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L'Unità del 1978 con Moro e Impastato.
Credit immagine: laltratremestieri.blogspot.it.

Il 9 maggio 1978 è il giorno in cui in Italia vennero ritrovati due cadaveri. Uno a Roma e l'altro a Cinisi, in Sicilia. Uno nel cuore di Roma, a via Caetani, e l'altro sulla ferrovia del paese siciliano in provincia di Palermo. Il primo era quello di Aldo Moro, il secondo quello di Peppino Impastato. Due figure sulle quali tanto si è scritto, detto, dibattuto e che, com'è giusto, sono due simboli nella lotto contro terrorismo e mafia. Tanto che il 9 maggio si celebra la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Io, però, questa volta vorrei restare al nudo fatto di cronaca o, meglio, attorno ai loro corpi. Quello di Moro acciambellato nel cofano della Renault 4 rossa che fu usata per trasportarlo e quello di Peppino dilaniato dal tritolo.

...continua a leggere "I cadaveri di Moro e di Peppino e la stagione della tenerezza"

Rigoletto
Rigoletto (Photo credit: Wikipedia)

La lista del governo di Rigoletto è stata resa pubblica. Rigoletto, il presidente del consiglio, ha predicato competenza. Ed è stato pignolo in questo, persino pedissequo. Tra i requisiti ha preteso l'appartenenza onomatopeica al dicastero assegnato. Saccomanni, uno che c'ha le mani nel sacco va all'economia. Non fa una piega. Un inquietante Al Fano va agli interni. E dove poteva stare una che di cognome fa Cancellieri se non alla giustizia? Universitari e ricercatori, poi, andranno tutti in Carrozza, letteralmente. Alle pari opportunità Idem. Non ne senso della stessa cosa, ma che c'è la campionessa olimpica Josefa Idem. Agli esteri va la Bonino così che quando ci chiederanno: come va con il caso dei Maro'? Eh così così, bonino insomma. Mancava solo al ministero del lavoro un Ecchitelopassa, un Campacavallo ai beni culturali e Maramao Perché sei morto alla salute e  la lista sarebbe stata completa. Non saranno tempi facili per questo governo, sarà un tempo da Lupi che, guarda caso, sta ai trasporti. Questo è garanzia che male che va ci muoveremo a branchi, andremo a caccia di bestiame, ritorneremo ai tempi della lupa capitolina e dei due bambocci furbi che le succhiano il latte e la storia ricomincerà.

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Letta - Rigoletto
Enrico Lettra - Rigoletto

Rigoletto è capo del governo.  D'altronde chi meglio di lui può interpretare il nuovo verbo berlusconiano: «Non importa chi guida il governo...». Chiunque va bene purché chi amoreggiava con la bella figlia dell'amore o con altre fanciulle possa continuare a farlo.  Il fido Rigoletto si sacrifica e cerca anche di proteggere la sua amata figliola. In questo remake del Rigoletto il libretto è stato scritto da Berlusconi e D'Alema. Sono loro i duchi che continuano a tramare e a salvare i loro privilegi. Rigoletto si ritroverà ancora una volta con la figlia uccisa nel finale del terzo atto. E sarà di nuovo complice, suo malgrado. Pure stavolta crederà di salvarla e invece contribuirà alla sua fine.

...continua a leggere "Il governo di Rigoletto"

Brindisi, Italia
Brindisi, Italia (Photo credit: Wikipedia)

IO NON HO PAURA hanno gridato in tante piazze gli studenti in questi giorni. Io, invece, oggi vi dico IO HO PAURA. E vi spiego di cosa.

Io ho paura che l'attentato di Brindisi rimarrà una delle tante stragi impunite da Piazza Fontana in poi passando per Piazza Della Loggia e Ustica.

Io ho paura che gli studenti che gridano IO NON HO PAURA al posto di IO VOGLIO SAPERE si sentano dei militanti delle piazze e trascurano che il loro campo di battaglia è la storia del nostro paese.

Io ho paura che al massimo verrà incriminata una persona, il classico mostro da sbattere in prima pagina e che gli inquirenti non potranno o non vorranno salire di livello arrivando sia ai mandanti sia alle coperture dell'attentato.

Io ho paura che ancora una volta una parte dello stato italiano, quella oscura, senza scrupoli, che trama sottobanco, uscirà indenne da questo orrore.

Io ho paura delle strumentalizzazioni politiche che sono in atto, soprattutto a sinistra. Ho paura anche di una sinistra che non c'è mai stata in Italia.

