Vai al contenuto

Ultima modifica il 16 ottobre 2015 alle 14:08

image

Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse . (Isaia  9, 1).

Questo nostro mondo non è al buio. La luce lo illumina. Basta guardare un po' quel che accade. Per esempio a Cuba dove l' embargo è stato revocato dopo decenni di impoverimento dell'isola. Oppure si può considerare l'operato di papa Francesco molto ben determinato a fare chiarezza all'interno dello IOR, la banca vaticana in odore di mafia. Un terzo segno viene dalle tante persone che nel mondo ogni giorno fanno del bene agli altri, senza mettersi in mostra, in modo disinteressato.

...continua a leggere "Il solstizio del bene"

Ultima modifica il 8 settembre 2016 alle 18:33

Shoot4Change/Lampedusa_17 febbraio 2011
Shoot4Change/Lampedusa_17 febbraio 2011 (Photo credit: Antonio Amendola Photography)

I profughi morti ieri al largo di Lampedusa potevano forse essere salvati se alcuni pescherecci che avevano avvistato l'imbarcazione l'avessero soccorsa. Perché non l'hanno fatto? Ce lo spiega il sindaco di Lampedusa: avevano paura di essere processati come è già accaduto in altri casi perché si può incorrere nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sta qui, io credo, il senso della vergogna, nella legge Bossi-Fini che a volte frena o ferma addirittura la naturale solidarietà tra le persone.

...continua a leggere "Il paradosso di Lampedusa"

1

Ultima modifica il 17 marzo 2016 alle 12:07

Ponte Girevole (Taranto)
Ponte Girevole (Taranto) (Photo credit: Wikipedia)

Quando sai che sta per succedere qualcosa che non puoi evitare che cosa fai? Quando sai che la tua azienda sta per finire nella mani della magistratura e non sei un criminale che cosa fai? Te ne stai con le mani in mano? Scappi? Camuffi qualcosa per non farti incastrare? Oppure provi a immaginarti gli scenari che si possono aprire secondo diversi gradi di gravità, almeno tre diciamo: scenario peggiore, scenario intermedio, scenario migliore. Ed inizi a prepararti per limitare i danni. Non mi pare che la gestione Riva dell'ILVA si sia distinta per questo. Le carte dei magistrati parlano invece di filtri smontati dai camini, riverniciati e rimontati spacciandoli per nuovi. Basta leggere le conclusioni degli esperti. E tu stato o comunità locale, anche tu sai che sta per succedere qualcosa. Che cosa fai, aspetti che scoppi la bomba mediatica? Perché non muoversi prima e rimediare almeno a qualcosa? Perché non preparare anche in questo caso degli scenari ed iniziare a stanziare le risorse necessarie, per tempo? A Taranto non solo i problemi non sono mai stati definiti, ma neanche gli scenari possibili sono presi in considerazione.

...continua a leggere "Le giuste domande sull’Ilva e su Taranto"

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 17:04

Coca-CoLLa
Coca-CoLLa Refrigerante boliviano de chá de coca. Capitu (ou Marcela).

Dal 21 dicembre 2012 la Coca Cola sarà espulsa dalla Bolivia. Lo ha decretato il presidente Evo Morales che ha anche affermato:

È la fine dell'egoismo e della divisione. Per il calendario Maya il 21 dicembre prende il via il 'mochinchè. I pianeti si allineano dopo 26.000 anni. È la fine del capitalismo e l'inizio del comunitarismo.

