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Ultima modifica il 12 gennaio 2017 alle 11:01

la forza del destino
La forza del destino. Fotografia di Annais Ferreira.

Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del sogno, e cambiavano di posto a porticati e scale perché somigliassero di più al cammino della donna inseguita (nel sogno n.d.a.) e perché nel punto in cui era sparita non le restasse via di scampo.

Zobeide è una trappola conclude Italo Calvino, ne Le città invisibili, una brutta città, perché non tiene conto della libertà della donna sognata.  Stamattina ho parlato con un'amica che mi ricorda Zobeide perché ritiene che la sua condizione sia senza scampo. Lei ha un sogno e ha talento per realizzare quel sogno. Solo che ha bisogno di studiare ma non può, mi ha detto, perché non ha soldi. Così vuole rinunciare a farlo. Non c'è alternativa, mi ha fatto capire.

Questo mi permette di introdurre la prima di tre malattie relative allo status quo, lo stato delle cose, di cui vorrei parlarvi. Sono tre malattie che impediscono il cambiamento, quando è necessario, e perciò ci tengono nella prigione che noi stessi ci creiamo. La prima di queste malattie si chiama fatalismo. I fatalisti credono, infatti, che lo stato delle cose non si possa cambiare, che esiste un destino al quale non ci si può sottrarre, che il fato abbia deciso già tutto per noi, sin dalla nascita. Insomma è così e basta. E non c'è modo perché non sia così. Il discorso non ammetterebbe di proseguire.

E' come se uno avesse iniziato a bere perché il primo bicchiere ha reso ineluttabili gli altri bicchieri. E adesso è troppo tardi per smettere. Bisognava pensarci prima.

Quello che ci cagionarono Dio, mondo, destino, natura, cromosomi e ormoni, società, genitori, parenti, polizia, insegnanti, medici, capi o soprattutto amici, è talmente grave che la minima insinuazione circa il poter fare qualcosa contro tale condizione è già di per sé un'offesa.

Così scrive Paul Watzlawick in Istruzioni per rendersi infelici (Feltrinelli). Parla di un aspirante all'infelicità che fa di tutto per raggiungere la massima infelicità. Costui per riuscirci può rendere persino responsabile il passato del bene ricevuto. Infatti potremmo dire: maledetti genitori che ci hanno insegnato a mangiare tre volte al giorno, maledetti i nostri nonni che combatterono per la libertà e così via.

Ma davvero il passato è responsabile di tutto? Davvero non c'è rimedio? Davvero non posso cambiare lo status quo? In materia di sogni e desideri voglio riportarvi un'argomentazione di Aristotele: se il futuro fosse predeterminato tutti i nostri desideri e comportamenti sarebbero privi di senso. Se non possiamo cambiare la nostra condizione, che sogniamo, che progettiamo a fare qualcosa? Perché c'è in noi il desiderio di fare il cantante, lo scrittore, l'attore se non fosse possibile diventarlo? Oppure Dio è così sadico che ci tortura con desideri irrealizzabili?

La mia amica parlava di mancanza di fondi, di soldi per formarsi ed essere in grado di realizzare la sua ambizione. Ora la domanda è: quanti soldi sono necessari? Ma poi servono davvero? Quante volte le carriere di tanti artisti si sono realizzate partendo da una condizione di povertà, di indigenza? Chissà, ad esempio, quanta povertà avranno conosciuto tanti cantanti blues neri americani, magari hanno iniziato e finito nella povertà. Serve proprio ricordare che i soldi sono un mezzo e non un fine? Comunque diciamo che una certa somma è necessaria e che questa somma non sempre si riesce a mettere da parte con un onesto lavoro. Di recente ho conosciuto un'artista molto interessante, di quelle che le case discografiche all'inizio non prendono in considerazione, perché ha superato la quarantina. Ebbene questa donna, Evy Arnesano, è riuscita ad auto-prodursi un album da sola ed è approdata anche in televisione ospite di Serena Dandini.

Ad ogni modo l'internet mette a disposizione anche tante possibilità per chi vuole iniziare una carriera artistica e trovare i fondi per farlo. Voglio citare in proposito il crowd funding che è un processo collaborativo attraverso il quale chi ha delle idee valide, dei progetti può richiedere a dei piccoli finanziatori la possibilità di realizzare qualcosa. La comunità più promettente a questo proposito mi pare essere quella di Eppela, dove chi vuole realizzare un fumetto, chi ha un progetto sui libri, chi vuole realizzare una nuova collezione di T-shirt e così via può trovare i suoi finanziatori.

Appuntamento a domani con la seconda delle tre malattie. Intanto, ditemi, vi è mai capitato di diventare vittime o di vedere altre persone cadere sotto la scure del fatalismo? Fatemelo sapere nei commenti.

Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 13:24

don tonino bello
Don Tonino Bello

Oggi, 28 settembre 2011, vi propongo una delle più belle lettere scritte da Don Tonino Bello,  Antonio Bello è stato vescovo di Molfetta, ma soprattutto apostolo della nonviolenza: in molti ricordano la sua marcia nel 1992 a Sarajevo. Vale proprio la pena di leggerla non per una sterile consolazione ma anzi per il recupero che egli sa compiere dei fallimenti.  Buona lettura.

...continua a leggere "A coloro che si sentono falliti"

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:38

marcia della pace perugia assisi 2011
Marcia della pace Perugia-Assisi 2011. Credit: skytg24.

Non comprare armi. Dobbiamo declinare così il sesto dei dieci comandamenti che Dio diede a Mosè: non uccidere. Perché comprare armi equivale ad uccidere non solo la dignità della persona umana ma anche la nostra economia.

