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scaletta
Rope Ladder, Ishikawa Ken

Questo problema non riesco a risolverlo, non posso, è più forte di me, non ho le forze per superarlo! Tutti quelli che hanno pensato questo di fronte a qualche contrattempo lo hanno dipinto come qualcosa di più grande di loro. Così hanno finito con il percepirlo come un muro che non possono scavalcare e quindi si sono sentiti imprigionati. E chi si sente in catene rischia di trascinarle per tutta la vita nell'afflizione e nella frustrazione. Proprio una brutta storia! Quanta gente si sente impotente, incapace di uscire da certe situazioni! E quel che è più triste è che molti non provano nemmeno a fare qualcosa. Ma c'è una buona notizia e cioè che quei muri che sembrano sbarrarci la strada in realtà sono più piccoli di noi e quindi possiamo saltarli o scavalcarli. Sono anni che raccolgo le migliori tecniche sul problem solving e ne ho persino approfondito e ridefinito una di cui parleremo più avanti. Perciò oggi voglio parlare di ben cinque strumenti facili da applicare, che non solo ci aiutano a superare ogni problema ma che addirittura se applicati con costanza ci portano molto in alto nella capacità di costruirci un grande successo. Iniziamo subito con alcune osservazioni.

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Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po' per la celebrità di questo santo e un po' per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell'autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l'acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L'acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l'altra vogliano conoscermi un po' meglio. Ma c'è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

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Mappa mentale-agenda Marzo 2015.
Mappa mentale-agenda Marzo 2015.

Ho appena terminato la mia mappa mentale-agenda di Marzo 2015 che potete vedere qui sopra. Questa volta ho tralasciato una delle raccomandazioni di Tony Buzan, l'inventore di questa tecnica e cioè l'uso del colore. Ho, infatti, notato che in questo caso potevo lasciare al lettore che la guarda la fantasia di riempire i disegni e i rami con i colori che più gradisce. Ho pensato che l'assenza delle cromie rendesse più forte le forme che vi propongo.  Allora, rubando le parole a Mogol, possiamo dire che i fiori di Marzo si vestono di nuovi colori. Inoltre, grazie alla lezione di Dario Fo su Caravaggio ho messo in pratica il principio dell'equilibrio compositivo. Com'è mia abitudine mostro la mappa per dare una fotografia di quel che sto facendo nel mio tempo e condividere quei fiori su cui, come farfalla, andrò a poggiarmi, il tepore dell'aria, il piacere di sbattere le ali, la fugacità delle giornate. Fuor di metafora mi piace mettere a disposizione le risorse a cui sto lavorando per creare dei progetti professionali il più possibile aperti, trasparenti, partecipati.

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mappa mentale febbraio 2015
Mappa mentale - Agenda - Febbraio 2015.

Questa qui sopra è la mappa mentale che ho disegnato per organizzare la mia agenda per il mese di Febbraio 2015. Se non conosci questa potente tecnica ti consiglio proprio di impararla. Attento a non confondere una mappa mentale con una concettuale, ci sono molte differenze. Come puoi vedere è fatta di disegni, rami e parole. Al centro c'è l'argomento di cui essa si occupa: in questo caso l'agenda del mese. Ho usato un'immagine che ricorda il periodo che mi interessava: febbraio. Poi, man mano, ho inserito le parole chiave attraverso delle ramificazioni che si possono leggere in senso orario, a partire dalla prima in alto a destra: in questo caso il teatro che, dopo, ho suddiviso in ulteriori sotto-argomenti. Altrettanto ho fatto per gli altri aspetti che intendevo pianificare: blog, progetto partersheep, l'ebook.

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Teatro di Torre S. S.
Il teatro comunale di Torre Santa Susanna.

Stamattina sono andato a curiosare alla conferenza stampa di presentazione della stagione di prosa 2014-2015 del teatro comunale di Torre Santa Susanna. Vi sono andato con piacere perché ho uno speciale legame di affetto con quel teatro dopo averlo frequentato grazie al progetto dei Teatri Abitati, un'esperienza straordinaria con gli amici Enzo Toma e Gino Cesaria, durante la quale presero piede importanti progetti come quello dedicato al Moby Dick, un Macbeth tutto elisabettiano, un reading sul mondo dei Sikh. Proprio Gino Cesaria figura come direttore artistico del teatro. Perciò a lui e ai torresi tutti vanno i miei migliori auguri per vivere al meglio quelle "Emozioni da teatro" (questo il titolo della rassegna) che il programma stagionale promette.