Non mi stupisce questa decisione visto che questa multinazionale statunitense in America Latina ha avuto dei comportamenti antisindacali arrivando a far uccidere tanti leader, soprattutto in Colombia. Sono noti anche i suoi danni ambientali: basti pensare a tutto l'alluminio e alla plastica dei rifiuti di lattine e bottiglie. L'estrazione di alluminio, tra l'altro, ha un effetto devastante nei luogi d'estrazione. Tutte informazioni, queste, che traggo dalla Guida al consum critico del Centro Nuovo Modello di Sviluppo che è un ottimo vademecum prima di andare a fare la spesa. Tempi duri per la Coca Cola che sta conoscendo anche dei cali delle vendite un po' in tutto il mondo.  Ciò sarà dovuto anche al fatto che in questa famosa bibita si sono scoperte delle sostanze altamente dannose per la salute, cancerogene. L'azienda però non si dà per vinta e reagisce alle sue difficoltà annunciando tre nuove divisioni e dando vita alla più grande campagna promozionale di tutti i tempi in occasione dei suoi 80 anni di partnership olimpica. Curioso, tuttavia,  che la bevanda zuccherina tra le principali responsabili dell'obesità a livello mondiale sia sponsor delle olimpiadi. A New York, per decisione del sindaco Bloomberg, da marzo 2013 molti rivenditori per strada, cinema, ristoranti, piscine e palestre non potranno rilasciare bottiglie extra large delle bibite zuccherate.

Io non la bevo più di tanti anni, preferendo alla Coca Cola il Chinotto quelle rare volte che decido di bere una bibita gassata, che il più delle volte evito, avendo qualche problema di acidità e di reflusso gastro-esofageo.  Sono d'accordo con il presidente della Bolivia. Possiamo interpretare lo straordinario allineamento dei pianeti previsto dal calendario Maya come un segno dei cieli per cambiare stile di vita a partire dalle nostre piccole scelte quotidiane, la mostra alimentazione, il prenderci cura di noi stessi, l'evitare prodotti che comportano gravi danni a salute, ambiente e diritti dei lavoratori. Voi la bevete? O preferite altre bevande? Conoscevate questi risvolti?

1

Ultima modifica il 14 giugno 2014 alle 15:14

English: Aerial photograph of the city of Tara...
English: Aerial photograph of the city of Taranto, in Puglia, Italy. Español: Vista aérea de la ciudad de Tarento, en Apulia, Italia. Italiano: Taranto (Puglia, Italia) dall'aereo. (Photo credit: Wikipedia)

Quando si definisce un problema? Prima ancora di affrontarlo, non appena se ne manifestano i primi segnali, non appena la nostra auto mentre la guidiamo, ad esempio, inizia a fare un piccolo insolito rumore da qualche parte che prima non notavamo. Anzi, ben prima che un qualche pezzo del motore o della carrozzeria inizi ad usurarsi, come si fa con i pezzi dei motori degli aeroplani, dopo gli studi dell'ingegnere dell'Aeronautica statunitense Edward Murphy. Cito la sua legge dal testo di Adriano Pennati, Risolvere problemi dentro e fuori le organizzazioni (Franco Angeli):

Tutto ciò che a bordo di un aereo, è nelle condizioni di guastarsi, a suo tempo lo farà e lo farà nel momento peggiore.

Perciò i pezzi degli aerei oggigiorno vengono, in genere, cambiati dopo un tot di ore, non si aspetta che il loro ciclo di vita termini. Questo previene le emergenze. Un'urgenza, infatti, non c'è solo quando si manifesta ma essa è latente, è già presente nei veicoli, nelle situazioni, nelle relazioni, nei prodotti, nelle attività, ecc. Perciò va sempre anticipata, già nel momento stesso in cui installo un programma sul computer ad esempio, o un dispositivo nuovo sull'automobile, sulla moto, ecc. A maggior ragione tutte le possibili conseguenze di grandi opere come quella dell'ex Italsider, ora ILVA, a Taranto vanno studiate con attenzione visto che riguardano la vita di centinaia di migliaia di persone all'interno e all'esterno di quella che è diventata la più grande acciaieria d'Europa.

...continua a leggere "I problemi di Taranto disattesi o ignorati"

Ultima modifica il 7 marzo 2017 alle 12:19

Contro l'aria irrespirabile di Taranto - foto di Giuseppe Carucci
Contro l&39;aria irrespirabile di Taranto - foto di Giuseppe Carucci.