La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

E' questa la proposta che più mi colpisce e mi coinvolge nella mozione finale della marcia della pace tra Perugia ed Assisi che si è svolta oggi, domenica 25 settembre 2011. Se abbiamo dichiarato tabù la schiavitù perché altrettanto non può avvenire con la guerra? Questa auspicabile meta non è poi così lontana. Si potrebbe cominciare con il non acquistare i 131 caccia F35 che costeranno all'Italia 15 miliardi di euro: un terzo dell'attuale manovra finanziaria. Qualcuno deve spiegare che necessità abbiamo di comperarli. Quali esigenze belliche giustificano un uso così spropositato di armi? E' del tutto evidente che in un paese come quello italiano dove le priorità sono ben altre che si tratta di un enorme e dannoso spreco.

Niente è più inutile di un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare.Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.

Questo ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore di Tavola per la Pace. Contro questo acquisto è in corso una campagna denominata "Taglia le ali alle armi". Su questa assurdità delle spese militari italiane è intervenuto anche Alex Zanotelli che ricorda che abbiamo speso nel 2010 27 miliardi di euro. Ecco qui l'intervista.

E ora aderisci anche tu all'appello contro queste spese.

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:16

corteo funebre
Corteo funebre a Inzino V.T.

Oggi vi propongo questo raccontino. Buona lettura.

La trenodia avanzava insieme al corteo funebre e quel lamento era intervallato solo dal mio borborigmo. Il mio stomaco, quel pomeriggio umido e afoso, pareva produrre tuoni ora sordi e lontani, ora più vicini, perché la mia pancia vuota, il mio torace, la mia bocca facevano da cassa armonica, da amplificatore. I miei suoni corporali facevano da contrappunto al lamento e ai canti e alle occhiatacce delle prefiche. Quelli delle pompe funebri erano inappuntabili, così ieratici da sembrare dei diali. Ma cos'avrò in corpo, pensai, delle murrine in frantumi che risuonano tra di loro ad ogni passo in avanti? Il vaso di terra cotta, di don Abbondio, che viaggiava insieme ai vasi di ferro si era dunque frantumato nella mia pancia e i pezzi ora stridevano tra di loro come mossi in uno staccio? La mia codardia si era dunque manifestata a tal punto che andava in giro per il mondo a sbandierarsi ai quattro venti, in modo che fossi evitato, come un serpente a sonagli?

D'un tratto tra i pianti delle donne si sentì un urlo e poi un piccolo fuggi fuggi: in mezzo al corteo c'era un serpente, un'anfisbene. I cavalli sentendo quel parapiglia si imbizzarrirono e iniziarono a correre come se qualcuno da lontano li richiamasse con la musetta, dopo esser stati lasciati a digiuno per un mese, lasciando indietro le donne e i pochissimi uomini, per lo più anziani, del corteo che ora erano fermi terrorizzati, che si interrogavano sul da farsi con quell'aspide molto velenosa. Tra loro la mia samblana, tanto erano bianche e soffici come neve i suoi seni, le sue carni. L'immaginavo voluttuosa Cleopatra pronta a farsi mordere da quel serpe se io l'avessi lasciata. Pronta ad attorcigliarsi quello e altri serpenti come presa da zoofila bramosia o forse proiettava in essi la sua grande voglia di avere per sé tanti falli o forse ancora di essi era proprio invidiosa, tale era la sua lussuria. I pensieri degli atti sessuali che avrei voluto compiere con lei erano così numerosi ed insistenti, che mi formicolavano nel cervello, che in testa mi sentivo tutte le biscie della medusa e il mio sguardo pieno di desiderio di possederla, su di lei, l'avrebbe conquistata se solo mi avesse degnato di uno sguardo. Ma la mia codardia era così manifesta in paese che una donna così bella, così desiderata da tutti, così esigente mai avrebbe incrociato il suo sguardo con il mio. Per lei non esistevo.

Ma che dolore di stomaco quel pomeriggio! E porca miseria  che fitte alla pancia! Quel gorgoglio di prima era solo un'avvisaglia della tempesta che portavo in corpo. Non era la prima volta che mi succedeva. Un fatto nervoso mi avevano detto i medici. Ormai ci ero abituato e niente mi scrollava, mi sentivo Achab nella sua ultima veglia prima di incontrare il leviatano. A me ogni volta che mi emoziono tanto, oltre alle palpitazioni al cuore, mi prendevano certe fitte all'intestino che per una buona oretta non mi lasciavano in pace. Il modo in cui evolse questa mia crisi, più acuta del solito, ve lo racconterò tra poco. Perché ad un tratto l'anfisbene si fece minacciosa, voleva avventarsi su quegli anziani idioti, dementi che tentavano di allontanarlo con dei bastoni. Solo che quello stronza invece di avventarsi sulle mani incallite, ingiallite, chiazzate stava per spiccare un balzo verso le belle mani della mia amata. Io corsi all'istante in mezzo al vuoto che si era creato tra la serpe e le persone e nel farlo fui sorpreso da un forte rumore di tavoloni, come se si fossero sfregati tra di loro provocando un grande, improvviso crepitìo che si poteva sentire per decine di metri. L'anfisbene spaventata fuggì tra il sorghetto e la senna e nessuna la rivide mai più. Io restai qualche istante imbambolato per capire cosa stesse succedendo quando realizzai che avevo rilasciato la più grande ma provvidenziale scoreggia della mia vita. La bella samblana, che stava morendo di paura perché ormai credeva che sarebbe stata morsa, finalmente mi degnò del suo primo sguardo: di riconoscenza, ma già era qualcosa. E la mia fama in paese di uomo codardo lasciò il posto ai racconti sul gesto eroico, anche se un po' spetezzoso che avevo compiuto. Da quel giorno mi chiamarono Paolino perché come San Paolo avevo protetto dai serpenti la gente. E quella notte sognai di essere San Giorgio in alta uniforme su un possente destriero che liberava la più bella tra le fanciulle dal drago ma il sogno svanì non appena feci salire in groppa al cavallo la ragazza, con tanto di rammarico per essermi perso la parte lussuriosa.

