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Nativity scene with cardboard tubes
Image by cheerytomato via Flickr

Prosegue con questo post la rubrica Il cantiere del presepe che è una delle iniziative di La Fine è l'Inizio. Cominciamo, oggi, ad orientarci su come realizzare un presepe da principianti ma soprattutto iniziamo a pensare a come vivere questa tradizione.

Provate a fare una ricerca con il termine "presepe" in un motore di ricerca. Google dà circa 4.250.000 risultati.  Mica male eh? Specie se, come me, fate qualche ricerca per schiarirvi le idee sul presepe che volete realizzare in casa, per vedere se trovate spunti, indicazioni, guide ecc.  Perché sia chiaro non aspettatevi gran ché da questa rubrica natalizia che ho deciso di curare Il cantiere del presepe perché a dispetto di questo titolo non vi darò quasi per nulla indicazioni su come realizzare il vostro presepe perché io non sono un esperto e perché lo scopo di questi miei post è di utilizzare, in realtà, il presepe per parlare d'altro, per usarlo come metafora del nostro mondo, per farlo diventare una porta verso le storie che può contenere. Tuttavia non sono un infame e quando troverò qualcosa che vi può essere utile ve la segnalerò.  Se cercate, infatti, delle lezioni, delle guide, la storia del presepe, un forum e molto altro potete andare su Leonpresepi. Altre risorse, poi, tra cui un mercatino le trovate su passione presepe. Poi ho trovato anche un forum che mi sembra ben organizzato e ricco: il Presepe Forum. Per principianti come me penso che ci siano diverse indicazioni utili. Non mi sognerei nemmeno di realizzare un presepe meccanico o un presepe di sabbia, per intenderci. Sono sicuro comunque che in rete troverete quel che fa per voi e in tal proposito se trovate siti web simili a quelli che vi ho segnalato io siete pregati di segnalarmeli.

Sono, dunque, al secondo passo dopo aver individuato il posto, come vi ho raccontato in Chi ben comincia è alla metà del presepe. Comincio a pensare all'occorrente o, meglio, agli strumenti necessari, a ciò di cui ho bisogno insomma. Perché è facile dire "faccio il presepe", quando non lo hai mai fatto. E' chiaro che da piccolo qualche volta davo una mano ai miei per farlo o lo facevamo a scuola. Ricordo bene quando andavo per le campagne alla ricerca del muschio necessario per esempio o quando bisognava imparare a memoria le poesie da recitare davanti al presepe il giorno di Natale. Quando si dice presepe si includono un sacco di cose: non solo le figure e la mangiatoia, ma anche il contesto come il cielo, le case e poi ancora l'illuminazione ma soprattutto a chi è destinato, da chi sarà visitato e quale sarà l'atmosfera che vi regnerà e che cosa fare per tenerlo in vita assieme alle persone nel giorno di Natale e non solo.

Il presepe diventa quindi una piccola macchina sociale, un insieme di piccoli riti destinati ai bambini e non solo. Credo che sin dall'inizio bisogna tener presente tutto questo per non precluderci delle possibilità. Per esempio io ho deciso di condividere con i lettori di questo blog il diario della sua realizzazione. Ho pensato ad una serie di post su cui scriverò come, ad esempio, una panoramica sui presepi del mondo, le recensioni di spettacoli e canzoni, le figure che lo compongono. Sarò, spero per voi e per me, un modo per vivere questa tradizione con gli occhi della meraviglia e la voglia di scoprirne le storie e le possibilità.

Buona  La Fine è l'Inizio a tutti.

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:16

Gioco morra Bartolomeo Pinelli
Gioco morra Bartolomeo Pinelli (Photo credit: Wikipedia)

Oggi, 24 novembre 2011, mi sono accorto che la mia blogroll, sulla colonna di destra dopo i tag con gli argomenti, è piuttosto povera. Ci sono, infatti, soltanto i primi cinque link amici di cui vi ho parlato il primo settembre di quest'anno. E' ora di aggiornare questa lista con cinque blog da seguire, dedicati a vari argomenti tra cui le mappe mentali, l'improvvisazione teatrale, le bufale, il problem solving e la scrittura.

