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Ultima modifica il 14 maggio 2018 alle 16:51

Suzaku Catches Retreat of a Black Hole's Disk
Suzaku Catches Retreat of a Black Hole's Disk. NASA Goddard Space Flight Center.

Hai mai dato qualcosa di gratis ai tuoi clienti? Qual'è la reputazione della tua azienda? Due domande, queste, che hanno sempre una maggiore importanza, grazie soprattutto alla rete. E alle quali non ci possiamo più sottrarre. In questo post spiego perché.

I luoghi che si sono isolati dal resto dell'universo hanno fornito una delle forze con la maggiore influenza nel plasmarlo. Stiamo parlando dei buchi neri che sembra abbiano una forza regolatrice per la galassia in cui sono inseriti. Pare che il buco nero della nostra galassia l'abbia plasmata a tal punto da permettere la vita sul pianeta terra. È un contributo questo che viene da una forza opposta ed equilibratrice rispetto alla formazione di nuovi corpi celesti. Ne parla un articolo di Caleb Scharf, astronomo americano, dal titolo La generosità dei buchi neri apparso nel numero di settembre 2012 su Le scienze, dedicato proprio al complesso legame tra il buco nero al centro della Via Lattea e la vita sulla terra.

È un sistema, questo, in cui sono previste due opposte forze: una creatrice e l'altra divoratrice. Ciò crea l'equilibrio per il sistema stesso. Da una parte chi crea e produce, dall'altra chi consuma e divora. Se una delle due forze prevale il sistema salta: o viene consumato tutto o si produce troppa materia oppure ancora si finisce per non avere più stimoli per produrla.

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Ultima modifica il 14 giugno 2014 alle 15:14

English: Aerial photograph of the city of Tara...
English: Aerial photograph of the city of Taranto, in Puglia, Italy. Español: Vista aérea de la ciudad de Tarento, en Apulia, Italia. Italiano: Taranto (Puglia, Italia) dall'aereo. (Photo credit: Wikipedia)

Quando si definisce un problema? Prima ancora di affrontarlo, non appena se ne manifestano i primi segnali, non appena la nostra auto mentre la guidiamo, ad esempio, inizia a fare un piccolo insolito rumore da qualche parte che prima non notavamo. Anzi, ben prima che un qualche pezzo del motore o della carrozzeria inizi ad usurarsi, come si fa con i pezzi dei motori degli aeroplani, dopo gli studi dell'ingegnere dell'Aeronautica statunitense Edward Murphy. Cito la sua legge dal testo di Adriano Pennati, Risolvere problemi dentro e fuori le organizzazioni (Franco Angeli):

Tutto ciò che a bordo di un aereo, è nelle condizioni di guastarsi, a suo tempo lo farà e lo farà nel momento peggiore.

Perciò i pezzi degli aerei oggigiorno vengono, in genere, cambiati dopo un tot di ore, non si aspetta che il loro ciclo di vita termini. Questo previene le emergenze. Un'urgenza, infatti, non c'è solo quando si manifesta ma essa è latente, è già presente nei veicoli, nelle situazioni, nelle relazioni, nei prodotti, nelle attività, ecc. Perciò va sempre anticipata, già nel momento stesso in cui installo un programma sul computer ad esempio, o un dispositivo nuovo sull'automobile, sulla moto, ecc. A maggior ragione tutte le possibili conseguenze di grandi opere come quella dell'ex Italsider, ora ILVA, a Taranto vanno studiate con attenzione visto che riguardano la vita di centinaia di migliaia di persone all'interno e all'esterno di quella che è diventata la più grande acciaieria d'Europa.

...continua a leggere "I problemi di Taranto disattesi o ignorati"

12 septembre. L'amerique d'après.
12 septembre. L'amerique d'après. Copertina di Enki Bilal.

In questo giorno in cui per il decennale dell'attacco terroristico agli USA dell'11 settembre 2001 si parla e si straparla di tutto e del contrario di tutto, voglio dare due strumenti pratici, alla portata di tutti, per chiudere davvero con le conseguenze di quella giornata. Prima però dobbiamo liberarci dalla spirale della vendetta.

