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Ultima modifica il 12 luglio 2016 alle 14:19

Videata Voci
Videata dello spot di Voci nella Notte.

Ma 'ndò vai
se la banana non ce l'hai?
bella Hawaiana
attaccate a sta banana...

cantavano Mimmo Adami (Alberto Sordi) e Dea Dani (Monica Vitti) in Polvere di stelle. Emuli di questo capocomico e di sua moglie soubrette, riproponiamo un po' il clima di quel film non fosse altro per una velata malinconia di alcuni pezzi musicali che compongono l'inizio e il finale di Voci nella Notte, monologhi e canzoni di atmosfera e non, lo spettacolo collettivo che ha debuttato a Francavilla Fontana lo scorso 18 settembre, e che ora tornerà in replica nella stessa città venerdì 9 e a Taranto domenica 11 ottobre.

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Ultima modifica il 21 agosto 2016 alle 16:47

Ensemble Voci nella Notte
L'ensemble di Voci nella Notte durante le prove al Castello Imperiali di Francavilla Fontana.

Buonasera buonasera
che piacere che mi fa
incontrarmi di nuovo con te...
E se tu poco a poco
vuoi stare al mio gioco
qualcosa
qualcosa avverrà.

Così cantava nel 1969 Silvie Vartan, nella televisione di ieri, quella degli anni settanta, un decennio che stiamo per rievocare durante lo spettacolo Voci nella Notte che debutterà al Castello Imperiali di Francavilla Fontana alle ore 21 di Venerdì 18 settembre 2015. Proprio questa canzone fa parte di una serie di pezzi che i nostri solisti canteranno. Il piacere di cui si parla è quello di incontrare il pubblico da parte di noi artisti perché ciascuno di noi porterà nella sua dimora una parte di pubblico per recitare il suo monologo, in coppia con un altro partner attore. Per questo si parla anche di gioco in cui gli spettatori sono parte attiva. In che modo? Lasciamolo spiegare a Chicco Passaro, uno dei due registi, in una breve intervista rilasciata a Quarto Canale Radio stamattina. Buon ascolto.

Ultima modifica il 1 novembre 2017 alle 12:57

Amatori di Improvvisart - Lecce in Improgames.
Amatori di Improvvisart - Lecce in Improgames.

Stasera si torna a giocare a Galatina con Improgames, lo spettacolo d'improvvisazione teatrale a cui diamo vita con gli amici di Improvvisart di Lecce. È la seconda volta che ci andiamo, ospiti del Laboratorio Urbano P. Art (Produzioni Artistiche) che si è distinto per aver organizzato una bella rassegna teatrale negli ultimi mesi all'interno del Palazzo della Cultura. Mi auguro, allora, che riusciremo a prendere le buone energie lasciate dagli spettacoli di Domenico Pugliares, Angelo Colosimo, Tiziano Storti. Spero riusciremo anche a portarci dietro e migliorare ancora quanto di buono fatto durante il triangolare giocato di recente a Lecce. Spero, infine, che ci sentiremo un po' come i tarantati che andavano alla cappella di "Santu Paulu" per liberarsi dalla malattia del morso della taranta.

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Squadre improvvisazione teatrale
Uno scatto dal girone di andata del Campionato Nazionale Amatori d'improvvisazione teatrale.

L'improvvisazione teatrale è sempre più di casa in Salento dove da quattro anni a questa parte la cooperativa Improvvisart sta diventando un punto di riferimento nazionale. Per la prima volta nella sua storia una squadra di Lecce sta partecipando al Campionato Nazionale Amatori d'improvvisazione teatrale. Il campionato è alla sua quinta edizione e sabato prossimo ci sarà la sfida di ritorno del triangolare che vede coinvolte le squadre Verba Volant di Roma e Maia di Latina, oltre a Improvvisart Lecce.

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Ultima modifica il 16 ottobre 2015 alle 13:33

Gli amatori Improvvisart di Lecce in Improgames.
Gli amatori Improvvisart di Lecce in Improgames.