Io ho paura del ritorno alla strategia della tensione e dell'instaurazione di uno stato di polizia in Italia per opera di entità internazionali come la CIA, per esempio, che da sempre cercano di destabilizzare i paese che si affacciano sul Mediterraneo, come l'Italia e la Grecia.

Io ho paura che dietro l'attentato di Brindisi ci possano essere le sette sorelle del petrolio e dell'energia visto che proprio in questi giorni ENI e SNAM stanno giocando una partita cruciale che potrebbe anche rilanciare l'installazione, fin qui rifiutata, del rigassificatore.

Io ho paura che una volta spenti i riflettori sull'attentato e su città come Brindisi e Mesagne questa parte di Salento diventi preda di inquietudini ed angosce collettive che segnano il territorio per anni.

Io ho paura della retorica soprattutto sul nome della ragazza di Mesagne deceduta in iniziative che più o meno mettono a posto gli scrupoli di coscienza ma che nulla aggiungono o tolgono alla vicenda.

Io ho paura di tutto questo ma sono anche convinto che ci sono persone che parlano poco e che agiscono soprattutto che stanno facendo in modo che dopo un fatto così brutto comunque in questo pezzo d'Italia troviamo il modo migliore d'andare avanti.

E tu? Di cosa hai paura? Aggiungi le tue paure nei commenti.

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Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:24

la prima foto di Gheddafi morto
La prima foto di Gheddafi morto realizzata da Philippe Desmazes e distribuita da AFP.

Questa qui sopra è la prima foto diffusa della cattura di Gheddafi pochi momenti prima della sua morte. Autore ne è Philippe Desmazes ed è stata distribuita da Agence France Press, agenzia di stampa. L'immagine sembra essere stata scattata da una fotocamera o da una videocamera, mi sembra che si possa escludere il cellulare come in qualche twit ho letto. È ciò che sostiene anche Il Corriere della Sera. La sua autenticità è confermata dai ribelli che oggi hanno liberato Sirte, riferisce il sito de L'unità. Su il post.it potete trovare la cronaca minuto per minuto di quanto sta accadendo. Al momento è attesa la conferenza stampa del presidente del CNT Mustafa Abdel Jalil.

Su Youtube al Jazeera ha diffuso anche questo video in cui si vede il cadavere di Gheddafi trascinato per terra.

Da questo video è stato tratto questo altro scatto che vi propongo.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.
Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Sono immagini che stanno passando alla storia dopo i 42 anni di dittatura dell'ormai ex dittatore libico. "Sic transit gloria mundi" avrebbe commentato a caldo Silvio Berlusconi la notizia. È un'espressione simile a "mala tempora currunt" e suona come denuncia di quanto stiamo cadendo in basso. Le immagini di Gheddafi morto o morente richiamano molte altre immagini simili e aprono grandi interrogativi.

Il primo pensiero va a Osama Bin Laden, la cui immagine da cadavere è risultata essere un fake. Dopo di lui ci sono le immagini del ritrovamento e dell'uccisione di Saddam Hussein sulla cui esecuzione ci sono diversi dubbi. Ma il pensiero va anche a due esecuzioni, due cadaveri eccellenti della storia del nostro paese: Aldo Moro e Benito Mussolini. Un terrorista, tre dittatori e uno statista: è questo dunque il gruppo di cadaveri legati da una sorte per certi versi simile ma soprattutto dalla necessità di diffonderne le immagini del cadavere con quasi morbosa ansia. Nel caso di Aldo Moro ci fu una vera e propria guerriglia semiologica portata avanti dai brigatisti già a partire dalle immagini di Moro rapito. Corpi violati, massacrati e da mostrare quindi alla folla, da trascinare come nel caso di Gheddafi o da sputare e calpestare come nel caso di Mussolini. La personalizzazione del potere passa per il corpo di chi lo incarna, un processo questo cominciato dal Re Sole e che passa ora per il corpo di Silvio Berlusconi su cui il medico personale Scapagnini ha intessuto la leggenda di una longevità che lo vorrebbe in vita fino al centocinquantesimo anno di vita e alla quale lo spesso premier alle volte fa riferimento. Non si tratta, si badi bene, di menate da buontemponi, ma dietro c'è un disegno culturale e politico.