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Sul set di L'età d'oro.
Sul set di L'età d'oro, il nuovo film di Emanuela Piovano.

Una nuova esperienza cinematografica è alle mie spalle un po' come l'età d'oro, di cui magari spesso abbiamo nostalgia. Proprio L'età d'oro è il titolo del film a cui ho preso parte a Monopoli, dove sono in corso le riprese fino al 20 dicembre. In questo nuovo lavoro sono il guardaspalle, o bodyguard se preferite, di Bruno, un magistrato interpretato da Giulio Scarpati. Gli altri interpreti principali sono Laura Morante,Dil Gabriele De ll’Aiera, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Gigio Alberti, Giselda Volodi. La regia è di Emanuela Piovano.

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Theatre Lightshow
Theatre Lightshow (Photo credit: Mikepaws)

A che punto è la crisi, ci si potrebbe chiedere prendendo a prestito una celebre battuta del Macbeth di William Shakespeare: "A che punto è la notte?". In qualunque fase del suo ciclo sia, i continui tagli alla cultura creano enormi difficoltà alle arti, tra cui il teatro. Del resto i teatranti di ogni tempo e cultura hanno sempre dovuto barcamenarsi tra impedimenti di ogni tipo come la mancanza di fondi. Hanno quindi dovuto elaborare le più disparate strategie per averli. Shakespeare, che ho appena citato, e Molière non erano soltanto degli straordinari autori: una delle loro peculiarità era quel che oggi chiameremmo il management, che è anch'essa un'arte. Uno dei suoi obiettivi è quello di trovare i soldi per tenere in piedi compagnie e spettacoli. Un aspetto che sta diventando sempre più difficile. Tutti gli economisti che si sono occupati di spettacolo si sono resi conto che il settore teatrale è tecnologicamente non progressivo e quindi per questo destinato a scomparire se lo si lascia al solo gioco concorrenziale, come facevano notare Mimma Gallina, Lorenzo Scarpellini e Pierpaolo Forte nel 2001 nel saggio "Teatro e Stato: principi e quadro normativo" del libro Organizzare Teatro di Mimma Gallina edito da Franco Angeli. Oggi voglio segnalare tre diverse iniziative che mirano proprio al reperimento dei necessari fondi.

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Teschio con parrucca bionda.
Teschio con parrucca bionda. Particolare della scenografia di Più leggero di un suspir di Francesco Niccolini con la regia di Enzo Toma.

«Io ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime nella pioggia». (Blade Runner, Ridley Scott).

"E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo"... come perduta è ogni improvvisazione teatrale già nel momento in cui nasce. Già gli attori praticano l'arte delle cose che muoiono. Di loro possono dire: "appartenimmo 'a mort". Si agitano sulla scena e non si sa se resta qualche memoria, qualche eco, in qualcuno, forse. Tutto questo è triste ma è la tristezza del clown, è quella tristezza che in Totò ci piace tanto: la consapevolezza che essi sono impastati con la "stessa sostanza di cui sono fatti i sogni".

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Opera di Uccio Biondi
Roberta, dal ciclo Monne Terranee di Uccio Biondi.

Ieri sera ho promesso sulla mia bacheca di Facebook di non regalare mimose e di non fare auguri per la festa della donna ma piuttosto di fare un esame di coscienza pubblico per tutte quelle volte che sono stato maschilista. Non è un caso se ho intitolato questo mio post Esame di coscienza pubico. La speranza è quella di ricordarmene così da evitare di esserlo in futuro. Se cambiamento ci deve essere è bene interpretarlo in prima persona, su di sé, a partire da ciò che non va nei propri atteggiamenti. Spero che il mio piccolo contributo possa essere utile.

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Diogenes Club
Diogenes Club. Claudio Di Ludovico.

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Quando le difficoltà si fanno serie è il momento di cominciare ad usare di più e meglio la testa. Quando l'orizzonte è pieno di angoscia ed incertezze è il momento di guardare il senso delle cose da più lati. Per questo per me il 2012 è l'anno dei maghi, l'anno cioè di coloro che giocano con le metafore e con la retorica per ampliare le nostre vedute, per consentirci di vedere ciò che non vedevamo, per rischiarare un cammino che si è fatto piuttosto scuro, buio. Protagonisti di questi strumenti sono gli artisti. Perciò come attore mi sento chiamato in causa, come Diogene, a portare in dono un po' di quella luce che ogni giorno alimento. Voglio, quindi, raccontarvi un po' che strade percorrerò in questo anno nuovo nella speranza di incontrarvi, di fare un pezzo di strada insieme a voi o almeno di darvi qualche spunto, qualche opportunità.

