua amata figliola. In questo remake del Rigoletto il libretto è stato scritto da Berlusconi e D'Alema. Sono loro i duchi che continuano a tramare e a salvare i loro privilegi. Rigoletto si ritroverà ancora una volta con la figlia uccisa nel finale del terzo atto. E sarà di nuovo complice, suo malgrado. Pure stavolta crederà di salvarla e invece contribuirà alla sua fine.

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Vignetta attentato Brindisi
Ciao Melissa.

Le migliori armi per uscire dalle situazioni più difficili, quelle che sembrano senza uscita sono la satira e l'ironia. Sono potentissime, più della bomba che il 19 maggio è scoppiata a Brindisi. Perciò oggi vi propongo quelli che secondo me sono i migliori tweet scritti sull'argomento.

Il tweet appena citato si riferisce ad un post di Beppe dal titolo Brindisi, cui prodest? Post condivisibile ma Grillo se l'è cercata, non credete?

Che dire poi dei tanti commenti ed interventi di esperti di varia natura ospitati da trasmissioni come Quarto Grado et similia?

Man mano che passa tempo c'è dunque scetticismo sulla possibilità di prendere presto esecutori e mandanti (si spera) dell'attentato. Leggete qui di seguito:

Morboso anche l'insistenza sul video dell'attentatore, non trovate?

Ricordate poi la puntata di Amici andata in onda il 19 maggio a dispetto del buon senso?

Per ora sembra che siamo scampati al plastico di Bruno Vespa su Brindisi, per fortuna, ma non è mica ancora detto. Allora meglio lanciargli questo anatema:

Nell'ultimo tweet che vi propongo non poteva mancare un riferimento ad Albano intervenuto sull'attentato sia al TG4 sia a Quarto Grado.

E a voi quali tweet vi sembra che siano efficaci su questo argomento? Citateli pure nei commenti.

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Rocco Buttiglione
Rocco Buttiglione (Photo credit: Wikipedia)

Nel post di ieri vi ho lasciati con la promessa che oggi vi avrei suggerito dei peccati da commettere nei giorni feriali perché questi ultimi sono i giorni dei peccatori. Altrimenti la domenica non hai nulla di cui pentirti e non potrai quindi dirti cristiano. Oltretutto peccare è un magnifico modo per superare la noia durante tutta la settimana. Eccovi dunque sei bei peccati tutti da commettere, sei belle tentazioni. Può darsi che ne abbiate già commessa qualcuna e questo vi fa bene. Ad ogni modo l'elenco che segue può essere usato come esame di coscienza prima della confessione. Un esercizio spirituale. Ma mi raccomando, prima di farlo peccate bene.

  1. Hai contravvenuto al diktat di Bagnasco e quindi hai votato per un movimento dell'antipolitica? Ti puoi salvare solo con l'otto per mille alla chiesa cattolica.
  2. Non hai ancora chiesto niente a loro nonostante gli spot in televisione? Vaglielo a chiedere ma se scopri che gli anziani non vogliono stare con le suore ma in una casa di appuntamenti per carità non dirlo a nessuno.
  3. Continui ad usare il preservativo? Pentiti! E' colpa tua se persino il papa ha iniziato a dire che in alcuni casi è giustificato. Dove andremo a finire...
  4. Guardi i video porno? Ma allora vuoi diventare cieco. Guardati don Matteo così recuperi la vista.
  5. Sei omosessuale e/o difendi i gay e le lesbiche? Hai una sessualità disordinata, deviata. Devi guarirne. Prendi esempio dai sacerdoti, fulgidi esempi di ordinata sessualità.
  6. Anche tu hai preteso che la chiesa paghi l'IMU? Ma allora sei uno scomunicato. Puoi salvarti soltanto votando alle prossime elezioni per Rocco Buttiglione.
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La società dei magnaccioni
La società dei magnaccioni. Credit: Filippo Ricca.