Qual'è il problema a Taranto? E' stato individuato in termini certi e falsificabili, come vuole una corretta procedura di problem solving? Quel che è sicuro è che è stata la magistratura a riscontrare scostamenti tra i dati di riferimento e quelli reali nelle emissioni inquinanti. E poi quella dell'ambiente non è la sola questione in gioco perché bisogna considerare anche la salute, il lavoro, l'economia. Ci sono diversi problemi. Ieri abbiamo provato a dare tre criteri per capire quale di questi affrontare per primo in termini di gravità, frequenza con cui il problema si presenta ed urgenza. Oggi in questo terzo post dedicato alla questione del sequestro dell'ILVA a Taranto voglio continuare ad analizzare la situazione partendo dagli attori che vi sono coinvolti, tenendo fuori i magistrati i quali devono solo applicare la legge:

  • il governo che ha stanziato 336 milioni di euro per il Piano di Risanamento Ambientale, anche se secondo il consiglio comunale serviranno ben altre risorse;
  • il presidente della Repubblica che utilizza anche in questo caso la sua moral suation facendo degli appelli;
  • i sindacati CGIL, CISL e UIL che prima avevano indetto uno sciopero per il 2 agosto ma che dopo i sigilli da parte della procura concordano con l'ingegner Buffo, responsabile Ambiente dell'ILVA, la linea da tenere;
  • il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che in un'intervista sostiene che l'impresa di Riva è arrogante e che gli ambientalisti hanno troppi pregiudizi;
  • il presidente dello stabilimento, Bruno Ferrante, che si dice sorpreso della tempistica con cui si stanno apponendo i sigilli;
  • i dirigenti dello stabilimento che oggi sono comparsi davanti ai magistrati per gli interrogatori di garanzia e che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere;
  • l'associazione di categoria Federacciai per la quale l'Ilva è ''uno stabilimento all'avanguardia'' e che parla di ''un errore dei magistrati che fotografano una situazione vecchia di quindici anni";
  • le associazioni ambientaliste come ad esempio Donne per Taranto che per le quali la salute viene prima del lavoro.

...continua a leggere "La soluzione a Taranto: non dalla politica ma dalla policy"

2

Ultima modifica il 1 ottobre 2016 alle 14:42

Now breathe
Now breathe. Di Alberto Vaccaro.

Qual'è il problema a Taranto, a proposito del sequestro dell'ILVA disposto dalla magistratura mi sono chiesto in un post. Definito, infatti, un problema come lo scostamento tra un dato reale e un dato di riferimento si è visto che i dati delle perizie presi in esami dai magistrati sull'inquinamento in città  presentano valori ben al di sopra della norma.  Quindi, ora, bisognerà fare i conti con l'iter giudiziario. Tuttavia l'inquinamento è il solo problema presente o ve ne sono altri mi sono chiesto alla fine del post. E oggi voglio rispondere a questa seconda domanda.

...continua a leggere "Taranto, dal piede di guerra alla soluzione dei problemi"

Occhio socchiuso di gatto
Credit: Thomas Lieser.

La gatta frettolosa fa i figli ciechi dice un proverbio. Esso rivela tutti i rischi della fretta in situazioni delicate. E' quel che accade quando si vuole subito prendere l'assassino sospinti dalla pressione dell'opinione pubblica. Quest'ultima, poi, spesso vuole subito vedere il mostro che la stampa si affretta a sbattere sulla prima pagina. Magari vorrebbe anche linciarlo a proprio piacimento. E se non lo si può linciare si possono scrivere su Twitter minacce e vituperi di ogni sorta, evocando i più disparati mali e le più terribili e sanguinarie vendette. Così giustizia è fatta o, meglio, sarebbe fatta, dimenticando che le persone, anche se commettono i più efferati delitti, vanno poste sotto processo, per quanto in Italia la macchina della giustizia sia lenta. Quel che sta accadendo a Brindisi con il presunto autore della strage del 19 maggio alla scuola Morvillo Falcone reo confesso è l'ennesimo caso di cannibalismo mediatico-giustizialista. E non importa se lo stesso procuratore Cataldo Motta esprime dei dubbi sul movente. Gli si toglie l'indagine e la si affida a un'altra procura, magari a quella di Brindisi che per prima ha iniziato a indagare sulla pista del gesto isolato. Quando c'è stato il sospetto di piste mafiose e terroriste l'indagine, infatti, è passata a Lecce. Ora però l'arresto del grossista di carburanti di Copertino starebbe smentendo Motta. Si profila, insomma, una guerra tra pubblici ministeri, tra procure che non permette di lavorare con la necessaria calma al caso. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, perché arrestare subito il sessantottenne della provincia di Lecce, che si crede essere l'uomo del video girato dalle telecamere di un chiosco adiacente la scuola, e non continuare a pedinarlo ed intercettarlo più a lungo per avere maggiori informazioni magari proprio su quel movente che proprio non regge? Perché Totò Riina, ad esempio, deve essere osservato a lungo e l'attentatore di Brindisi solo per qualche giorno? Un'altra domanda a cui rispondere è perché non lasciar lavorare Cataldo Motta ai suoi dubbi più che legittimi? Resta poi la questione di come ha fatto un uomo di 68 anni con una mobilità ridotta del braccio destro a trasportare le 3 bombole di GPL e il cassonetto, se davvero è questa la dinamica dello scoppio. Mi pare più che probabile che non abbia agito da solo e che, ancora una volta, ci troviamo davanti all'ennesimo "caso Dallas". Le procure frettolose rendono dunque un sospettato colpevole con indagini che non vengono realizzate a dovere, teoremi che non sono suffragati dai riscontri necessari, moventi che crollano con grande facilità. Un film visto troppe volte in Italia. Cosa ne pensate?