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Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal
Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal (starrynight1)

Ad ogni cambio d'anno qualcosa del vecchio anno viene gettato via come simbolo del passaggio, come rito per propiziare buone novità nel nuovo anno. Anche a livello intellettivo tendiamo a mettere da parte ansie, angosce, preoccupazioni dell'anno appena passato per accrescere in noi l'apertura mentale, psicologica a ciò che di buono vogliamo che accada. Purtuttavia portiamo con noi molte cose dei 12 mesi appena trascorsi. In fondo il capodanno è solo una data nella quale facciamo dei buoni propositi anche per migliorare noi stessi e la nostra vita. In questa operazione credo sia utile ed importante considerare che cosa di buono ci ha lasciato in eredità il lasso di tempo che ci mettiamo alle spalle. Perciò la domanda che oggi, 2 gennaio 2012, mi sono posto è: che cosa mi ha lasciato in eredità il 2011? Ve ne parlo non tanto per il narcisistico gusto di raccontarsi ma per aiutare chi ha condiviso con me qualche pezzo di strada o chi vorrà farlo in questo 2012. Voglio permettere a tutti costoro, infatti, di individuare le cose belle fatte insieme in modo da farne di migliori nel corso dei prossimi 12 mesi.

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Pubblico al Globe Theatre di Roma.
Pubblico al Globe Theatre di Roma durante una rappresentazione estiva.

Senza pubblico non c'è teatro. Per costituzione il teatro non è tale senza il pubblico. Spesso, però, il pubblico è ignorato, dimenticato e nella migliore delle ipotesi "tollerato" a teatro. E non deve arrecare disturbo con gli squilli dei cellulari. A San Pietroburgo hanno messo a punto un sistema per bloccare il segnale di telefonia mobile. Quelli che non ne possono più del trillare di apparecchietti anche al cinema e al teatro cominciano a tirare un sospiro di sollievo. Ma il pubblico non deve nemmeno tossire, non deve scartocciare caramelle, non deve mangiare i pop corn, deve stare al buio e non deve in nessun caso parlare. Deve solo applaudire magari alla fine e anche tanto. E poi deve sgomberare il teatro in fretta in modo disciplinato. Siamo lontani, insomma, dai tempi di Shakespeare quando il pubblico assisteva mangiando, chiacchierando e rumoreggiando agli spettacoli.

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Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir
Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir.

Si chiude martedì 19 luglio la trilogia dei viaggi attorno alla morte iniziata con il Macbeth, proseguita con il Moby Dick e che si conclude con lo spettacolo comico Più leggero di un suspir. A partire dalla fine dell'inverno fino ad ora ho avuto la possibilità di lavorare come attore in due spettacoli e come assistente alla regia in un terzo lavoro ancora in fieri come il Moby Dick. Tutti e tre con la regia di Enzo Toma il quale non ha fatto mistero di dire che per lui questi tre spettacoli sono un viaggio nell'Ade. Con il Macbeth, che ha debuttato il 29 aprile a Torre Santa Susanna, questo viaggio è iniziato a partire dall'insostenibilità del peso del potere di cui  Macbeth stesso è testimone fisico e che non si può concludere che nella morte prima della lady e poi di lui. Nel Moby Dick, che debutterà al Festival Castel dei mondi di Castel del Monte il 3 settembre 2011, è Achab che alla prigionia in cui è costretto dal capodoglio preferisce quella libertà che può voler dire la sua fine. Più leggero di un suspir, poi, si apre con il funerale di uno degli attori della compagnia che a quel punto danno vita a un alternarsi di personaggi e di morti all'interno delle opere di William Shakespeare:  La Tempesta, Antonio e Cleopatra, Otello, Riccardo III, Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Amleto. Gli attori, però, come i clown, si ostinano a non morire, a fare della loro morte un pretesto per rimanere in scena il più possibile. Si tratta, quindi, di una tragedia “perché tutti muoiono, e pure piena di lacrime”, ma si tratta però delle lacrime “più allegre che mai occhio umano poté versare”.

