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NO WAR
NO WAR | by gaudiramone

Che cosa faresti se scoppiasse una guerra mi chiedeva alle volte mia mamma per esortarmi ad imparare la nobile arte della sobrietà, del sapersi arrangiare. Lei la guerra non l'aveva vissuta, ma il dopoguerra, che può anche essere peggio, sì. E poi aveva ben impressi nella mente i racconti dei nonni, nati al tempo della prima guerra mondiale e che in mezzo alla seconda e alle sue bombe sulle case c'erano passati. Io ho sempre guardato a questa eventualità come lontana, impossibile. A scuola ci ripetevano che ormai vivevamo in tempo di pace, che non scoppiava più un conflitto da tanto tempo, anche se da poco era finito lo scontro armato in Vietnam ma rispetto ai precedenti era ben poca cosa. Diversi anni dopo arrivò la Prima Guerra del Golfo con i tracciati della contraerea che di notte sembravano un videogioco. E in seguito la carneficina della ex Yugoslavia, con le fosse comuni, i gas mortali e le mine. Non includo in questo breve elenco le belligeranze perenni come quella tra Israele e Palestina, le ostilità dimenticate come quelle soprattutto africane e la pluridecennale guerra fredda. Tutte le guerre della mia lista rispondevano a un rituale preciso con la dichiarazione di guerra e la successiva invasione del territorio, magari preceduta da bombardamenti aerei. Robe, queste, che per lo più riguardavano i militari anche se alla fine morivano tanti civili.

...continua a leggere "Siamo in guerra. Che fare?"


C'è sempre un libro che ti salva dalla disperazione, dalle scelte violente. Marco Baliani ha preferito leggere il Moby Dick e non passare alla lotta armata. Così oggi abbiamo un ex terrorista in meno e un attore e regista in più. D'altronde chi legge il capolavoro di Melville impara a vivere e raccontare il proprio rapporto con la ferita, con la piaga profonda della propria vita, come mi ha insegnato Enzo Toma quando ho collaborato alla messa in scena del Moby Dick di Francesco Niccolini. La ricerca di Achab, forsennata, altri non è se non la ricerca di qualcosa che giace dentro di noi e che non è facile trovare. Così come semplice non è trovare la risposta che dà a una tua domanda una città della quale non godiamo le sette o e settantasette meraviglie come scrive Italo Calvino e Le città invisibili. Proprio questo testo è un po' la mia Bibbia come il Moby Dick per Baliani. Quando ho bisogno di pace mi siedo in compagnia di Marco Polo e del Gran Kahn che non si capisce se si siedettero molti secoli addietro o se sono in realtà seduti insieme da sempre o se ognuno sta immerso nei suoi guai e immagina di stare in compagnia dell'altro. Questo proprio non lo so e alla fine poco m'importa. Quel che davvero m'interessa è l'erranza, come mi ha insegnato mia mamma.

Quale libro è la vostra bibbia?

L'Unità del 1978 con Moro e Impastato.
Credit immagine: laltratremestieri.blogspot.it.

Il 9 maggio 1978 è il giorno in cui in Italia vennero ritrovati due cadaveri. Uno a Roma e l'altro a Cinisi, in Sicilia. Uno nel cuore di Roma, a via Caetani, e l'altro sulla ferrovia del paese siciliano in provincia di Palermo. Il primo era quello di Aldo Moro, il secondo quello di Peppino Impastato. Due figure sulle quali tanto si è scritto, detto, dibattuto e che, com'è giusto, sono due simboli nella lotto contro terrorismo e mafia. Tanto che il 9 maggio si celebra la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Io, però, questa volta vorrei restare al nudo fatto di cronaca o, meglio, attorno ai loro corpi. Quello di Moro acciambellato nel cofano della Renault 4 rossa che fu usata per trasportarlo e quello di Peppino dilaniato dal tritolo.

