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Ultima modifica il 7 marzo 2017 alle 12:19

Contro l'aria irrespirabile di Taranto - foto di Giuseppe Carucci
Contro l&39;aria irrespirabile di Taranto - foto di Giuseppe Carucci.

Qual'è il problema a Taranto? E' stato individuato in termini certi e falsificabili, come vuole una corretta procedura di problem solving? Quel che è sicuro è che è stata la magistratura a riscontrare scostamenti tra i dati di riferimento e quelli reali nelle emissioni inquinanti. E poi quella dell'ambiente non è la sola questione in gioco perché bisogna considerare anche la salute, il lavoro, l'economia. Ci sono diversi problemi. Ieri abbiamo provato a dare tre criteri per capire quale di questi affrontare per primo in termini di gravità, frequenza con cui il problema si presenta ed urgenza. Oggi in questo terzo post dedicato alla questione del sequestro dell'ILVA a Taranto voglio continuare ad analizzare la situazione partendo dagli attori che vi sono coinvolti, tenendo fuori i magistrati i quali devono solo applicare la legge:

  • il governo che ha stanziato 336 milioni di euro per il Piano di Risanamento Ambientale, anche se secondo il consiglio comunale serviranno ben altre risorse;
  • il presidente della Repubblica che utilizza anche in questo caso la sua moral suation facendo degli appelli;
  • i sindacati CGIL, CISL e UIL che prima avevano indetto uno sciopero per il 2 agosto ma che dopo i sigilli da parte della procura concordano con l'ingegner Buffo, responsabile Ambiente dell'ILVA, la linea da tenere;
  • il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che in un'intervista sostiene che l'impresa di Riva è arrogante e che gli ambientalisti hanno troppi pregiudizi;
  • il presidente dello stabilimento, Bruno Ferrante, che si dice sorpreso della tempistica con cui si stanno apponendo i sigilli;
  • i dirigenti dello stabilimento che oggi sono comparsi davanti ai magistrati per gli interrogatori di garanzia e che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere;
  • l'associazione di categoria Federacciai per la quale l'Ilva è ''uno stabilimento all'avanguardia'' e che parla di ''un errore dei magistrati che fotografano una situazione vecchia di quindici anni";
  • le associazioni ambientaliste come ad esempio Donne per Taranto che per le quali la salute viene prima del lavoro.

...continua a leggere "La soluzione a Taranto: non dalla politica ma dalla policy"

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Geroglifico egizio.
Geroglifico egizio. Foto di Sonia Fantoli.

C'è una questione che è ora di affrontare nel percorso di lettura e commento de L'arte della scrittura di Lu Ji che sto compiendo nei post di questi giorni. Ed essa è ben introdotta da questi versi:

Il cielo e la terra sono catturati in forma visibile:
ogni cosa emerge
dall'interno del pennello.

Quando questo testo fu scritto in Cina nel nel III secolo d.C la lingua cinese era in gran parte pittografica o, al massimo, logografica: il segno grafico rappresenta la cosa vista e non quella udita (pittogramma). Nella logografia, invece, "il singolo elemento (logogramma) rappresenta sia il significante (vale a dire l'elemento formale, fonico o grafico) sia il significato". Queste caratteristiche linguistiche avvicinano la lingua con la quale Lu Ji scriveva all'egiziano antico, ai geroglifici: egli scriveva, o meglio sarebbe dire disegnava, ciò che vedeva. Non è un caso che nella scrittura usasse il pennello. Per capire meglio ciò che sto cercando di spiegare osserviamo la seguente illustrazione.

Illustrazione con pittogrammi cinesi.
Illustrazione con pittogrammi cinesi. Fonte: tuttocina.it.