Vi è piaciuto questo raccontino? L'ho scritto solo per fare un esercizio di scrittura ispirato dalle dieci parole, in grassetto, segnalate da Penna Blu in un suo post. Mi sono solo divertito a citarle tutte insieme nel testo. Giudicate voi 😛

Ultima modifica il 9 dicembre 2016 alle 13:33

Amnesty International, organizzazione non governativa impegnata per la difesa dei diritti umani nel mondo,  prenderà parte alla venticinquesima marcia della pace Perugia Assisi, in programma domenica 25 settembre 2011, con una singolare iniziativa. L'ha anticipata agli iscritti alla sua newsletter e mi sembra opportuno farne partecipi i letto del mio blog. Ecco il testo che è stato inviato.

Ciao Giuseppe,

quest’anno saremo alla 50esima edizione della Marcia per la pace Perugia-Assisi del 25 settembre, per denunciare le violazioni dei diritti umani dei migranti.

Dall’inizio della crisi in Nord Africa e Medio Oriente si stima che siano almeno 1500 le persone morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. UN NUMERO INACCETTABILE.

Durante la marcia vogliamo ricordare ognuna di queste vittime, sfilando in 1500 con indosso una maschera bianca, per simboleggiare l’enormità e la gravità dell’accaduto.

Per farlo abbiamo bisogno di 1500 persone che vogliano esprimere insieme a noi la loro indignazione, e chiedere all’Europa di garantire un accesso sicuro per le persone in fuga.

Per aderire scrivi subito ad [email protected]

Ci vediamo a Perugia.

Fabio Ciconte

Direttore Ufficio Attivismo

Amnesty International - Sezione Italiana

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Lucia Rossini
Lucia Rossini nel bagno di palazzo Grazioli a Roma fotografata dal cellulare di Barbara Montereale.

Largo al factotum della città
Largo!
La la la la la la la la la la!
Presto a bottega che l'alba è già .
Presto!
La la la la la la la la la la!
Ah, che bel vivere,
che bel piacere
che bel piacere
per un barbiere
di qualità
di qualità !
Ah, bravo Figaro!
Bravo, bravissimo;
Bravo!
La la la la la la la la la la!

E' il testo de Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In questa opera Figaro è un barbiere ma anche un factotum della città al quale il conte d'Almaviva chiede di aiutarlo a conquistare il cuore della bella Rosina. Se è esistito è il più famoso barbiere della storia. Questa mattina ci pensavo mentre ero dal mio barbiere.

I barbieri un tempo non si limitavano solo a tagliare barba e capelli ma erano dei chirurghi, dei cerusici. Gabriele D'annunzio in una sua novella, intitolata Il cerusico di mare,  narra  di un intervento, andato male, di uno di questi antesignani dei nostri chirurghi. Il loro compito, come quello degli odierni medici, è in fondo quello di asportare il male, la parte malata, la parte marcia, il tumore e lasciare la parte sana. Gli odierni parrucchieri e barbieri hanno conservato secondo me un rapporto con questo loro passato ed è un po' come se sfoltissero i pensieri insani, malati, pesanti. Rendono così la testa molto più leggera, perché alleggeriscono i pensieri dalla zavorra. Anche grazie all'aiuto di riviste di gossip che si possono leggere nell'attesa del proprio turno. Sfogliandole mi sono imbattuto nelle cosiddette fidanzate del premier. In particolare una di loro ha colpito la mia attenzione: Lucia Rossini, fotografata dal cellulare di Barbara Montereale. La si può vedere nella foto in alto in testa a questo post. Ha il phon in mano. Una con un cognome così, come quello di Gioacchino Rossini, non può che essere una benefattrice. E' una parrucchiera, bingo! Ecco cosa ci fanno tutte quelle donne nella residenza del nostro presidente del consiglio: si occupano della sua capigliatura, in tempo spoglia, come quella di Schifani che fino a poco fa sfoggiava il suo riporto. Ed ho capito perché quelle donne gli sono state introdotte da Tarantini, che si occupa di sanità, di protesi. Cosa sono, in realtà, i nuovi capelli di Berlusconi se non un problema sanitario, qualcosa che gli mancava e che ora gli è ricresciuta?

Tarantini è il nuovo Figaro.

Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
donne, ragazzi,
vecchi, fanciulle:
Qua la parrucca
Presto la barba
Qua la sanguigna
Presto il biglietto
Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
tutti mi vogliono,
tutti mi voglionoooooooo

incidente Marcoule
Una delle prima immagini dopo l'incidente di Marcoule. Il Secolo XIX.

È una nuova dimostrazione che un incidente è purtroppo possibile.

E' il commento di Corinne Lepage, vecchio ministro per l’Ambiente francese sull'incidente avvenuto oggi, 12 settembre 2011 alle ore 11 e 45 locali, presso il sito nucleare di Marcoule, in Francia. Come apprendiamo dal sito dell'Ansa c'è stata l'esplosione di un forno che

ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro. Per il momento "non c'è stata fuga radioattiva all'esterno", fa sapere il Commissariato dell'energia atomica (CEA). I pompieri hanno comunque eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale, a causa del rischio di fughe.