...continua a leggere "Cinque nuovi compagni di gioco"

Riquadro per i commenti su Facebook
Riquadro per i commenti su Facebook.

Da oggi, domenica 20 novembre 2011, è disponibile su questo blog la possibilità di inserire un commento attraverso Facebook. Se siete loggati a questo social network potrete inserire un commento ai vari post che, se volete, comparirà anche nel vostro profilo e quindi nella vostra home: l'opzione è selezionata di default ma se volete la potete cambiare deselezionando il box "Post to Facebook". I commenti tradizionali, ovviamente, rimangono sempre disponibili, ma da oggi potrete scegliere quale tipo di commenti inserire. Il riquadro per i commenti attraverso Facebook lo trovate alla fine di ogni post e prima di quello dell'altro tipo di commenti. Ora non avete scuse, un commento dovrete lasciarlo 😉

Per chi fosse interessato ad inserire lo stesso plugin sul proprio blog su wordpress ho utilizzato il "Facebook Comments for WordPress".

E ora, che aspetti, commenta subito!

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particolare mobile soggiorno
Il mobile del soggiorno all'interno del quale realizzerò il presepe.

La Fine è L'Inizio, l'evento per vivere il passaggio tra 2011 e il 2012 su questo blog, inaugura oggi la sua rubrica Il Cantiere del presepe, come promesso nel programma dell'iniziativa. Partiamo, dunque, con il primissimo passo per realizzare questo presepe che sarà occasione per narrare molte cose del macrocosmo a partire dal microcosmo.

Il primo passo per il mio presepe è trovare il posto giusto dove farlo.  Quei due spazi vuoti ed occupati da foto e soprammobili, che vedete nella foto sopra, mi sembrano lo spazio più adatto. Avrei anche potuto con delle tavole realizzare uno spazio apposito in una angolo della casa, come faceva mio fratello Mimmo, ma questa soluzione non è praticabile. Perché, prima di tutto, non sono molto pratico con questo genere di lavori e poi perché non utilizzare uno spazio già disponibile, che non ingombra, pronto, niente male? A volte questo tipo di spazi sono già disponibili: basta scovarli, anche in casa. Negli spazi casalinghi sono riuscito quasi sempre a realizzare ciò che mi occorreva, soprattutto quando provavo i pezzi del mio spettacolo Mistero Salentino. Riuscire a lavorare in casa per me ha tanti vantaggi come ad esempio non doversi spostare perdendo tempo e denaro, poter sostenere ritmi umani, poter giocare con la mia gatta Puffetta durante le pause 😉 Quindi ho spostato gli oggetti che si trovano in quei due ripiani.

Ripiani vuoti del soggiorno
Ripiani svuotati del soggiorno dove realizzerò il presepe

Come vedete il risultato è il vuoto ed è da questo vuoto che partirò con questo mio Cantiere del presepe. E' un po' come la pagina bianca dello scrittore prima di cominciare, non trovate? Perciò le domande ora sono: con cosa inizio? Che ci metto? E' la stessa domanda dello scrittore: quale sarà l'incipit? E' forse la fase più delicata di tutte perché come dice un adagio "chi ben comincia è alla metà dell'opera". Non credete? Perciò nei prossimi giorni dovrò fare un po' di planning per il mio presepe per non trovarmi in difficoltà durante la sua realizzazione, perché non mi manchi l'indispensabile, per pensare che tipo di composizione realizzare, con quali elementi, ecc. Mi è già capitato, l'anno scorso, di fare il planning delle vacanze di natale attraverso La mappa magica del mio Natale, utilizzando una mappa mentale. Provate anche voi, vedrete come vi si manifestano le idee e come fluiscono una nell'altra. Per oggi l'importante è che abbiamo fatto, oggi, la posa della prima pietra. Appuntamento ai prossimi giorni per i passi successivi. E fatemi gli auguri o datemi i suggerimenti nei commenti, suvvia!