...continua a leggere "I cadaveri di Moro e di Peppino e la stagione della tenerezza"

Brindisi, Italia
Brindisi, Italia (Photo credit: Wikipedia)

IO NON HO PAURA hanno gridato in tante piazze gli studenti in questi giorni. Io, invece, oggi vi dico IO HO PAURA. E vi spiego di cosa.

Io ho paura che l'attentato di Brindisi rimarrà una delle tante stragi impunite da Piazza Fontana in poi passando per Piazza Della Loggia e Ustica.

Io ho paura che gli studenti che gridano IO NON HO PAURA al posto di IO VOGLIO SAPERE si sentano dei militanti delle piazze e trascurano che il loro campo di battaglia è la storia del nostro paese.

Io ho paura che al massimo verrà incriminata una persona, il classico mostro da sbattere in prima pagina e che gli inquirenti non potranno o non vorranno salire di livello arrivando sia ai mandanti sia alle coperture dell'attentato.

Io ho paura che ancora una volta una parte dello stato italiano, quella oscura, senza scrupoli, che trama sottobanco, uscirà indenne da questo orrore.

Io ho paura delle strumentalizzazioni politiche che sono in atto, soprattutto a sinistra. Ho paura anche di una sinistra che non c'è mai stata in Italia.

Io ho paura del ritorno alla strategia della tensione e dell'instaurazione di uno stato di polizia in Italia per opera di entità internazionali come la CIA, per esempio, che da sempre cercano di destabilizzare i paese che si affacciano sul Mediterraneo, come l'Italia e la Grecia.

Io ho paura che dietro l'attentato di Brindisi ci possano essere le sette sorelle del petrolio e dell'energia visto che proprio in questi giorni ENI e SNAM stanno giocando una partita cruciale che potrebbe anche rilanciare l'installazione, fin qui rifiutata, del rigassificatore.

Io ho paura che una volta spenti i riflettori sull'attentato e su città come Brindisi e Mesagne questa parte di Salento diventi preda di inquietudini ed angosce collettive che segnano il territorio per anni.

Io ho paura della retorica soprattutto sul nome della ragazza di Mesagne deceduta in iniziative che più o meno mettono a posto gli scrupoli di coscienza ma che nulla aggiungono o tolgono alla vicenda.

Io ho paura di tutto questo ma sono anche convinto che ci sono persone che parlano poco e che agiscono soprattutto che stanno facendo in modo che dopo un fatto così brutto comunque in questo pezzo d'Italia troviamo il modo migliore d'andare avanti.

E tu? Di cosa hai paura? Aggiungi le tue paure nei commenti.

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Ultima modifica il 6 maggio 2016 alle 14:34

l'orrore di Brindisi
L&39;orrore di Brindisi. (Credit: Lollo).

Erano le 12 e 30 del 22 novembre 1963 quando il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, veniva assassinato a Dallas. Subito si disse che a sparare era stato un unico cecchino. Di fatto fu incriminata una sola persona. Ma dal 1979 in poi fu chiaro che a sparare furono più persone.  Questo caso è emblematico del fronteggiarsi di due teorie di fronte a un assassinio o ad un attentato: il gesto singolo (la lone gunman theory) e la teoria del complotto. L'attentato di Brindisi di sabato 19 maggio non si sottrae a questo confronto. Da una parte, infatti, le indagini propendono per la pista interna alla scuola, legata a persone che hanno avuto a che fare con essa e che hanno fatto minacce al preside. Dall'altra le piste legate al terrorismo e alla mafia, seppur minoritarie, non sono state ancora del tutto escluse, prova ne sia che il titolare è il procuratore distrettuale antimafia Cataldo Motta. Da una parte quindi si pensa al gesto di un uomo pieno di rancori e magari folle e dall'altra non si esclude che una qualche organizzazione, di tipo criminale o meno, abbia agito per non si sa quali interessi. Un giornalista non meglio identificato ha suggerito a Claudio Messora, autore di un post su Cadoinpiedi, che possa centrare qualcosa la vicenda del rigassificatore che per anni la LNG Gas ha tentato di realizzare al largo di Capobianco a Brindisi. E' chiaro che si naviga tra le idee, tra le ipotesi, in mezzo alle teorie. Queste possono essere più o meno campate in aria, più o meno concrete. E a Brindisi come in altri casi di questo tipo entrano in gioco prove scientifiche e un altro tipo di conoscenza più o meno empirica che possono o scontrarsi o agire insieme, rinnovando la questione della demarcazione. All'interno di essa i tentativi di ricostruire lo scenario e quindi di trovare una spiegazione all'interno della quale ogni tassello trova il suo posto sono più che legittimi. Quindi, ad esempio, una trama della vicenda nella quale una o due persone agiscono come esecutori della tentata strage e altri soggetti che figurano come mandanti non è da escludere. Non è da scartare anche la  possibilità delle pressioni sul governo Monti perché non separi la Snam dalle sue quote di proprietà in Eni. Perciò sottoscrivo ciò che ha pubblicato Michele Di Schiena in una sua lucida nota:

Appare ... azzardato attribuire l'attentato a qualche isolato psicopatico criminale indicando alla vigilanza democratica e all'attenzione investigativa piste stabilite "a priori". Scelte motivate certo dal proposito di tutelare la positiva immagine delle comunità interessate ma che allo stato sono prive di convincenti argomenti e possono perciò risultare fuorvianti.

E tu cosa ne pensi, è stato un gesto di una sola persona o di un gruppo?

Aggiornamento delle 16 e 45: il preside della Morvillo Falcone esclude che si sia trattato di una vendetta.

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Ultima modifica il 24 novembre 2016 alle 15:05

19 maggio 2012 Attentato "Morvillo Falcone" Brindisi ( Federica Bruno Stamerra)

Un attentato ai tempi di twitter rischia di trasformarsi in una caccia al mostro, in real time o quasi. Se poi ci si mette Sandro Ruotolo, decano dei giornalisti, gli isterismi dei brindisini e non solo non li fermi più. Ha pubblicato nei suoi tweet generalità dei sospettati, poi rilasciati, e persino la foto della loro abitazione.  Dove ci portano i calci e i pugni dati alle auto della polizia credendo che il sospettato di turno sia il colpevole dell'attentato?

...continua a leggere "Ragionare su Brindisi lontano da isterismi e sensazionalismi"

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Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 19:10

polizia attentato Brindisi
La Polizia davanti alla scuola Morvillo Falcone dopo l'esplosione (Credits: statoquotidiano.it)

Stamattina tutta l'Italia è sconvolta dall'attentato all'istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi in cui ha perso la vita una ragazza, Melissa Bassi, un'altra è molto grave e otto altri studenti sono rimasti feriti.  La rabbia e la collera e il dolore per un ignobile, inedito atto di questo tipo in Italia sono le prime reazioni che vengono d'istinto. Alle famiglie della ragazza morta e dei feriti va tutta la solidarietà di questo mondo. Tuttavia credo che il miglior atto che possiamo compiere davanti a questa tragedia è cercare di capire. Perciò ho compilato una lista di domande che mi sono fatto e che vi giro, sperando che ci aiutino in questo difficile e delicato compito.