Come si può vedere soprattutto dalla figura due il segno grafico per "cane" parte dal disegno del cane per procedere verso una sempre maggiore stilizzazione. Ma questo sistema è diverso da quello a cui siamo abituati, il sistema alfabetico, cioè basato sull'alfabeto in cui ad ogni segno corrisponde un suono, non un'immagine.  La conseguenza più vistosa di tutto questo è che la scrittura di Lu Ji è una scrittura molto più aderente agli oggetti che nomina o che, meglio, disegna. C'è quindi molta meno distanza tra parole e cose, perché nel nostro sistema c'è un'astrazione. L'astrazione è di grande ausilio nell'arte e nella filosofia ma nella scrittura sarebbe bene non lasciarsi prendere la mano da essa. In che modo? In proposito mi vengono in mente le parole del Tao The Ching:

Ritornare alla radice è il movimento del Tao.
La quiete è il suo metodo.

Le diecimila cose sono nate dall'essere.
L'essere è nato dal non essere.

Perciò se ieri vi ho parlato del percorso dal ramo verso la singola foglia per cercare le parole giuste, oggi invito al movimento opposto: passare dalle tante distinzioni alle radici dell'essere. Appuntamento a domani con il piacere di scrivere.

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Ultima modifica il 1 ottobre 2016 alle 14:42

Now breathe
Now breathe. Di Alberto Vaccaro.

Qual'è il problema a Taranto, a proposito del sequestro dell'ILVA disposto dalla magistratura mi sono chiesto in un post. Definito, infatti, un problema come lo scostamento tra un dato reale e un dato di riferimento si è visto che i dati delle perizie presi in esami dai magistrati sull'inquinamento in città  presentano valori ben al di sopra della norma.  Quindi, ora, bisognerà fare i conti con l'iter giudiziario. Tuttavia l'inquinamento è il solo problema presente o ve ne sono altri mi sono chiesto alla fine del post. E oggi voglio rispondere a questa seconda domanda.

...continua a leggere "Taranto, dal piede di guerra alla soluzione dei problemi"

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English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-...
English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist (Photo credit: Wikipedia)

Nel viaggio estivo che in questo blog sto compiendo all'interno della scrittura commentando L'arte della scrittura di Lu Ji, dopo aver visto qual'è il primo impulso alla scrittura, l'esperienza spirituale che vi è dietro e il suo frutto, oggi ci occuperemo della scelta delle parole. E abbiamo a disposizione una metafora a questo proposito:

E' come seguire un ramo
per trovare la foglia vibrante,
come risalire un fiume per scoprirne la sorgente.

...continua a leggere "La fatica nera di scrivere sciocchezze"

Le Mie Parole...

Abbiamo visto nel viaggio nella scrittura che stiamo compiendo tra oriente e occidente commentando ogni giorno con un post L'arte della scrittura di Lu Ji che il primo impulso alla scrittura è dato dalla lettura dei classici e dalla natura. Abbiamo anche detto che un'atmosfera numinosa, spirituale favorisce l'inizio del processo di scrittura. Oggi vedremo qual'è il frutto di tutto ciò e lo facciamo con le parole stesse dell'autore:

Ne riportiamo parole vive,
come pesci presi all'amo
che balzano dal profondo.

Parole chiare,
come uccelli abbattuti da frecce
scoccate da nuvole di passaggio.

Parole vive e parole chiare dunque. Parole che sono come pesci e come uccelli. Parole abbondanti, una vera e propria cornucopia di parole. Parole che sono dei veri e propri esseri viventi che guizzano, si muovono, volano o nuotano, mangiano e si riproducono. Le parole non sono dunque diverse dalla molteplicità degli esseri viventi. Come tali non possono mai mancare. Siamo molto lontani dalla classica sindrome del foglio bianco o, se preferite, blocco dello scrittore. E' un blocco così serio che i retori classici, in occidente, hanno inventato i Loci Argumentorum che nel Medioevo con san Tommaso D'Aquino diventano gli 8 elementi poi ridotti alla regola delle 5 W dai giornalisti anglosassoni. In Oriente la scrittura sembra fluire, invece, da sola. Chi scrive scompare addirittura dalla scena, fa dentro di sé quel vuoto che rende utile, ad esempio, il vaso fatto di solida argilla o la ruota. Perciò le parole sono gli esseri stessi di un universo che sappiamo infinito. Le parole stesse sono infinite.