Giovedì sera ci sarà Improgames, spettacolo d'improvvisazione teatrale al Circolo Arci Zero di Brindisi. Prendo a prestito il nome del circolo per dire che assisterete al grado zero dell'improvvisazione teatrale, il punto di partenza, il minimo comune multiplo di questa disciplina tra sport e teatro ed altro ancora. Giovedì sera quindi assisterete  alla temperatura alla quale non solo l'acqua si trasforma in ghiaccio ma alla quale gli spunti del pubblico si trasformano in scene imprevedibili e spesso esilaranti. Assisterete all'unico spettacolo d'improvvisazione teatrale con il vuoto in mezzo, comodamente seduti sui bordi della voragine nella quale noi amatori Improvvisart pescheremo l'impensabile, ciò che non conosciamo all'inizio e che mai più ripescheremo. Saremo in quella zona tanto esplorata ma sempre foriera di scoperte, in ogni istante, che è il punto di equilibrio tra il positivo e il negativo, giocheremo insomma in bilico tra le calamite della creatività. Vivremo le avventure sospesi tra materia e antimateria, nello stesso tempo ai confini dell'universo e in mezzo ad esso pronti a captare ogni eco del bing bang per farne il firmamento delle storie che il pubblico vedrà nascere sul momento senza copioni, senza scenografie, senza personaggi o regie. Saremo ancora una volta gli astronauti del teatro che senza cinture di sicurezza saranno lanciati a quelle altezze siderali nelle quali sole il cabaret dell'assurdo si può sublimare.

Giovedì 9 maggio ore 21 e 30

Circolo Arci “Zero”
via San Benedetto, 17 - Brindisi
Per info e prenotazioni: 388 7205264

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Ultima modifica il 27 agosto 2018 alle 13:39

screenshot archivio 1 2 Many Cam Show
screenshot archivio 1 2 Many Cam Show

E' disponibile il video dell'ultima puntata dell'edizione estiva di 1 2 Many Cam Show, lo show interattivo e d'improvvisazioni teatrali che ho tenuto in diretta web cam su Tirradeo. Il video è purtroppo un po' piccolo e per restrizioni di wordpress, con cui il mio sito web è realizzato. Vi consiglio quindi di allargarne la visione a tutto schermo. Accontento, tuttavia, coloro che mi hanno chiesto di poter vedere un video di archivio almeno per farsi un'idea. Mi scuso anche per l'audio che non è dei migliori ma la regia quella sera era a Budapest, i server negli USA ed io ed altri ospiti ci siamo collegati da varie parti del mondo. Scuserete quindi le difficoltà tecniche iniziali che una nuova realtà del broadcasting online come Tirradeo deve affrontare ma che sta testando e cercando di migliorare.  1 2 Many Cam Show dopo la sperimentazione di inizio estate tornerà in autunno migliorato nella formula e con, ogni tanto,  altri ospiti improvvisatori oltre me. Intanto vi ricordo che ogni sabato alle ore 18 sta andando on air un altro format che stavolta conduco io (finora sono stato ospite): M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve. Buona visione.

Ultima modifica il 8 ottobre 2015 alle 15:03

Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show
Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show. By State Library of South Australia.

Che spettatori vorremmo a teatro alle repliche degli spettacoli oppure che tipo di spettatore vogliamo essere?

Questo è un paese di spettatori che in mezzo secolo di televisione hanno imparato che lo spettacolo è difeso da un vetro infrangibile. Prima hanno assaggiato quel vetro nel cinema, dove, però, pur evitando l’interazione con l’attore sul grande schermo.. non si poteva evitare di entrare in relazione con gli altri spettatori. Poi, attraverso la televisione, si sono velocemente trasformati in spettatori di tutto il resto del mondo.

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Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:20

Sedia a dondolo e cavalluccio a dondolo
Un sedia a dondolo e un cavalluccio a dondolo, utilizzati dagli attori di Maccabeteatro.

La prima delle tre date di Short Latitudes si è tenuta stamattina, 12 aprile 2012, al cine-teatro Melacca di San Vito dei Normanni per gli alunni dell'Istituto Professionale Servizi Sociali. Devo ringraziare il prof. Lorenzo Caiolo e i suoi studenti, che già avevano assistito ad un matinée sulla Kater i Rades, per l'interesse e la partecipazione con cui hanno assistito al reading di Behzti (Disonore) di Gurpreet Kaur Bhatti, curato da Maccabeteatro, e alla mise en espace di Same Same di Shireen Mula, curata dal Crest di Taranto. In tutti e due i lavori è emerso uno spaccato di relazione quotidiana tra madre e figlia, in un caso vissuta, nell'altro negata da un abbandono. E' quindi all'insegna del mondo della donna, delle violenze che si consumano in questo mondo e dei tentativi di riscatto che s'inserisce questa seconda fase del progetto voluto dal Teatro Pubblico Pugliese. Mettendo in scena i testi delle due autrici non solo si è potuto conoscere da vicino qual'è la realtà della drammaturgia contemporanea in Gran Bretagna ma si è avuta anche la possibilità di vedere all'opera due stili di scrittura diversi che hanno dato vita a due lavori diversi per ambientazione, plot e personaggi. Molto più crudo e intriso di humour nero lo stile di Gurpreet, più intimista ed evocativo quello di Shireen.