Che satira fai in tempi di crisi? La domanda andrebbe rivolta al grandissimo Dario Fo. Oppure potremmo rivolgerci anche a Michele Serra e alla sua satira preventiva e a Vauro. Chi è più esperto di loro, chi ci ha scommesso di più su la propria vita e la propria carriera? Potremmo anche rivolgere la stessa domanda a Daniele Luttazzi, grande esiliato della televisione italiana, o a Beppe Grillo, ancora più esiliato di lui. Si potrebbe anche sentire Crozza in merito.  Ma non sarei sicuro che alla stessa domanda saprebbe rispondere con competenza Birignao, o Birignano, o Brignano. Basta guardare il suo pezzo sui costi della casta. Non credo ci sia bisogno di dire molto: contenuti triti e ritriti, battute facili, ed invettive strappa-applausi. Quel che più mi colpisce è la banalizzazione delle vere questioni. Che cosa voglio dire? Provo a spiegarlo con questo mio video. Io la satira non la so fare, intendiamoci. Forse non so nemmeno cosa sia. Ma la invoco. Buona visione.

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Lucia Rossini
Lucia Rossini nel bagno di palazzo Grazioli a Roma fotografata dal cellulare di Barbara Montereale.

Largo al factotum della città
Largo!
La la la la la la la la la la!
Presto a bottega che l'alba è già .
Presto!
La la la la la la la la la la!
Ah, che bel vivere,
che bel piacere
che bel piacere
per un barbiere
di qualità
di qualità !
Ah, bravo Figaro!
Bravo, bravissimo;
Bravo!
La la la la la la la la la la!

E' il testo de Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In questa opera Figaro è un barbiere ma anche un factotum della città al quale il conte d'Almaviva chiede di aiutarlo a conquistare il cuore della bella Rosina. Se è esistito è il più famoso barbiere della storia. Questa mattina ci pensavo mentre ero dal mio barbiere.

I barbieri un tempo non si limitavano solo a tagliare barba e capelli ma erano dei chirurghi, dei cerusici. Gabriele D'annunzio in una sua novella, intitolata Il cerusico di mare,  narra  di un intervento, andato male, di uno di questi antesignani dei nostri chirurghi. Il loro compito, come quello degli odierni medici, è in fondo quello di asportare il male, la parte malata, la parte marcia, il tumore e lasciare la parte sana. Gli odierni parrucchieri e barbieri hanno conservato secondo me un rapporto con questo loro passato ed è un po' come se sfoltissero i pensieri insani, malati, pesanti. Rendono così la testa molto più leggera, perché alleggeriscono i pensieri dalla zavorra. Anche grazie all'aiuto di riviste di gossip che si possono leggere nell'attesa del proprio turno. Sfogliandole mi sono imbattuto nelle cosiddette fidanzate del premier. In particolare una di loro ha colpito la mia attenzione: Lucia Rossini, fotografata dal cellulare di Barbara Montereale. La si può vedere nella foto in alto in testa a questo post. Ha il phon in mano. Una con un cognome così, come quello di Gioacchino Rossini, non può che essere una benefattrice. E' una parrucchiera, bingo! Ecco cosa ci fanno tutte quelle donne nella residenza del nostro presidente del consiglio: si occupano della sua capigliatura, in tempo spoglia, come quella di Schifani che fino a poco fa sfoggiava il suo riporto. Ed ho capito perché quelle donne gli sono state introdotte da Tarantini, che si occupa di sanità, di protesi. Cosa sono, in realtà, i nuovi capelli di Berlusconi se non un problema sanitario, qualcosa che gli mancava e che ora gli è ricresciuta?

Tarantini è il nuovo Figaro.

Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
donne, ragazzi,
vecchi, fanciulle:
Qua la parrucca
Presto la barba
Qua la sanguigna
Presto il biglietto
Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
tutti mi vogliono,
tutti mi voglionoooooooo

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Campagna.sanvito
Campagna.sanvito (Photo credit: Wikipedia)

Non c'è solo la pizzica ballerina e canterina. Esistono altre forme e tra queste la pizzica "triste e muta" che, a dispetto del suo nome, è un vero e proprio carnevale che si esprime con il teatro attraverso cunti e culacchi. Il mio spettacolo Mistero Salentino ne ha recuperati alcuni e di tanto in tanto li propongo al pubblico. Prossimo appuntamento il 13 agosto a San Vito dei Normanni.

Il morso della taranta a volte non riusciva ad essere curato attraverso le ispezioni musicali dei vari musicanti che venivano chiamati a casa dei pizzicati. A volte accadeva che la musica non fosse di alcun aiuto e addirittura i suonatori venissero invitati ad andarsene. E’ il caso, ad esempio, di Filomena, così come ce lo riferisce Ernesto De Martino in La terra del rimorso (Il Saggiatore), che “non era stata morsa da una taranta ‘ballerina’ o ‘canterina’ o ‘libertina’ e perciò non ballava, non si sentiva stimolata da canti gai, non si abbandonava a mimiche lascive: si trattava solo di una taranta ‘triste e muta’, che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d’animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre”.  Questo genere di tarantati non traevano alcun beneficio dalle tammorre e dagli altri strumenti musicali, non riuscivano a trovare il ritmo giusto e non si sentivano stimolati dai colori. De Martino dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”. C’erano casi di tarantati che erano fuori tempo rispetto al ritmo della taranta, che gettavano via i nastri e gli stracci colorati, che gettavano via con stizza le immagini dei santi Pietro e Paolo. E’ il caso, ad esempio, di Michele, pescatore di diciotto anni di Nardò. Si trattava per lo più di casi maschili. Bisogna ricordare, tra l’altro, che il tarantismo non fu un fenomeno che riguardava solo le donne, visti i numerosi casi di tarantati maschi.

Il cattolicesimo ha cercato di incanalare questo fenomeno pagano come è accaduto in tanti altri casi. De Martino stesso assiste il 28 e il 29 giugno del 1959 a ciò che avviene nella cappella di San Paolo a Galatina con alcuni tarantati che si volle curare senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Quel che l’equipe di ricercatori vede viene descritto in termini di “caleidoscopio in frantumi”: “inerti abbandoni al suolo, agitazioni psicomotorie incontrollate, atteggiamenti di depressione ansiosa, scatti di furore aggressivo, e ancora archi isterici, lenti spostamenti strisciando sul dorso” ecc. In simili occasioni alcuni tarantati agitavano i pugni contro il portone, contro le immagini sacre, salivano sui tabernacoli e si lasciavano andare ad atti di isteria. Altri pizzicati ancora davano vita a delle vere e proprie rappresentazioni sceniche. Siamo quindi nel carnevale delle società di anciéne regime, il carnevale del mondo alla rovescia. E’ in un contesto come questo che nascono i culacchi: “racconti satirici salentini, a volte di spirito anticlericale, che hanno origine nella notte dei tempi, e che ricordano tanti gli episodi dell’Aretino, del Rabelais o del Bandello” (quinta di copertina di Lu nanni orcu, raccolta curata da Alfredo Romano per Besa).

Cunti e culacchi dello spettacolo Mistero salentino, storie di santi, di matti e di gatti sono dunque espressione della pizzica “triste e muta”, segno di una taranta diversa, che trova solo nella narrazione orale la sua cura, la sua via di sfogo, quella verità che Marianna di Anguillara Sabazia, la nonna di Ascanio Celestini, o Mimina di Ceglie Messapica, mia nonna, o le altre nonne del salento conoscevano bene e raccontavano ad altre donne e ragazzini. Significativo che io tenga questo spettacolo a San Vito dei Normanni che è uno dei paesi dove si è affermata la tradizione dei barbieri violinisti e di tutto quel filone che viene chiamato "pizzica de core" nella quale è preponderante la parte musicale con gli strumenti a corda.  Nel feudo, dunque, di gruppi come quelli de La Taricata, che porta avanti questa tradizione musicale, mi permetto di portare una pizzica che non è né ballerina né canterina, ma satirica, carnascialesca, parlantina.

