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occhi del Problem TellerQual è la prima azione che fate davanti a un problema? Quando avete un ostacolo davanti a voi qual è la prima decisione che dovete prendere? Il passo iniziale da fare è guardare, osservare il problema. La condizione ideale è quella di isolarlo come si può fare con una palla appesa a un albero di natale come dice Edward Hodnett nel suo libro L'arte di risolvere i propri problemi perché se il problema potete guardarlo da tutte le angolazioni possibili siete nella situazione migliore per esaminarlo. Gli occhi sono un elemento da subito importante di fronte a una difficoltà da affrontare. Ma c'è di più: lo sguardo è una vera e propria arma che si può utilizzare per rimproverare i figli, ad esempio, per sedurre i possibili partner, ipnotizzare i pazienti come faceva Milton Erickson, per incutere paura come sanno bene i gangster e i criminali, per indurre il pentimento. Come non ricordare la notte in cui Pietro rinnegò per tre volte Gesù. Il Vangelo di Luca racconta che a un certo punto Gesù guardò Pietro che pianse amaramente.

Un problema va guardato come una palla dell'albero di Natale. Condividi il Tweet

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primo giorno di scuola

Oggi, 12 settembre 2016, inizia l'anno scolastico in diverse regioni d'Italia. Nelle altre le scuole iniziano a ricevere gli alunni nei giorni seguenti. Prima di tutto credo che per loro e per gli insegnanti sia una gran bella emozione, anche laddove a scuola ci si va un po' a malincuore, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studi. Ci si chiede quali persone s'incontreranno, se ci saranno tutti i compagni dell'anno precedente, quali insegnanti faranno lezione, ecc. Ci si chiede anche cosa succederà, che cosa s'imparerà, se l'anno scolastico sarà faticoso o meno.  C'è però una domanda che più di tutte può aiutarci a vivere al meglio questa esperienza: come cominciare bene l'anno scolastico? Essa può far cambiare davvero l'esito dello stesso andare a scuola per tutti: chi insegna, chi studia, chi accompagna i figli. Ciascuno ha il suo compito, il suo ruolo in quel che sembra uno spettacolo collettivo. Questo lo sapeva bene Edmondo De Amicis che in Cuore, a proposito del primo giorno di scuola, scrisse:

Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivano la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro.

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Vancouver Film School.
Vancouver Film School.

Gli inizi dell'autunno sono il periodo in cui molti studenti sono alle prese con la scelta della scuola a cui iscriversi, se non l'hanno già fatto prima. In queste settimane riprendono anche i corsi di recitazione per attori. Siccome ne esistono una infinità ed è difficile per un aspirante attore capire a quale iscriversi e perché ho deciso di preparare un post che serva da guida, da orientamento. La gran parte dei consigli che vi troverete viene da esperienze personali mie o di colleghi. Faccio l'attore dal 2003 e mi confronto con corsi e workshop da frequentare da molto prima. All'inizio anche io ho finito per perdere tempo in alcuni corsi che proprio non andavano bene. Poi, con l'esperienza, ho capito come selezionarli. Spero che possa illuminare il vostro cammino e vi invito dopo la lettura dell'articolo a dire la vostra.

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Videata Voci
Videata dello spot di Voci nella Notte.

Ma 'ndò vai
se la banana non ce l'hai?
bella Hawaiana
attaccate a sta banana...

cantavano Mimmo Adami (Alberto Sordi) e Dea Dani (Monica Vitti) in Polvere di stelle. Emuli di questo capocomico e di sua moglie soubrette, riproponiamo un po' il clima di quel film non fosse altro per una velata malinconia di alcuni pezzi musicali che compongono l'inizio e il finale di Voci nella Notte, monologhi e canzoni di atmosfera e non, lo spettacolo collettivo che ha debuttato a Francavilla Fontana lo scorso 18 settembre, e che ora tornerà in replica nella stessa città venerdì 9 e a Taranto domenica 11 ottobre.

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Voci a Francavilla
Il gruppo delle Voci durante il debutto a Francavilla Fontana.