Il commento di Lepage mi sembra il più appropriato per guardare con lucidità a questo che è solo uno dei tanti incidenti verificatisi presso le centrali nucleari sparse per il mondo. A parte quello che è avvenuto con Fukushima e con Chernobyl, anche se nel primo caso c'è stato un forte terremoto, si verificano spesso piccoli incidenti, per così dire, in questo tipo di centrali di produzione di energia. Per fortuna questa volta si tratta di scorie  bassa intensità e i pericoli sono molto limitati, come ha dichiarato Francesco Trojani, tecnico dell'Enea.

Marcoule è una centrale che stanno disinstallando e che ha una lunga storia nucleare. Dal 1952 ad oggi sono tantissimi gli incidenti che hanno riguardato strutture di questo tipo. Ora la domanda è: quale sarà il prossimo? In quale centrale nucleare si verificherà il prossimo disastro? In Europa ci sono diversi reattori a rischio. E in diverse centrali del mondo la tragedia è stata più volte sfiorata.

A quest'ora, le 18 e 40, l'allarme sembra cessato in Liguria, la regione italiana più vicina alla centrale. Ma non bisogna aspettare il prossimo incidente. Bene fa Legambiente a chiedere lo stop al nucleare in Europa. Non possiamo continuare a correre questo tipo di rischi, quand'anche fossero installate centrali di nuova generazione perché anche in quel caso i pericoli non cesserebbero del tutto. Non è saggio proseguire su questa strada.

12 septembre. L'amerique d'après.
12 septembre. L'amerique d'après. Copertina di Enki Bilal.

In questo giorno in cui per il decennale dell'attacco terroristico agli USA dell'11 settembre 2001 si parla e si straparla di tutto e del contrario di tutto, voglio dare due strumenti pratici, alla portata di tutti, per chiudere davvero con le conseguenze di quella giornata. Prima però dobbiamo liberarci dalla spirale della vendetta.

Missili contro torri, questo vede un bambino alla televisione durante un attacco ai grattacieli residenziali. Quel bambino non dimentica quelle immagini e crescendo spera di vendicarsi con immagini almeno altrettanto forti e scioccanti. Siamo a Beirut Ovest nel 1982 e quel bambino si chiama Osama Bin Laden. Ce lo ricorda un articolo di Simon Critchley pubblicato su La Domenica de Il Sole 24ore.  Lo sceicco del terrore ha quindi nutrito e realizzato una tremenda vendetta: ha reso il pari, anzi di più, di ciò che da bambino aveva visto in televisione.

Secondo Bin Laden, l'11 settembre è stato un insolito esempio di giustizia visiva, feroce rivalsa di un'immagine che ne rivendica un'altra

scrive Critchley. Quasi un gioco da bambini: tu mi fai vedere questo? Io ti faccio vedere qualcosa di più terribile e così via. La legge del taglione applicata allo spettacolo televisivo. E quale fu la risposta di George W. Bush alle immagini degli aerei dirottati dai terroristi? Due belle guerre: Afghanistan e Iraq, alla quale avrebbe voluto aggiungere l'Iran. Vendetta chiama vendetta.

Osama Bib Laden aveva un altro bersaglio: costringere alla bancarotta gli USA e c'è quasi riuscito:

Che piaccia o non piaccia (personalmente non mi piace affatto), Osama ha ragione. Gli ultimi dieci anni di guerra contro il terrorismo hanno contribuito pesantemente all'estrema precarietà finanziaria che oggi riscontriamo nell'intera società americana. Siamo carichi di debiti. Alla bancarotta

scrive ancora Crtichley. Gli economisti lo sanno anche se non lo dicono: la situazione finanziaria internazionale è così precaria per l'enorme costo delle due guerre prima citate e per le spese (spesso inutili) per la prevenzione di nuovi attacchi terroristici. Il bello è che stiamo concedendo a Bin Laden una vittoria postuma perché continuiamo su questa folle strada.

Ma poi finché non ritiriamo del tutto le truppe dall'Afghanistan continueremo sul crinale della vendetta che porta anche noi alla morte secondo il detto: "Prima di compiere una vendetta scava due tombe". La vendetta non solo non conviene, come dimostra la crisi che ci ha colpiti, ma è inutile.

Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota.
Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere.

Questo scriveva un illuminato Jacopo Fo in un bel post all'indomani degli attentati in America. Ma, ahimè, non solo Bush e i suoi non hanno riflettuto ma hanno portato il mondo verso la pazzia. Obama, dal canto suo, ha solo fatto dei ben discorsi in merito e in concreto ha cambiato ben poco. La speranza è che la NATO e i potenti del mondo cambino indirizzo ispirandosi all'equità sociale.

La maggiore speranza però non sono i governi ma i cittadini, tutti i cittadini. Come Rais Bhuiyan, un uomo del Bangladesh che perse un occhio durante il tentativo di omicidio a danno suo e di altri musulmani portato avanti da Mal Stroman che dopo l'11 settembre si fece protagonista di spedizioni punitive contro i musulmani uccidendone alcuni. Ebbene Bhuiyan si è battuto, purtroppo senza successo, perché a Stroman fosse risparmiata la pena capitale.