Questo post fa parte di La Fine è L'Inizio, l'evento per vivere in questo blog il passaggio tra 2011 e 2012 con iniziative, idee, storie e metafore. In proposito puoi leggere:

Buona La Fine è L'Inizio a tutti.

Inizio A 23
Image via Wikipedia

Voglio raccontarvi il perché ho deciso di realizzare nelle colonne di questo blog La Fine è l'Inizio, l'evento lungo due mesi che prima vi ho annunciato e del quale ho anche fornito un programma.

La Fine è L'inizio perché per finire qualcosa davvero spesso la miglior strategia è iniziarne un'altra. La Fine è L'Inizio perché solo quando qualcos'altro sta iniziando il passato può essere archiviato. La Fine è l'Inizio perché solo una nuova storia, una nuova idea, una nuova impresa ci danno l'energia, la voglia, l'entusiasmo di ricominciare. "La fine è un buon inizio": con questa frase di ricerca ieri qualcuno è approdato al mio blog. Lo prendo come conferma di questa buona pratica: iniziare una nuova strada così da mettere alle spalle la vecchia. Questo andrebbe contro un adagio popolare che dice: "Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova".  Delle volte passando in modo repentino da una situazione all'altra possiamo trovarci "dalla padella alla brace". Bisogna tenere in grande considerazione questo proverbio. E' pur vero però che se non intraprendiamo nuove strade non possiamo cambiare la nostra situazione, non possiamo fare nuove scoperte. E questo potrebbe diventare un falso proverbio: basti pensare a Cristoforo Colombo perché se non si fosse deciso a cercare una nuova via per le Indie non sarebbe approdato nel nuovo continente.

...continua a leggere "Perché La Fine è l’Inizio?"

Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 19:06

The witch - La vecia
Image by Talba via Flickr

Oggi, 17 novembre 2011, con questo post comincia ufficialmente La Fine è L'Inizio. Per due mesi, infatti, e cioè fino al 17 gennaio 2012 in questo blog c'è un'iniziativa particolare di cui oggi voglio farvi conoscere il programma.

Prima di tutto in questi giorni ci sarà Il cantiere del presepe: realizzerò un piccolo presepe in casa mia ma man mano che lo realizzerò terrò un piccolo diario su di esso che mi consentirà di narrare molto altro, così che dal suo microcosmo faremo un viaggio nel macrocosmo, nel mondo, perfino nell'universo che ci circonda usando come metafora i suoi elementi: i pupazzetti, le luci, il muschio, la capanna, ecc.

...continua a leggere "La Fine è L’Inizio, il programma"

Begin to hope
Begin to hope (mao_lini).

Sta per cominciare La Fine è l'Inizio. Da domani, 17 novembre 2011, per i successivi due mesi, fino al 17 gennaio 2012, su questo blog potrete partecipare ad alcune iniziative che vorrei intraprendere con amici e lettori del blog. Voglio, insomma, raccontarvi perché frequentare il Giuseppe Vitale's website per i prossimi due mesi. In questo post vi spiego l'idea e lo spirito che la anima, il perché sto per farlo. E vi accenno anche a ciò che accadrà.

E' per una buona fine e un buon inizio d'anno che ho deciso di intraprendere due mesi di iniziative alle quali potrete partecipare collegandovi a questo blog. Da domani, 17 novembre 2011 fino al 17 gennaio 2012, troverete in questo mio sito web, che vi invito a frequentare ogni giorno, una serie di post che vi parleranno, ad esempio, di un piccolissimo cantiere in un microcosmo che vi aiuterà a capire tante cose, sotto metafora, del mondo che viviamo. Avrete anche in queste pagine due piccoli regali: uno per Natale e uno per Capodanno. Inoltre sto pensando ad un piccolo evento live per il giorno dell'Epifania. Il programma completo di iniziative ed eventi lo conoscerete domani, con il primo post di La fine e l'inizio.