Nel dibattito che ne è seguito con gli studenti, nonostante le due ore e mezza (compreso l'intervallo) dei due lavori in scena, hanno manifestato tutto lo shock provocato, seppure in forma diversa, dalla violenza che si manifesta in entrambe le storie rappresentate. Ma anche l'ipocrisia di certi ambienti religiosi e di certe relazioni umane. Spesso, infatti, s'immagina il teatro come un divertissement o un esercizio di stile oppure ancora come un mondo dove le vicissitudini e i linguaggi della quotidianità non hanno dignità di rappresentazione oppure se ne hanno il diritto ciò è possibile solo sotto certe forme e a carte condizioni. In questo caso non solo gli eroi non sono più gli eroi della tragedia antica ma la cronaca trova spazio sul palco e si sublima nella poesia e nei gesti sapienti degli attori diretti dai registi Enzo Toma (Maccabeteatro) e Gaetano Colella (Crest).

Questi, insieme ad altri, sono dei buoni motivi per venire a vedere questi due spettacoli domani sera al comunale di Torre Santa Susanna e dopodomani sera al teatro Tatà di Taranto.

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Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012
Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012.

Chi si ricorda del naufragio della Kater i Rades, perché è importante parlarne e che cosa si sta facendo per far conoscere la vicenda ad essa legata.

Ieri mattina, 19 marzo 2012, mi è capitato di parlare con un gruppo di amici e conoscenti sulla stazione ferroviaria di Brindisi del naufragio della Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla della Marina Militare italiana. Queste persone, pendolari che lavorano a Brindisi ricordano molti particolari dell'evento, tra cui il fatto che circa 120 albanesi, profughi, stavano tentando di raggiungere Brindisi per scappare da una situazione di guerra. Ricordano anche che morirono soprattutto donne e bambini, visto che si trovavano nella stiva al momento dell'affondamento. Questo mi ha rinfrancato e mi ha fatto capire che al lavoro a cui sto collaborando da gennaio, il workshop di drammaturgia e narrazione,  ha una ragion d'essere anche nella memoria che i brindisini e i pugliesi tutti hanno nella storia dell'immigrazione albanese in Italia. Perciò ho ragione di ritenere che l'evento che stiamo preparando insieme agli amici del laboratorio per il prossimo 28 marzo abbia un suo posto non solo nella commemorazione di quella tragedia ma anche nel racconto di un futuro migliore per i due paesi che si affacciano sul canale d'Otranto.

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Ultima modifica il 1 ottobre 2015 alle 15:34

Campagna.sanvito
Campagna.sanvito (Photo credit: Wikipedia)

Non c'è solo la pizzica ballerina e canterina. Esistono altre forme e tra queste la pizzica "triste e muta" che, a dispetto del suo nome, è un vero e proprio carnevale che si esprime con il teatro attraverso cunti e culacchi. Il mio spettacolo Mistero Salentino ne ha recuperati alcuni e di tanto in tanto li propongo al pubblico. Prossimo appuntamento il 13 agosto a San Vito dei Normanni.