Enhanced by Zemanta

Brindisi, Italia
Brindisi, Italia (Photo credit: Wikipedia)

IO NON HO PAURA hanno gridato in tante piazze gli studenti in questi giorni. Io, invece, oggi vi dico IO HO PAURA. E vi spiego di cosa.

Io ho paura che l'attentato di Brindisi rimarrà una delle tante stragi impunite da Piazza Fontana in poi passando per Piazza Della Loggia e Ustica.

Io ho paura che gli studenti che gridano IO NON HO PAURA al posto di IO VOGLIO SAPERE si sentano dei militanti delle piazze e trascurano che il loro campo di battaglia è la storia del nostro paese.

Io ho paura che al massimo verrà incriminata una persona, il classico mostro da sbattere in prima pagina e che gli inquirenti non potranno o non vorranno salire di livello arrivando sia ai mandanti sia alle coperture dell'attentato.

Io ho paura che ancora una volta una parte dello stato italiano, quella oscura, senza scrupoli, che trama sottobanco, uscirà indenne da questo orrore.

Io ho paura delle strumentalizzazioni politiche che sono in atto, soprattutto a sinistra. Ho paura anche di una sinistra che non c'è mai stata in Italia.

Io ho paura del ritorno alla strategia della tensione e dell'instaurazione di uno stato di polizia in Italia per opera di entità internazionali come la CIA, per esempio, che da sempre cercano di destabilizzare i paese che si affacciano sul Mediterraneo, come l'Italia e la Grecia.

Io ho paura che dietro l'attentato di Brindisi ci possano essere le sette sorelle del petrolio e dell'energia visto che proprio in questi giorni ENI e SNAM stanno giocando una partita cruciale che potrebbe anche rilanciare l'installazione, fin qui rifiutata, del rigassificatore.

Io ho paura che una volta spenti i riflettori sull'attentato e su città come Brindisi e Mesagne questa parte di Salento diventi preda di inquietudini ed angosce collettive che segnano il territorio per anni.

Io ho paura della retorica soprattutto sul nome della ragazza di Mesagne deceduta in iniziative che più o meno mettono a posto gli scrupoli di coscienza ma che nulla aggiungono o tolgono alla vicenda.

Io ho paura di tutto questo ma sono anche convinto che ci sono persone che parlano poco e che agiscono soprattutto che stanno facendo in modo che dopo un fatto così brutto comunque in questo pezzo d'Italia troviamo il modo migliore d'andare avanti.

E tu? Di cosa hai paura? Aggiungi le tue paure nei commenti.

Enhanced by Zemanta

1

Ultima modifica il 6 maggio 2016 alle 14:34

l'orrore di Brindisi
L&39;orrore di Brindisi. (Credit: Lollo).