...continua a leggere "La Fine è l’Inizio"

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Ultima modifica il 15 maggio 2018 alle 18:02

Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur
Berlin 1989, Fall der Mauer, Chute du mur. Credit: Raphaël Thiémard.

Continuo a parlare di cambiamento a seguito di alcuni articoli che ho letto sul Falling Walls, conferenza che si tiene ogni anno a Berlino. In questo mio post cerco di spiegare come riuscire a ottenere quei cambiamenti personali che ci sembrano spesso difficili.

Quali muri devono ancora cadere? A Berlino durante l'edizione 2011 del Falling Walls scienziati ed esperti di diverse discipline ne hanno descritti alcuni come il muro della guerra, il muro che limita l'evoluzione, il muro dell'inizio del tempo ed altri.  Una sintesi di tutti gli interventi la si può trovare in un articolo di Luca De Biase.  Tra di essi Elke U. Weber ha parlato del muro della resistenza al cambiamento.  Se ci sono muri da abbattere, da una parte, dall'altra le persone non amano il cambiamento, in genere: perché preferiscono lo status quo. Questo in estrema sintesi l'intervento della professoressa colombiana. Hanno addirittura paura di cambiare. Noi tutti sappiamo, ad esempio, che dobbiamo cambiare la nostra alimentazione, che dobbiamo fare esercizio fisico, che dobbiamo cambiare alcune nostre abitudini ma non lo facciamo. Un mio prozio, per fare un altro esempio, è morto per un cancro ai polmoni molto probabilmente causato dalle tante sigarette che fumava. Eppure fino all'ultima ora non ha mai smesso un istante di fumare.  Tra il cambiare e il non cambiare scegliamo quasi sempre quest'ultima opzione. Bisognerebbe, invece, invertire la scelta. Soprattutto a livello personale, che è più difficile. A livello politico, infatti, quando arriva l'ora del cambiamento persino l'invincibile Berlusconi può essere costretto alle dimissioni.

...continua a leggere "I muri e il cambiamento"

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monete
Credit: Lodigs.

Ieri ho scritto un elogio del piccolo cambiamento, che è un invito a imparare a compiere piccoli cambiamenti (dipendenti da noi) e ad approfittare dei grandi cambiamenti (indipendenti da noi) rivolto prima di tutto a me stesso e poi ai venticinque lettori del blog. Avevo promesso, però, di spiegare quali sono i passi per ottenere qualche piccolo cambiamento nella propria vita. Ve li propongo oggi attraverso questo decalogo. Questi dieci punti, lungi dall'essere un vademecum psicologico perché non ne ho le competenze, sono per me altrettanti percorsi su cui lavorare che magari possono essere d'aiuto ad altri a parte me.