Il morso della taranta a volte non riusciva ad essere curato attraverso le ispezioni musicali dei vari musicanti che venivano chiamati a casa dei pizzicati. A volte accadeva che la musica non fosse di alcun aiuto e addirittura i suonatori venissero invitati ad andarsene. E’ il caso, ad esempio, di Filomena, così come ce lo riferisce Ernesto De Martino in La terra del rimorso (Il Saggiatore), che “non era stata morsa da una taranta ‘ballerina’ o ‘canterina’ o ‘libertina’ e perciò non ballava, non si sentiva stimolata da canti gai, non si abbandonava a mimiche lascive: si trattava solo di una taranta ‘triste e muta’, che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d’animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre”.  Questo genere di tarantati non traevano alcun beneficio dalle tammorre e dagli altri strumenti musicali, non riuscivano a trovare il ritmo giusto e non si sentivano stimolati dai colori. De Martino dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”. C’erano casi di tarantati che erano fuori tempo rispetto al ritmo della taranta, che gettavano via i nastri e gli stracci colorati, che gettavano via con stizza le immagini dei santi Pietro e Paolo. E’ il caso, ad esempio, di Michele, pescatore di diciotto anni di Nardò. Si trattava per lo più di casi maschili. Bisogna ricordare, tra l’altro, che il tarantismo non fu un fenomeno che riguardava solo le donne, visti i numerosi casi di tarantati maschi.

Il cattolicesimo ha cercato di incanalare questo fenomeno pagano come è accaduto in tanti altri casi. De Martino stesso assiste il 28 e il 29 giugno del 1959 a ciò che avviene nella cappella di San Paolo a Galatina con alcuni tarantati che si volle curare senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Quel che l’equipe di ricercatori vede viene descritto in termini di “caleidoscopio in frantumi”: “inerti abbandoni al suolo, agitazioni psicomotorie incontrollate, atteggiamenti di depressione ansiosa, scatti di furore aggressivo, e ancora archi isterici, lenti spostamenti strisciando sul dorso” ecc. In simili occasioni alcuni tarantati agitavano i pugni contro il portone, contro le immagini sacre, salivano sui tabernacoli e si lasciavano andare ad atti di isteria. Altri pizzicati ancora davano vita a delle vere e proprie rappresentazioni sceniche. Siamo quindi nel carnevale delle società di anciéne regime, il carnevale del mondo alla rovescia. E’ in un contesto come questo che nascono i culacchi: “racconti satirici salentini, a volte di spirito anticlericale, che hanno origine nella notte dei tempi, e che ricordano tanti gli episodi dell’Aretino, del Rabelais o del Bandello” (quinta di copertina di Lu nanni orcu, raccolta curata da Alfredo Romano per Besa).

Cunti e culacchi dello spettacolo Mistero salentino, storie di santi, di matti e di gatti sono dunque espressione della pizzica “triste e muta”, segno di una taranta diversa, che trova solo nella narrazione orale la sua cura, la sua via di sfogo, quella verità che Marianna di Anguillara Sabazia, la nonna di Ascanio Celestini, o Mimina di Ceglie Messapica, mia nonna, o le altre nonne del salento conoscevano bene e raccontavano ad altre donne e ragazzini. Significativo che io tenga questo spettacolo a San Vito dei Normanni che è uno dei paesi dove si è affermata la tradizione dei barbieri violinisti e di tutto quel filone che viene chiamato "pizzica de core" nella quale è preponderante la parte musicale con gli strumenti a corda.  Nel feudo, dunque, di gruppi come quelli de La Taricata, che porta avanti questa tradizione musicale, mi permetto di portare una pizzica che non è né ballerina né canterina, ma satirica, carnascialesca, parlantina.

L'appuntamento con lo spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti è per le ore 21 del 13 agosto 2011 in Largo Monsignor Passante (anche noto come piazzetta dell'Arciprete) a San Vito dei Normanni (Brindisi) in occasione della terza edizione di Rezzica, la festa della rezza e della pizzica. Lo spettacolo sarà intervallato dalle danze del gruppo Danzare d'Amore.

Per questo evento è disponibile il comunicato stampa.

Ultima modifica il 18 agosto 2011 alle 18:29

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.
Giuseppe Vitale in Mistero Salentino. Foto di Annamaria Papadia.

Ciucciu cacaturnisi, il ciucciu cacasoldi, è uno dei cunti più noti nella tradizione popolare salentina. Narra di un bambino molto piccolo che nella notte dei tempi aveva tante sorelle piccole anch'esse, la madre, ma che non aveva il padre. Quindi tanti erano gli stenti, tanta era la fame in questa famiglia. Il piccolo decise allora di andare per il mondo a cercar fortuna. Così facendo incontrò un vecchio al quale narrò la sua storia. Questo vecchio gli regalò un ciuccio cacasoldi, un asino, cioè, che a comando sapeva cagare tanti soldi d'oro e d'argento. Il bimbo non credette ai suoi occhi, ringraziò il vecchio, prese con sé l'asino pensando d aver finalmente fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma stava arrivando la notte, era pericoloso per lui e il suo ciuccio, stare per strada, alla mercé dei briganti. Decise allora di farsi dare ospitalità in un convento. Il monaco chi li ospita però durante la notte sostituisce l'asino del ragazzino con un altro asino del convento che era uguale nell'aspetto ma che non aveva nessun potere di culo. Inizia così questo racconto popolare che prosegue con altre peripezie, ma che non manca di giungere al lieto fine.

