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12 septembre. L'amerique d'après.
12 septembre. L'amerique d'après. Copertina di Enki Bilal.

In questo giorno in cui per il decennale dell'attacco terroristico agli USA dell'11 settembre 2001 si parla e si straparla di tutto e del contrario di tutto, voglio dare due strumenti pratici, alla portata di tutti, per chiudere davvero con le conseguenze di quella giornata. Prima però dobbiamo liberarci dalla spirale della vendetta.

Missili contro torri, questo vede un bambino alla televisione durante un attacco ai grattacieli residenziali. Quel bambino non dimentica quelle immagini e crescendo spera di vendicarsi con immagini almeno altrettanto forti e scioccanti. Siamo a Beirut Ovest nel 1982 e quel bambino si chiama Osama Bin Laden. Ce lo ricorda un articolo di Simon Critchley pubblicato su La Domenica de Il Sole 24ore.  Lo sceicco del terrore ha quindi nutrito e realizzato una tremenda vendetta: ha reso il pari, anzi di più, di ciò che da bambino aveva visto in televisione.

Secondo Bin Laden, l'11 settembre è stato un insolito esempio di giustizia visiva, feroce rivalsa di un'immagine che ne rivendica un'altra

scrive Critchley. Quasi un gioco da bambini: tu mi fai vedere questo? Io ti faccio vedere qualcosa di più terribile e così via. La legge del taglione applicata allo spettacolo televisivo. E quale fu la risposta di George W. Bush alle immagini degli aerei dirottati dai terroristi? Due belle guerre: Afghanistan e Iraq, alla quale avrebbe voluto aggiungere l'Iran. Vendetta chiama vendetta.

Osama Bib Laden aveva un altro bersaglio: costringere alla bancarotta gli USA e c'è quasi riuscito:

Che piaccia o non piaccia (personalmente non mi piace affatto), Osama ha ragione. Gli ultimi dieci anni di guerra contro il terrorismo hanno contribuito pesantemente all'estrema precarietà finanziaria che oggi riscontriamo nell'intera società americana. Siamo carichi di debiti. Alla bancarotta

scrive ancora Crtichley. Gli economisti lo sanno anche se non lo dicono: la situazione finanziaria internazionale è così precaria per l'enorme costo delle due guerre prima citate e per le spese (spesso inutili) per la prevenzione di nuovi attacchi terroristici. Il bello è che stiamo concedendo a Bin Laden una vittoria postuma perché continuiamo su questa folle strada.

Ma poi finché non ritiriamo del tutto le truppe dall'Afghanistan continueremo sul crinale della vendetta che porta anche noi alla morte secondo il detto: "Prima di compiere una vendetta scava due tombe". La vendetta non solo non conviene, come dimostra la crisi che ci ha colpiti, ma è inutile.

Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota.
Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere.

Questo scriveva un illuminato Jacopo Fo in un bel post all'indomani degli attentati in America. Ma, ahimè, non solo Bush e i suoi non hanno riflettuto ma hanno portato il mondo verso la pazzia. Obama, dal canto suo, ha solo fatto dei ben discorsi in merito e in concreto ha cambiato ben poco. La speranza è che la NATO e i potenti del mondo cambino indirizzo ispirandosi all'equità sociale.

La maggiore speranza però non sono i governi ma i cittadini, tutti i cittadini. Come Rais Bhuiyan, un uomo del Bangladesh che perse un occhio durante il tentativo di omicidio a danno suo e di altri musulmani portato avanti da Mal Stroman che dopo l'11 settembre si fece protagonista di spedizioni punitive contro i musulmani uccidendone alcuni. Ebbene Bhuiyan si è battuto, purtroppo senza successo, perché a Stroman fosse risparmiata la pena capitale.

Lo strumento più efficace per chiudere davvero con l'11 settembre 2001 e con i dieci anni di guerre e disastri finanziari che stiamo vivendo è uno solo: togliere i soldi a chi fabbrica ingiustizie e morte. Come? Ce lo suggerisce Jacopo Fo:

Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.

E chiediamo insieme ad Alex Zanotelli al governo italiano di tagliare le spese militari: leggi l'intervista su L'espresso e firma l'appello.