Oggi una delle icone del Novecento, insieme a Giovanni Paolo II a John Kennedy e a pochi altri, è stata ridotta al più basso rango, è stato accostato alle fogne in cui, con un capolavoro di paradossale simbolismo, Gheddafi si era rifugiato prima di essere ucciso. Ancora una volta il cadavere di un potente fa da spartiacque tra un prima e un dopo e il mentre è segnato dalla rabbia di chi fa vilipendio del cadavere e di chi invoca, giustamente, civiltà.

Aggiornamento delle 23 e 21. Invito a guardare la bella galleria su La Repubblica Quando muore un dittatore. Ben nutrita anche la galleria dei video sul cadavere di Gheddafi. In particolare raccomando il commento di Francesco Merlo: questa faccia è un rimprovero ai vivi.

Aggiornamento delle 23 e 52. Pare che la prima foto, quella diffusa da AFP, sia una foto manipolata. Di sicuro c'è un'altra foto falsa che è circolata.

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:52

le due manifestazioni
Due aspetti della mobilitazione degli Indignati a Roma del 15 ottobre 2011. Credit: katieparla

Si tratta di due manifestazioni distinte. Questo è il giudizio unanime sulla mobilitazione degli Indignati in corso a Roma. Basta guardare queste due foto qui sopra: a destra sul fondo si intravede il fumo di una delle auto date al fuoco dai Black Block che hanno causato gli scontri con le forze dell'ordine ancora in corso a Piazza San Giovanni. A sinistra, invece, si vedono i manifestanti pacifici mentre passavano dall'Esquilino. Da una parte qualche centinaio di facinorosi, giovanissimi, che hanno scagliato sanpietrini contro polizia, guardia di finanza e carabinieri. Dall'altra tutta la creatività, la nonviolenza, i colori di uno schieramento trasversale e internazionale, visto che in altre città del mondo si sono avute manifestazioni simili. Gli uni hanno ferito esponenti delle forze dell'ordine, hanno spaccato vetrine, appiccato il fuoco a diverse auto, hanno invaso persino gli uffici del Ministero della Difesa. Gli altri contano invece di far sentire la loro voce senza colpo ferire, attraverso la forza delle idee e delle ragioni. Il tutto sotto gli occhi di diversi media nel mondo che stanno diffondendo le immagini di ragazzini incappucciati vestiti di nero che assaltano le camionette della polizia, di cui una è andata a fuoco, e che compiono altre azioni di violenza vicino la Basilica di San Giovanni, dove il corteo partito da piazza delle Repubblica sarebbe dovuto arrivare a conclusione della giornata. Questo corteo è ora stato dirottato al circo Massimo. Sono così diverse queste due anime che a un certo punto alcuni manifestanti pacifici hanno urlato contro i violenti "no violenza, no violenza". Mentre scrivo si contano diversi feriti, di cui uno investito che è grave, cariche e lacrimogeni in Laterano. Nel frattempo molti  esponenti politici e Mario Draghi hanno condannato gli scontri.

Non sappiamo al momento chi sian questi giovanissimi che hanno alzato così tanto lo scontro. Su twitter qualcuno azzarda che si tratta di infiltrati che a questo punto lavorerebbero in realtà per far degenerare la manifestazione e quindi gettare cattiva luca sulla mobilitazione. Quel che è sicuro è che già in serata i bersagli stessi di tutto questo, le istituzioni finanziarie sovranazionali e in parte il governo italiano, avranno vita facile nel sostenere che non si tratta di manifestazioni democratiche ma della volontà molto di parte di far pressioni con la violenza.  La violenza passa quindi anche per Roma dopo che la stessa aveva messo a ferro e fuoco Londra. E come dimenticare la rivolta delle banlieu parigine? Essa va condannata senza appello. Ma va condannato anche l'atteggiamento di chi tenterà di fondere le due anime della mobilitazione. I violenti vanno senz'altro isolati, arrestati, processati. Ma il grido di giustizia sociale che sale dai diversi paesi del mondo ormai, la richiesta di politiche finanziarie che salvino le persone oltre che le banche, la creazione di prospettive per i giovani e per i meno giovani senza lavoro sono un urlo che si sente a distanza di anni luce dal pianeta terra. Non ascoltarlo potrebbe portare a conseguenze sempre più gravi.

Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:38

marcia della pace perugia assisi 2011
Marcia della pace Perugia-Assisi 2011. Credit: skytg24.

Non comprare armi. Dobbiamo declinare così il sesto dei dieci comandamenti che Dio diede a Mosè: non uccidere. Perché comprare armi equivale ad uccidere non solo la dignità della persona umana ma anche la nostra economia.