Straordinario racconto perché i nonni di un tempo potessero tener buoni i loro nipoti, in realtà esso rivela una grande componente satirica anticlericale, come molti dei cunti e dei culacchi (racconti satirici più brevi del cunto) di tradizione popolare. Ma è anche metafora di tutte quelle piccole imprese memorabili che all'inizio stentano perché qualche disonesto approfitta dell'ingenuità e della bonarietà altrui, carpendo la fiducia dei malcapitati.

Per questi ed altri motivi ho deciso di inserire questo cunto all'interno dello spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti. Ve lo propongo oggi in attesa di vedervi ospiti magari, miei cari frequentatori del blog, sabato 13 Agosto nella piazzetta dell'Arciprete (ironia della sorte) di San Vito dei Normanni (Brindisi) per la terza edizione di Rezzica, la festa della rezza (una stuoia che fa da tenda esterna alla casa) e della pizzica.

Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 17:54

Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir
Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir.

Si chiude martedì 19 luglio la trilogia dei viaggi attorno alla morte iniziata con il Macbeth, proseguita con il Moby Dick e che si conclude con lo spettacolo comico Più leggero di un suspir. A partire dalla fine dell'inverno fino ad ora ho avuto la possibilità di lavorare come attore in due spettacoli e come assistente alla regia in un terzo lavoro ancora in fieri come il Moby Dick. Tutti e tre con la regia di Enzo Toma il quale non ha fatto mistero di dire che per lui questi tre spettacoli sono un viaggio nell'Ade. Con il Macbeth, che ha debuttato il 29 aprile a Torre Santa Susanna, questo viaggio è iniziato a partire dall'insostenibilità del peso del potere di cui  Macbeth stesso è testimone fisico e che non si può concludere che nella morte prima della lady e poi di lui. Nel Moby Dick, che debutterà al Festival Castel dei mondi di Castel del Monte il 3 settembre 2011, è Achab che alla prigionia in cui è costretto dal capodoglio preferisce quella libertà che può voler dire la sua fine. Più leggero di un suspir, poi, si apre con il funerale di uno degli attori della compagnia che a quel punto danno vita a un alternarsi di personaggi e di morti all'interno delle opere di William Shakespeare:  La Tempesta, Antonio e Cleopatra, Otello, Riccardo III, Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Amleto. Gli attori, però, come i clown, si ostinano a non morire, a fare della loro morte un pretesto per rimanere in scena il più possibile. Si tratta, quindi, di una tragedia “perché tutti muoiono, e pure piena di lacrime”, ma si tratta però delle lacrime “più allegre che mai occhio umano poté versare”.

Giuseppe Vitale
Questo sono io nei panni di Trinculo.
Essi danno vita allo spettacolo teatrale dal titolo scritto da Francesco Niccolini per la regia di Enzo Toma in scena martedì 19 Aprile 2011 alle ore 21 e 30 presso l’ex-Fadda sulla via per Brindisi a San Vito dei Normanni. Gli attori sono Francesco Ocelli, Yuma Longo, Tina Di Santo, Gionata Atzori, oltre a me. C'è anche l'amichevole partecipazione come capocomico di Cesare Pasimeni. L’ingresso è gratuito. Lo spettacolo è il saggio conclusivo del corso di teatro tenuto da Enzo Toma e Francesco D'Agnano durante la stagione 2010-2011 presso il teatro Melacca di San Vito all’interno del progetto Teatri Abitati del Teatro Pubblico Pugliese.  Per informazioni si può contattare Yuma Longo via email all’indirizzo [email protected] oppure via telefono al numero 349 3336102.
Zulietta
Zulietta (Yuma Longo) e il grazioso serpente del Nilo.