L'appuntamento con lo spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti è per le ore 21 del 13 agosto 2011 in Largo Monsignor Passante (anche noto come piazzetta dell'Arciprete) a San Vito dei Normanni (Brindisi) in occasione della terza edizione di Rezzica, la festa della rezza e della pizzica. Lo spettacolo sarà intervallato dalle danze del gruppo Danzare d'Amore.

Per questo evento è disponibile il comunicato stampa.

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.
Giuseppe Vitale in Mistero Salentino. Foto di Annamaria Papadia.

Ciucciu cacaturnisi, il ciucciu cacasoldi, è uno dei cunti più noti nella tradizione popolare salentina. Narra di un bambino molto piccolo che nella notte dei tempi aveva tante sorelle piccole anch'esse, la madre, ma che non aveva il padre. Quindi tanti erano gli stenti, tanta era la fame in questa famiglia. Il piccolo decise allora di andare per il mondo a cercar fortuna. Così facendo incontrò un vecchio al quale narrò la sua storia. Questo vecchio gli regalò un ciuccio cacasoldi, un asino, cioè, che a comando sapeva cagare tanti soldi d'oro e d'argento. Il bimbo non credette ai suoi occhi, ringraziò il vecchio, prese con sé l'asino pensando d aver finalmente fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma stava arrivando la notte, era pericoloso per lui e il suo ciuccio, stare per strada, alla mercé dei briganti. Decise allora di farsi dare ospitalità in un convento. Il monaco chi li ospita però durante la notte sostituisce l'asino del ragazzino con un altro asino del convento che era uguale nell'aspetto ma che non aveva nessun potere di culo. Inizia così questo racconto popolare che prosegue con altre peripezie, ma che non manca di giungere al lieto fine.

Straordinario racconto perché i nonni di un tempo potessero tener buoni i loro nipoti, in realtà esso rivela una grande componente satirica anticlericale, come molti dei cunti e dei culacchi (racconti satirici più brevi del cunto) di tradizione popolare. Ma è anche metafora di tutte quelle piccole imprese memorabili che all'inizio stentano perché qualche disonesto approfitta dell'ingenuità e della bonarietà altrui, carpendo la fiducia dei malcapitati.

Per questi ed altri motivi ho deciso di inserire questo cunto all'interno dello spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti. Ve lo propongo oggi in attesa di vedervi ospiti magari, miei cari frequentatori del blog, sabato 13 Agosto nella piazzetta dell'Arciprete (ironia della sorte) di San Vito dei Normanni (Brindisi) per la terza edizione di Rezzica, la festa della rezza (una stuoia che fa da tenda esterna alla casa) e della pizzica.

Headshot di Martin Gommel
Headshot di Martin Gommel

Stamattina mi sono imbattuto nella lettura di Istruzioni per non essere fanatici di Roberto Casati su Domenica, l'inserto domenicale de Il Sole 24Ore. E ho quindi subito infranto la prima regola dei fanatici: non leggere mai giornali, nel malaugurato caso di farsi influenzare da opinioni altrui, fino ad arrivare alla deprecabile abitudine di capire addirittura il pensiero degli altri. In quanto aspirante del fanatismo tu ti guarderai da tutto questo che costituisce l'anticamera del male.