Missili contro torri, questo vede un bambino alla televisione durante un attacco ai grattacieli residenziali. Quel bambino non dimentica quelle immagini e crescendo spera di vendicarsi con immagini almeno altrettanto forti e scioccanti. Siamo a Beirut Ovest nel 1982 e quel bambino si chiama Osama Bin Laden. Ce lo ricorda un articolo di Simon Critchley pubblicato su La Domenica de Il Sole 24ore.  Lo sceicco del terrore ha quindi nutrito e realizzato una tremenda vendetta: ha reso il pari, anzi di più, di ciò che da bambino aveva visto in televisione.

Secondo Bin Laden, l'11 settembre è stato un insolito esempio di giustizia visiva, feroce rivalsa di un'immagine che ne rivendica un'altra

scrive Critchley. Quasi un gioco da bambini: tu mi fai vedere questo? Io ti faccio vedere qualcosa di più terribile e così via. La legge del taglione applicata allo spettacolo televisivo. E quale fu la risposta di George W. Bush alle immagini degli aerei dirottati dai terroristi? Due belle guerre: Afghanistan e Iraq, alla quale avrebbe voluto aggiungere l'Iran. Vendetta chiama vendetta.

Osama Bib Laden aveva un altro bersaglio: costringere alla bancarotta gli USA e c'è quasi riuscito:

Che piaccia o non piaccia (personalmente non mi piace affatto), Osama ha ragione. Gli ultimi dieci anni di guerra contro il terrorismo hanno contribuito pesantemente all'estrema precarietà finanziaria che oggi riscontriamo nell'intera società americana. Siamo carichi di debiti. Alla bancarotta

scrive ancora Crtichley. Gli economisti lo sanno anche se non lo dicono: la situazione finanziaria internazionale è così precaria per l'enorme costo delle due guerre prima citate e per le spese (spesso inutili) per la prevenzione di nuovi attacchi terroristici. Il bello è che stiamo concedendo a Bin Laden una vittoria postuma perché continuiamo su questa folle strada.

Ma poi finché non ritiriamo del tutto le truppe dall'Afghanistan continueremo sul crinale della vendetta che porta anche noi alla morte secondo il detto: "Prima di compiere una vendetta scava due tombe". La vendetta non solo non conviene, come dimostra la crisi che ci ha colpiti, ma è inutile.

Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota.
Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere.

Questo scriveva un illuminato Jacopo Fo in un bel post all'indomani degli attentati in America. Ma, ahimè, non solo Bush e i suoi non hanno riflettuto ma hanno portato il mondo verso la pazzia. Obama, dal canto suo, ha solo fatto dei ben discorsi in merito e in concreto ha cambiato ben poco. La speranza è che la NATO e i potenti del mondo cambino indirizzo ispirandosi all'equità sociale.

La maggiore speranza però non sono i governi ma i cittadini, tutti i cittadini. Come Rais Bhuiyan, un uomo del Bangladesh che perse un occhio durante il tentativo di omicidio a danno suo e di altri musulmani portato avanti da Mal Stroman che dopo l'11 settembre si fece protagonista di spedizioni punitive contro i musulmani uccidendone alcuni. Ebbene Bhuiyan si è battuto, purtroppo senza successo, perché a Stroman fosse risparmiata la pena capitale.

Lo strumento più efficace per chiudere davvero con l'11 settembre 2001 e con i dieci anni di guerre e disastri finanziari che stiamo vivendo è uno solo: togliere i soldi a chi fabbrica ingiustizie e morte. Come? Ce lo suggerisce Jacopo Fo:

Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.

E chiediamo insieme ad Alex Zanotelli al governo italiano di tagliare le spese militari: leggi l'intervista su L'espresso e firma l'appello.

Ultima modifica il 30 giugno 2013 alle 19:28

Transumanza
Transumanza. Foto di Aurelio Candido.