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Ultima modifica il 6 maggio 2016 alle 14:47

piccolo grappolo d'uva
Settembre è arrivato. Foto di Luca Candini.

Settembre è il periodo per cambiare i pascoli e prepararsi all'inverno. Ecco una breve panoramica delle tappe di questa migrazione che attende il nostro paese.

Di questi tempi fino a 25-26 anni fa ero alle prese con i compiti di scuola da finire. Ero abbastanza ligio all'inizio ma poi accumulavo un bel po' di esercizi di matematica, italiano ecc. da fare. Ma non era poi un grande stress: ero contento che l'estate stesse finendo e che iniziava la scuola, perché comunque tanti giorni di vacanza mi annoiavano. E appena si metteva piede in scuola iniziavano le grandi operazioni per i disegni sui cartelloni e più o meno il soggetto era quasi sempre lo stesso: uomini e donne alle prese con la vendemmia e foglie ingiallite che cadevano dagli alberi. Mai una volta che si potesse disegnare qualche altro soggetto popolare di questi tempi come ad esempio vacanzieri posticipati che arrivano in questi giorni o ritardatari; cacciatori che aspettano con fucile in mano e mimetica da settimane l'inizio della stagione venatoria, schiere di divoratori di fichi d'india tra cui mi ritrovo anche io, però solo dopo che me le hanno sbucciate.

Fa caldo questo settembre. Le temperature sono ancora alte e un po' oltre la media. Ma è un calore che non è solo climatico, è atmosferico, è metaforico. D'altronde ad ogni inizio d'autunno si parla sempre di autunno caldo, pieno di tensioni sociali, di rivendicazioni sindacali e politiche. Questo quando d'estate tutto è stato normale. Ma cosa dire questa volta dopo un agosto in cui c'è stata prima una forte speculazione finanziaria sull'Italia e il declassamento del rating degli USA? E dopo il balletto della manovra finanziaria italiana, che autunno avremo? La CGIL questa volta non aspetta che arrivi l'autunno: per il 6 settembre ha convocato lo sciopero generale. A ruota, dopo pochi giorni, c'è la manifestazione Piazza Pulita, organizzata dal popolo viola.

Siamo stufi di questi politici che fino a ieri negavano l’esistenza della crisi economica e che anzi affermavano che sarebbe stata  necessaria solo una piccola manovra fiscale, in quanto l’Italia era sana dal punto di vista economico, addirittura il Paese messo meglio in Europa.

Così scrivono gli organizzatori di questo evento che ha vede tra gli aderenti Dario Fo, Antonio Tabucchi, Margherita Hack a Paolo Flores D’Arcais. Insomma, sarà un mese di scioperi e manifestazioni.

Ma non solo, ci attendono degli appuntamenti notevoli con la storia. A partire con l'anniversario di quel che fu il pasticciaccio del proclama di Badoglio dell'8 settembre 1943. Un altro pasticciaccio lo rischiamo con l'11 settembre di qui quest'anno ricorre il decennale. Infatti hanno ripreso vigore in Italia le tesi complottistiche a partire dalla puntata del 26 agosto 2011 de La storia siamo noi in cui Giovanni Minoli ha sposato le tesi dietrologiche sull'11 settembre. A proposito di storia, poi, sono ben due gli appuntamenti che riguardano gli ebrei: la dodicesima giornata europea della cultura ebraica il 4 settembre e il 20 settembre a Roma gli ebrei festeggiano l'abbattimento dei cancelli del ghetto, avvenuto 141 anni fa.

Sono appuntamenti che ci spingono ad andare, che ci fanno camminare, emigrare. Allora con D'Annunzio Sogni di terre lontane in Alcyone diciamo:

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Tornano dai monti, dove hanno passato l'estate, i pastori. È la transumanza. Anche noi italiani siamo chiamati alla migrazione da una cultura che nell'ultimo ventennio ha tenuto il paese in una situazione di declino e di subordinazione verso pascoli più verdi, più ariosi.

E tu come lo vedi questo mese? Che previsioni hai? Che appuntamenti non perderai? Attendo i tuoi commenti.