Lo strumento più efficace per chiudere davvero con l'11 settembre 2001 e con i dieci anni di guerre e disastri finanziari che stiamo vivendo è uno solo: togliere i soldi a chi fabbrica ingiustizie e morte. Come? Ce lo suggerisce Jacopo Fo:

Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.

E chiediamo insieme ad Alex Zanotelli al governo italiano di tagliare le spese militari: leggi l'intervista su L'espresso e firma l'appello.

Ultima modifica il 15 maggio 2018 alle 18:04

Previste oggi, 10 settembre 2011, due manifestazioni nazionali a Roma: "Piazza Pulita" e "Cozza Day". La prima è organizzata dagli Indignati Italiani e l'altra dal Movimento 5 stelle. Entrambe mirano a dire basta alla partitocrazia, ai privilegi della casta, alle ingiustizie della manovra finziaria e per affermare la partecipazione popolare agli indirizzi del paese.

indignati italiani
indignati italiani

Da oggi anche l'Italia ha i suoi Indignati sul modello degli Indignados spagnoli e chileni. Comuni i problemi con questi due paesi, comune il modo di reagirvi, partendo dal basso, con la cittadinanza attiva. In realtà si riuniscono già da quattro mesi e sono presenti su Facebook. A loro si unisce Il Popolo Viola. E' prevista infatti per oggi e domani una manifestazione chiamata "Piazza Pulita". Si aprirà alle 14 con un corteo in partenza da Piazza della Repubblica e che terminerà in Piazza San Giovanni a Roma. Lì sarà montato un accampamento e inizieranno dei capannelli di discussione su temi come lavoro, scuola, disabilità, ecc. E' a disposizione un programma completo per le due giornate: infatti la manifestazione si protrarrà con altre iniziative fino a domani. Tra i firmatari del loro appello ci sono:  Oliviero Beha, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame e Antonio Tabucchi. Oltre che ad essere una manifestazione pacifica, non ci saranno né bandiere di partito né palchi come precisano gli organizzatori.

In contemporanea è previsto anche il "Cozza Day" del Movimento 5 stelle: "i cittadini educatamente andranno verso Piazza Montecitorio e depositeranno una guscio di cozza ripulito con il nome o la faccia di un parlamentare, all'interno di un cesto ubicato presso un gazebo regolarmente autorizzato". Partenza alle ore 15 da Piazza Navona. Scrive Beppe Grillo spiegando il senso della giornata:

La deposizione della cozza a Montecitorio è un esercizio catartico, simbolico. Servirà per purificare l'aria, per respirare profondamente e guardare in alto verso l'eterno cielo azzurro. Le cozze stanno formando una muraglia. Un groviglio di mitili avariati attaccati allo stesso scoglio. Politici, banchieri, giornalisti, concessionari camuffati da imprenditori. Il disastro economico li costringe a sorreggersi a vicenda. Se si stacca uno dal Palazzo, si staccano tutti.

Dopo lo sciopero del 6 settembre scorso queste due manifestazioni sono la conferma della sofferenza dei cittadini comuni di fronte ad una maggioranza di governo e ad una opposizione che non solo sono lontane dalle istanze popolari ma che si arroccano sempre di più nel palazzo e nei privilegi. Sono la conferma che gli italiani sono stanchi del "ghe pensi mì" di Berlusconi che interpreta il suo mandato politico  come una investitura divina, riportandoci alla Francia del Re Sole. Ho molta speranza in questo genere di movimenti perché stanno costruendo davvero l'alternativa. E voi?

Ultima modifica il 30 marzo 2013 alle 16:09

La sposa occidentale
La sposa occidentale (Photo credit: Wikipedia)

Con oggi, 9 settembre 2011, sono 13 anni che Lucio Battisti ci ha lasciati. Morì, infatti, il 9 settembre del 1998. Voglio ricordarlo con una delle più note canzoni nate dalla sua collaborazione con Pasquale Panella, La sposa occidentale che dà il titolo a un album dell'ottobre del 1990. Fa parte di quei "dischi bianchi" bistrattati dai suoi primi fan.

La sposa occidentale, è un lavoro criptico, come tutti gli altri di Panella. Richiede ripetuti ascolti per assaporarne i segreti, ma dopo esserne venuti in possesso sarà difficile che ve ne liberiate.

Così scrive Fabrizio Pucci in una sua recensione. Io l'ho riascoltato più volte questo brano e devo dire che è piuttosto divertente, parla dell'amore alieno da sentimentalismi, romanticherie, sdolcinatezze, con tanta ironia ed essenzialità. E mi fa immaginare questo grande e coraggioso artista che fu Battisti così avanti nei gusti, nella mentalità, nella pratica della musica che in tanti non capirono i suoi ultimi album. Buon ascolto.