Una volta andai a teatro con un amico che non ci era mai stato. Era preoccupato perché non aveva mai visto uno spettacolo di prosa. Era stato spettatore di un concerto di musica lirica e aveva notato che c'erano alcuni rituali da osservare: vestirsi in un certo modo, applaudire in momenti precisi, ecc. Perciò mi chiese come doveva comportarsi, che regole c'erano da rispettare. Non voleva fare brutta figura, al suo debutto da ospite per la prima volta nella casa teatrale. I suoi timori erano quelli di battere le mani fuori tempo, di lasciare la sala anzitempo, ecc. Questo accade a tutti quelli che si recano in un posto in cui non sono mai stati. Ma succede anche a coloro che pur essendo già stati in un luogo, assistono a qualcosa di diverso, a un evento nuovo. C'è chi si abbandona alla curiosità e perciò vi si immerge senza nessuna difficoltà.  C'è, chi, invece resta ad osservare a lungo cercando di carpirne i meccanismi. C'è chi, addirittura, non è lieto per le novità e preferisce starsene a casa.  C'è chi, infine, fa delle ricerche per saperne qualcosa almeno, prima che lo spettacolo abbia inizio. Ed è per questi ultimi che scrivo una breve guida per sapere come muoversi all'interno di questa nuova creatura del teatro che è Voci nella Notte, che sarà replicato il 9 Ottobre 2015 a Francavilla Fontana. Così da poterne approfittare al meglio.

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L'ensemble di Voci della Notte mentre prepara lo spettacolo.

Manca un solo giorno al debutto di Voci nella Notte, monologhi e canzoni di atmosfera e non. Domani, 18 settembre 2015, alle ore 21 nel Castello Imperiali di Francavilla Fontana sedici artisti vi accoglieranno prima nel cortile e poi nelle proprie dimore. Nelle piccole sale dell'edificio, infatti, gli attori, in coppie, presenteranno i propri monologhi. Dopo l'intervista breve di ieri, vi propongo l'audio di una chiacchierata più lunga tenuta davanti ai microfoni di Radio Punto Sud in cui Chicco Passaro ed io rispondiamo alle domande del conduttore Maurizio Urgese. Ne abbiamo approfittato per descrivere nei dettagli tutte le dinamiche dello spettacolo. Inoltre abbiamo parlato per una ventina di minuti sull'interazione tra i teatranti e gli spettatori, sulla dignità di questi ultimi, troppo a lungo trascurata. Maurizio a un certo punto lancia il concetto di teatro al contrario, in riferimento alla conclusione dello spettacolo stesso: siamo noi stessi, gli artisti, che salutiamo e usciamo, lasciando gli astanti là dove stanno, nel cortile, punto di partenza di tutto. Ragionando su questo ne abbiamo approfittato per dire un po' la nostra sulla situazione del teatro  in Italia, sul suo rapporto con i media e tanto altro ancora. Al termine Chicco ha voluto lanciare un'anticipazione che qui non vi svelo. Ascoltatela insieme a tutta l'intervista. Chiedo scusa se nella prima parte non si sente bene la voce di Chicco, c'è stato un problema audio poi sistemato nel corso della diretta.

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locandina spettacolo
Locandina dello spettacolo.

Venerdì 18 settembre al Castello Imperiali di Francavilla Fontana debutta uno spettacolo di teatro e canzoni in cui sono gli spettatori stessi a scegliere i monologhi da vedere, due alla volta, che si terranno in contemporanea in più luoghi. Lo spettacolo si chiama Voci nella notte e fa parte di quegli spettacoli che restituiscono dignità allo spettatore che non è più un anonimo e silenzioso signore che se ne sta seduto a subire quel che succede. Seguirà, invece, la coppia di artisti che più lo attirano, che più lo stuzzicano. E al termine potrà scegliersi altri due ancora. E prima e dopo i monologhi assisterà a delle performance collettive in cui protagoniste saranno delle canzoni interpretate con grande maestria da alcuni solisti. Voci nella notte riprende, migliorandola, la formula di precedenti spettacoli collettivi. In questo caso molta cura è stata messa nella confezione dell'evento che non è solo una cornice ma che è essa stessa spettacolo. Inoltre ciascun artista cerca di attirare il suo pubblico e collabora con gli altri per la buona riuscita e per dirigere il flusso delle persone.