E il transumar m'è dolce in questo mare, si potrebbe dire cambiando un po' il senso, ma non troppo, all'ultimo verso de L'Infinito di Giacomo Leopardi, visto che per secoli in questi giorni pastori e greggi percorrendo il Tratturo Magno dai monti dell'Abruzzo si sono spostati verso Foggia, verso l'Adriatico: un tratturo oggi rivalutato da un plotone di camminatori. Ne parla oggi, 4 settembre 2011, Pietro Crivellaro in un articolo su La Domenica de Il Sole24Ore.

Era la civiltà della transumanza, l'allevamento pendolare e stagionale tra pianura e montagna che ha caratterizzato per secoli l'economia del l'Italia centro-meridionale

scrive Crivellaro. Sul senso della transumanza culturale necessaria in questo settembre 2011 ho già scritto un post. Questa domenica voglio invece riflettere sul valore della transumanza umana a partire da questa considerazione:

Col tempo la transumanza e' finita, non solo per la modernizzazione, come alcuni sostengono. E' finita perche' l'allevamento e la pastorizia sono diventate progressivamente sempre meno redditizie, perfino finanziamenti e incentivi sono andati negli anni a favore degli allevamenti intensivi, veri e propri campi di sterminio per animali.

E' quel che scrive G. Larosa in una sua testimonianza. E noi donne e uomini abbiamo fatto la stessa fine di vacche, mucche e polli di batteria, ingrassati e imbesuiti come siamo da una macchina che ci ha ridotto a tubi digerenti, secondo un'espressione cara ad Alex Zanotelli, il missionario di Korogocho e l'uomo dell'acqua pubblica oggi al rione Sanità di Napoli. Transumare vuol dire andare oltre la terra, migrare. "E' tempo di migrare" scrive Gabriele D'annunzio. Migrare non è diverso da emigrare. Come le pecore e gli uccelli gli esseri umani hanno spesso necessità di cercare nuove sedi. Gli uomini lo hanno sempre fatto. Ma chi si è già stanziato un un posto dimentica la sua origine migratoria e alza difese contro i nuovi arrivati o li scaccia via.

Ma la forza delle migrazioni sono le ondate che sfiancarono persino l'Impero Romano, che sembrava incrollabile. Non si possono forzare le onde del mare, meglio assecondarle, transumare anche noi che siamo arrivati da oltre il mare e restiamo dove siamo comunque per un tempo limitato. E' folle rinchiudere gli immigrati in centri di detenzione dove le tensioni prima o poi esplodono o tentare di respingerli in mare. Dovremmo imparare dalla natura che è molto meglio assecondare i fenomeni, invece di contrastarli, perché in quest'ultimo caso ci facciamo solo del male.

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

E' sul litorale la nostra casa d'inverno, lungo la linea dell'Adriatico, accanto ai pastori, dove la sabbia non varia molto dalla lana. E' una confusione di colori in cui le distinzioni diminuiscono, in cui entriamo in una economia del vivere che lascia spazio alla meraviglia dell'infinito.

indignados
Indignados. Foto di Manuel Martín Vicente.

Era la metà di luglio 2011 e la borsa volava sulla scia delle privatizzazioni. Tremonti soffiava sul vento in poppa a tutta forza e ne acquistava tutto quel prestigio tanto da sembrare pronto a sostituire Berlusconi.  Poi è arrivata la crisi finanziaria d'agosto e il mondo è cambiato. Così tanto che oggi Tremonti insiste sugli eurobond d'accordo anche con la proposta di Romano Prodi che oggi nel suo solito editoriale domenicale su Il Messagero dice: stop (per il momento) alle privatizzazioni e avanti con alcune temporanee pubblicizzazioni. Le prime, infatti, vanno bene quando c'è la cosa pubblica, quando la politica c'è. Ma ora è assente ed è necessario che torni: basta considerare le fluttuazioni della borsa che se ne infischiano di vertici e controvertici. Siamo nel pieno di una delle conseguenze più gravi del capitalismo, dove i singoli stati non contano più e dove la comunità europea sta rischiando di disgregarsi soprattutto a causa della Merkel e di Sarkozy. Le pubblicizzazioni, invece, sono richieste dai cittadini come hanno dimostrato quelli italiani con il referendum sull'acqua pubblica, mostrandosi molto più saggi dei loro governanti.