La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

E' questa la proposta che più mi colpisce e mi coinvolge nella mozione finale della marcia della pace tra Perugia ed Assisi che si è svolta oggi, domenica 25 settembre 2011. Se abbiamo dichiarato tabù la schiavitù perché altrettanto non può avvenire con la guerra? Questa auspicabile meta non è poi così lontana. Si potrebbe cominciare con il non acquistare i 131 caccia F35 che costeranno all'Italia 15 miliardi di euro: un terzo dell'attuale manovra finanziaria. Qualcuno deve spiegare che necessità abbiamo di comperarli. Quali esigenze belliche giustificano un uso così spropositato di armi? E' del tutto evidente che in un paese come quello italiano dove le priorità sono ben altre che si tratta di un enorme e dannoso spreco.

Niente è più inutile di un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare.Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.

Questo ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore di Tavola per la Pace. Contro questo acquisto è in corso una campagna denominata "Taglia le ali alle armi". Su questa assurdità delle spese militari italiane è intervenuto anche Alex Zanotelli che ricorda che abbiamo speso nel 2010 27 miliardi di euro. Ecco qui l'intervista.

E ora aderisci anche tu all'appello contro queste spese.

12 septembre. L'amerique d'après.
12 septembre. L'amerique d'après. Copertina di Enki Bilal.

In questo giorno in cui per il decennale dell'attacco terroristico agli USA dell'11 settembre 2001 si parla e si straparla di tutto e del contrario di tutto, voglio dare due strumenti pratici, alla portata di tutti, per chiudere davvero con le conseguenze di quella giornata. Prima però dobbiamo liberarci dalla spirale della vendetta.

Missili contro torri, questo vede un bambino alla televisione durante un attacco ai grattacieli residenziali. Quel bambino non dimentica quelle immagini e crescendo spera di vendicarsi con immagini almeno altrettanto forti e scioccanti. Siamo a Beirut Ovest nel 1982 e quel bambino si chiama Osama Bin Laden. Ce lo ricorda un articolo di Simon Critchley pubblicato su La Domenica de Il Sole 24ore.  Lo sceicco del terrore ha quindi nutrito e realizzato una tremenda vendetta: ha reso il pari, anzi di più, di ciò che da bambino aveva visto in televisione.

Secondo Bin Laden, l'11 settembre è stato un insolito esempio di giustizia visiva, feroce rivalsa di un'immagine che ne rivendica un'altra

scrive Critchley. Quasi un gioco da bambini: tu mi fai vedere questo? Io ti faccio vedere qualcosa di più terribile e così via. La legge del taglione applicata allo spettacolo televisivo. E quale fu la risposta di George W. Bush alle immagini degli aerei dirottati dai terroristi? Due belle guerre: Afghanistan e Iraq, alla quale avrebbe voluto aggiungere l'Iran. Vendetta chiama vendetta.

Osama Bib Laden aveva un altro bersaglio: costringere alla bancarotta gli USA e c'è quasi riuscito:

Che piaccia o non piaccia (personalmente non mi piace affatto), Osama ha ragione. Gli ultimi dieci anni di guerra contro il terrorismo hanno contribuito pesantemente all'estrema precarietà finanziaria che oggi riscontriamo nell'intera società americana. Siamo carichi di debiti. Alla bancarotta

scrive ancora Crtichley. Gli economisti lo sanno anche se non lo dicono: la situazione finanziaria internazionale è così precaria per l'enorme costo delle due guerre prima citate e per le spese (spesso inutili) per la prevenzione di nuovi attacchi terroristici. Il bello è che stiamo concedendo a Bin Laden una vittoria postuma perché continuiamo su questa folle strada.

Ma poi finché non ritiriamo del tutto le truppe dall'Afghanistan continueremo sul crinale della vendetta che porta anche noi alla morte secondo il detto: "Prima di compiere una vendetta scava due tombe". La vendetta non solo non conviene, come dimostra la crisi che ci ha colpiti, ma è inutile.

Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota.
Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere.

Questo scriveva un illuminato Jacopo Fo in un bel post all'indomani degli attentati in America. Ma, ahimè, non solo Bush e i suoi non hanno riflettuto ma hanno portato il mondo verso la pazzia. Obama, dal canto suo, ha solo fatto dei ben discorsi in merito e in concreto ha cambiato ben poco. La speranza è che la NATO e i potenti del mondo cambino indirizzo ispirandosi all'equità sociale.