...continua a leggere "La cornucopia delle parole"

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Portrait de Carlo Levi by Carl Van Vechten, ph...
Portrait de Carlo Levi by Carl Van Vechten, photographer (created/published: 1947 June 4) (Photo credit: Wikipedia)

A occhi chiusi ascoltiamo
la musica interiore,
smarriti tra domande e pensieri:

il nostro spirito corre
agli otto angoli dell'universo,
la mente si libra a distanza grandissima;

soltanto allora la voce interiore
può farsi chiara
mentre gli oggetti divengono numinosi.

Descrive così Lu Ji ne L'arte della scrittura, che ho cominciato a commentare ieri in un primo post, l'inizio del processo di scrittura. Esso richiede una profonda meditazione a cui solo la meditazione degli orientali può arrivare. E', come si vede, una meditazione che ci riporta al centro dell'universo dopo aver corso ed esplorato ogni suo angolo, anzi gli otto angoli. Quell'otto non è casuale. In Giappone l'otto rappresenta la quantità indefinibile ed indica il Giappone stesso. La forma ottagonale, poi, "è quella di templi buddisti imperniati su colui che fa girare la ruota del centro stesso dell'universo" come si può leggere su Wikipedia. E' quindi uno spaziare ovunque in cui nessun luogo rimane inesplorato e tutto questo senza neanche compiere un passo. E' l'universalità archetipica, quella iscritta nel nostro stesso essere nell'universo e prenderne parte, quasi come delle monadi che rispecchiamo ogni caratteristica, ogni dettaglio dell'universo.

...continua a leggere "L’esperienza numinosa della scrittura"

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Ultima modifica il 13 ottobre 2015 alle 15:35

English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Serie...
English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Series C 5000YEN) (Photo credit: Wikipedia)

Il poeta sta al centro
di un universo,
contempla l'enigma

e trae nutrimento
dai capolavori del passato.

E' questo il primo impulso alla scrittura secondo L'arte della scrittura di Lu Ji. Il primo impulso alla scrittura, secondo questo classico della cultura cinese viene dalle due fonti classiche anche in occidente: la natura e la lettura dei classici.  Tuttavia l'atteggiamento orientale suggerisce di stare "al centro di un universo" in modo non diverso da quel che dice anche il Tao The Ching:

Resta centrato nel Tao e il mondo
viene a te:
viene e non subisce danni,
viene ed è soddisfatto.

Se da una parte quindi le fonti della scrittura sono le stesse per le due culture cambia l'atteggiamento del poeta e dello scrittore.  In occidente abbiamo, per esempio, poeti viaggiatori come Giuseppe Ungaretti e Dino Campana. In Oriente il viaggio si fa interiore, è uno stare sulla soglia della porta da dove si può osservare il mondo. Se Dino Campana si definisce "povero troviero di Parigi" nei poeti classici giapponesi, invece, è difficile trovare riferimenti a luoghi e persone. E se mai il viandante è visto con gli occhi di chi lo vede passare:

Se fosse a casa
fra le braccia amate
riposerebbe, povero viandante.
Qui lungo la strada, si dissolve
sopra un letto d'erba.

Così scrive, infatti, Shotoku Taishi (574-622). E' un atteggiamento quello orientale che percepisce la sacralità della natura, al quale il poeta si sottomette. E i classici anche sono come dei maestri ai quali i poeti, gli artisti, gli atleti orientali danno il massimo rispetto. Non sarebbe concepibile, per intenderci, in Cina o in Giappone un Carmelo Bene che fa a brandelli i classici.

Con questo primo post inizio una serie di post dedicati alla scrittura nei quali commenterò una per una le 15 poesie in prosa de L'arte della scrittura di Lu Ji paragonandola alla cultura occidentale. L'obiettivo è conoscere meglio la scrittura attraverso un viaggio tra le due culture. Appuntamento a domani con il secondo post dedicato all'inizio del processo di scrittura.

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Ultima modifica il 14 maggio 2018 alle 17:00

Inquadratura di Genio Ribelle.

Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo vero Campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. A te la mossa capo.