Giuseppe Vitale
Questo sono io nei panni di Trinculo.
Essi danno vita allo spettacolo teatrale dal titolo scritto da Francesco Niccolini per la regia di Enzo Toma in scena martedì 19 Aprile 2011 alle ore 21 e 30 presso l’ex-Fadda sulla via per Brindisi a San Vito dei Normanni. Gli attori sono Francesco Ocelli, Yuma Longo, Tina Di Santo, Gionata Atzori, oltre a me. C'è anche l'amichevole partecipazione come capocomico di Cesare Pasimeni. L’ingresso è gratuito. Lo spettacolo è il saggio conclusivo del corso di teatro tenuto da Enzo Toma e Francesco D'Agnano durante la stagione 2010-2011 presso il teatro Melacca di San Vito all’interno del progetto Teatri Abitati del Teatro Pubblico Pugliese.  Per informazioni si può contattare Yuma Longo via email all’indirizzo yumalongo@yahoo.it oppure via telefono al numero 349 3336102.
Zulietta
Zulietta (Yuma Longo) e il grazioso serpente del Nilo.

E' uno spettacolo di "sangue, parole e amore, nell'ordine che volete" come dice il capocomico prima della scena madre di Chiappa-Giulietta e Trinculo-Romeo.  E' la ragione stessa per cui gli attori mettono in scena ciò che di più importante possono giocarsi: le loro morti. E a questo credono in profondità, danno il meglio della loro cialtronesca arte. Non si avvedono di essere dei servi, degli zanni, che vogliono recitare le parti dei giovani, con tutto il corredo di rozzezza che diventa a tratti poetica in questo sforzo e alla fine anche complice con il pubblico. Più leggero di un suspir è allora uno spettacolo leggero, un niente, uno zero, qualcosa che rischia di volar via al primo soffio di vento martedì sera. Perché andarlo a vedere allora? Perché per fortuna resta ben ancorato al baule su cui è disteso il cadavere del sig. Cliff che con tutta la sua pesantezza non ci fa compiere il folle volo dell'Ulisse di Dante il quale non ebbe freni. Noi il freno ce l'abbiamo ed è la paziente e visionaria regia di Enzo Toma. Perché un attore anela alla libertà, forse il suo destino è di non arrivarci mai o forse la trova nelle tensioni del suo corpo, nella sua distensione, nelle sue lacerazioni sempre vere ma sempre controllate perché domani "a grande richiesta" si replica e bisogna restare in forma per farlo.

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Giuseppe VitaleNascerà presto una nuova figura professionale, sempre più preziosa, richiesta e pagata. Quella del grande lettore/spettatore/ascoltatore, un professionista capace di consumare quantità esorbitanti di cultura per appagare l'ego di tutti. Sarà lui l'eroe del futuro(Giacomo Papi su l'ultimo numero di D. del 25 giugno 2011).

Ecco io mi sento già quell'eroe per le quantità industriali di post, blog, messaggi di stato e twit che leggo e commento a fronte di pochissimi amici che ogni tanto per misteriose ragioni si ricordano di commentarmi, spesso senza leggermi neanche. Non me ne vogliate cari amici ma è evidente che stiamo tutti cercando la celebrità ed è pieno il mondo di chi sculetta e quindi trova qualcuno disposto a guardarlo, visto che nel frattempo siamo diventati anche voyueristi. Allora fa bene lo stesso Papi (da non confondersi con papi di chiese o di feste o con quel Papi sintesi dell'idiozia) a citare Macbeth, che ho avuto il piacere di recitare ad aprile:

 La vita non è che un'ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e dimena per la sua ora sulla scena, di cui non si sentirà più nulla. E' una storia raccontata da un idiota, piena di strepito e furia che non significa niente.

Mai parole potevano essere più sferzanti per un attore eppure sono state scritte dal più grande drammaturgo come William Shakespeare nel 1600. Cosa scriverebbe ai nostri tempi? Ai suoi tempi il teatro era l'unica forma di divertimento. Oggi, invece, ci sono innumerevoli forme di divertimento e il teatro e persino il cinema sono quelle più in difficoltà, meno frequentate. Questo si traduce nella grande difficoltà per gli attori per ritagliarsi la loro celebrità, specie in una società come la nostra dove la profezia di Andy Warhol si sta avverando: "ognuno sarà famoso in 15 minuti".  Come trovare quel necessario spazio di notorietà per lavorare come attore laddove ogni persona del pubblico a sua volta cerca il suo legittimo pezzo di fama?

 Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama, ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare, col sudore

si sentiva durante la sigla iniziale del noto telefilm Saranno Famosi che ha nutrito i sogni di  centinaia di migliaia, forse milioni di scalpitanti allievi attori, danzatori, cantanti nelle scuole, ne corsi, nei workshop di tutto il mondo.  Salvo poi scoraggiarsi quando i reality show hanno mostrato che quel sudore non solo non serve, ma che siamo in piena epoca del trionfo della mediocrità. Del resto è noto che chi lavora per società come la Endemol, per esempio, è pagato per non far pensare il pubblico. Ed allora the show must go on, chi fermerà mai il circo dei circhi, quel villaggio globale non solo diventato realtà per molti paesi nel mondo ma che nel frattempo si è trasformato in un set quotidiano aperto a tutti? Ne fanno parte anche i social network come Facebook dove spesso i migliori talenti sono uniformati, abbrutiti, macinati come se uno tsunami avesse travolto i cervelli di tutti.

Che cosa è più prezioso, la fama o la salute? / Che cosa è più importante, la salute o la ricchezza? / Che cosa è più dannoso, vincere o perdere?

Queste domande spesso leggo nel Tao nel disperato tentativo di sgonfiare quel pallone smisurato del mio ego. Per consolarmi di non far parte dello show business. E allora come novello Teseo eccomi addentrato nei labirinti di blog, social network, micro-blog e pagine web di ogni tipo alla ricerca del Minotauro. Ma ahimé mi ci sono perso, forse non ne uscirò mai. Ricordatemi se volete come quell'eroe del futuro curioso come sono e desideroso di comunicare che spesso viene a rompervi le scatole e importunarvi ma che per lo più rimane da solo.

Carrisi, il bidello corrotto di Musica Silenziosa
Carrisi, il bidello corrotto di Musica Silenziosa. Foto di Eleonora Lombardi.

Domani, 30 maggio 2011, torno su un set e in particolare su quello de Il sole dentro di Paolo Bianchini. Il regista e i suoi assistenti si sono convinti che sarei stato quel commerciante di bambini che cercavano. Un piccolo ruolo da cattivo, dunque, per questo film che inizierà le riprese proprio lunedì.  E che è un po' per me un ritorno perché già nella miniserie Tutta la musica del cuore, ora in post-produzione, avevo un altro ruolo da "cattivo": sono il bidello corrotto e raccomandato del conservatorio al centro delle vicende. Un po' mi sto abituando negli ultimi tempi a indagare le ragioni del male, per via anche del lavoro fatto nel Macbeth di Shakespeare  che ha debuttato lo scorso 29 aprile, dove sono una delle tre streghe e assassino.  Un male necessario, che viene dal fato, che si deve accettare mostrando la giugulare, perché se ci si oppone le conseguenze sono peggiori. È quel male che fa muovere le cose, un deus ex machina nella macchina da spettacolo shakespeariana.  Una macchina quest'ultima che sto imparando a conoscere dal di dentro in questo periodo. Oltre che nel Macbeth sono, infatti, impegnato in altri due lavori che hanno a che vedere con il celebre drammaturgo in qualche modo: uno è Più leggero di un suspir, uno spettacolo comico scritto da Francesco Niccolini mettendo insieme tutte le morti o quasi delle tragedie di Shakespeare appunto e l'altro è il Moby Dick, sempre di Niccolini, che è si una trascrizionne in forma di poema teatrale del romanzo di Melville ma è ancora un viaggio shakespeariano nell'inconscio. Nel primo spettacolo sono uno degli attori, nel secondo assistente alla regia. Tutti questi spettacoli vedono alla regia Enzo Toma e sono prodotti da Maccabeteatro.  Dopo aver lavorato, quindi, negli anni precedenti con l'improvvisazione teatrale è un buon periodo per me per confrontarmi con i testi e con i classici. Non dimenticando però il filone dell'oralità, dei cunti popolari che non abbandono mai e che di tanto in tanto mi vede impegnato come il prossimo 9 giugno a Taranto, ospite degli appuntamenti di riconversione culturale curati dal comitato provinciale Taranto Lider. Una bella occasione questa, per me, per dar seguito a quello spirito civico, di solidarietà, di nuovi stili di vita che curo sin dagli anni in cui iniziai ad occuparmi di commercio equo e solidale grazie a quel padre umano e spirituale che è per me Alex Zanotelli, "l'uomo dell'acqua", come è stato chiamato di recente perché grande ispiratore e attivista del movimento per l'acqua pubblica.

Sono contento ed onorato di poter prendere parte a questa pellicola per due motivi. Il primo è perché narra, tra l'altro, la straordinaria e commovente storia di Yaguine e Fodé, due ragazzi africani che volevano consegnare una meravigliosa lettera al parlamento europeo. Il secondo è perché dopo Sergio Rubini nel 2003, ne L'amore ritorna,  ho la possibilità di lavorare con un altro maestro come Paolo Bianchini.