La maggiore speranza però non sono i governi ma i cittadini, tutti i cittadini. Come Rais Bhuiyan, un uomo del Bangladesh che perse un occhio durante il tentativo di omicidio a danno suo e di altri musulmani portato avanti da Mal Stroman che dopo l'11 settembre si fece protagonista di spedizioni punitive contro i musulmani uccidendone alcuni. Ebbene Bhuiyan si è battuto, purtroppo senza successo, perché a Stroman fosse risparmiata la pena capitale.

Lo strumento più efficace per chiudere davvero con l'11 settembre 2001 e con i dieci anni di guerre e disastri finanziari che stiamo vivendo è uno solo: togliere i soldi a chi fabbrica ingiustizie e morte. Come? Ce lo suggerisce Jacopo Fo:

Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.

E chiediamo insieme ad Alex Zanotelli al governo italiano di tagliare le spese militari: leggi l'intervista su L'espresso e firma l'appello.

Ultima modifica il 15 maggio 2018 alle 18:04

Previste oggi, 10 settembre 2011, due manifestazioni nazionali a Roma: "Piazza Pulita" e "Cozza Day". La prima è organizzata dagli Indignati Italiani e l'altra dal Movimento 5 stelle. Entrambe mirano a dire basta alla partitocrazia, ai privilegi della casta, alle ingiustizie della manovra finziaria e per affermare la partecipazione popolare agli indirizzi del paese.

indignati italiani
indignati italiani

Da oggi anche l'Italia ha i suoi Indignati sul modello degli Indignados spagnoli e chileni. Comuni i problemi con questi due paesi, comune il modo di reagirvi, partendo dal basso, con la cittadinanza attiva. In realtà si riuniscono già da quattro mesi e sono presenti su Facebook. A loro si unisce Il Popolo Viola. E' prevista infatti per oggi e domani una manifestazione chiamata "Piazza Pulita". Si aprirà alle 14 con un corteo in partenza da Piazza della Repubblica e che terminerà in Piazza San Giovanni a Roma. Lì sarà montato un accampamento e inizieranno dei capannelli di discussione su temi come lavoro, scuola, disabilità, ecc. E' a disposizione un programma completo per le due giornate: infatti la manifestazione si protrarrà con altre iniziative fino a domani. Tra i firmatari del loro appello ci sono:  Oliviero Beha, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame e Antonio Tabucchi. Oltre che ad essere una manifestazione pacifica, non ci saranno né bandiere di partito né palchi come precisano gli organizzatori.

In contemporanea è previsto anche il "Cozza Day" del Movimento 5 stelle: "i cittadini educatamente andranno verso Piazza Montecitorio e depositeranno una guscio di cozza ripulito con il nome o la faccia di un parlamentare, all'interno di un cesto ubicato presso un gazebo regolarmente autorizzato". Partenza alle ore 15 da Piazza Navona. Scrive Beppe Grillo spiegando il senso della giornata:

La deposizione della cozza a Montecitorio è un esercizio catartico, simbolico. Servirà per purificare l'aria, per respirare profondamente e guardare in alto verso l'eterno cielo azzurro. Le cozze stanno formando una muraglia. Un groviglio di mitili avariati attaccati allo stesso scoglio. Politici, banchieri, giornalisti, concessionari camuffati da imprenditori. Il disastro economico li costringe a sorreggersi a vicenda. Se si stacca uno dal Palazzo, si staccano tutti.

Dopo lo sciopero del 6 settembre scorso queste due manifestazioni sono la conferma della sofferenza dei cittadini comuni di fronte ad una maggioranza di governo e ad una opposizione che non solo sono lontane dalle istanze popolari ma che si arroccano sempre di più nel palazzo e nei privilegi. Sono la conferma che gli italiani sono stanchi del "ghe pensi mì" di Berlusconi che interpreta il suo mandato politico  come una investitura divina, riportandoci alla Francia del Re Sole. Ho molta speranza in questo genere di movimenti perché stanno costruendo davvero l'alternativa. E voi?

Ultima modifica il 4 gennaio 2014 alle 7:21

aereo ryanair
Ryanair. Foto di Mikel Ortega.

Bisogna intervenire a livello di Unione europea per assicurare che il diritto di sciopero sia eliminato nei servizi aeroportuali essenziali, in modo che le proteste egoistiche di questi sindacati non possano più disturbare i programmi di viaggio dei passeggeri europei.