Non dobbiamo avere pazienza, ma
accampare pretese intorno a noi
come in un assedio, ed essere aggrediti
dalle voglie più voluminose:
un fiore, che è un fiore,
io non te l'ho mai portato
vuoi improvvisato, vuoi confezionato, ma
trasferisco da te tutti i fiorai,
è più facile a dirsi,
e infatti te lo dico.
Ti piacciono i dolci
ed io sul tuo terrazzo impianto
un'impastatrice industriale
che mescola e sciorina la crema per le scale.
Se tu ti vesti, io sul tuo balcone
faccio calare in forma d'indumenti,
tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco
e la sua scimitarra per fermaglio
ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso,
e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.
Vuoi prendere un treno di notte
pieno di paralumi e di damasco per dormire,
sennò a che serve un treno:
alzo con le mie leve tutti i binari
e, senza alcun disagio di viaggiare in discesa,
scivolano da te tutti i vagoni.
Detto cosi' e' semplice e infatti lo e' detto cosi'.
Ti lascio immaginare cosa succederebbe
se tu volessi bere, se tu volessi nuotare,
se tu volessi l'ultimo centimetro di cima
del monte che ti pare
per farne niente o per otturare
un buchetto qualsiasi in fondo a un mare.
Trascurando il tempo ed il riso
tu escludi le risorse più abusive
che sono state mai precise come
sul tuo bel viso rilassato ed inespressivo.
Se nulla capivo, qui tu finalmente
nulla lasciavi germogliare sulla brulla,
paradossale, tra noi terra infondata,
dove sono i leoni,
ammattiti e marroni,
lasciando immaginare
la sposa occidentale.
La sposa occidentale che sembra quasi ridere
e invece lei respira,
quasi piangere, ma gira
dall'altra parte il viso, ma ritorna
portando sue notizie inaspettate;
amando tutto ciò che adora,
chiama con nomi fittizi le cose:
così, semmai, le rose
son spasimi, per ora.

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Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:33

scrutta antibadogliana
Scritta fascista della Repubblica Sociale Italiana (del 1943/1945) riapparsa a Verbania-Pallanza, nella piazza del Municipio, allo sbiadire di una mano di calce data per cancellarla. Dice "Abbasso Badoglio, abbasso i traditori del PNF" (= Partito Nazionale fascista). Foto di Giovanni Dall&39;Orto, 1-4-2007.

L'armistizio di Cassibile, del 3 settembre 1943, è stato un "groviglio, o garbuglio o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo" (C.E. Gadda). Esso fu annunciato dal generale Badoglio l'8 settembre del 1943 con questo proclama:

Gli sbandamenti nelle forze armate italiane e nella popolazione furono tanti perché per lo più fu interpretato come la fine della guerra. Quindi tanti soldati furono catturati dai tedeschi, molti altri se ne andarono a casa, ci furono ammutinamenti in molti equipaggi navali. Questi ultimi erano dettati dal fatto che alle navi fu dato l'ordine di raggiungere Malta ma parte degli equipaggi voleva restare fedele ai tedeschi. Insomma, un vero pasticciaccio. Ma bello però. Perché significò la fine del governo Mussolini e soprattutto diede inizio alla Resistenza. Pietro Badoglio e Vittorio Emanuele III non brillarono per sagacia e strategie, perché lasciarono tutto in balìa della sorte e perché davvero l'armistizio era una resa ma in un modo o nell'altro ci liberammo da fascismo e nazismo e gettando le basi di uno stato democratico, poi sancito dalla nostra bella Costituzione.

Oggi, 8 settembre 2011, ricorre il 68° anniversario da quel proclama. Esso diede vita alla guerra civile che durò fino alla fine della guerra e secondo alcuni in modo strisciante, a bassa intensità, anche dopo, fino agli anni di piombo e persino dopo: mi riferisco a Giovanni Pellegrino soprattutto, ex presidente della Commissione Stragi. Non c'è dubbio che ci siano divisioni abbastanza nette nella memoria di quell'evento. Basta leggersi quel che La Destra sostiene in proposito:

Con il miraggio della pace fu tradito il popolo, fu tradito il sacrificio di caduti e combattenti, furono tradite le truppe fuori e dentro i nostri confini, furono traditi gli italiani dell’Istria e della Dalmazia abbandonati alla mercé delle bande partigiane, e in fine fu tradito l’alleato Tedesco che fino a quel momento aveva combattuto, in fedeltà di spirito e di armi, accanto ad uno “pseudo partner” rivelatosi certamente indegno di cotanta onestà.

"Fu tradito l'alleato Tedesco". E menomale dico io! Come si fa a distanza di 68 anni a non rendersi conto in quale abisso Hitler e la Germania di allora stavano trascinando il mondo? E' bene che ci ricordiamo di questa data, che evitiamo la rimozione bipartisan avvenuta negli anni. Allora ben vengano tutte le risorse e i documenti a disposizione e i siti web che ne parlano senza nostalgie totalitarie, intendiamoci.

Ultima modifica il 4 gennaio 2014 alle 7:21

aereo ryanair
Ryanair. Foto di Mikel Ortega.

Bisogna intervenire a livello di Unione europea per assicurare che il diritto di sciopero sia eliminato nei servizi aeroportuali essenziali, in modo che le proteste egoistiche di questi sindacati non possano più disturbare i programmi di viaggio dei passeggeri europei.

Parola di Stephen McNamara portavoce di Ryanair in diretta polemica con lo sciopero di ieri 6 settembre 2011 che cito da un articolo su roma.corriere.it. La cronologia dei fatti e le reazioni potete leggerle nell'articolo del Corriere. Che ne pensate cari lettori? Dobbiamo quindi sospendere i diritti dei lavoratori, le loro prerogative, mettere da parte la loro dignità, disporre di loro come meglio crediamo? Giacché ci siamo vietiamo gli scioperi e pure i sindacati. Poi magari aboliamo i partiti e le rappresentanze politiche. Vi ricorda qualcosa vero?

Non capisco le lamentele di questa compagnia aerea visto che i loro passeggeri sono in aumento. Ryanair però parla di servizi aeroportuali essenziali. Vorrei ricordare a questa compagnia aerea che pur non essendo io un esperto di diritto sono a conoscenza del fatto che almeno in Italia, dove si è svolto lo sciopero, i servizi pubblici essenziali sono garantiti con la legge numero  146/1990, successivamente modificata dalla legge 83/2000. Se poi ci siano state violazioni o meno a questa legge è un altro paio di maniche.