E' uno spettacolo di "sangue, parole e amore, nell'ordine che volete" come dice il capocomico prima della scena madre di Chiappa-Giulietta e Trinculo-Romeo.  E' la ragione stessa per cui gli attori mettono in scena ciò che di più importante possono giocarsi: le loro morti. E a questo credono in profondità, danno il meglio della loro cialtronesca arte. Non si avvedono di essere dei servi, degli zanni, che vogliono recitare le parti dei giovani, con tutto il corredo di rozzezza che diventa a tratti poetica in questo sforzo e alla fine anche complice con il pubblico. Più leggero di un suspir è allora uno spettacolo leggero, un niente, uno zero, qualcosa che rischia di volar via al primo soffio di vento martedì sera. Perché andarlo a vedere allora? Perché per fortuna resta ben ancorato al baule su cui è disteso il cadavere del sig. Cliff che con tutta la sua pesantezza non ci fa compiere il folle volo dell'Ulisse di Dante il quale non ebbe freni. Noi il freno ce l'abbiamo ed è la paziente e visionaria regia di Enzo Toma. Perché un attore anela alla libertà, forse il suo destino è di non arrivarci mai o forse la trova nelle tensioni del suo corpo, nella sua distensione, nelle sue lacerazioni sempre vere ma sempre controllate perché domani "a grande richiesta" si replica e bisogna restare in forma per farlo.

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Ultima modifica il 7 marzo 2017 alle 12:20

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino
Mistero Salentino a Taranto (Taranto Lider)

La Festa dei Popoli 2011, importante manifestazione di solidarietà organizzata da Huipalas, è la festa dei popoli, non di un popolo, ma di tanti popoli e quindi non di una sola identità ma di tante identità che non restano da sole, isolate, ma che comunicano tra di loro,  che si trasformano, che diventano identità altre.  A Mesagne, dove farò tappa mercoledì 15 giugno 2011, inizierò il mio spettacolo con una fiaba che viene dall'America Latina in cui tre cacciatori perdono appunto la loro identità, persino la loro umanità. Poi però ne trovano una nuova, recuperando quanto di primordiale avevano, grazie all'aiuto degli altri. Voglio cominciare da essa perché è una storia sulle identità che si recuperano e che si trasformano. In questo ci si porta dietro la propria cultura, quella cultura popolare che in alcune parti del mondo è ancora viva, come accade in buona parte per la cultura salentina e in parte messapica ancora presenti nel sud della Puglia. E' su di essa che si basa quel Mistero Salentino che prende in prestito dal ben più noto Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame parte del titolo ma anche la formula dello spettacolo della coppia Fo-Rame: una serie di racconti orali, satirici, giullareschi che di volta in volta i due recitavano e recitano secondo una scaletta che poteva variare anche di molto da un'occasione all'altra.  E' quel che più o meno mi accade a secondo delle persone che incontro e del posto in cui vado.  Perché, alla fine, il teatro per me è celebrazione di un rito ogni volta diverso, nuovo, vivo.

Sono contento di aver aderito a questa bella iniziativa dell'associazione Huipalas così impegnata in progetti nel sud del mondo soprattutto a Korogocho, slum di Nairobi (Kenya), e che di recente ha acquisito la storica bottega del mondo di Mesagne che ben conosco e che non poco ha compiuto negli ultimi anni nel mondo del commercio equo e solidale. Spero che le storie che racconterò abbiano lo stesso profumo di bellezza dei prodotti di quella bottega.

Ultima modifica il 24 marzo 2016 alle 15:20

Disegno con narratore di storie

Dopodomani, giovedì 9 giugno, sarò all'Enò Wine Bar di Taranto per uno degli appuntamenti di Riconversione Culturale del comitato Taranto Lider. Mi hanno chiesto una presentazione che voglio condividere con i lettori del blog.

Mi chiamo Giuseppe Vitale, ho 37 anni e sono figlio di un ex operaio dei cantieri navali Tosi a Taranto, che qualche volta ha lavorato anche per l’Italsider, oggi Ilva. Lasciato quel mondo mio padre ha trovato la sua nuova vita nell’arte, affinando soprattutto l’arte dell’aerografo che un po’ gli ricorda la pistola a spruzzo con cui verniciava le fiancate delle navi.