  • La questione delle immagini:
    • Telenorba che fa vedere i parenti che piangono, era da censurare; è stato uno sciacallaggio;
    • pubblicare o no la foto di Melissa? Quel che è certo è che si tratta di una minorenne, i media avrebbero dovuto chiedere il permesso ai genitori.
  • Dove stava la bomba?
    • sul muretto della scuola o nel cassonetto? Le fonti sono discordanti su questo.
  • E' stata azionata da un telecomando o con un timer?
  • Chi c'è dietroquesto attentato?
    • La Sacra Corona Unita? C'entra qualcosa il recente attentato al presidente dell'associazione antiracket di Mesagne Fabio Marini? Piuttosto anomalo un attentato di questo tipo. A mio avviso il sindaco Mimmo Consales è stato un po' sbrigativo nel suo giudizio. Lo stesso errore lo ha fatto Alfredo Mantovano, secondo me. Anche Rosario Priore intervenuto su Rai Uno esprime dubbi di questo tipo chiedendosi perché la SCU dovrebbe fare un attentato di questo tipo perdendo consenso? "Siamo davanti a un fatto anomalo e complesso" ha affermato il ministro degli interni.
    • Apparati deviati dello stato? Una nuova strategia della tensione, una nuova Piazza Fontana? Piuttosto dietrologico ma ogni ipotesi va valutata io credo al momento.
    • Un singolo?
  • Chi volevano uccidere?
    • La bomba è scoppiata alle 7 e 40, se avessero davvero voluto fare una strage perché non aspettare una ventina di minuti quando ci sarebbero stati molti più studenti.
  • Perché Brindisi?
    • Davvero l'attentato è legato al passaggio della carovana antimafia prevista per oggi?
    • Perché quella scuola dedicata alla moglie di Giovanni Falcone? E' davvero un attentato legato al ventennale della strage di Capaci?
  • Stanno conducendo nel modo giusto le indagini? Mi permetto di aggiungere questo dubbio perché nella diretta su Telenorba di stamattina la zona dell'esplosione non era isolata a dovere e c'era un continuo viavai di persone.

Aggiornamento delle 16 e 40. Un mio amico sulla questione del timer mi ha scritto:

Il timer era settato sulle 7.55 ma l'esplosione c'è stata alle 7.45. Proprio mentre scendevano dal pullman studenti di Mesagne (se ci fosse su quel pullman qualche figlio di?). Mah. Di certo è un botto per uccidere perchè alle 7.55 c'è il pieno flusso dei ragazzi che entrano.

Aggiornamento delle 16 e 50. Secondo il procuratore Cataldo Motta potrebbe non essere un attentato di mafia.

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12 septembre. L'amerique d'après.
12 septembre. L'amerique d'après. Copertina di Enki Bilal.

In questo giorno in cui per il decennale dell'attacco terroristico agli USA dell'11 settembre 2001 si parla e si straparla di tutto e del contrario di tutto, voglio dare due strumenti pratici, alla portata di tutti, per chiudere davvero con le conseguenze di quella giornata. Prima però dobbiamo liberarci dalla spirale della vendetta.

Missili contro torri, questo vede un bambino alla televisione durante un attacco ai grattacieli residenziali. Quel bambino non dimentica quelle immagini e crescendo spera di vendicarsi con immagini almeno altrettanto forti e scioccanti. Siamo a Beirut Ovest nel 1982 e quel bambino si chiama Osama Bin Laden. Ce lo ricorda un articolo di Simon Critchley pubblicato su La Domenica de Il Sole 24ore.  Lo sceicco del terrore ha quindi nutrito e realizzato una tremenda vendetta: ha reso il pari, anzi di più, di ciò che da bambino aveva visto in televisione.

Secondo Bin Laden, l'11 settembre è stato un insolito esempio di giustizia visiva, feroce rivalsa di un'immagine che ne rivendica un'altra

scrive Critchley. Quasi un gioco da bambini: tu mi fai vedere questo? Io ti faccio vedere qualcosa di più terribile e così via. La legge del taglione applicata allo spettacolo televisivo. E quale fu la risposta di George W. Bush alle immagini degli aerei dirottati dai terroristi? Due belle guerre: Afghanistan e Iraq, alla quale avrebbe voluto aggiungere l'Iran. Vendetta chiama vendetta.

Osama Bib Laden aveva un altro bersaglio: costringere alla bancarotta gli USA e c'è quasi riuscito:

Che piaccia o non piaccia (personalmente non mi piace affatto), Osama ha ragione. Gli ultimi dieci anni di guerra contro il terrorismo hanno contribuito pesantemente all'estrema precarietà finanziaria che oggi riscontriamo nell'intera società americana. Siamo carichi di debiti. Alla bancarotta

scrive ancora Crtichley. Gli economisti lo sanno anche se non lo dicono: la situazione finanziaria internazionale è così precaria per l'enorme costo delle due guerre prima citate e per le spese (spesso inutili) per la prevenzione di nuovi attacchi terroristici. Il bello è che stiamo concedendo a Bin Laden una vittoria postuma perché continuiamo su questa folle strada.

