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Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:16

Vignetta sull'assassinio di Gheddafi

Non voglio scatenare il dibattito, ma metto a verbale che io ritengo le foto di Gheddafi morto un pezzo di Storia, non scandalismo facile

così scrive Luca Sofri in un suo tweet. Sono infatti contrastanti le opinioni sull'opportunità di mostrare o meno le immagini della cattura di Gheddafi e poi del suo cadavere.  Esse, infatti, volenti o no saranno presenti sui libri di storia al pari delle foto dell'impiccagione di Saddam Hussein e del cadavere di Mussolini e altre. Il punto è la necessità di mostrarle sui quotidiani e i blog. I minori possono trovarsi senza mediazione di fronte a esse. La questione si sposta allora sul ruolo di genitori e educatori e sul tempo che essi possono passare da soli sull'internet o davanti alla televisione. Perché la censura di quelle immagini, io credo, non ci consentirebbe l'analisi critica dei fatti. Ora è pur vero che c'è qualcosa di barbarico nell'esecuzione del leader libico e nella sua ostentazione ma se rinunciamo ad usare la testa la barbarie aumenta.  Perciò non posso essere d'accordo con Marco Dotti che sostiene che quelle immagini siano pornografia. Credo che negli anni del berlusconismo la vera pornografia sia vedere Berlusconi a partire dalle cassette che nel 1994 mandò ai tg per arrivare ai suoi interventi a Porta a Porta. Pornografia sono i salotti televisivi, le carrambate strappalacrime, l'insistenza sul caso di Sarah Scazzi e compagnia cantando. Eppure anche esse vanno analizzate. Anche di fronte ad esse abbiamo la necessità di decodificare quello che ci mostrano. Non abbiamo alternativa. Fa bene secondo me Il Corriere della Sera quest'oggi a dedicare uno speciale articolo a L'ultima profanazione del corpo del tiranno. Perché di questo si tratta: di vilipendio, come accadde per Mussolini e la Petacci a piazzale Loreto. Ora è legittimo non volerle vedere, non mostrarle ma è altrettanto legittimo guardarle e commentarle.

Su questo stesso argomento puoi leggere il mio post di ieri: Il cadavere di Gheddafi tra rabbia e civiltà.

E tu cosa ne pensi?

P.S.: post rivisto il 9 aprile 2013.

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Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:24

la prima foto di Gheddafi morto
La prima foto di Gheddafi morto realizzata da Philippe Desmazes e distribuita da AFP.

Questa qui sopra è la prima foto diffusa della cattura di Gheddafi pochi momenti prima della sua morte. Autore ne è Philippe Desmazes ed è stata distribuita da Agence France Press, agenzia di stampa. L'immagine sembra essere stata scattata da una fotocamera o da una videocamera, mi sembra che si possa escludere il cellulare come in qualche twit ho letto. È ciò che sostiene anche Il Corriere della Sera. La sua autenticità è confermata dai ribelli che oggi hanno liberato Sirte, riferisce il sito de L'unità. Su il post.it potete trovare la cronaca minuto per minuto di quanto sta accadendo. Al momento è attesa la conferenza stampa del presidente del CNT Mustafa Abdel Jalil.

Su Youtube al Jazeera ha diffuso anche questo video in cui si vede il cadavere di Gheddafi trascinato per terra.

Da questo video è stato tratto questo altro scatto che vi propongo.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.
Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Sono immagini che stanno passando alla storia dopo i 42 anni di dittatura dell'ormai ex dittatore libico. "Sic transit gloria mundi" avrebbe commentato a caldo Silvio Berlusconi la notizia. È un'espressione simile a "mala tempora currunt" e suona come denuncia di quanto stiamo cadendo in basso. Le immagini di Gheddafi morto o morente richiamano molte altre immagini simili e aprono grandi interrogativi.