Erano le 12 e 30 del 22 novembre 1963 quando il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, veniva assassinato a Dallas. Subito si disse che a sparare era stato un unico cecchino. Di fatto fu incriminata una sola persona. Ma dal 1979 in poi fu chiaro che a sparare furono più persone.  Questo caso è emblematico del fronteggiarsi di due teorie di fronte a un assassinio o ad un attentato: il gesto singolo (la lone gunman theory) e la teoria del complotto. L'attentato di Brindisi di sabato 19 maggio non si sottrae a questo confronto. Da una parte, infatti, le indagini propendono per la pista interna alla scuola, legata a persone che hanno avuto a che fare con essa e che hanno fatto minacce al preside. Dall'altra le piste legate al terrorismo e alla mafia, seppur minoritarie, non sono state ancora del tutto escluse, prova ne sia che il titolare è il procuratore distrettuale antimafia Cataldo Motta. Da una parte quindi si pensa al gesto di un uomo pieno di rancori e magari folle e dall'altra non si esclude che una qualche organizzazione, di tipo criminale o meno, abbia agito per non si sa quali interessi. Un giornalista non meglio identificato ha suggerito a Claudio Messora, autore di un post su Cadoinpiedi, che possa centrare qualcosa la vicenda del rigassificatore che per anni la LNG Gas ha tentato di realizzare al largo di Capobianco a Brindisi. E' chiaro che si naviga tra le idee, tra le ipotesi, in mezzo alle teorie. Queste possono essere più o meno campate in aria, più o meno concrete. E a Brindisi come in altri casi di questo tipo entrano in gioco prove scientifiche e un altro tipo di conoscenza più o meno empirica che possono o scontrarsi o agire insieme, rinnovando la questione della demarcazione. All'interno di essa i tentativi di ricostruire lo scenario e quindi di trovare una spiegazione all'interno della quale ogni tassello trova il suo posto sono più che legittimi. Quindi, ad esempio, una trama della vicenda nella quale una o due persone agiscono come esecutori della tentata strage e altri soggetti che figurano come mandanti non è da escludere. Non è da scartare anche la  possibilità delle pressioni sul governo Monti perché non separi la Snam dalle sue quote di proprietà in Eni. Perciò sottoscrivo ciò che ha pubblicato Michele Di Schiena in una sua lucida nota:

Appare ... azzardato attribuire l'attentato a qualche isolato psicopatico criminale indicando alla vigilanza democratica e all'attenzione investigativa piste stabilite "a priori". Scelte motivate certo dal proposito di tutelare la positiva immagine delle comunità interessate ma che allo stato sono prive di convincenti argomenti e possono perciò risultare fuorvianti.

E tu cosa ne pensi, è stato un gesto di una sola persona o di un gruppo?

Aggiornamento delle 16 e 45: il preside della Morvillo Falcone esclude che si sia trattato di una vendetta.

Enhanced by Zemanta

1

Ultima modifica il 24 novembre 2016 alle 15:05

19 maggio 2012 Attentato "Morvillo Falcone" Brindisi ( Federica Bruno Stamerra)

Un attentato ai tempi di twitter rischia di trasformarsi in una caccia al mostro, in real time o quasi. Se poi ci si mette Sandro Ruotolo, decano dei giornalisti, gli isterismi dei brindisini e non solo non li fermi più. Ha pubblicato nei suoi tweet generalità dei sospettati, poi rilasciati, e persino la foto della loro abitazione.  Dove ci portano i calci e i pugni dati alle auto della polizia credendo che il sospettato di turno sia il colpevole dell'attentato?

...continua a leggere "Ragionare su Brindisi lontano da isterismi e sensazionalismi"

2

Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 19:10

polizia attentato Brindisi
La Polizia davanti alla scuola Morvillo Falcone dopo l'esplosione (Credits: statoquotidiano.it)

Stamattina tutta l'Italia è sconvolta dall'attentato all'istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi in cui ha perso la vita una ragazza, Melissa Bassi, un'altra è molto grave e otto altri studenti sono rimasti feriti.  La rabbia e la collera e il dolore per un ignobile, inedito atto di questo tipo in Italia sono le prime reazioni che vengono d'istinto. Alle famiglie della ragazza morta e dei feriti va tutta la solidarietà di questo mondo. Tuttavia credo che il miglior atto che possiamo compiere davanti a questa tragedia è cercare di capire. Perciò ho compilato una lista di domande che mi sono fatto e che vi giro, sperando che ci aiutino in questo difficile e delicato compito.

