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terremoto Amatrice
Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice.

Possono le catastrofi, di qualunque natura esse siano, insegnarci qualcosa? Possiamo imparare da esse per metterci al riparo quando si ripetono? Si può apprendere da un terremoto a riorganizzare l'urbanistica e gli stili di vita per conviverci? In diverse parti del mondo come la California e il Giappone questo avviene. In Italia, molto di meno. Al ripresentarsi di terremoti e alluvioni, infatti, ci strappiamo le vesti, urliamo contro le istituzioni, ci commuoviamo per poi tornare alla vita di prima. Ma, se vogliamo, a livello personale almeno, abbiamo l'occasione per imparare tanto.

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Giuseppe, errori
A volte gli errori ti lasciano.. a bocca aperta!

Ho sempre sognato sin da bambino di fare l'attore e dedicarmi allo spettacolo. Perciò non trascuravo nessuna occasione per esibirmi. Una volta il sacerdote della chiesa che frequentavo, per il catechismo, finita la messa diede l'annuncio che al pomeriggio quelli che volevano cantare potevano venire nel teatro della parrocchia. Mi presentai all'appuntamento e non appena il prete chiese a noi bambini seduti in platea chi di noi volesse cantare per primo alzai la mano più svelto di tutti. Lui mi invitò a mettermi di fianco al musicista che ci avrebbe accompagnato con la fisarmonica. Poi mi chiese: «Dacci il foglio della canzone con le parole e le note». Io che avevo sei o sette anni mi accesi in faccia di tutte le luci del palcoscenico, una dopo l'altra, e dentro di me dicevo: «E questo qui quando l'ha detto che bisognava portare il foglio? Io sono venuto qui per imparare a cantare, che ne sapevo!». Nel frattempo feci finta di cercare nelle mie tasche e dissi: «Me lo sono dimenticato a casa. Vado a prenderlo». Uscì dal teatrino a prendere aria. Era evidente che ero lì per errore: del prete che non era stato chiaro e mio perché non avevo evidentemente prestato la necessaria attenzione perché tutti gli altri erano preparati con il loro bel fogliettino. Sarà anche per questo trauma che tutte le altre volte che ho provato a cantare me la sono cavata malissimo, per le stonature in gran parte dovute alla timidezza che mi prende in queste occasioni. Sono arrivato al punto di non farmi prendere da un regista teatrale per il rifiuto di cantare, dopo aver ben superato la prova di recitazione.

Oggi ho esordito con questo racconto della mia infanzia perché voglio raccogliere l'appello di Riccardo Esposito nel suo blog, My Social Web, a raccontare i fallimenti a cui noi blogger andiamo incontro. Scrive Riccardo:

Il valore di un errore è questo: apprendere. Lo devi riconoscere, lo devi ammettere, lo devi analizzare e sezionare. Hai sbagliato? Perché? E, soprattutto, come puoi risolvere il problema?

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Mercato di Napoli - 1970
Napoli (NA), 1970, Mercatino di Via Foria. Foto di Fiore Silvestro Barbato.

Dove sono i veri maestri del teatro? Dove sono quelli che hanno da insegnarci davvero qualcosa a proposito di questa antica arte? Ce lo racconta il regista Krzysztof Warlikowski nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro che si celebra oggi, 27 marzo 2015:

I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché.

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Benedetta Ognissanto
Mia mamma nel 1978, in attesa di mio fratello.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" esclamò mia mamma, piangendo, non appena l'oncologa le comunicò che il tumore, operato mesi prima, era tornato a minacciare, con le metastasi, la sua vita. Oggi, che sarebbe stato il suo sessantottesimo compleanno, avrebbe voluto essere ancora con noi, occupandosi di me, della sua famiglia, della tomba di mio fratello scomparso diciassette anni fa, delle sue amiche, delle persone a cui faceva del bene. Si chiedeva sempre se avrebbe re-incontrato suo figlio, sua mamma, sua nonna e tutte le persone a cui voleva bene e non c'erano più. Anzi, a dire il vero ne era certa. Mia mamma aveva una molta fede e pregava ogni giorno, o quasi.