Ad ogni modo, caro o cara neofita del fanatismo, voglio darti dieci regole sicure per mantenerti sulla retta via del settarismo. I primi sei punti sono suggeriti dall'articolo stesso che ho citato. Gli altri quattro sono mie aggiunte. Inutile dirti che non puoi discutere nessuno di questi punti, che dovrai impararli a memoria e considerarli dei comandamenti ai quali in nessun caso potrai venir meno. L'articolo di Roberto Casati, che dovrai guardarti bene dal leggere, parla di una fantomatica ricerca della conferma che noi tutti frequentatori dei social network cercheremmo attraverso i "sistemi di raccomandazione": quando ci viene raccomandato un libro, un amico, ecc.  E' come se tutti noi fossimo intrappolati sempre di più nelle nostre convinzioni, opinioni e visioni del mondo dai meccanismi del web che ci fanno rinchiudere sempre di più nelle nostre preferenze, nei nostri gusti, nei nostri orientamenti. Ma tu cara o caro partigiana o partigiano del pensiero unico sai bene che è questo l'unico sostegno, l'ultimo baluardo ad un mondo pieno di confusione, dove gli assoluti stanno cadendo come le statue durante le rivoluzioni. Eccoti allora un breve vademecum per rimanere saldo in quel che credi e che crederai per sempre:

  1. Tenete la porta chiusa al caso. Non fare mai click per caso, non aprire mai una email per caso, non accettare mai un'amicizia per caso. Il caso è un tarlo che ti mangerà il cervello con i dubbi e gli orizzonti che ti aprirà e che quindi potrebbe sconvolgerti. Uomo avvisato mezzo salvato.
  2. Fottetevene del perché vi raccomandano questo o quell'amico, questo o quel libro. E' follia pura il consiglio di Roberto Casati di rendere "esplicita la strategia alla base della raccomandazione". A voi la causa non interessa, accettate e basta.
  3. I nostri avversari sono brutti, sporchi e cattivi sempre e comunque, solo perché avversari, solo perché osano non essere d'accordo con noi. Chi non è con noi è contro di noi.
  4. Non siate diplomatici, prendetevi quel che volete. Il rito precederebbe il mito ci ricorda Casati. Noi sappiamo invece che se una donna ci piace, ad esempio, non ha nessun diritto di respingerci. Oltretutto le donne devono restare sottomesse agli uomini. Il corteggiamento è roba da debosciati.
  5. Non traete mai esempio dalla scienza. Il metodo scientifico e la razionalità non solo non servono ma sono addirittura pericolosi. Questo si vede dai risultati: dove ci sta portando la razionalità scientifica se non a sempre ulteriore debolezza?
  6. Evitate di esporvi ai dati e ai casi che non confermano il vostro punto di vista. Se non lo confermano a che può servirvi? Vi portano sulla cattiva strada. Il mondo andrebbe molto meglio se avesse un unico punto di vista. Non prendete esempio da quel cattivo maestro che nel film L'attimo fuggente invita gli studenti a salire sulla cattedra per "guardare le cose da angolazioni diverse".
  7. Il terzo non è mai dato. Di fronte ad un bivio esistono solo due alternative, mai una terza. Il mondo è diviso in due: alto o basso, giorno o notte, bianco o nero. Non fate l'errore di leggere il capitolo Tertium non datur di Paul Watzlawick in Di bene in peggio dove orrore degli orrori un certo Wokurka "non riuscirebbe nemmeno a fare l'aspirante suicida. Sarebbe capacissimo di trovare un tertium anche all'alternativa tra continuare a vivere e suicidarsi". Quando il mondo era diviso in due blocchi si stava molto meglio.
  8. Avete più ragione degli altri, non c'è alcun dubbio. Sappiamo benissimo cosa pensano gli altri, ancora prima che parlino. Anzi, c'è di più: noi sappiamo cose che loro che non hanno il coraggio di esprimere. Non serve discutere. La ragione di questo, è che se anche siamo tutti uguali ci sono alcuni più uguali degli altri. Animal farm docet.
  9. Usate solo il pensiero verticale. Mai, in nessun caso, dovete incuriosirvi al pensiero laterale. Non leggete il libro di Edward de Bono, Il pensiero laterale (Bur). Seguite la logica consequenziale, le deduzioni ovvie, le definizioni.
  10. Evitate come la peste le nuove idee che sono il virus che potrebbe portarci tutti alla morte, all'estinzione. Appena vedete una nuova idea non solo non dovete incuriosirvi ma dovete evitare con ogni mezzo il suo diffondersi.
A questo decalogo aggiungo una raccomandazione: perseverate e non arrendetevi mai. Nemmeno quando avrete perso tutti i vostri amici. La meta, dovreste saperlo, è il martirio. Se continuerete su questa via un giorno potrete sparare su una folla di studenti o farvi esplodere in qualche posto significativo. Ma anche se non arriverete a queste sublimi vette potrete essere ad esempio un o una docente ferma di polso, che evita ogni disordine nella sua scuola, oppure un o una dirigente che sa amministrare con inquadrando tutto e tutti e così via. Diventerete inflessibili come il procuratore ne La metamorfosi di Franz Kafka. Nessuno avrà niente da ridirvi. Come potrebbe?