Parola di Stephen McNamara portavoce di Ryanair in diretta polemica con lo sciopero di ieri 6 settembre 2011 che cito da un articolo su roma.corriere.it. La cronologia dei fatti e le reazioni potete leggerle nell'articolo del Corriere. Che ne pensate cari lettori? Dobbiamo quindi sospendere i diritti dei lavoratori, le loro prerogative, mettere da parte la loro dignità, disporre di loro come meglio crediamo? Giacché ci siamo vietiamo gli scioperi e pure i sindacati. Poi magari aboliamo i partiti e le rappresentanze politiche. Vi ricorda qualcosa vero?

Non capisco le lamentele di questa compagnia aerea visto che i loro passeggeri sono in aumento. Ryanair però parla di servizi aeroportuali essenziali. Vorrei ricordare a questa compagnia aerea che pur non essendo io un esperto di diritto sono a conoscenza del fatto che almeno in Italia, dove si è svolto lo sciopero, i servizi pubblici essenziali sono garantiti con la legge numero  146/1990, successivamente modificata dalla legge 83/2000. Se poi ci siano state violazioni o meno a questa legge è un altro paio di maniche.

L'occasione è per me buona per ricordare che a volte questa compagnia aerea  lascia a desiderare: impone regole e comportamenti che lasciano spaesati i nuovi clienti ed è insistente in modo non poco fastidioso con i prodotti che vende a bordo. In proposito potete leggere il diario di un mio volo. Se poi vi volete proprio divertire provate a fare qualche ricerca sulle truffe che combinano. Tra le tante, ne ricordo tre:

  1. cancellazione dei voli;
  2. le procedure di prenotazione;
  3. voli al completo.

E a voi quali disavventure sono capitate? Raccontatemelo pure nei commenti.

Aggiornamento del 4 gennaio 2014: Ho notato che molti stanno cercando informazioni su un presunto (finora) sciopero riguardante Ryanair per l'8 gennaio prossimo. Notizie di questo genere si possono trovare nella pagina degli scioperi di aeroporti.com.

sciopero 6 settembre 2011
Sciopero del 6 settembre 2011. Roma Colosseo. Credit: Ansa.

A che cosa serve lo sciopero di oggi? Era giusto o no scioperare? Che cosa succederà ora? Cerco di rispondere a queste e altre domande dialogando con post che si sono occupati dello stesso argomento.

Questo sciopero di oggi 6 settembre 2011 per me è utilissimo per una serie di ragioni, come:

  • chiedere una manovra finanziaria più equa e sostenibile in linea con quanto chiede anche Napolitano;
  • ricordarci che il governo Berlusconi non ha saputo fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo, sebbene in questo sia in buona compagnia di altri presidenti di altri paesi;
  • pretendere le dimissioni dell'attuale governo, com'è giusto che sia quando un amministratore non sa come fronteggiare una situazione;
  • articolare un vasto ed unito fronte che va dalla CGIL ai partiti della snistra, ai comuni in protesta;
  • chiedere la riduzione delle spese degli armamenti.

Questo è da aggiungere alle sacrosante richieste della Camusso nel suo intervento. Ho deciso di scrivere questo post dopo averne letti altri due con cui mi trovo in disaccordo. Il primo che ho letto è quello di Giovanna Cosenza, il cui blog è tra i primi 5 amici, "A che cosa serve lo sciopero di oggi?". Secondo Giovanna

Lo sciopero di oggi è un atto di protesta ritualizzato e irregimentato, che segue ancora codici del primo Novecento. Una forma di comunicazione per dire al governo: «Guardaci, ci siamo» e «Non ci piace quel che fai, vattene a casa». Con l’aggiunta di qualche parolaccia.

Ma credo che sia un merito invece che un demerito questo. Proprio perché dà voce al montante dissenso nei confronti dell'attuale maggioranza. In quanto alla parolaccia, poi, quando ci vuole ci vuole. c'è poco da fare. Perciò io ringrazio chi oggi s'è fatto sentire nelle tante piazze italiane dove si sta scioperando.

Un po' diverso è invece il discorso che  ancora Giovanna cita da Polisblog a proposito del fatto che lo sciopero sarebbe svuotato di significato perché il popolo delle partite IVA e  i lavoratori atipici non sono più tutelati dallo Statuto dei lavoratori.  Visto che loro non ne sono tutelati, allora quelli che invece sono tutelati non devono scioperare? Credo, invece, che ogni qualvolta un diritto viene riaffermato ne beneficiano indirettamente anche quelli che ho citato e nei quali mi ritrovo io. Pur non essendo né operaio né dipendente né insegnante io sono contento dello sciopero di oggi perché mi fa sentire in un paese dove non tutte le istituzioni democratiche sono svuotate di senso.