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Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Pu...
Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Puglia) (Photo credit: uomoplanetario.org)

Aspettarsi il peggio può distrarci da quello che sta succedendo e persino dal buon esito di una situazione. Dare subito spazio all'ansia può renderci ciechi. Così facendo ci poniamo, infatti, in un altrove che crediamo essere la realtà, che spacciamo per realtà, giuriamo essere la realtà ma che invece è una nostra creazione. Vi è mai capitato di dare per spacciata, morta ormai, una speranza e vedere che invece all'improvviso essa di realizza? Oppure di pensare che non ce la farete e invece poi ce la fate? Che cosa rende possibile il successo in simili situazioni? Com'è possibile cavarsela in determinate circostanze?

Il segreto in certi casi è non distrarsi. Stare vigili, attenti fino all'ultimo e anche oltre. Mai dire mai, insomma. Altrimenti il peggio può davvero accadere. Voglio illustrarvi, oggi, questo concetto attraverso un piccolo fatto che mi è successo due giorni fa.

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Vatican PM2
Vatican PM2 (Photo credit: Wikipedia)

Buon dio fa' che io affronti questa giornata libero da quelle buone intenzioni che riempiono le borse delle dame di carità e che svuotano il loro cuore. Tienimi lontano da ogni pio intento di cui non solo è lastricata la via dell'inferno ma che portarono Lucifero a voler essere il migliore di tutti senza capire che la vera luce parte da dentro, non è esterna ed appariscente.

Fa'che io oggi compia il mio lavoro quieto e che non faccia niente di più e niente di meno. Aiutami a non essere pigro ma anche a non strafare. Aiutami a capire che il di più non solo è uno spreco ma anche un ingiustizia. Per questo spero di imparare a dare di più a chi ha di meno, perché davvero siamo tutti uguali.

Ispira non solo i miei gesti ma anche le mie parole. Mettimi al riparo dall'abuso della retorica e da certe parole che uccidono molto di più delle armi. Frena la mia lingua e insegnami la buona retorica: quella del sì e quella del no, con trasparenza e franchezza.

Aiutami a non chiederti nulla di più, tanto non potresti. Aiutami a capire che la preghiera non è la lista dei desideri che ti presentiamo per una vita che per lo più è ingrata. Ma piuttosto è la ricerca di te, buon dio. Una ricerca che poi non è tanto difficile. Perché non è la compagnia dei baciapile e dei lecca culo che tu ami. Io qualche volta, sai, ti ho anche visto. Eri piccolo e portavi uno zaino pieno di libri e di moniti ma anche di buone notizie. Eri un padre comboniano. Altre volte eri un barbone a Via della Conciliazione, ultimo tra papi e cardinali. Altre volte ancora ti ho visto arrivare con i barconi dall'Africa e alcune volte sei morto tra le onde.

Io sono più ricco e potente di te, scusami se troppo spesso dimentico che sono io che devo rimuovere gli ostacoli dalla strada della vita.

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calcio d'inizio
Calcio d'inizio. Foto di nyhao.

È il momento del calcio d'inizio, anche se il campionato di calcio è iniziato domenica scorsa. Ma non ce ne siamo accorti, ancora non è tutto a posto. Si comincia a fare sul serio da questa domenica.

È il momento in cui l'arbitro fischia e la nostra partita, il nostro campionato cominciano. Si torna a giocare, si ricomincia dar vita a una trama di passaggi, di schemi, di corse che disegnano delle geometrie di gioco più o meno efficaci. Qualche istante prima il cuore batte a mille, poi via con i primi calci al pallone.

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FLY TEST #7
FLY TEST #7 di REMY SAGLIER.

Torno a parlarvi oggi di souplesse, un magico concetto tra rigidità e flessibilità, che ho già introdotto in questo mio blog con il post dal titolo Prendi la vita con souplesse nel quale l'ho definita sia la flessibilità, l’agilità nel movimento, come avviene soprattutto nell’atletica, sia la capacità di evitare i contrasti, la capacità di adattarsi. Questa volta esamineremo due campi in cui si usa molto e cercheremo di capire come essa può giovarci.

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fly test
Fly Test 2. Di Rémy Saglier.

La souplesse è sia flessibilità sia adattamento. Oggi cominciamo a conoscerla un po' e a capire cos'è. In seguito impareremo come e perché utilizzarla.