Sono le parole che il  il dottor Sean McGuire (Robin Williams) rivolge a Will Hunting (Matt Damon) nel film Genio Ribelle.  Will è un genio della matematica grazie a sue enormi doti personali e al suo studio da autodidatta. Ma ha seri problemi e frequenta uno psicologo. La personalità e la grande cultura di Will all'inizio sovrastano anche lo psicologo sul quale esprime dei giudizi molto netti dopo aver visto un suo quadro. Sean rimane un po' sconvolto. Dopo averci pensato durante le notte Sean reagisce con un monologo. E dice al ragazzo che lui sicuramente è capace di sapere tutto su Michelangelo ma non sa che odore c'è nella cappella sistina, che sa tutto sulle donne ma non si è mai risvegliato accanto a una donna, che è capace di citare poesie sulla guerra e sull'amore ma che non le conosce, non li ha mai vissuti. Poi aggiunge che guardandolo non vede un uomo sicuro di sé ma un bulletto. E gli spiega che la ragione di questo è la sua pretesa di sapere tutto sulle persone grazie alla sua cultura libresca. E conclude dicendogli che non c'è niente che possa imparare da lui che non si possa leggere sui libri, a meno che lui non voglia parlare di sé e allora questo lo affascina, salvo il fatto che il ragazzo è terrorizzato all'idea di parlare di sé.

...continua a leggere "Comunicare come un genio ribelle e non come un bimbominkia"

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Emergenza
Emergenza. Di Francesco Edemetti.

Oggi voglio tornare a parlare di gestione delle emergenze,  dopo averlo fatto già in un primo post. In esso attraverso un passaggio del libro di Umberto Santucci, Fai luce sulla chiave, avevamo esaminato il concetto di failure management, che Tom Peters compendia in tre parole: fail, forward, fast. Sbaglia, vai avanti, fa presto dunque. Questo per tamponare quelle situazioni che richiedono un rapido, necessario, inderogabile intervento. In questo nuovo post, invece, voglio parlare della necessità di anticipare l'emergenza. Lo faccio sulla scorta di un altro libro, di Adriano Pennati questa volta e che ha per titolo Risolvere problemi dentro e fuori le organizzazioni.

L'emergenza esiste prima di manifestarsi: dunque, deve poter essere conoscibile prima della sua "epifania"

scrive Pennati. L'emergenza è dunque latente nelle nostre attività, nelle nostre decisioni, nei nostri comportamenti. Non sappiamo se si manifesterà però intanto c'è, è già presente al di là del suo venire alla luce. E' questo il criterio che ispira l'installazione degli estintori e delle scale antincendio negli edifici. Essi, si badi, non servono a prevenire gli incendi ma a tamponarne le conseguenze e a mettere in salvo le persone. Però si basano sul presupposto che un incendio potrebbe verificarsi, sulla potenzialità dell'emergenza. Perciò la domanda è: facciamo sempre tutto il possibile per evitare che un'emergenza potenziale si manifesti? La nave Concordia della Costa Crociere, naufragata il 13 Gennaio del 2012 al largo dell'isola del Giglio, per esempio, aveva avuto un'avaria quattro giorni prima del naufragio che sarebbe dovuta essere riparata una volta che la nave fosse arrivata a Savona. Non solo: viaggiava con le porte stagne aperte e con mappe «non approvate». Questo almeno a quanto asserisce Il Corriere della Sera. In modo più quotidiano però esempi di questo tipo ce li abbiamo sempre sotto gli occhi. Due giorni fa, per esempio,  due operai dovevano tinteggiare la parete di una casa nella strada dove abito. Li ho visti realizzare la necessaria impalcatura in barba a qualsiasi norma di sicurezza: niente elmetti, nessuna traccia di guanti o calzature anti-infortunio, nessuna segnalazione luminosa notturna.

...continua a leggere "Della necessità di anticipare l’emergenza"

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Ultima modifica il 10 ottobre 2015 alle 16:41

Sul set con Servillo e Ciprì
Sul set con Toni Servillo (in primo piano) e Daniele Ciprì.