Dello stesso tono è il post di Cristiana Alicata che scrive:

Uno sciopero deve essere l’ultima ratio. La minaccia che deve succedere ad una trattativa. Una “ritorsione” democratica che danneggi l’interlocutore. Quali danni pensate che ne avrà il governo?

Ebbene io credo che dopo 17 anni di berlusconismo e di fallimenti della sinistra siamo all'extrema ratio appunto. Lo dimostra, tra l'altro, la protesta dei comuni di questi giorni e la fronda interna allo stesso PDL. Mi dispiace per la CISL e la UIL ma oggi hanno perso una occasione storica. Non l'hanno persa, invece, quelli che hanno capito che bisogna essere meno intellettuali e più pratici, meno spocchiosi e più umili, meno menefreghisti e più informati, meno arroganti e più disposti ad ascoltare, meno frammentati e più uniti.

Io credo che in questi giorni bisogna stare assieme ai movimenti della società civile che si sono visti in occasione del referendum sull'acqua pubblica, ma anche assieme alla CGIL, ai comuni e persino ai partiti quando cominciano  ad occuparsi degli interessi dei più deboli. Storciamo di meno il naso e cerchiamo di essere più uniti. Se no ci ribecchiamo Berlusconi pure nel 2013, con tutto quello che ciò vorrebbe dire.

Aggiornamento delle 20 e 40. Un bell'articolo su Il Fatto Quotidiano dice:

Insomma, lo sciopero potrebbe avere dato il via a una resistenza democratica anche se la solidità delle proposte è tutta da verificare. Quello che questa giornata lascia sul campo è che esiste nel Paese una volontà di non piegare la testa e di non lasciarsi sopraffare dalla speculazione, dai diktat delle banche centrali e dai profitti delle banche private.

Sono d'accordo, si sta facendo sempre più viva una resistenza democratica simile a quella degli indignados. In Italia essa passa attraverso la necessaria cacciata del governo Berlusconi. Una sintesi dei più seguiti tweet sull'argomento lo trovate in una nota di Prima Online. E' anche citato il mio di tweet: su Twitter sono Bestanzon.

indignados
Indignados. Foto di Manuel Martín Vicente.

Era la metà di luglio 2011 e la borsa volava sulla scia delle privatizzazioni. Tremonti soffiava sul vento in poppa a tutta forza e ne acquistava tutto quel prestigio tanto da sembrare pronto a sostituire Berlusconi.  Poi è arrivata la crisi finanziaria d'agosto e il mondo è cambiato. Così tanto che oggi Tremonti insiste sugli eurobond d'accordo anche con la proposta di Romano Prodi che oggi nel suo solito editoriale domenicale su Il Messagero dice: stop (per il momento) alle privatizzazioni e avanti con alcune temporanee pubblicizzazioni. Le prime, infatti, vanno bene quando c'è la cosa pubblica, quando la politica c'è. Ma ora è assente ed è necessario che torni: basta considerare le fluttuazioni della borsa che se ne infischiano di vertici e controvertici. Siamo nel pieno di una delle conseguenze più gravi del capitalismo, dove i singoli stati non contano più e dove la comunità europea sta rischiando di disgregarsi soprattutto a causa della Merkel e di Sarkozy. Le pubblicizzazioni, invece, sono richieste dai cittadini come hanno dimostrato quelli italiani con il referendum sull'acqua pubblica, mostrandosi molto più saggi dei loro governanti.

Il mito secondo cui privato è meglio e più efficiente è uno dei responsabili della crisi finanziaria di questi giorni che rischia di ripercuotersi nelle tasche dei più deboli: Calderoli, ad esempio, è arrivato ad ipotizzare l'eliminazione dell'assegno di accompagnamento. Le privatizzazioni sono un po' una moda negli ultimi tempi ma bisogna valutarne bene i rischi. Per un'Europa e un'Italia che non decidono schiere di speculatori fanno i loro incassi. Questo non avverrebbe se la politica fosse al suo posto. Ma quale politica deve tornare? Non quella che c'è in giro perché ci ha portato dritto dritto dentro questo uragano che stiamo subendo. Questa politica si è declassata, frantumata da sola, conta come il due di picche, anche se difende come può le sue rendite di posizione. Molto meglio la politica dei cittadini: degli indignados di Spagna e Cile, del Movimento 5 stelle in Italia. Perché, come canta CapaRezza:

Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari. (CapaRezza, Non siete stato voi)

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Ultima modifica il 23 marzo 2017 alle 6:03

Romano Prodi
Romano Prodi (Photo credit: Wikipedia)

Torno ad occuparmi della crisi finanziaria dopo l'articolo di ieri. Questa volta voglio occuparmi della debolezza dell'Europa e delle possibili misure in Italia.