Iniziamo dalla rigidità di vedute, di atteggiamenti, di decisioni. Quante volte in una certa situazione o di fronte ad un problema ci siamo mostrati rigidi, inflessibili? Ci è andata bene quando lo abbiamo fatto? Abbiamo sortito gli esiti migliori? Era la cosa più giusta da fare? Ma soprattutto, siamo sicuri che in certi casi ci voglia solo rigidità? Di fronte, ad esempio, ai chili di troppo quante volte ci siamo imposti dei digiuni o delle diete drastiche che non solo falliscono ma che ci portano ad una situazione in cui finiamo con il mangiare più di prima?

Esaminiamo la posizione opposta, il contrario della rigidità la morbidezza. Immaginiamo una situazione in cui ci sia solo morbidezza, come può essere il caso della poltrona sacco di Fracchia. In questo caso è un po' come se ci mancasse la terra sotto i piedi, è come costruire un palazzo senza i pilastri. E' come contravvenire alla massima evangelica di costruire la propria casa sulla solida roccia, costruendola sulla sabbia.

Torniamo al design, a cui abbiamo accennato prima con la poltrona sacco. Prendiamo un materiale apparentemente rigido come una rete agricola, come quelle che si usano per le recinzioni nelle campagne. Modelliamola con il calore ed essa rivelerà una straordinaria malleabilità tanto che possiamo farci quel che meglio ci pare. Lo studio giapponese Nendo è riuscito così a realizzare lampade, vasi, ciotole e tavoli.

E' stata usata in questo caso la souplesse. Essa è sia la flessibilità, l'agilità nel movimento, come avviene soprattutto nell'atletica, sia la capacità di evitare i contrasti, la capacità di adattarsi. Se esaminiamo i suoi sinonimi nelle diverse lingue ci accorgeremo che ne ha di innumerevoli ed interessanti.  Quelli italiani, ad esempio, sono: agilità; elasticità; flessibilità; flessuosità; scioltezza; sveltezza. E' un termine ricco di significati e dalla grande portata perché ci offre grandi possibilità. Nel prossimo post, domani, vi parlerò di come, dove e perché usare la souplesse nelle nostre attività e nella nostra vita.

Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2014.

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Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur
Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur. Credit: Raphaël Thiémard.

Continuo a parlare di cambiamento a seguito di alcuni articoli che ho letto sul Falling Walls, conferenza che si tiene ogni anno a Berlino. In questo mio post cerco di spiegare come riuscire a ottenere quei cambiamenti personali che ci sembrano spesso difficili.

Quali muri devono ancora cadere? A Berlino durante l'edizione 2011 del Falling Walls scienziati ed esperti di diverse discipline ne hanno descritti alcuni come il muro della guerra, il muro che limita l'evoluzione, il muro dell'inizio del tempo ed altri.  Una sintesi di tutti gli interventi la si può trovare in un articolo di Luca De Biase.  Tra di essi Elke U. Weber ha parlato del muro della resistenza al cambiamento.  Se ci sono muri da abbattere, da una parte, dall'altra le persone non amano il cambiamento, in genere: perché preferiscono lo status quo. Questo in estrema sintesi l'intervento della professoressa colombiana. Hanno addirittura paura di cambiare. Noi tutti sappiamo, ad esempio, che dobbiamo cambiare la nostra alimentazione, che dobbiamo fare esercizio fisico, che dobbiamo cambiare alcune nostre abitudini ma non lo facciamo. Un mio prozio, per fare un altro esempio, è morto per un cancro ai polmoni molto probabilmente causato dalle tante sigarette che fumava. Eppure fino all'ultima ora non ha mai smesso un istante di fumare.  Tra il cambiare e il non cambiare scegliamo quasi sempre quest'ultima opzione. Bisognerebbe, invece, invertire la scelta. Soprattutto a livello personale, che è più difficile. A livello politico, infatti, quando arriva l'ora del cambiamento persino l'invincibile Berlusconi può essere costretto alle dimissioni.

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Una delle due facciate della moneta da 50 lire.I cambiamenti improvvisi non dipendono da noi e possiamo solo prenderne gli aspetti positivi. I piccoli cambiamenti sono invece alla nostra portata e ci danno la possibilità di forgiare i nostri progetti. Vediamo perché e come.