Il mito secondo cui privato è meglio e più efficiente è uno dei responsabili della crisi finanziaria di questi giorni che rischia di ripercuotersi nelle tasche dei più deboli: Calderoli, ad esempio, è arrivato ad ipotizzare l'eliminazione dell'assegno di accompagnamento. Le privatizzazioni sono un po' una moda negli ultimi tempi ma bisogna valutarne bene i rischi. Per un'Europa e un'Italia che non decidono schiere di speculatori fanno i loro incassi. Questo non avverrebbe se la politica fosse al suo posto. Ma quale politica deve tornare? Non quella che c'è in giro perché ci ha portato dritto dritto dentro questo uragano che stiamo subendo. Questa politica si è declassata, frantumata da sola, conta come il due di picche, anche se difende come può le sue rendite di posizione. Molto meglio la politica dei cittadini: degli indignados di Spagna e Cile, del Movimento 5 stelle in Italia. Perché, come canta CapaRezza:

Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari. (CapaRezza, Non siete stato voi)

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Ultima modifica il 23 marzo 2017 alle 6:03

Romano Prodi
Romano Prodi (Photo credit: Wikipedia)

Torno ad occuparmi della crisi finanziaria dopo l'articolo di ieri. Questa volta voglio occuparmi della debolezza dell'Europa e delle possibili misure in Italia.

Cara Europa, cara Italia se ci siete battete un colpo, avrà chiesto Romano Prodi in una seduta spiritica come quella in cui fu coinvolto ai tempi del rapimento di Aldo Moro. Dopo la seduta avrà preso tastiera e schermo per scrivere l'editoriale pubblicato da Il Messaggero di oggi 21 agosto 2011 in cui fa appello al Parlamento Europeo a fronte dell'attuale crisi finanziaria perché torni a giocare il suo ruolo politico. Gli fa eco Giuliano Amato che dalla colonne de Il Sole 24Ore, sempre di oggi, chiede a Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo, di convocare una riunione dell'Ecofin. Due politici di lungo corso che nutrono fiducia nella politica dunque, per rispondere al dilemma di ieri, che secondo loro può ancora governare ciò che non solo sembra ingovernabile, come il mercato finanziario, ma che sembra governare esso stesso le sorti dei paesi europei costringendoli addirittura a cambiare le loro costituzioni come vorrebbe fare  chi vuole introdurre il pareggio di bilancio nella carta costituzionale.

Nelle borse mondiali c'è chi vende scommettendo nell'incapacità dei governanti europei (e non solo) e chi compra sperando che siano capaci di tornare a governare, se lo hanno mai fatto davvero. In tutto questo la Germania dice no agli Eurobond, le obbligazioni del debito pubblico dei paesi dell'Unione. Ma perché? Perché la Merkel e i suoi connazionali hanno paura dell'inflazione spiegano gli esperti. I tedeschi non saranno favorevoli a questi titoli finché i paesi dell'unione non si saranno avviati ad un sano pareggio dei loro bilanci. Non è un caso che si stia rafforzando il franco svizzero con una Svizzera che presenta addirittura un avanzo di bilancio. Chi può allora investe in franchi svizzeri o in yen o in oro, aspettando il ritorno dell'Unione Europea.

Intanto in Italia si pensa di intervenire sulla previdenza, insieme alle altre misure come il ritocco dell'aliquota Iva e il contributo di solidarietà. Che è come dire: caro cittadino che hai maturato il diritto alla pensione, siccome finora siamo stati incapaci qui al governo di risanare il nostro mostruoso debito pubblico e visto che le borse di tutto il mondo ci stanno dando addosso adesso in pensione ci vai più tardi e continui a lavorare là dove stai per rimediare a questa situazione. Lascio immaginare come si sentano queste persone, soprattutto se pensiamo che quasi nessuno propone la riduzione delle spese militari o l'ICI sugli immobili del Vaticano.