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giuseppe_giullareIl 18 agosto torna Mistero Salentino, il mio spettacolo di storie di santi, di matti e di gatti al Fuorirotta di Campomarino di Maruggio. Sono sempre contento ogni volta che le racconto perché sono vive, godono di una forza, queste storie, che si rinnova in ogni occasione. Questo dipende dal fatto che si tratta di cunti e culacchi appartenenti alla nostra tradizione che si sono tramandate di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di corpo in corpo. Alcune di esse me le raccontava mia nonna Mimina, altre come Guerin Meschino e Recchi di ciucciu le devo a degli amici che a loro volta ne sono eredi, altre ancora le ho trovate su pubblicazioni online o in libreria. Magari sono state dimenticate, magari non si conoscono più e allora grande è la mia responsabilità nel ridare loro la possibilità di far parte ancora del nostro quotidiano, in un'epoca in cui ben altri divertimenti ci intrattengono. Esse però continuano a divertirci in un modo ignoto ai più. Il segreto sta nei suoni, spesso onomatopeici, di cui sono fatte. Non appena iniziano a propagarsi sotto forma di parole appartenenti ai dialetti dell'alto salento tanta è la meraviglia di grandi e piccini che non si aspettano di essere coinvolti in un concerto vero e proprio, anche se non c'è musica. Qualcosa di analogo succedeva ai tarantati che non riuscivano ad essere curati dai musicisti, che non trovavano il ritmo. La loro cura consisteva nelle tiritere, nei culacchi e nei cunti veri e propri che facevano nella cappella di Santu Paulu a Galatina.

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Mercato di Napoli - 1970
Napoli (NA), 1970, Mercatino di Via Foria. Foto di Fiore Silvestro Barbato.

Dove sono i veri maestri del teatro? Dove sono quelli che hanno da insegnarci davvero qualcosa a proposito di questa antica arte? Ce lo racconta il regista Krzysztof Warlikowski nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro che si celebra oggi, 27 marzo 2015:

I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché.

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Italiano: Deposizione (particolare 2) Caravagg...
Deposizione (particolare 2) Caravaggio: Vaticano, Pinacoteca Vaticana (Photo credit: Wikipedia)

In questo blog sto dedicando molta attenzione al ciclo di lezioni-spettacolo di Dario Fo e Franca Rame sulla storia dell'arte. Sono in corso più iniziative di cui potete sapere di più nel post L'arte secondo Fo, terzo Vitale. Una di queste è la sintesi della puntata per chi non ha potuto vederla o vuole rileggerne o rivederne dei passaggi. Ad esempio è disponibile quella su Picasso.

Oggi, però, visto che su Il Fatto Quotidiano è già presente un ottimo ed esaustivo riassunto vi rimando ad esso. Preferisco approfittare della vostra attenzione per parlare, invece, di uno dei temi toccati da Dario Fo, quello del realismo. Lo si ritrova durante la spiegazione della Deposizione nel sepolcro. In esso il Merisi utilizza una serie di espedienti come piani mobili, spostamenti dei punti di fuga, geometrie. Il risultato è quello di una grande umanità, di un eccezionale naturalismo, di una morbidezza e spontaneità.Tutto questo però va costruito. Vale la pena rileggere queste parole dette da Dario Fo durante lo spettacolo:

Noi pensiamo sempre al realismo come copia del naturale. Ecco l'equivoco per cui la verità è riuscire a falsificare abilmente la realtà. No: in Caravaggio l'espressione drammatica non si realizza solo interpretando il reale, ma con il supporto determinante della geometria e della dinamica.

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Don Camillo
Don Camillo e il Crocifisso. Credit: Wikimedia Commons.

Don Camillo, il celebre personaggio della saga di Giovannino Guareschi, è un paradigma del racconto della preghiera nel cinema. Il suo parlare con il crocifisso, il raccontargli le proprie vicende quotidiane lo rendono esemplare. Sono parole di Dario Edoardo Viganò intervenuto durante la presentazione di un libro dedicato al rapporto tra cinema e preghiera. Si possono ascoltare in coda a questa breve intervista che riporto di seguito.

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Mappa mentale-agenda Marzo 2015.
Mappa mentale-agenda Marzo 2015.