  1. Informarsi e confrontarsi. E' una delle prime cose da fare quando si vuole ottenere un cambiamento. Vogliamo, ad esempio, andare in palestra? Cerchiamo di sapere quali palestre ci sono in città, cosa propongono, quanto si paga, ecc. Lo stesso dovremmo fare per le nostre abitudini o per gli altri cambiamenti: informazioni, informazioni, informazioni. E qualche parere per schiarirci le idee.
  2. Essere realistici. Occorre guardare in faccia la situazione. Senza una diagnosi precisa e spietata di una situazione non conosceremo a fondo come stanno le cose e sprecheremo tempo prendendo le decisioni sbagliate. Se devi affrontare un problema sappi che la maggior parte delle persone non sa neanche definirlo un problema, come si può immaginare quindi di affrontarlo? Occorre, prima di tutto, un buon setting del problema.
  3. Capire cosa c'è da cambiare e in che modo. Non tutto è da buttare via. Concentriamoci su cosa va curato e cerchiamo gli strumenti, le terapie adatte. Altrimenti finiamo per "buttare il bambino con l'acqua sporca".
  4. Capire cosa si salva e va bene. Ricordarsi dei propri successi, delle cose che ci piacciono o che almeno sono soddisfacenti ci dà un poo' di quella autostima necessaria a non abbatterci. Non solo: magari ci suggerisce la strada per nuovi successi.
  5. Fare i conti con i propri limiti. Potremmo anche dire: non fare il passo più lungo della tua gamba. Perché altrimenti avrai uno strappo muscolare, ti farai male e dovrai fermarti. All'inizio vai piano, così magari dopo chissà potrai allungare i passi, visto che sarai più allenato.
  6. Dare continuità ad aspirazioni, progetti, nuove abitudini. Se ogni giorno ricominciamo daccapo e ci buttiamo in una nuova impresa e l'indomani siamo già stanchi e facciamo altro dubito che andremo lontano.
  7. Fare un passo alla volta. Certe volte presi dalla foga di voler cambiare tutto e subito ci mettiamo a correre o facciamo diecimila cose tutte insieme. Ma il nostro cervello non ci segue, si affatica. Ne abbiamo già parlato ieri.
  8. Trovare il coraggio di provare. A volte non impariamo a nuotare perché abbiamo paura dell'acqua, non amiamo perché abbiamo paura del rifiuto, non ci buttiamo perché non abbiamo fiducia negli altri o in noi stessi.
  9. Pensare a delle alternative. Non le vediamo? Immaginiamole,. sforziamoci, inventiamo, sogniamo, basta che mettiamo in moto il cervello, che inizi a guardare alla situazione da altri punti di vista. In questo ti è molto d'aiuto il pensiero laterale.
  10. Provare a mischiare le carte. In certe mani di gioco con le carte perdiamo o vinciamo di brutto, specie a scopa, perché le carte sono un po' troppo accoppiate perché non sono state mischiate bene dopo la mano precedente. Se le mischiamo, invece, dovremo affidarci al caso che è un vero, grande motore di cambiamento se impariamo ad approfittarne.

Che ne pensi di questi dieci suggerimenti? Cosa aggiungeresti, cosa toglieresti, cosa modificheresti? Fammelo sapere nei commenti. Grazie.

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Ultima modifica il 6 agosto 2013 alle 15:16

Una delle due facciate della moneta da 50 lire.I cambiamenti improvvisi non dipendono da noi e possiamo solo prenderne gli aspetti positivi. I piccoli cambiamenti sono invece alla nostra portata e ci danno la possibilità di forgiare i nostri progetti. Vediamo perché e come.

Credo che i cambiamenti improvvisi ci possano essere, ma in natura nulla si verifica ex nihilo, dal nulla. Una valanga è annunciata pur sempre da piccoli smottamenti, l'esplosione di un vulcano è preceduta da segnali come piccoli terremoti o altro. Altrimenti i napoletani o sono rassegnati all'eruzione del Vesuvio o si fidano della rete di monitoraggio. Un cambiamento improvviso è quasi sempre drastico, radicale e su di esso di rado possiamo intervenire. Mentre il piccolo cambiamento, o cambiamento continuo, è quello su cui invece possiamo lavorare in ogni momento. La distinzione su cui riflette Umberto Santucci, non è secondaria, è importante. Egli conclude il suo post con un passaggio che sarebbe bene fare nostro:

Se ci troviamo di fronte ad un cambiamento radicale, cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi invece di sprecare energie a resistere ad esso. Se non c’è nessun grande cambiamento ma tutto scorre come prima, cominciamo a cambiare qualche piccola cosa noi stessi, senza aspettare il messia!