Un'altra importante mossa può venire dalla eliminazione dei sussidi di stato alle aziende in cambio di sconti fiscali, come ci consigliano di fare i cinesi e come ci ricorda un'analisi di Francesco Sisci pubblicata su Il Sole 24Ore di quest'oggi. Sovvenzionare le aziende non solo non è sano ma sottrae ingenti fondi allo stato che potrebbero aiutarci a ripianare il debito che abbiamo. In questo modo se le aziende diventano più sane, perché camminano con le loro gambe e non con le stampelle, riusciamo a recuperare forse quella parte degli 88 mila posti di lavoro persi nel 2011 come denuncia oggi Unioncamere.

Spero tanto che Romano Prodi nella sua prossima seduta spiritica si faccia dare consigli da Don Sturzo e La Pira, che gli apparvero nella seduta su Moro, consigli su come dobbiamo fare ad avere un vero governo, un governo all'altezza della situazione, che sappia agire con equità.  E se questi due spiriti confidano in un terzo governo Prodi per favore tengano la nave Italia al riparo da tempeste che non lo scalzino dal timone per la terza volta.

E voi a cosa state ricorrendo per scacciare la crisi? A corni, amuleti e sedute spiritiche anche voi?

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Ultima modifica il 3 gennaio 2017 alle 15:07

È da un po' di tempo che cerco di capire in cosa consiste questa crisi finanziaria che stiamo attraversando e quali sono le sue conseguenze. Stamattina ho raccolto un po' di risorse tra giornali e articoli online per spiegarla nella maniera più semplice possibile.

"Se scoppia una guerra voglio vedere come farai". È stato questo il monito che spesso mia madre mi ha rivolto allorché mi vedeva compiere qualcuno di quegli sprechi figli del nostro benessere. Figlia di una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, ma anche la prima, ha ben vivo il ricordo dei tanti sacrifici che chi ha attraversato quelle due calamità ha dovuto compiere. Quando ti senti rivolgere un monito simile pensi che una simile catastrofe non ti si presenterà più davanti perché ormai l'umanità ha imparato la lezione, ha già dato, pensi. Il passare degli anni e le guerre che vedi in Iraq e Afghanistan ti confermano questa tesi perché ti senti parte del mondo occidentale e civilizzato. Ti senti al sicuro. In realtà la possibilità di un terzo conflitto mondiale non è poi così lontano, se ad esempio consideriamo quello che potrebbe succedere per l'approvvigionamento dell'acqua tra qualche decennio. Tuttavia in questo momento siamo tutti seduti su un castello di carte che potrebbe crollare presto, se non lo sta già facendo. Parola di Aldo Giannuli in un articolo che spiega con chiarezza la crisi finanziaria che stiamo attraversando. Scrive Giannuli:

Qualche giorno fa (6 agosto 2011 p. 10) il “Sole 24 ore” – che non è esattamente l’organo dei “marxisti arrabbiati” – ha pubblicato un articolo da quale apprendiamo che, sommando i valori scambiati da tutte le borse si arriva a circa 50.000 miliardi di dollari, cui dobbiamo sommare i 95.000 di tutte le obbligazioni esistenti ed i 466.000 miliardi nelle diverse forme di derivati. Tutti insieme i mercati finanziari, assommano un valore pari a 611.000 miliardi di dollari (senza tener conto delle valute).

La cosa interessante è che se consideriamo, invece, l’intero Pil mondiale (che è l’indice più accreditato – ancorchè discutibilissimo – dell’economia reale) arriviamo a stento a 74.000 miliardi. Dunque: il valore dei cd “prodotti finanziari” è otto volte maggiore a quello dell’economia reale!!!!!

Ora convertire quella montagna finanziaria in economia reale è in pratica impossibile e se si facesse, anche per una piccola parte, il suo valore si ridurrebbe di molto. Quindi non è conveniente. Meglio continuare a fare soldi con i soldi, speculazioni contro Grecia, Spagna e Italia comprese. Tutta colpa del mercato dunque? In proposito c'è chi afferma che:

Il mercato è un sistema basato sui profitti e sulle perdite. Se si eliminano le seconde, non funziona più nulla, anche se nel breve termine sono tutti contenti. L’attuale crisi è la prova del disastro che può causare lo Stato quando interviene sul mercato in maniera incompatibile con le leggi economiche, e col buonsenso.