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Giuseppe Vitale in Mistero Salentino
Mistero Salentino a Taranto (Taranto Lider)

La Festa dei Popoli 2011, importante manifestazione di solidarietà organizzata da Huipalas, è la festa dei popoli, non di un popolo, ma di tanti popoli e quindi non di una sola identità ma di tante identità che non restano da sole, isolate, ma che comunicano tra di loro,  che si trasformano, che diventano identità altre.  A Mesagne, dove farò tappa mercoledì 15 giugno 2011, inizierò il mio spettacolo con una fiaba che viene dall'America Latina in cui tre cacciatori perdono appunto la loro identità, persino la loro umanità. Poi però ne trovano una nuova, recuperando quanto di primordiale avevano, grazie all'aiuto degli altri. Voglio cominciare da essa perché è una storia sulle identità che si recuperano e che si trasformano. In questo ci si porta dietro la propria cultura, quella cultura popolare che in alcune parti del mondo è ancora viva, come accade in buona parte per la cultura salentina e in parte messapica ancora presenti nel sud della Puglia. E' su di essa che si basa quel Mistero Salentino che prende in prestito dal ben più noto Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame parte del titolo ma anche la formula dello spettacolo della coppia Fo-Rame: una serie di racconti orali, satirici, giullareschi che di volta in volta i due recitavano e recitano secondo una scaletta che poteva variare anche di molto da un'occasione all'altra.  E' quel che più o meno mi accade a secondo delle persone che incontro e del posto in cui vado.  Perché, alla fine, il teatro per me è celebrazione di un rito ogni volta diverso, nuovo, vivo.

Sono contento di aver aderito a questa bella iniziativa dell'associazione Huipalas così impegnata in progetti nel sud del mondo soprattutto a Korogocho, slum di Nairobi (Kenya), e che di recente ha acquisito la storica bottega del mondo di Mesagne che ben conosco e che non poco ha compiuto negli ultimi anni nel mondo del commercio equo e solidale. Spero che le storie che racconterò abbiano lo stesso profumo di bellezza dei prodotti di quella bottega.

Disegno con narratore di storie

Dopodomani, giovedì 9 giugno, sarò all'Enò Wine Bar di Taranto per uno degli appuntamenti di Riconversione Culturale del comitato Taranto Lider. Mi hanno chiesto una presentazione che voglio condividere con i lettori del blog.

Mi chiamo Giuseppe Vitale, ho 37 anni e sono figlio di un ex operaio dei cantieri navali Tosi a Taranto, che qualche volta ha lavorato anche per l’Italsider, oggi Ilva. Lasciato quel mondo mio padre ha trovato la sua nuova vita nell’arte, affinando soprattutto l’arte dell’aerografo che un po’ gli ricorda la pistola a spruzzo con cui verniciava le fiancate delle navi.