Prodotto da Alessandra Acciai, Giorgio Magliulo e Luciano Stella con RaiCinema, sceneggiato da Ciprì e Massimo Gaudioso, ed interpretato da Giselda Volodi, Alfredo Castro, Fabrizio Falco e Giuseppe Vitale, tutti al fianco di Servillo, il film è in ‘odore’ di Venezia 2012.

Il film di cui si parla nella recensione di cineblog.it è È stato il figlio di Daniele Ciprì. È prodotto dalla Fandango ed uscirà presto nelle sale italiane.  Ho avuto l'occasione di lavorarci nel giugno del 2011. Si è trattato, per me, di quel che nel gergo cinematografico si suol definire una figurazione speciale, che è ad un livello intermedio tra il ruolo e la comparsa, che però mi sta procurando più notorietà di altri lavori dove avevo, invece, dei ruoli veri e propri. Basta leggere la recensione che ho citato prima, oppure dare un'occhiata al cast del film dove figuro insieme agli interpreti principali. Devo ringraziare i redattori di queste recensioni per il tanto riguardo nei miei confronti. Ma voglio soprattutto ringraziare Daniele Ciprì e i suoi assistenti per l'opportunità di questi brevi ma molto intensi giorni di lavoro per me sul set accanto ad un mostro sacro come Toni Servillo. Serberò il ricordo delle poche battute scambiate con lui, del sole che picchiava, delle focacce con la cipolla, del siciliano di Ciprì, Servillo e altri attori che mi faceva sentire in compagnia di "cugini" di una regione non molto diversa dalla Puglia che è la Sicilia. Per la cronaca io ho girato sul porto di Brindisi e al quartiere Paradiso e sono uno degli amici più fidati di Nicola Ciraulo (il protagonista). Buona visione 🙂

Aggiornamento del 1 settembre 2012: il film viene presentato oggi 1 settembre alle 16:45 nella Sala Grande e alle 22:15 nella PalaBiennale della sessantanovesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Ultima modifica il 9 aprile 2013 alle 14:42

cielo d'estate
Cielo d'estate.

Con questo post vi spiego perché questo blog non va in ferie e perché, invece di prendermi una pausa, scriverò di più del solito.

La vita d'estate, almeno per quanto mi riguarda, diventa più intensa,  più spirituale, più densa di significati. E' un periodo d'oro, la piccola riserva del mio tempo. Perciò cari lettori più o meno occasionali del mio blog credo proprio che questa estate vi farò compagnia con:

  • i tanti post che trovate in questo mio blog e che vi invito a sfogliare seguendo gli argomenti che più vi interessano;
  • i miei post che potete anche stampare o convertire in file pdf, seguendo i pulsanti in coda ad essi, e portarvi dietro, in spiaggia;
  • i nuovi post che scriverò durante questa estate;
  • le segnalazioni che potete farmi commentando i miei post oppure scrivendomi via email;
  • le interazioni che possiamo stabilire, se volete, collegandovi alla mia pagina facebook;
  • con le dieci cose che possiamo fare insieme.

...continua a leggere "Blog aperto per ferie"

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Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 19:13

Summer Tree
Summer Oak. Di Sigurd Rage.

Cerco l'estate tutto l'anno e all'improvviso eccola qua cantano Conte & Celentano. E poveretti la loro estate è troppo azzurra e lunga. Anche la mia, lo confesso, non è mai stata il massimo. L'estate sono un po' più libero, di solito, da impegni rispetto agli altri periodi dell'anno. All'inizio assaporo questa libertà ma poi non so che farmene. Che ci volete fare, sono un po' schiavo di attività e progetti che abbondano negli altri mesi 😉 Così ho stilato una breve lista di cose che posso fare, anche perché spesso si pensano una serie di cose ma poi dopo poco si dimenticano e il tempo passa. Allora vi annuncio questa lista perché potrebbe riguardare anche voi: sia perché qualcosa se volete la possiamo fare insieme mentre da altre proposte potrete farvi un'idea per la vostra to do list. Ecco le dieci cose che voglio e spero di fare questa estate:

...continua a leggere "Dieci cose che posso (o possiamo) fare questa estate"