Vivo in una terra  dove molti miei coetanei e persone più giovani di me lavorano all’Ilva, se non fanno i militari, visto che sono i posti di lavoro più gettonati. Io che ho fatto l’obiettore di coscienza e che non ho mai presentato domanda per lavorare nelle acciaierie ho dovuto cercare sempre difficili alternative. Una di queste, su cui ormai insisto da anni, è quella di raccogliere e raccontare le storie e le situazioni della mia terra o di altri sud del mondo. Un po’ per esorcizzare quei mostri che compaiono e minano la nostra esistenza e che possono essere “lu nanni Orcu”, piuttosto che gli usurpatori del nostro destino. Ne è nato uno spettacolo di cunti, culacchi, leggende popolari che si chiama Mistero Salentino, dove la tradizione medievale dei misteri, diventata barocca dopo la dominazione spagnola, si stempera nella risata, in una sorta di “rito alla rovescia”, figlio del mondo alla rovescia del carnevale, della satira.

Ho eretto domicilio in quella che chiamo “Tarantopoli”: una sorta di unica megalopoli tra Taranto e Napoli, i cui vicoli, le cui strade, i cui palazzi, la cui gente cerco di frequentare ogni volta che posso, per seguire un sempre più forte istinto, un richiamo della foresta: foresta perché per una intera vita precedente sono rimasto estraneo, ma le radici mi riportano alla Grande Madre, a succhiare i seni di Mar Piccolo e Mar Grande a Taranto o a lasciarmi cullare sopra Castello dell’Ovo a Napoli. E in questa “città della taranta” che scommetto di crescere perché me ne sento figlio, dove il morso che ho ricevuto non sfocia in musiche e coreografie colorate come nella “pizzica de core”, la pizzica con numerosi strumenti a corda: piuttosto appartengo al mondo della pizzica triste e muta, quella pizzica che a discapito della sua malinconia produce quell’affabulazione che conoscono bene i Griot africani un po’ narratori e un po’ sacerdoti e che mi rimette in pace con il mondo nei momenti di rabbia e frustrazione.

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Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:28

allestimento del macbeth con enzo toma
Enzo Toma (sulla destra) durante l&039;allestimento del Macbeth con alcuni attori, tra cui Michele Napoletano (sulla sinistra).

Venerdì 29 aprile debutta al teatro comunale di Torre Santa Susanna il Macbeth di William Shakespeare nell'allestimento del regista Enzo Toma. Ho avuto la grande opportunità di lavorarci nel ruolo della strega e di altri personaggi minori. Lascio ad Enzo Toma stesso presentare lo spettacolo con le parole che ha scritto nella scheda di presentazione.

Shakespeare è per me soprattutto un autore popolare, e le sue tragedie sono racconti con radici profonde in saggezze antiche, dove la parola diviene azione e non è quasi mai retorica o almeno tale è nel Macbeth. La scena è molto semplice: sul fondo una specie di rete di 3 metri per 6 d’altezza, fatta di stracci chiari trattati come fossero bende o ciò che resta delle ferite, davanti a questa uno spazio di 4 per 4, al centro di questo verso il proscenio, una seduta, che diverrà di volta in volta il trono ho ciò che è. Ai lati quattro sgabelli, su cui siedono 8 attori. Tre attori (le streghe), stanno dietro il fondale, gli attori (con l’esclusione di Macbeth e della Lady) si alternano in vari ruoli, su una base di costume neutro, pantalone nero e camicia bianca, ogni volta che interpretano un personaggio, indossano una sciarpa di un colore che contraddistingue solo questi, dal fondo le streghe, sono le burattinaie di tutta la vicenda. L’unica alterazione che ci siamo permessi di fare è quella di dividere in tre anni e due intervalli la tragedia, scritta in 5 atti, ma comunque senza togliere un rigo al testo, testo che è di una grande compattezza (è la tragedia più breve), e ricco di riflessioni poetiche, linguistiche, umane di grande grandissima profondità.
“Raccontare la vita di un uomo è in fondo una preghiere”. L’ho trovato scritto all’inizio di un libro si Scerbanenco, non ricordo se è sua o a sua volta una citazione. E vorrei aggiungere come parafrasò un mio amico: “raccontare la vita di un uomo è in fondo una poesia”.
Il sottotitolo dello spettacolo è "Shakespeare ai tempi di Shakespeare". La drammaturgia è integrale nella traduzione di Agostino Lombardo. In scena undici attori tutti uomini. Il debutto è venerdì 29 alle ore 21 presso il teatro comunale di Torre Santa Susanna. Biglietto:  5 €.