primo giorno di scuola

Oggi, 12 settembre 2016, inizia l'anno scolastico in diverse regioni d'Italia. Nelle altre le scuole iniziano a ricevere gli alunni nei giorni seguenti. Prima di tutto credo che per loro e per gli insegnanti sia una gran bella emozione, anche laddove a scuola ci si va un po' a malincuore, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studi. Ci si chiede quali persone s'incontreranno, se ci saranno tutti i compagni dell'anno precedente, quali insegnanti faranno lezione, ecc. Ci si chiede anche cosa succederà, che cosa s'imparerà, se l'anno scolastico sarà faticoso o meno.  C'è però una domanda che più di tutte può aiutarci a vivere al meglio questa esperienza: come cominciare bene l'anno scolastico? Essa può far cambiare davvero l'esito dello stesso andare a scuola per tutti: chi insegna, chi studia, chi accompagna i figli. Ciascuno ha il suo compito, il suo ruolo in quel che sembra uno spettacolo collettivo. Questo lo sapeva bene Edmondo De Amicis che in Cuore, a proposito del primo giorno di scuola, scrisse:

Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivano la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro.

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terremoto Amatrice
Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice.

Possono le catastrofi, di qualunque natura esse siano, insegnarci qualcosa? Possiamo imparare da esse per metterci al riparo quando si ripetono? Si può apprendere da un terremoto a riorganizzare l'urbanistica e gli stili di vita per conviverci? In diverse parti del mondo come la California e il Giappone questo avviene. In Italia, molto di meno. Al ripresentarsi di terremoti e alluvioni, infatti, ci strappiamo le vesti, urliamo contro le istituzioni, ci commuoviamo per poi tornare alla vita di prima. Ma, se vogliamo, a livello personale almeno, abbiamo l'occasione per imparare tanto.

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Pakistan Floods: Planning emergency operations.
Pakistan Floods: Planning emergency operations. Oxfam International.

Per gestire le emergenze non serve qualcuno che comanda dall'alto e non occorre neanche un piano. Sono queste le due premesse per far funzionare al meglio i soccorsi.  E' quel che accadde, infatti, il 2 agosto del 1980 subito dopo l'attentato alla stazione di Bologna. Quella emergenza fu gestita così bene che l'Europa ci chiese quale fosse stato il piano dei soccorsi che in realtà non fu approntato. E c'è di più: il sindaco al momento dell'esplosione era in vacanza. Ce lo racconta Massimiliano Boschi in un suo post dal titolo Come gestire (efficacemente) le emergenze. In esso sono contenute due importanti raccomandazioni in questi casi:

  1. delegare il potere decisionale a chi opera sul campo evitando quindi le piramidi;
  2. favorire il più possibile la comunicazione tra gli operatori e quindi il loro auto-coordinamento.

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Messa a fuoco...
Messa a fuoco... Aldo Cavini Benedetti.

Le complicazioni e l'aumento dei disagi di fronte ai problemi che la vita ogni giorno ci presenta dipendono dal fatto che noi non sappiamo comprenderli, non sappiamo definirli i problemi. Perché succede questo? Provo a spiegarlo con una storiella che poi commenterò.

 

Un poliziotto, durante la sua ronda notturna, vide un uomo ubriaco che cercava qualcosa sotto un lampione.

«Che cosa sta cercando?».

«Le chiavi di casa».

«Le ha smarrite qui?».

«No, laggiù».

«E perché le cerca qui sotto il lampione?».

«Perché laggiù è troppo buio, mentre qui c'è una buona luce».

Questa storiella raccontata da Paul Watzlawick in Istruzioni per rendersi infelici e che io cito da Fai luce sulla chiave di Umberto Santucci ci racconta molte cose su di noi e il nostro atteggiamento di fronte agli smarrimenti e ai problemi. Watzlawick la racconta a proposito di giochi che noi facciamo il passato ovvero quando facciamo in modo che il tempo invece che guarire ferite e dolori lo trasformiamo in uno strumento di infelicità. Perciò, racconta lo psicologo austriaco, spesso cadiamo nella trappola di credere che gli adattamenti ad una certa situazione usati nel passato siano i migliori e quindi torniamo ad usare sempre quelli. Questo però porta ad una doppia cecità: l'adattamento che utilizziamo non è il migliore ed escludiamo altre possibilità. Le conseguenze sono la complicazione del problema e l'incremento del disagio invece della soluzione. Occorre in realtà capire che non c'è una sola soluzione e questa va quindi messa in discussione.

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Emergency stop
Emergency stop. Esa L.

Come si gestisce un'emergenza? Come si affrontano i problemi di un'emergenza come il terremoto? Che cosa fa un problem solver  in situazioni come queste?

Quando hai un'emergenza sbaglia, vai avanti, fai presto. Poi però analizza la situazione e fai interventi a monte del problema.

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