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Ultima modifica il 24 febbraio 2017 alle 10:36

Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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38 - Ed Schipu

E' il mio duodequadraginto o duodequadragintesimo compleanno. XXXVIII° compleanno se preferite. Bello, grande, mastodontico. Così mi sento l'impero romano o, meglio, mi sento vecchio, antico come l'impero romano. Male che va posso sempre riciclarmi dal rigattiere e farmi una montagna di soldi, visto quello che costa l'antiquariato. E poi ha il suo fascino: già me la vedo una bella donna nel negozio che mi compra e mi porta a casa e che poi accarezza il mio marmo...

E' il mio compleanno nontotiente secondo la funzione di Eulero. Non pensate a male, non ho detto "non do niente", perché di solito sono generoso.  Però fa figo avere gli anni dell'equazione del grande matematico svizzero Eulero. Ve li ricordate i suoi insiemi? L'insieme A che contiene tutte le femminucce per esempio e l'insieme B che contiene tutti i maschietti e l'insieme C che interseca quelli che sono maschietti e femminucce. Oppure l'insieme che ieri sera ha visto San Remo e quelli che invece sono usciti con il partner e il terzo insieme che include quelli che erano con il partner e contemporaneamente guardavano San Remo e il quarto insieme che si annoiava sia con il partner sia con San Remo e allora è andato a farsi una birra...

Questo mio trentottesimo anno è l'anno della botte, visto che 38 per la smorfia è proprio la botte. Sto in una "botte de fero" come dicono a Roma. Mi sento al sicuro allora. E chi me tocca a me? No, perché dico, mi avete visto? Ho due spalle e due mani belle grandi. Uno a picchiarmi ci penserebbe due, tre volte. Diverso è se vuole picchiarmi una. Non che mi piaccia il sado-maso ma trovo eccitante la donna che s'incazza. Beninteso, non mi piace far incazzare le donne che è sempre meglio tenerle buone, ma la loro arrabbiatura mi attizza.  E a me sapete come mi chiamano? L'attizzatoio 😉

Sento che è il mio anno fortunato. La rotella della roulette americana ha trentotto scanalature. Tocca annà a giocà allora, magari al casinò di Sanremo. Solo che se incontro Pupo non rispondo più di me dopo la sua performance all'Ariston con Celentano. Va bene che i più piccoli non si devono picchiare che sono indifesi. Ma na' capocciata sulle gengive gliela darei volentieri. Già che ci sono pure a Gianni Morandi. A Celentano no, niente violenza fisica, niente di niente. Ha già avuto la sua parte di invettive su twitter e facebook, non si spara su chi ha ricevuto già un bombardamento, non di effetti speciali come abbiamo visto nello show, ma di merda come in tanti avrebbero voluto fare se avessero potuto. Mica per qualcosa, la merda porta fortuna.

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