Ho appena terminato la mia mappa mentale-agenda di Marzo 2015 che potete vedere qui sopra. Questa volta ho tralasciato una delle raccomandazioni di Tony Buzan, l'inventore di questa tecnica e cioè l'uso del colore. Ho, infatti, notato che in questo caso potevo lasciare al lettore che la guarda la fantasia di riempire i disegni e i rami con i colori che più gradisce. Ho pensato che l'assenza delle cromie rendesse più forte le forme che vi propongo.  Allora, rubando le parole a Mogol, possiamo dire che i fiori di Marzo si vestono di nuovi colori. Inoltre, grazie alla lezione di Dario Fo su Caravaggio ho messo in pratica il principio dell'equilibrio compositivo. Com'è mia abitudine mostro la mappa per dare una fotografia di quel che sto facendo nel mio tempo e condividere quei fiori su cui, come farfalla, andrò a poggiarmi, il tepore dell'aria, il piacere di sbattere le ali, la fugacità delle giornate. Fuor di metafora mi piace mettere a disposizione le risorse a cui sto lavorando per creare dei progetti professionali il più possibile aperti, trasparenti, partecipati.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WG...
Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WGA04195 (Photo credit: Wikipedia)

Caravaggio era un violento? Un aggressivo? Un pazzo? Un artista maledetto? Sappiamo infatti dalla sua biografia che prese parte a diverse risse ed ebbe guai con la legge. Per capire, però, cosa davvero successe bisogna guardare alla Roma del suo tempo dice Dario Fo nella sua lezione-spettacolo Caravaggio al tempo di Caravaggio, in onda su Rai5 lunedì 2 marzo alle 21 e 15, che fa parte del ciclo di spettacoli L'arte secondo Dario Fo. La città era immersa nella povertà, nell'intolleranza, nella prostituzione e nel banditismo. In più c'erano qualcosa come tre esecuzioni pubbliche alla settimana. Emblematica quella dei Cenci, tra cui Beatrice la cui storia turbò il pittore di cui stiamo parlando. C'era, insomma, una violenza capillare e quotidiana nei ceti popolari nei quali Michelangelo Merisi, come si chiamava di nome, pescava le modelle o i modelli dei suoi dipinti. A proposito di questi ultimi il premio Nobel svela gli espedienti teatrali che il grande artista del seicento utilizzava: le geometrie e i volumi, glli specchi, i pupazzi, i lucernari.

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Castel Sant'Angelo all'alba
Castel Sant'Angelo all'alba (Photo credit: Wikipedia)

È uscito il 19 febbraio scorso il bando del Roma Fringe Festival 2015. Quest'anno si terrà nei giardini di Castel Sant'Angelo dal 30 maggio al 5 luglio 2015. Per questa edizione la partecipazione è gratuita e l'intero incasso viene corrisposto alle compagnie. Stiamo parlando di uno dei punti di riferimento per le comunità teatrali di tutto il mondo quali sono i Fringe Festival sparsi per il globo.

Il Fringe romano è stata un’allegra e disordinata giostra del teatro con spettacoli per tutti i palati. Sotto l’insegna del Teatro Off, assurta ormai a definizione mitologica, nelle 54 proposte è effettivamente rientrato un po’ di tutto. Ora se è vero che generalmente col termine Off si intende tutta una geografia artistica ai margini degli spazi e delle economie ufficiali, non sempre questa etichetta è sinonimo di qualità. Eppure anche in questo caso il messaggio passato è stato proprio l’opposto: 'Al Fringe il meglio del Teatro Off'.

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Pablo Picasso.
Pablo Picasso. (Photo credit: Wikipedia)

Questa sera alle 21 e 15 su Rai 5 andrà in onda la prima delle dieci lezioni-spettacolo di Dario Fo e Franca Rame sulla storia dell'arte. Il primo artista di cui si parlerà è Pablo Picasso. Il titolo dello spettacolo è, infatti, Picasso Desnudo. Dario Fo racconterà molte cose dell'artista spagnolo, a partire dai suoi modelli tra cui soprattutto Goya con la sua Maja vestida e Maja desnuda. Passerà poi a parlarci del periodo blu e dell'amore di Picasso per il teatro satirico e soprattutto per Arlecchino, grande protagonista della Commedia dell'arte. Non mancheranno, poi, i riferimenti alle donne amate dal grande pittore e scultore. Si prosegue poi con l'impegno civile e politico di cui grande testimone è il dipinto Guernica del 1937. Fo si aiuta in questi spettacoli con dei falsi eseguiti da lui e dai suoi collaboratori: le tele che si vedono alle sue spalle. Per questo spettacolo ne sono state realizzate circa cento. Una parte importante è dedicata alla beffa dell'arrivo di Picasso a Milano.

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