Credo che i cambiamenti improvvisi ci possano essere, ma in natura nulla si verifica ex nihilo, dal nulla. Una valanga è annunciata pur sempre da piccoli smottamenti, l'esplosione di un vulcano è preceduta da segnali come piccoli terremoti o altro. Altrimenti i napoletani o sono rassegnati all'eruzione del Vesuvio o si fidano della rete di monitoraggio. Un cambiamento improvviso è quasi sempre drastico, radicale e su di esso di rado possiamo intervenire. Mentre il piccolo cambiamento, o cambiamento continuo, è quello su cui invece possiamo lavorare in ogni momento. La distinzione su cui riflette Umberto Santucci, non è secondaria, è importante. Egli conclude il suo post con un passaggio che sarebbe bene fare nostro:

Se ci troviamo di fronte ad un cambiamento radicale, cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi invece di sprecare energie a resistere ad esso. Se non c’è nessun grande cambiamento ma tutto scorre come prima, cominciamo a cambiare qualche piccola cosa noi stessi, senza aspettare il messia!

Resistere al cambiamento è infatti roba da tragedie nelle quali i protagonisti, per definizione, più si opponevano al fato più finivano per realizzarne le profezie. Si pensi al Macbeth: più Macbeth si accanisce contro Banquo più ne favorisce la discendenza. E' molto più saggio riconoscere che Panta Rei, tutto scorre ed è bene non opporvisi, pena qualche disastro. Una lezione questa che dopo le alluvioni in Liguria di questi giorni dovremmo tenere bene a mente. Ma la stessa etimologia del verbo cambiare suggerisce la lentezza perché deriva dal greco Kàmbein: curvare, piegare, girare intorno. Provate per esempio a piegare un ferro con una botta sola di martello: non solo non ci riuscirete, vi farete male anche alla mano che ha dato il colpo. Perché quel pezzo di ferro, giustamente, non accetta il trauma. Dovrete convincerlo con le buone scaldandolo e dandogli piccole martellate. Questo lo sapeva bene Vulcano, il dio romano del fuoco, colui che forgia le armi, effigiato anche sulle 50 lire, ve lo ricordate?. Un dio costretto a faticare, come gli uomini, al quale Italo Calvino si volge nelle sue Lezioni americane quando deve parlare della concentrazione e della craftsmanship (abilità e perizia) necessarie allo scrittore. E' naturale che questo lavoro richieda i suoi tempi ma è necessario che sia così. Senza di essi il cambiamento rapido non può avvenire. Ce lo spiega lo stesso Calvino:

Anche la vita, forse, è fatta di questo, di un “composto squilibrio” tra i tempi delle due divinità: il tempo di Vulcano per fabbricare con meticolosa e paziente fatica e il tempo di Mercurio per mettere le ali ai piedi.

Sta a vedere che il cambiamento richieda tempo, fatica e lavoro. Stamattina a causa di un po' di malumore dovuto a qualche problema di salute e al fatto che non mi sento del tutto soddisfatto della mia vita ho provato a cercare su google: "come cambiare la mia vita". Ebbene tra i tanti un post in particolare mi ha colpito: Solo un passo alla volta si può cambiare vita. Il motivo è semplice: insoddisfatti della nostra vita cerchiamo con foga di cambiare tutto oppure molte cose oppure ancora più di una cosa, adottando quella che Paul Watzlawick chiamerebbe una "ipersoluzione".  Così facendo mettiamo in crisi però il nostro cervello che purtroppo è più lento di quel che pensiamo e ha bisogno di tempo per abituarsi.

Vorrei che per me, e per te che leggi, siano chiare due cose a questo punto: 

  1. non possiamo mutare all'improvviso nulla;
  2. dobbiamo abituarci a fare piccoli e piccolissimi cambiamenti.

In che modo sarà oggetto del prossimo post. Intanto in tuo commento fammi sapere se hai mai provato a cambiare qualcosa della tua vita e come è andata.

Su come avere successo con i piccoli passi puoi leggere un bel post di Jacopo Fo: Come fallire in maniera pazzesca.

don tonino bello
Don Tonino Bello

Oggi, 28 settembre 2011, vi propongo una delle più belle lettere scritte da Don Tonino Bello,  Antonio Bello è stato vescovo di Molfetta, ma soprattutto apostolo della nonviolenza: in molti ricordano la sua marcia nel 1992 a Sarajevo. Vale proprio la pena di leggerla non per una sterile consolazione ma anzi per il recupero che egli sa compiere dei fallimenti.  Buona lettura.

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