Cara Europa, cara Italia se ci siete battete un colpo, avrà chiesto Romano Prodi in una seduta spiritica come quella in cui fu coinvolto ai tempi del rapimento di Aldo Moro. Dopo la seduta avrà preso tastiera e schermo per scrivere l'editoriale pubblicato da Il Messaggero di oggi 21 agosto 2011 in cui fa appello al Parlamento Europeo a fronte dell'attuale crisi finanziaria perché torni a giocare il suo ruolo politico. Gli fa eco Giuliano Amato che dalla colonne de Il Sole 24Ore, sempre di oggi, chiede a Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo, di convocare una riunione dell'Ecofin. Due politici di lungo corso che nutrono fiducia nella politica dunque, per rispondere al dilemma di ieri, che secondo loro può ancora governare ciò che non solo sembra ingovernabile, come il mercato finanziario, ma che sembra governare esso stesso le sorti dei paesi europei costringendoli addirittura a cambiare le loro costituzioni come vorrebbe fare  chi vuole introdurre il pareggio di bilancio nella carta costituzionale.

Nelle borse mondiali c'è chi vende scommettendo nell'incapacità dei governanti europei (e non solo) e chi compra sperando che siano capaci di tornare a governare, se lo hanno mai fatto davvero. In tutto questo la Germania dice no agli Eurobond, le obbligazioni del debito pubblico dei paesi dell'Unione. Ma perché? Perché la Merkel e i suoi connazionali hanno paura dell'inflazione spiegano gli esperti. I tedeschi non saranno favorevoli a questi titoli finché i paesi dell'unione non si saranno avviati ad un sano pareggio dei loro bilanci. Non è un caso che si stia rafforzando il franco svizzero con una Svizzera che presenta addirittura un avanzo di bilancio. Chi può allora investe in franchi svizzeri o in yen o in oro, aspettando il ritorno dell'Unione Europea.

Intanto in Italia si pensa di intervenire sulla previdenza, insieme alle altre misure come il ritocco dell'aliquota Iva e il contributo di solidarietà. Che è come dire: caro cittadino che hai maturato il diritto alla pensione, siccome finora siamo stati incapaci qui al governo di risanare il nostro mostruoso debito pubblico e visto che le borse di tutto il mondo ci stanno dando addosso adesso in pensione ci vai più tardi e continui a lavorare là dove stai per rimediare a questa situazione. Lascio immaginare come si sentano queste persone, soprattutto se pensiamo che quasi nessuno propone la riduzione delle spese militari o l'ICI sugli immobili del Vaticano.

Un'altra importante mossa può venire dalla eliminazione dei sussidi di stato alle aziende in cambio di sconti fiscali, come ci consigliano di fare i cinesi e come ci ricorda un'analisi di Francesco Sisci pubblicata su Il Sole 24Ore di quest'oggi. Sovvenzionare le aziende non solo non è sano ma sottrae ingenti fondi allo stato che potrebbero aiutarci a ripianare il debito che abbiamo. In questo modo se le aziende diventano più sane, perché camminano con le loro gambe e non con le stampelle, riusciamo a recuperare forse quella parte degli 88 mila posti di lavoro persi nel 2011 come denuncia oggi Unioncamere.

Spero tanto che Romano Prodi nella sua prossima seduta spiritica si faccia dare consigli da Don Sturzo e La Pira, che gli apparvero nella seduta su Moro, consigli su come dobbiamo fare ad avere un vero governo, un governo all'altezza della situazione, che sappia agire con equità.  E se questi due spiriti confidano in un terzo governo Prodi per favore tengano la nave Italia al riparo da tempeste che non lo scalzino dal timone per la terza volta.

E voi a cosa state ricorrendo per scacciare la crisi? A corni, amuleti e sedute spiritiche anche voi?