Il primo pensiero va a Osama Bin Laden, la cui immagine da cadavere è risultata essere un fake. Dopo di lui ci sono le immagini del ritrovamento e dell'uccisione di Saddam Hussein sulla cui esecuzione ci sono diversi dubbi. Ma il pensiero va anche a due esecuzioni, due cadaveri eccellenti della storia del nostro paese: Aldo Moro e Benito Mussolini. Un terrorista, tre dittatori e uno statista: è questo dunque il gruppo di cadaveri legati da una sorte per certi versi simile ma soprattutto dalla necessità di diffonderne le immagini del cadavere con quasi morbosa ansia. Nel caso di Aldo Moro ci fu una vera e propria guerriglia semiologica portata avanti dai brigatisti già a partire dalle immagini di Moro rapito. Corpi violati, massacrati e da mostrare quindi alla folla, da trascinare come nel caso di Gheddafi o da sputare e calpestare come nel caso di Mussolini. La personalizzazione del potere passa per il corpo di chi lo incarna, un processo questo cominciato dal Re Sole e che passa ora per il corpo di Silvio Berlusconi su cui il medico personale Scapagnini ha intessuto la leggenda di una longevità che lo vorrebbe in vita fino al centocinquantesimo anno di vita e alla quale lo spesso premier alle volte fa riferimento. Non si tratta, si badi bene, di menate da buontemponi, ma dietro c'è un disegno culturale e politico.

Oggi una delle icone del Novecento, insieme a Giovanni Paolo II a John Kennedy e a pochi altri, è stata ridotta al più basso rango, è stato accostato alle fogne in cui, con un capolavoro di paradossale simbolismo, Gheddafi si era rifugiato prima di essere ucciso. Ancora una volta il cadavere di un potente fa da spartiacque tra un prima e un dopo e il mentre è segnato dalla rabbia di chi fa vilipendio del cadavere e di chi invoca, giustamente, civiltà.

Aggiornamento delle 23 e 21. Invito a guardare la bella galleria su La Repubblica Quando muore un dittatore. Ben nutrita anche la galleria dei video sul cadavere di Gheddafi. In particolare raccomando il commento di Francesco Merlo: questa faccia è un rimprovero ai vivi.

Aggiornamento delle 23 e 52. Pare che la prima foto, quella diffusa da AFP, sia una foto manipolata. Di sicuro c'è un'altra foto falsa che è circolata.

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:52

le due manifestazioni
Due aspetti della mobilitazione degli Indignati a Roma del 15 ottobre 2011. Credit: katieparla

Si tratta di due manifestazioni distinte. Questo è il giudizio unanime sulla mobilitazione degli Indignati in corso a Roma. Basta guardare queste due foto qui sopra: a destra sul fondo si intravede il fumo di una delle auto date al fuoco dai Black Block che hanno causato gli scontri con le forze dell'ordine ancora in corso a Piazza San Giovanni. A sinistra, invece, si vedono i manifestanti pacifici mentre passavano dall'Esquilino. Da una parte qualche centinaio di facinorosi, giovanissimi, che hanno scagliato sanpietrini contro polizia, guardia di finanza e carabinieri. Dall'altra tutta la creatività, la nonviolenza, i colori di uno schieramento trasversale e internazionale, visto che in altre città del mondo si sono avute manifestazioni simili. Gli uni hanno ferito esponenti delle forze dell'ordine, hanno spaccato vetrine, appiccato il fuoco a diverse auto, hanno invaso persino gli uffici del Ministero della Difesa. Gli altri contano invece di far sentire la loro voce senza colpo ferire, attraverso la forza delle idee e delle ragioni. Il tutto sotto gli occhi di diversi media nel mondo che stanno diffondendo le immagini di ragazzini incappucciati vestiti di nero che assaltano le camionette della polizia, di cui una è andata a fuoco, e che compiono altre azioni di violenza vicino la Basilica di San Giovanni, dove il corteo partito da piazza delle Repubblica sarebbe dovuto arrivare a conclusione della giornata. Questo corteo è ora stato dirottato al circo Massimo. Sono così diverse queste due anime che a un certo punto alcuni manifestanti pacifici hanno urlato contro i violenti "no violenza, no violenza". Mentre scrivo si contano diversi feriti, di cui uno investito che è grave, cariche e lacrimogeni in Laterano. Nel frattempo molti  esponenti politici e Mario Draghi hanno condannato gli scontri.

Non sappiamo al momento chi sian questi giovanissimi che hanno alzato così tanto lo scontro. Su twitter qualcuno azzarda che si tratta di infiltrati che a questo punto lavorerebbero in realtà per far degenerare la manifestazione e quindi gettare cattiva luca sulla mobilitazione. Quel che è sicuro è che già in serata i bersagli stessi di tutto questo, le istituzioni finanziarie sovranazionali e in parte il governo italiano, avranno vita facile nel sostenere che non si tratta di manifestazioni democratiche ma della volontà molto di parte di far pressioni con la violenza.  La violenza passa quindi anche per Roma dopo che la stessa aveva messo a ferro e fuoco Londra. E come dimenticare la rivolta delle banlieu parigine? Essa va condannata senza appello. Ma va condannato anche l'atteggiamento di chi tenterà di fondere le due anime della mobilitazione. I violenti vanno senz'altro isolati, arrestati, processati. Ma il grido di giustizia sociale che sale dai diversi paesi del mondo ormai, la richiesta di politiche finanziarie che salvino le persone oltre che le banche, la creazione di prospettive per i giovani e per i meno giovani senza lavoro sono un urlo che si sente a distanza di anni luce dal pianeta terra. Non ascoltarlo potrebbe portare a conseguenze sempre più gravi.

incidente Marcoule
Una delle prima immagini dopo l'incidente di Marcoule. Il Secolo XIX.