Ma poi finché non ritiriamo del tutto le truppe dall'Afghanistan continueremo sul crinale della vendetta che porta anche noi alla morte secondo il detto: "Prima di compiere una vendetta scava due tombe". La vendetta non solo non conviene, come dimostra la crisi che ci ha colpiti, ma è inutile.

Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota.
Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere.

Questo scriveva un illuminato Jacopo Fo in un bel post all'indomani degli attentati in America. Ma, ahimè, non solo Bush e i suoi non hanno riflettuto ma hanno portato il mondo verso la pazzia. Obama, dal canto suo, ha solo fatto dei ben discorsi in merito e in concreto ha cambiato ben poco. La speranza è che la NATO e i potenti del mondo cambino indirizzo ispirandosi all'equità sociale.

La maggiore speranza però non sono i governi ma i cittadini, tutti i cittadini. Come Rais Bhuiyan, un uomo del Bangladesh che perse un occhio durante il tentativo di omicidio a danno suo e di altri musulmani portato avanti da Mal Stroman che dopo l'11 settembre si fece protagonista di spedizioni punitive contro i musulmani uccidendone alcuni. Ebbene Bhuiyan si è battuto, purtroppo senza successo, perché a Stroman fosse risparmiata la pena capitale.

Lo strumento più efficace per chiudere davvero con l'11 settembre 2001 e con i dieci anni di guerre e disastri finanziari che stiamo vivendo è uno solo: togliere i soldi a chi fabbrica ingiustizie e morte. Come? Ce lo suggerisce Jacopo Fo:

Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.

E chiediamo insieme ad Alex Zanotelli al governo italiano di tagliare le spese militari: leggi l'intervista su L'espresso e firma l'appello.

Headshot di Martin Gommel
Headshot di Martin Gommel

Stamattina mi sono imbattuto nella lettura di Istruzioni per non essere fanatici di Roberto Casati su Domenica, l'inserto domenicale de Il Sole 24Ore. E ho quindi subito infranto la prima regola dei fanatici: non leggere mai giornali, nel malaugurato caso di farsi influenzare da opinioni altrui, fino ad arrivare alla deprecabile abitudine di capire addirittura il pensiero degli altri. In quanto aspirante del fanatismo tu ti guarderai da tutto questo che costituisce l'anticamera del male.

Ad ogni modo, caro o cara neofita del fanatismo, voglio darti dieci regole sicure per mantenerti sulla retta via del settarismo. I primi sei punti sono suggeriti dall'articolo stesso che ho citato. Gli altri quattro sono mie aggiunte. Inutile dirti che non puoi discutere nessuno di questi punti, che dovrai impararli a memoria e considerarli dei comandamenti ai quali in nessun caso potrai venir meno. L'articolo di Roberto Casati, che dovrai guardarti bene dal leggere, parla di una fantomatica ricerca della conferma che noi tutti frequentatori dei social network cercheremmo attraverso i "sistemi di raccomandazione": quando ci viene raccomandato un libro, un amico, ecc.  E' come se tutti noi fossimo intrappolati sempre di più nelle nostre convinzioni, opinioni e visioni del mondo dai meccanismi del web che ci fanno rinchiudere sempre di più nelle nostre preferenze, nei nostri gusti, nei nostri orientamenti. Ma tu cara o caro partigiana o partigiano del pensiero unico sai bene che è questo l'unico sostegno, l'ultimo baluardo ad un mondo pieno di confusione, dove gli assoluti stanno cadendo come le statue durante le rivoluzioni. Eccoti allora un breve vademecum per rimanere saldo in quel che credi e che crederai per sempre:

  1. Tenete la porta chiusa al caso. Non fare mai click per caso, non aprire mai una email per caso, non accettare mai un'amicizia per caso. Il caso è un tarlo che ti mangerà il cervello con i dubbi e gli orizzonti che ti aprirà e che quindi potrebbe sconvolgerti. Uomo avvisato mezzo salvato.
  2. Fottetevene del perché vi raccomandano questo o quell'amico, questo o quel libro. E' follia pura il consiglio di Roberto Casati di rendere "esplicita la strategia alla base della raccomandazione". A voi la causa non interessa, accettate e basta.
  3. I nostri avversari sono brutti, sporchi e cattivi sempre e comunque, solo perché avversari, solo perché osano non essere d'accordo con noi. Chi non è con noi è contro di noi.
  4. Non siate diplomatici, prendetevi quel che volete. Il rito precederebbe il mito ci ricorda Casati. Noi sappiamo invece che se una donna ci piace, ad esempio, non ha nessun diritto di respingerci. Oltretutto le donne devono restare sottomesse agli uomini. Il corteggiamento è roba da debosciati.
  5. Non traete mai esempio dalla scienza. Il metodo scientifico e la razionalità non solo non servono ma sono addirittura pericolosi. Questo si vede dai risultati: dove ci sta portando la razionalità scientifica se non a sempre ulteriore debolezza?
  6. Evitate di esporvi ai dati e ai casi che non confermano il vostro punto di vista. Se non lo confermano a che può servirvi? Vi portano sulla cattiva strada. Il mondo andrebbe molto meglio se avesse un unico punto di vista. Non prendete esempio da quel cattivo maestro che nel film L'attimo fuggente invita gli studenti a salire sulla cattedra per "guardare le cose da angolazioni diverse".
  7. Il terzo non è mai dato. Di fronte ad un bivio esistono solo due alternative, mai una terza. Il mondo è diviso in due: alto o basso, giorno o notte, bianco o nero. Non fate l'errore di leggere il capitolo Tertium non datur di Paul Watzlawick in Di bene in peggio dove orrore degli orrori un certo Wokurka "non riuscirebbe nemmeno a fare l'aspirante suicida. Sarebbe capacissimo di trovare un tertium anche all'alternativa tra continuare a vivere e suicidarsi". Quando il mondo era diviso in due blocchi si stava molto meglio.
  8. Avete più ragione degli altri, non c'è alcun dubbio. Sappiamo benissimo cosa pensano gli altri, ancora prima che parlino. Anzi, c'è di più: noi sappiamo cose che loro che non hanno il coraggio di esprimere. Non serve discutere. La ragione di questo, è che se anche siamo tutti uguali ci sono alcuni più uguali degli altri. Animal farm docet.
  9. Usate solo il pensiero verticale. Mai, in nessun caso, dovete incuriosirvi al pensiero laterale. Non leggete il libro di Edward de Bono, Il pensiero laterale (Bur). Seguite la logica consequenziale, le deduzioni ovvie, le definizioni.
  10. Evitate come la peste le nuove idee che sono il virus che potrebbe portarci tutti alla morte, all'estinzione. Appena vedete una nuova idea non solo non dovete incuriosirvi ma dovete evitare con ogni mezzo il suo diffondersi.
A questo decalogo aggiungo una raccomandazione: perseverate e non arrendetevi mai. Nemmeno quando avrete perso tutti i vostri amici. La meta, dovreste saperlo, è il martirio. Se continuerete su questa via un giorno potrete sparare su una folla di studenti o farvi esplodere in qualche posto significativo. Ma anche se non arriverete a queste sublimi vette potrete essere ad esempio un o una docente ferma di polso, che evita ogni disordine nella sua scuola, oppure un o una dirigente che sa amministrare con inquadrando tutto e tutti e così via. Diventerete inflessibili come il procuratore ne La metamorfosi di Franz Kafka. Nessuno avrà niente da ridirvi. Come potrebbe?