Resistere al cambiamento è infatti roba da tragedie nelle quali i protagonisti, per definizione, più si opponevano al fato più finivano per realizzarne le profezie. Si pensi al Macbeth: più Macbeth si accanisce contro Banquo più ne favorisce la discendenza. E' molto più saggio riconoscere che Panta Rei, tutto scorre ed è bene non opporvisi, pena qualche disastro. Una lezione questa che dopo le alluvioni in Liguria di questi giorni dovremmo tenere bene a mente. Ma la stessa etimologia del verbo cambiare suggerisce la lentezza perché deriva dal greco Kàmbein: curvare, piegare, girare intorno. Provate per esempio a piegare un ferro con una botta sola di martello: non solo non ci riuscirete, vi farete male anche alla mano che ha dato il colpo. Perché quel pezzo di ferro, giustamente, non accetta il trauma. Dovrete convincerlo con le buone scaldandolo e dandogli piccole martellate. Questo lo sapeva bene Vulcano, il dio romano del fuoco, colui che forgia le armi, effigiato anche sulle 50 lire, ve lo ricordate?. Un dio costretto a faticare, come gli uomini, al quale Italo Calvino si volge nelle sue Lezioni americane quando deve parlare della concentrazione e della craftsmanship (abilità e perizia) necessarie allo scrittore. E' naturale che questo lavoro richieda i suoi tempi ma è necessario che sia così. Senza di essi il cambiamento rapido non può avvenire. Ce lo spiega lo stesso Calvino:

Anche la vita, forse, è fatta di questo, di un “composto squilibrio” tra i tempi delle due divinità: il tempo di Vulcano per fabbricare con meticolosa e paziente fatica e il tempo di Mercurio per mettere le ali ai piedi.

Sta a vedere che il cambiamento richieda tempo, fatica e lavoro. Stamattina a causa di un po' di malumore dovuto a qualche problema di salute e al fatto che non mi sento del tutto soddisfatto della mia vita ho provato a cercare su google: "come cambiare la mia vita". Ebbene tra i tanti un post in particolare mi ha colpito: Solo un passo alla volta si può cambiare vita. Il motivo è semplice: insoddisfatti della nostra vita cerchiamo con foga di cambiare tutto oppure molte cose oppure ancora più di una cosa, adottando quella che Paul Watzlawick chiamerebbe una "ipersoluzione".  Così facendo mettiamo in crisi però il nostro cervello che purtroppo è più lento di quel che pensiamo e ha bisogno di tempo per abituarsi.

Vorrei che per me, e per te che leggi, siano chiare due cose a questo punto: 

  1. non possiamo mutare all'improvviso nulla;
  2. dobbiamo abituarci a fare piccoli e piccolissimi cambiamenti.

In che modo sarà oggetto del prossimo post. Intanto in tuo commento fammi sapere se hai mai provato a cambiare qualcosa della tua vita e come è andata.

Su come avere successo con i piccoli passi puoi leggere un bel post di Jacopo Fo: Come fallire in maniera pazzesca.

Ultima modifica il 1 novembre 2017 alle 12:55

La società dei magnaccioni
La società dei magnaccioni. Credit: Filippo Ricca.

Che satira fai in tempi di crisi? La domanda andrebbe rivolta al grandissimo Dario Fo. Oppure potremmo rivolgerci anche a Michele Serra e alla sua satira preventiva e a Vauro. Chi è più esperto di loro, chi ci ha scommesso di più su la propria vita e la propria carriera? Potremmo anche rivolgere la stessa domanda a Daniele Luttazzi, grande esiliato della televisione italiana, o a Beppe Grillo, ancora più esiliato di lui. Si potrebbe anche sentire Crozza in merito.  Ma non sarei sicuro che alla stessa domanda saprebbe rispondere con competenza Birignao, o Birignano, o Brignano. Basta guardare il suo pezzo sui costi della casta. Non credo ci sia bisogno di dire molto: contenuti triti e ritriti, battute facili, ed invettive strappa-applausi. Quel che più mi colpisce è la banalizzazione delle vere questioni. Che cosa voglio dire? Provo a spiegarlo con questo mio video. Io la satira non la so fare, intendiamoci. Forse non so nemmeno cosa sia. Ma la invoco. Buona visione.