  • La questione delle immagini:
    • Telenorba che fa vedere i parenti che piangono, era da censurare; è stato uno sciacallaggio;
    • pubblicare o no la foto di Melissa? Quel che è certo è che si tratta di una minorenne, i media avrebbero dovuto chiedere il permesso ai genitori.
  • Dove stava la bomba?
    • sul muretto della scuola o nel cassonetto? Le fonti sono discordanti su questo.
  • E' stata azionata da un telecomando o con un timer?
  • Chi c'è dietroquesto attentato?
    • La Sacra Corona Unita? C'entra qualcosa il recente attentato al presidente dell'associazione antiracket di Mesagne Fabio Marini? Piuttosto anomalo un attentato di questo tipo. A mio avviso il sindaco Mimmo Consales è stato un po' sbrigativo nel suo giudizio. Lo stesso errore lo ha fatto Alfredo Mantovano, secondo me. Anche Rosario Priore intervenuto su Rai Uno esprime dubbi di questo tipo chiedendosi perché la SCU dovrebbe fare un attentato di questo tipo perdendo consenso? "Siamo davanti a un fatto anomalo e complesso" ha affermato il ministro degli interni.
    • Apparati deviati dello stato? Una nuova strategia della tensione, una nuova Piazza Fontana? Piuttosto dietrologico ma ogni ipotesi va valutata io credo al momento.
    • Un singolo?
  • Chi volevano uccidere?
    • La bomba è scoppiata alle 7 e 40, se avessero davvero voluto fare una strage perché non aspettare una ventina di minuti quando ci sarebbero stati molti più studenti.
  • Perché Brindisi?
    • Davvero l'attentato è legato al passaggio della carovana antimafia prevista per oggi?
    • Perché quella scuola dedicata alla moglie di Giovanni Falcone? E' davvero un attentato legato al ventennale della strage di Capaci?
  • Stanno conducendo nel modo giusto le indagini? Mi permetto di aggiungere questo dubbio perché nella diretta su Telenorba di stamattina la zona dell'esplosione non era isolata a dovere e c'era un continuo viavai di persone.

Aggiornamento delle 16 e 40. Un mio amico sulla questione del timer mi ha scritto:

Il timer era settato sulle 7.55 ma l'esplosione c'è stata alle 7.45. Proprio mentre scendevano dal pullman studenti di Mesagne (se ci fosse su quel pullman qualche figlio di?). Mah. Di certo è un botto per uccidere perchè alle 7.55 c'è il pieno flusso dei ragazzi che entrano.

Aggiornamento delle 16 e 50. Secondo il procuratore Cataldo Motta potrebbe non essere un attentato di mafia.

Enhanced by Zemanta

Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:16

Vignetta sull'assassinio di Gheddafi

Non voglio scatenare il dibattito, ma metto a verbale che io ritengo le foto di Gheddafi morto un pezzo di Storia, non scandalismo facile

così scrive Luca Sofri in un suo tweet. Sono infatti contrastanti le opinioni sull'opportunità di mostrare o meno le immagini della cattura di Gheddafi e poi del suo cadavere.  Esse, infatti, volenti o no saranno presenti sui libri di storia al pari delle foto dell'impiccagione di Saddam Hussein e del cadavere di Mussolini e altre. Il punto è la necessità di mostrarle sui quotidiani e i blog. I minori possono trovarsi senza mediazione di fronte a esse. La questione si sposta allora sul ruolo di genitori e educatori e sul tempo che essi possono passare da soli sull'internet o davanti alla televisione. Perché la censura di quelle immagini, io credo, non ci consentirebbe l'analisi critica dei fatti. Ora è pur vero che c'è qualcosa di barbarico nell'esecuzione del leader libico e nella sua ostentazione ma se rinunciamo ad usare la testa la barbarie aumenta.  Perciò non posso essere d'accordo con Marco Dotti che sostiene che quelle immagini siano pornografia. Credo che negli anni del berlusconismo la vera pornografia sia vedere Berlusconi a partire dalle cassette che nel 1994 mandò ai tg per arrivare ai suoi interventi a Porta a Porta. Pornografia sono i salotti televisivi, le carrambate strappalacrime, l'insistenza sul caso di Sarah Scazzi e compagnia cantando. Eppure anche esse vanno analizzate. Anche di fronte ad esse abbiamo la necessità di decodificare quello che ci mostrano. Non abbiamo alternativa. Fa bene secondo me Il Corriere della Sera quest'oggi a dedicare uno speciale articolo a L'ultima profanazione del corpo del tiranno. Perché di questo si tratta: di vilipendio, come accadde per Mussolini e la Petacci a piazzale Loreto. Ora è legittimo non volerle vedere, non mostrarle ma è altrettanto legittimo guardarle e commentarle.