L'occasione è per me buona per ricordare che a volte questa compagnia aerea  lascia a desiderare: impone regole e comportamenti che lasciano spaesati i nuovi clienti ed è insistente in modo non poco fastidioso con i prodotti che vende a bordo. In proposito potete leggere il diario di un mio volo. Se poi vi volete proprio divertire provate a fare qualche ricerca sulle truffe che combinano. Tra le tante, ne ricordo tre:

  1. cancellazione dei voli;
  2. le procedure di prenotazione;
  3. voli al completo.

E a voi quali disavventure sono capitate? Raccontatemelo pure nei commenti.

Aggiornamento del 4 gennaio 2014: Ho notato che molti stanno cercando informazioni su un presunto (finora) sciopero riguardante Ryanair per l'8 gennaio prossimo. Notizie di questo genere si possono trovare nella pagina degli scioperi di aeroporti.com.

sciopero 6 settembre 2011
Sciopero del 6 settembre 2011. Roma Colosseo. Credit: Ansa.

A che cosa serve lo sciopero di oggi? Era giusto o no scioperare? Che cosa succederà ora? Cerco di rispondere a queste e altre domande dialogando con post che si sono occupati dello stesso argomento.

Questo sciopero di oggi 6 settembre 2011 per me è utilissimo per una serie di ragioni, come:

  • chiedere una manovra finanziaria più equa e sostenibile in linea con quanto chiede anche Napolitano;
  • ricordarci che il governo Berlusconi non ha saputo fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo, sebbene in questo sia in buona compagnia di altri presidenti di altri paesi;
  • pretendere le dimissioni dell'attuale governo, com'è giusto che sia quando un amministratore non sa come fronteggiare una situazione;
  • articolare un vasto ed unito fronte che va dalla CGIL ai partiti della snistra, ai comuni in protesta;
  • chiedere la riduzione delle spese degli armamenti.

Questo è da aggiungere alle sacrosante richieste della Camusso nel suo intervento. Ho deciso di scrivere questo post dopo averne letti altri due con cui mi trovo in disaccordo. Il primo che ho letto è quello di Giovanna Cosenza, il cui blog è tra i primi 5 amici, "A che cosa serve lo sciopero di oggi?". Secondo Giovanna

Lo sciopero di oggi è un atto di protesta ritualizzato e irregimentato, che segue ancora codici del primo Novecento. Una forma di comunicazione per dire al governo: «Guardaci, ci siamo» e «Non ci piace quel che fai, vattene a casa». Con l’aggiunta di qualche parolaccia.

Ma credo che sia un merito invece che un demerito questo. Proprio perché dà voce al montante dissenso nei confronti dell'attuale maggioranza. In quanto alla parolaccia, poi, quando ci vuole ci vuole. c'è poco da fare. Perciò io ringrazio chi oggi s'è fatto sentire nelle tante piazze italiane dove si sta scioperando.

Un po' diverso è invece il discorso che  ancora Giovanna cita da Polisblog a proposito del fatto che lo sciopero sarebbe svuotato di significato perché il popolo delle partite IVA e  i lavoratori atipici non sono più tutelati dallo Statuto dei lavoratori.  Visto che loro non ne sono tutelati, allora quelli che invece sono tutelati non devono scioperare? Credo, invece, che ogni qualvolta un diritto viene riaffermato ne beneficiano indirettamente anche quelli che ho citato e nei quali mi ritrovo io. Pur non essendo né operaio né dipendente né insegnante io sono contento dello sciopero di oggi perché mi fa sentire in un paese dove non tutte le istituzioni democratiche sono svuotate di senso.

Dello stesso tono è il post di Cristiana Alicata che scrive:

Uno sciopero deve essere l’ultima ratio. La minaccia che deve succedere ad una trattativa. Una “ritorsione” democratica che danneggi l’interlocutore. Quali danni pensate che ne avrà il governo?

Ebbene io credo che dopo 17 anni di berlusconismo e di fallimenti della sinistra siamo all'extrema ratio appunto. Lo dimostra, tra l'altro, la protesta dei comuni di questi giorni e la fronda interna allo stesso PDL. Mi dispiace per la CISL e la UIL ma oggi hanno perso una occasione storica. Non l'hanno persa, invece, quelli che hanno capito che bisogna essere meno intellettuali e più pratici, meno spocchiosi e più umili, meno menefreghisti e più informati, meno arroganti e più disposti ad ascoltare, meno frammentati e più uniti.

Io credo che in questi giorni bisogna stare assieme ai movimenti della società civile che si sono visti in occasione del referendum sull'acqua pubblica, ma anche assieme alla CGIL, ai comuni e persino ai partiti quando cominciano  ad occuparsi degli interessi dei più deboli. Storciamo di meno il naso e cerchiamo di essere più uniti. Se no ci ribecchiamo Berlusconi pure nel 2013, con tutto quello che ciò vorrebbe dire.

Aggiornamento delle 20 e 40. Un bell'articolo su Il Fatto Quotidiano dice:

Insomma, lo sciopero potrebbe avere dato il via a una resistenza democratica anche se la solidità delle proposte è tutta da verificare. Quello che questa giornata lascia sul campo è che esiste nel Paese una volontà di non piegare la testa e di non lasciarsi sopraffare dalla speculazione, dai diktat delle banche centrali e dai profitti delle banche private.

Sono d'accordo, si sta facendo sempre più viva una resistenza democratica simile a quella degli indignados. In Italia essa passa attraverso la necessaria cacciata del governo Berlusconi. Una sintesi dei più seguiti tweet sull'argomento lo trovate in una nota di Prima Online. E' anche citato il mio di tweet: su Twitter sono Bestanzon.