Vivo in una terra  dove molti miei coetanei e persone più giovani di me lavorano all’Ilva, se non fanno i militari, visto che sono i posti di lavoro più gettonati. Io che ho fatto l’obiettore di coscienza e che non ho mai presentato domanda per lavorare nelle acciaierie ho dovuto cercare sempre difficili alternative. Una di queste, su cui ormai insisto da anni, è quella di raccogliere e raccontare le storie e le situazioni della mia terra o di altri sud del mondo. Un po’ per esorcizzare quei mostri che compaiono e minano la nostra esistenza e che possono essere “lu nanni Orcu”, piuttosto che gli usurpatori del nostro destino. Ne è nato uno spettacolo di cunti, culacchi, leggende popolari che si chiama Mistero Salentino, dove la tradizione medievale dei misteri, diventata barocca dopo la dominazione spagnola, si stempera nella risata, in una sorta di “rito alla rovescia”, figlio del mondo alla rovescia del carnevale, della satira.

Ho eretto domicilio in quella che chiamo “Tarantopoli”: una sorta di unica megalopoli tra Taranto e Napoli, i cui vicoli, le cui strade, i cui palazzi, la cui gente cerco di frequentare ogni volta che posso, per seguire un sempre più forte istinto, un richiamo della foresta: foresta perché per una intera vita precedente sono rimasto estraneo, ma le radici mi riportano alla Grande Madre, a succhiare i seni di Mar Piccolo e Mar Grande a Taranto o a lasciarmi cullare sopra Castello dell’Ovo a Napoli. E in questa “città della taranta” che scommetto di crescere perché me ne sento figlio, dove il morso che ho ricevuto non sfocia in musiche e coreografie colorate come nella “pizzica de core”, la pizzica con numerosi strumenti a corda: piuttosto appartengo al mondo della pizzica triste e muta, quella pizzica che a discapito della sua malinconia produce quell’affabulazione che conoscono bene i Griot africani un po’ narratori e un po’ sacerdoti e che mi rimette in pace con il mondo nei momenti di rabbia e frustrazione.

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Ultima modifica del post: 28 Giugno 2015.

Locandina del film "Federico l'oritano"
Locandina del film "Federico l'oritano". A cura degli amici della lanterna di Oria.

Quest'oggi cari amici, soprattutto di Oria, sono orgoglioso di presentarvi un nuovo grande progetto che riguarda la cittadina tutta. Si tratta del kolossal Federico l'oritano in cui reciterò accanto a Russel Crowe e che ricostruirà lo stretto rapporto tra Federico II, il puer apuliae, e la nostra cittadina. Ho concesso in esclusiva agli amici della lanterna di Oria un'intervista che racconta alcuni particolari sulla sceneggiatura e sul cast. Ecco una delle domande che mi sono state rivolte.

Alcuni critici hanno attaccato il suo film definendolo un falso storico. Cos'ha da dire?

Le fonti ci hanno tramandato con certezza non solo la presenza di Federico II ad Oria ma anche una sua lunga permanenza nel borgo. Infatti fece bandire il torneamento tra i rioni della città nel 1225, anno in cui come tutti sanno sposò Iolanda di Brienne. L'imperatore stesso partecipò ai giochi non in veste di cavaliere, questo sì un falso, ma in qualità di atleta per la specialità detta "della pertica". Le cronache dell'epoca parlano di un Federico II capace di arrampicarsi con ben miglior sagacia di un felino lungo la corda alla cui sommità viene issata la bandierina. Anche negli anni successivi alla sua permanenza ci furono degli atleti molto bravi in questa specialità che erano tutti figli clandestini del sovrano. E' molto probabile che Tonino Pertica, forse il più abile atleta in questa prova fino a qualche anno fa, sia un suo discendente.

Il resto dell'intervista si può leggere nel post del blog degli amici della lanterna di Oria.