Su questo stesso argomento puoi leggere il mio post di ieri: Il cadavere di Gheddafi tra rabbia e civiltà.

E tu cosa ne pensi?

P.S.: post rivisto il 9 aprile 2013.

Enhanced by Zemanta

Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:24

la prima foto di Gheddafi morto
La prima foto di Gheddafi morto realizzata da Philippe Desmazes e distribuita da AFP.

Questa qui sopra è la prima foto diffusa della cattura di Gheddafi pochi momenti prima della sua morte. Autore ne è Philippe Desmazes ed è stata distribuita da Agence France Press, agenzia di stampa. L'immagine sembra essere stata scattata da una fotocamera o da una videocamera, mi sembra che si possa escludere il cellulare come in qualche twit ho letto. È ciò che sostiene anche Il Corriere della Sera. La sua autenticità è confermata dai ribelli che oggi hanno liberato Sirte, riferisce il sito de L'unità. Su il post.it potete trovare la cronaca minuto per minuto di quanto sta accadendo. Al momento è attesa la conferenza stampa del presidente del CNT Mustafa Abdel Jalil.

Su Youtube al Jazeera ha diffuso anche questo video in cui si vede il cadavere di Gheddafi trascinato per terra.

Da questo video è stato tratto questo altro scatto che vi propongo.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.
Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Sono immagini che stanno passando alla storia dopo i 42 anni di dittatura dell'ormai ex dittatore libico. "Sic transit gloria mundi" avrebbe commentato a caldo Silvio Berlusconi la notizia. È un'espressione simile a "mala tempora currunt" e suona come denuncia di quanto stiamo cadendo in basso. Le immagini di Gheddafi morto o morente richiamano molte altre immagini simili e aprono grandi interrogativi.

Il primo pensiero va a Osama Bin Laden, la cui immagine da cadavere è risultata essere un fake. Dopo di lui ci sono le immagini del ritrovamento e dell'uccisione di Saddam Hussein sulla cui esecuzione ci sono diversi dubbi. Ma il pensiero va anche a due esecuzioni, due cadaveri eccellenti della storia del nostro paese: Aldo Moro e Benito Mussolini. Un terrorista, tre dittatori e uno statista: è questo dunque il gruppo di cadaveri legati da una sorte per certi versi simile ma soprattutto dalla necessità di diffonderne le immagini del cadavere con quasi morbosa ansia. Nel caso di Aldo Moro ci fu una vera e propria guerriglia semiologica portata avanti dai brigatisti già a partire dalle immagini di Moro rapito. Corpi violati, massacrati e da mostrare quindi alla folla, da trascinare come nel caso di Gheddafi o da sputare e calpestare come nel caso di Mussolini. La personalizzazione del potere passa per il corpo di chi lo incarna, un processo questo cominciato dal Re Sole e che passa ora per il corpo di Silvio Berlusconi su cui il medico personale Scapagnini ha intessuto la leggenda di una longevità che lo vorrebbe in vita fino al centocinquantesimo anno di vita e alla quale lo spesso premier alle volte fa riferimento. Non si tratta, si badi bene, di menate da buontemponi, ma dietro c'è un disegno culturale e politico.