È quel che afferma Pietro Monsurrò analizzando le cause dell'attuale crisi finanziaria. Penso che la responsabilità non sia attribuibile in modo esclusivo a uno dei due poli: o lo stato o la borsa. Anche se mi sembra chiaro che non puoi fare come la Grecia che è arrivata a falsificare i bilanci o come l'Italia che non si decide mai ad affrontare sul serio il suo enorme debito pubblico. L'Europa prova ad uscirne con gli eurobond anche se Angela Merkel è contraria. Sullo sfondo però c'è un serio rischio di collasso dell'euro e di disgregazione della comunità europea. Basta leggere i giornali di oggi per rendersene conto, con buona pace di Beppe Grillo che li giudica troppo viziati dalle lobby. È come se la Merkel in questo momento difficile stesse ripetendo lo stesso slogan che sentiamo certe volte oltreoceano: "First Deutschland" mutuato da "America First". Sul perché di questo isolamento scrive su La Repubblica di oggi 20 agosto 2011 un bell'editoriale Ulrich Beck:

la Merkel non fa che replicare un euro-nazionalismo tedesco, secondo cui l'Europa può guarire prendendo a modello gli orientamenti di fondo e la politica economica del governo tedesco.

Come può uscire da questa situazione il piccolo azionista o chi non ha investimenti di questo tipo ma subisce le conseguenze che le politiche economiche degli stati europei stanno adottando, in primis in Italia? Ieri vedevo ai tg che molti napoletani si recano al banco dei pegni. Avranno le loro ragioni per farlo. Ma se si può, secondo me, è meglio restare fermi, non fare niente, aspettare che passi la buriana, cercare di resistere e ripararsi alla meglio. Una mia prozia una volta per sfuggire ai bombardamenti di notte per la fretta di scappare uscì di casa con addosso il pezzo di stoffa con cui ci si puliva dopo i bisogni corporali che una volta, quando non c'era l'acquedotto, si facevano in una specie di vaso da notte più grande. Era parecchio imbrattato ma un po' per la paura e un po' per la sua disinvoltura sembrò un elegantissimo foulard. Prepariamoci perché la crisi durerà ancora due-tre anni nella migliore delle ipotesi.

Ultima modifica il 23 marzo 2017 alle 5:55

settembre in spiaggia
Settembre in spiaggia. Credit: Signor Riccarrdo.

Ultima modifica del post: 28 giugno 2015.

Se Agosto è già capo d'inverno, come si dice a Napoli, settembre cos'è?

L'inverno è quindi iniziato, è saggio mettersi all'opera perché non ci sorprenda con bufere, gelate, nevicate. Bisogna mettere da parte la legna per il camino, fare la salsa e preparare le altre provviste. Il calendario di frate indovino è prodigo di questi consigli. I monaci dei monasteri saranno già all'opera. Magari le suore anche. Ma da mia zia Rosa, suora cuoca da una vita, no. Dice che da mangiare ora alla mensa ci pensa una  ditta e che le poche suore giovani studiano tutto il giorno e quindi non hanno tempo per la cucina e per le pulizie. Oppure devono pregare. Anche i benedettini preferivano l' "ora" al "labora" del loro motto "ora et labora". D'altronde non ci sono forse filippini o rumeni o altri stranieri pronti a far tutto? Basta pagarli poco e in nero ed ogni lavoro sarà fatto. I preparativi per l'inverno sono inutili, a questo punto. Se Rafaniello di Montedidio d'agosto cominciava a riparare le scarpe ai puverielli di Napoli, la salsa è là pronta al centro commerciale, il pellet è a buon mercato sempre al centro commerciale. Che facciamo allora? Abbiamo tanto tempo eppure non abbiamo tempo. Ma com'è?

...continua a leggere "Settembre e la produttività"