È una nuova dimostrazione che un incidente è purtroppo possibile.

E' il commento di Corinne Lepage, vecchio ministro per l’Ambiente francese sull'incidente avvenuto oggi, 12 settembre 2011 alle ore 11 e 45 locali, presso il sito nucleare di Marcoule, in Francia. Come apprendiamo dal sito dell'Ansa c'è stata l'esplosione di un forno che

ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro. Per il momento "non c'è stata fuga radioattiva all'esterno", fa sapere il Commissariato dell'energia atomica (CEA). I pompieri hanno comunque eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale, a causa del rischio di fughe.

Il commento di Lepage mi sembra il più appropriato per guardare con lucidità a questo che è solo uno dei tanti incidenti verificatisi presso le centrali nucleari sparse per il mondo. A parte quello che è avvenuto con Fukushima e con Chernobyl, anche se nel primo caso c'è stato un forte terremoto, si verificano spesso piccoli incidenti, per così dire, in questo tipo di centrali di produzione di energia. Per fortuna questa volta si tratta di scorie  bassa intensità e i pericoli sono molto limitati, come ha dichiarato Francesco Trojani, tecnico dell'Enea.

Marcoule è una centrale che stanno disinstallando e che ha una lunga storia nucleare. Dal 1952 ad oggi sono tantissimi gli incidenti che hanno riguardato strutture di questo tipo. Ora la domanda è: quale sarà il prossimo? In quale centrale nucleare si verificherà il prossimo disastro? In Europa ci sono diversi reattori a rischio. E in diverse centrali del mondo la tragedia è stata più volte sfiorata.

A quest'ora, le 18 e 40, l'allarme sembra cessato in Liguria, la regione italiana più vicina alla centrale. Ma non bisogna aspettare il prossimo incidente. Bene fa Legambiente a chiedere lo stop al nucleare in Europa. Non possiamo continuare a correre questo tipo di rischi, quand'anche fossero installate centrali di nuova generazione perché anche in quel caso i pericoli non cesserebbero del tutto. Non è saggio proseguire su questa strada.

Ultima modifica il 8 ottobre 2013 alle 19:06

News reports on Hurricane Irene.
News reports on Hurricane Irene , Times Square, New York. Tristan Reville.

The time now is 16:30 of Saturday, August 27, 2011 in New York now that I begin to write. Hurricane Irene is now very close. I'm following it through twitter, where "Irene" is one of the twitter trends also here in Italy, CBS News and the Internet. This morning an acting coach who lives in NY wrote me how he was preparing to wait. He wrote:

Not too worried. Have some food, some water, a flashlight and plenty to read. Hope we don't get hit too badly but if so I'm sure I will live to tell the story. The storm is predicted to come and go pretty quickly (maybe 24 hrs or so). There are a few very vulnerable areas which are close to the water but most of the city should be ok. I think the potential for lasting problems will be once the storm has passed...flooding and power outages. Only time will tell. "chi vivrà vedrà".

I'm worried about one of my female friends: she's having an holiday in NY, what luck! She had to come back with a flight to Italy tomorrow, Sunday, but I fear that her flight has been canceled. But I think it's much better not to fly and I do not understand the anger of the people who wanted to leave in the morning from the airport of Fiumicino to the states. 370,000 residents evacuated from the most dangerous areas, those closest to the sea and I hope that people do not underestimate the danger, although about 30 people refused to leave their homes.

I was watching italian tv before and I'm a bit disappointed because there is not solidarity for the New Yorkers who are having a difficult time. Nobody knows what damages can make this hurricane, classified as very dangerous. There are a lot of italians in New York and I think that we had to do a better coverage of this event.

In this moment rain and wind are increasing. It's time to protect themselves in a safe place for the americans and to wait the end of the hurricane. It is not the best way to celebrate the 10th anniversary of the attack on twin towers. But I hope that after this moment New Yorkers and italians we'll be more close, more friends.