Oggi una delle icone del Novecento, insieme a Giovanni Paolo II a John Kennedy e a pochi altri, è stata ridotta al più basso rango, è stato accostato alle fogne in cui, con un capolavoro di paradossale simbolismo, Gheddafi si era rifugiato prima di essere ucciso. Ancora una volta il cadavere di un potente fa da spartiacque tra un prima e un dopo e il mentre è segnato dalla rabbia di chi fa vilipendio del cadavere e di chi invoca, giustamente, civiltà.

Aggiornamento delle 23 e 21. Invito a guardare la bella galleria su La Repubblica Quando muore un dittatore. Ben nutrita anche la galleria dei video sul cadavere di Gheddafi. In particolare raccomando il commento di Francesco Merlo: questa faccia è un rimprovero ai vivi.

Aggiornamento delle 23 e 52. Pare che la prima foto, quella diffusa da AFP, sia una foto manipolata. Di sicuro c'è un'altra foto falsa che è circolata.

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:52

le due manifestazioni
Due aspetti della mobilitazione degli Indignati a Roma del 15 ottobre 2011. Credit: katieparla

Si tratta di due manifestazioni distinte. Questo è il giudizio unanime sulla mobilitazione degli Indignati in corso a Roma. Basta guardare queste due foto qui sopra: a destra sul fondo si intravede il fumo di una delle auto date al fuoco dai Black Block che hanno causato gli scontri con le forze dell'ordine ancora in corso a Piazza San Giovanni. A sinistra, invece, si vedono i manifestanti pacifici mentre passavano dall'Esquilino. Da una parte qualche centinaio di facinorosi, giovanissimi, che hanno scagliato sanpietrini contro polizia, guardia di finanza e carabinieri. Dall'altra tutta la creatività, la nonviolenza, i colori di uno schieramento trasversale e internazionale, visto che in altre città del mondo si sono avute manifestazioni simili. Gli uni hanno ferito esponenti delle forze dell'ordine, hanno spaccato vetrine, appiccato il fuoco a diverse auto, hanno invaso persino gli uffici del Ministero della Difesa. Gli altri contano invece di far sentire la loro voce senza colpo ferire, attraverso la forza delle idee e delle ragioni. Il tutto sotto gli occhi di diversi media nel mondo che stanno diffondendo le immagini di ragazzini incappucciati vestiti di nero che assaltano le camionette della polizia, di cui una è andata a fuoco, e che compiono altre azioni di violenza vicino la Basilica di San Giovanni, dove il corteo partito da piazza delle Repubblica sarebbe dovuto arrivare a conclusione della giornata. Questo corteo è ora stato dirottato al circo Massimo. Sono così diverse queste due anime che a un certo punto alcuni manifestanti pacifici hanno urlato contro i violenti "no violenza, no violenza". Mentre scrivo si contano diversi feriti, di cui uno investito che è grave, cariche e lacrimogeni in Laterano. Nel frattempo molti  esponenti politici e Mario Draghi hanno condannato gli scontri.

Non sappiamo al momento chi sian questi giovanissimi che hanno alzato così tanto lo scontro. Su twitter qualcuno azzarda che si tratta di infiltrati che a questo punto lavorerebbero in realtà per far degenerare la manifestazione e quindi gettare cattiva luca sulla mobilitazione. Quel che è sicuro è che già in serata i bersagli stessi di tutto questo, le istituzioni finanziarie sovranazionali e in parte il governo italiano, avranno vita facile nel sostenere che non si tratta di manifestazioni democratiche ma della volontà molto di parte di far pressioni con la violenza.  La violenza passa quindi anche per Roma dopo che la stessa aveva messo a ferro e fuoco Londra. E come dimenticare la rivolta delle banlieu parigine? Essa va condannata senza appello. Ma va condannato anche l'atteggiamento di chi tenterà di fondere le due anime della mobilitazione. I violenti vanno senz'altro isolati, arrestati, processati. Ma il grido di giustizia sociale che sale dai diversi paesi del mondo ormai, la richiesta di politiche finanziarie che salvino le persone oltre che le banche, la creazione di prospettive per i giovani e per i meno giovani senza lavoro sono un urlo che si sente a distanza di anni luce dal pianeta terra. Non ascoltarlo potrebbe portare a conseguenze sempre più gravi.