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Tre sono i re magi citati nel Vangelo che si recano in visita a Betlemme. Perché proprio tre e non quattro o cinque o dieci? Tre sono anche le persone della trinità. Sempre tre sono gli angeli ospitati da Abramo a Mambre. Il tre è considerato il numero perfetto per eccellenza e nella Bibbia è il simbolo di Dio stesso. E ad esso si sono ispirati tanti artisti e scrittori. Un esempio su tutti è Dante Alighieri che suddivide il suo viaggio ultraterreno in tre cantiche da trentatré canti ciascuno (tranne il proemio dell'Inferno). Proprio a questo numero s'ispirò anche Massimo Troisi nel suo celebre film Ricomincio Da Tre. Gaetano, il protagonista, riparte non da zero ma da tre come rivela in una delle battute principali del film:

Gaetano: Cioè, se ti sto dicendo che parto, parto... e poi me ne vaco, Rafe', nun ce 'a faccio cchiù! Cioè, chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite dint' 'a vita, pecché aggia perdere pure chelle, che aggia ricomincia' da zero?! Da tre!... Me ne vaco, nun ce 'a faccio cchiù...

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leggerezza
leggerezza (Photo credit: Kliò)

Se vuoi raggiungere la leggerezza è necessario fare il vuoto prima. Se la valigia che abbiamo riempito di tanta roba non la svuotiamo resterà sempre pesante. Siamo destinati a trascinarci in un'esistenza greve e piena di affanni se non impariamo a liberarci da ciò che la appesantisce. Questo lo sapeva bene un maestro della leggerezza come Italo Calvino che ne Le Città invisibili fa dire al Kan, che ha sognato una città, da Marco Polo queste parole:

E Polo: − La città che hai sognato è Lalage. Questi inviti alla sosta nel cielo notturno i suoi abitanti disposero perché la Luna conceda a ogni cosa nella città di crescere e ricrescere senza fine.
− C'è qualcosa che tu non sai, − aggiunse il Kan. − Riconoscente la luna ha dato alla città di Lalage un privilegio più raro: crescere in leggerezza.

Subito dopo troviamo la città di Ottavia che viene così introdotta:

Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C'è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle.

...continua a leggere "Come fare il vuoto per lasciarci riempire dalla leggerezza"

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The Calligrapher
The Calligrapher (Photo credit: hernan.seoane)

Il maestro zen Kosen doveva tracciare sulla carta le parole "Il Primo Principio" che sarebbero poi state scolpite sulla porta del tempio Obaku a Kyoto. Mentre faceva questo lavoro c'era un discepolo molto critico che ad ogni tentativo del maestro diceva che stava tracciando le lettere male, sempre peggio. Il maestro non riusciva proprio ad avere l'approvazione dell'allievo. Solo quando quest'ultimo uscì per qualche minuto Kosen poté tracciare di getto e a mente libera la scritta. Quando l'allievo tornò disse che era un capolavoro.

...continua a leggere "Il primo principio dell’artista"

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Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c....
Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c. 1820 (Photo credit: Wikipedia)

sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca.

Inizierò con questo ed altri haiku di Eduardo Sanguineti la diretta che terrò oggi, sabato 25 agosto alle ore 18, di M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve su Tirradeo.com. Questo poeta,  autore di testi teatrali e saggista che aderì al Gruppo '63 ci farà, infatti, da trait d'union tra le poesie di guerra di Giuseppe Ungaretti e questo genere di poesia breve che sono gli haiku giapponesi. Dal punto di vista etimologico essi sono "le poesie del viandante" e, infatti, coloro che sono considerati i maggiori maestri del genere, come Matsuo Bashō, furono dei viaggiatori instancabili. Ritorna, quindi, anche il tema dei viaggi, che tanta importanza ebbero anche in Ungaretti. Come torna o, per meglio dire, prosegue l'appuntamento con il verso breve, basta osservare la struttura di un haiku: 3 versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe per un totale di 17 sillabe. Una delle principali doti, allora, per scrivere secondo questa forma di poesia diventa la sintesi, portata ai suoi estremi. Ogni espressione, ogni sillaba superflua non vi trova posto. Nascendo dal vuoto un haiku perde la sua efficacia se tendiamo a riempirlo di qualcosa. Si tratta di un vuoto soggettivo ed oggettivo che, per esempio, si può contemplare in questo haiku di Bashō:

Fiori di pruno nell'aria profumata
improvviso sorge il sole
sentiero di montagna…

Questa condizione del vuoto è possibile solo a chi compie una profonda, autentica meditazione zen in cui Bashō fu ancora una volta maestro con uno stile di vita, una frugalità, una povertà che potremmo definire francescana. È considerato colui che elevò a forma d'arte lo haiku, fino ad allora (è nato nel 1644) considerato solo la prima parte di un componimento più lungo chiamato tanka. Perciò dedicherò una buona parte della diretta a lui e agli altri maestri come Yosa Buson, Kobayashi Yssa, Masaoka Shiki.

...continua a leggere "Lo haiku, il vuoto e la conversazione a M’irradeo d’immenso"

Located in Kyoto, Japan, Daigo-ji is the head ...
Image via Wikipedia

Ho diradato di molto le mie pubblicazioni negli ultimi mesi. Pubblico sempre meno in questo e negli altri miei blog e sulle timeline di facebook e twitter. Tanto per cominciare penso che i miei contatti nei social network mi ringrazieranno, come altrettanto faranno i lettori più o meno occasionali di questo blog.  Di meno è meglio, si sa, di fronte alla vastità dell'internet, all'overload informativo con il quale spesso, almeno io, faccio i conti ogni giorno. Non voglio abbandonare la rete e smettere di pubblicare, sia chiaro. Ma d'ora in poi sarò più essenziale, più sintetico e pubblicherò con meno frequenza. La ragione di tutto questo la spiega bene questa storia zen.

...continua a leggere "La vera realizzazione"

Tra terra e cielo
Tra terra e cielo. Credit: mmalta94

Ultima modifica del post: 28 Giugno 2015.

È la via di mezzo che collega il cielo e la terra. Non ci giova stare sempre in contemplazione o, al contrario, sempre immersi negli affanni quotidiani. Non è restando sul monte della trasfigurazione, piantando delle tende, che collegheremo cielo e terra. È nel mondo che troveremo la via, non trascurando gli affari di ogni giorno né di meditare. Perché sia l'uno sia l'altro sono degli eccessi. Durante la giornata è bene fare un po' di vuoto in sé. Non è possibile perché si ha troppo da fare e non si ha tempo per riposare?

Anche Eutico deve cambiare "vita e piani per varcare la soglia delle Muse" secondo Fedro senza aspettare il tempo delle ferie. Che cosa può accadere a chi impiega tutto il suo tempo a far soldi? Ne sarà schiavo, se non può smettere quando vuole. Avrà senza dubbio mille comodità come il cane in un apologo di Fedro. Ma a quelle comodità il lupo preferisce la sua libertà,  come alla sudditanza dei cani i gatti preferiscono la loro indipendenza. Anche Zhuang Zhu, il massimo saggio nell'Impero di Mezzo, preferisce trascinarsi nel fango al posto di primo ministro offertogli dal re di Chu come narra un racconto taoista. I gatti e Zhuang Zhu trovano il tempo per tutto, anzi ne avanza loro.

Ma perché trovarlo tutto questo tempo? Per fare esistere Dio."Rafaniello dice che a forza di insistere Dio è costretto a esistere" scrive Erri De Luca in Montedidio. Mo' vuoi vedere che è la terra che fa il cielo? Io dico che il cielo sta nella gobba di Rafaniello che ripara le scarpe dei puverielli di Napoli. E sono sicuro che un po' lavora e un po' pensa. È un maestro zen, anche se non lo sa.