Ultima modifica il 30 giugno 2013 alle 19:28

Transumanza
Transumanza. Foto di Aurelio Candido.

E il transumar m'è dolce in questo mare, si potrebbe dire cambiando un po' il senso, ma non troppo, all'ultimo verso de L'Infinito di Giacomo Leopardi, visto che per secoli in questi giorni pastori e greggi percorrendo il Tratturo Magno dai monti dell'Abruzzo si sono spostati verso Foggia, verso l'Adriatico: un tratturo oggi rivalutato da un plotone di camminatori. Ne parla oggi, 4 settembre 2011, Pietro Crivellaro in un articolo su La Domenica de Il Sole24Ore.

Era la civiltà della transumanza, l'allevamento pendolare e stagionale tra pianura e montagna che ha caratterizzato per secoli l'economia del l'Italia centro-meridionale

scrive Crivellaro. Sul senso della transumanza culturale necessaria in questo settembre 2011 ho già scritto un post. Questa domenica voglio invece riflettere sul valore della transumanza umana a partire da questa considerazione:

Col tempo la transumanza e' finita, non solo per la modernizzazione, come alcuni sostengono. E' finita perche' l'allevamento e la pastorizia sono diventate progressivamente sempre meno redditizie, perfino finanziamenti e incentivi sono andati negli anni a favore degli allevamenti intensivi, veri e propri campi di sterminio per animali.

E' quel che scrive G. Larosa in una sua testimonianza. E noi donne e uomini abbiamo fatto la stessa fine di vacche, mucche e polli di batteria, ingrassati e imbesuiti come siamo da una macchina che ci ha ridotto a tubi digerenti, secondo un'espressione cara ad Alex Zanotelli, il missionario di Korogocho e l'uomo dell'acqua pubblica oggi al rione Sanità di Napoli. Transumare vuol dire andare oltre la terra, migrare. "E' tempo di migrare" scrive Gabriele D'annunzio. Migrare non è diverso da emigrare. Come le pecore e gli uccelli gli esseri umani hanno spesso necessità di cercare nuove sedi. Gli uomini lo hanno sempre fatto. Ma chi si è già stanziato un un posto dimentica la sua origine migratoria e alza difese contro i nuovi arrivati o li scaccia via.

Ma la forza delle migrazioni sono le ondate che sfiancarono persino l'Impero Romano, che sembrava incrollabile. Non si possono forzare le onde del mare, meglio assecondarle, transumare anche noi che siamo arrivati da oltre il mare e restiamo dove siamo comunque per un tempo limitato. E' folle rinchiudere gli immigrati in centri di detenzione dove le tensioni prima o poi esplodono o tentare di respingerli in mare. Dovremmo imparare dalla natura che è molto meglio assecondare i fenomeni, invece di contrastarli, perché in quest'ultimo caso ci facciamo solo del male.

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

E' sul litorale la nostra casa d'inverno, lungo la linea dell'Adriatico, accanto ai pastori, dove la sabbia non varia molto dalla lana. E' una confusione di colori in cui le distinzioni diminuiscono, in cui entriamo in una economia del vivere che lascia spazio alla meraviglia dell'infinito.

10

Facebook sta diventando proverbiale per i suoi continui mutamenti spesso non graditi e per le sue frequenti manutenzioni. Per un social network che ha più di 750 milioni di utenti attivi secondo statistiche ufficiali. Ogni tanto accade che però per un periodo di tempo più o meno lungo qualcosa non funzioni. Questo pomeriggio molti utenti lamentano la scomparsa del pulsante per pubblicare i link. Niente paura, Facebook permette comunque di pubblicare e diffondere dei link. Forse questo aggiornamento potrebbe essere definitivo perché Facebook prende in automatico i link. Solo che al momento c'è l'inelegante aspetto che riguarda la comparsa del testo del link. Ma come fare a pubblicare un link ora? Vi spiego come.

riquadro di pubblicazione
Riquadro di pubblicazione per gli utenti così come appare ad alcuni di essi il 3 settembre 2011.

Per prima cosa occorre andare al riquadro di pubblicazione e fare click su "Aggiorna stato" come se dovessimo scrivere un qualunque messaggio di stato.

Iniziamo a scrivere dentro il riquadro inserendo in testa o in coda, come meglio ci pare il link che ci interessa inserire. Spesso però questi link sono molto lunghi e non è molto elegante presentarli così in tutta la loro lunghezza. Una volta inserito Facebook prende in automatico il link e quindi potete anche cancellarlo così non compare il testo. A volte però non funziona. Oppure potete accorciare il link. Come fare?

Bit.ly
Bit.ly, uno dei miglior servizi per accorciare i link.

Andate su uno dei tanti servizi che vi permettono di accorciare i link, meglio se bit.ly che è il più completo. Una volta fatto l'accesso, che potete fare anche tramite facebook o twitter con gli appositi pulsanti presenti, incollate il link che volete accorciare nel riquadro più grande. Bit.ly ve lo accorcerà: lo troverete sotto dove dice "Shorten link". Copiatelo.

Riquadro di pubblicazione di facebook con link.
Riquadro di pubblicazione di facebook con link.

Ora non vi resta che inserire il link nel riquadro di aggiornamento di Facebook con o senza messaggio di stato (meglio se con). Cliccate su "Pubblica" e il gioco è fatto.

Fatemi sapere nei commenti se vi sono stato utile e se avete osservazioni.