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Ultima modifica il 24 maggio 2016 alle 20:54

Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po' per la celebrità di questo santo e un po' per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell'autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l'acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L'acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l'altra vogliano conoscermi un po' meglio. Ma c'è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

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Italiano: In occasione della rassegna Autori s...
Dario Fo. (Photo credit: Wikipedia)

È il 6 gennaio del 1988. In chiesa alla messa della mattina viene il vescovo che durante l'omelia critica Adriano Celentano che, durante il Fantastico della stagione 1987-1988, per parlare del Natale, in una puntata, aveva invitato Dario Fo che, a suo dire, non andava bene. Finita la funzione vado in sagrestia e gli chiedo perché Fo non era adatto al Natale. Il compianto Armando Franco, vescovo di Oria dal 1981 al 1997, risponde al quattordicenne impertinente quale ero che quell'attore era ateo, sarebbe stato meglio chiamare qualcuno cattolico. A me la storia presa dai Vangeli Apocrifi che aveva raccontato era piaciuta tanto, mi aveva proprio incantato. Era la prima volta che vedevo una sua performance e quell'affabulatore mi aveva già rapito. Ho poi scoperto, anni dopo, che insieme a sua moglie Franca Rame era stato il conduttore della stessa trasmissione, che prima si chiamava Canzonissima.

...continua a leggere "Facciam cantare i censurati"

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38 - Ed Schipu

E' il mio duodequadraginto o duodequadragintesimo compleanno. XXXVIII° compleanno se preferite. Bello, grande, mastodontico. Così mi sento l'impero romano o, meglio, mi sento vecchio, antico come l'impero romano. Male che va posso sempre riciclarmi dal rigattiere e farmi una montagna di soldi, visto quello che costa l'antiquariato. E poi ha il suo fascino: già me la vedo una bella donna nel negozio che mi compra e mi porta a casa e che poi accarezza il mio marmo...

E' il mio compleanno nontotiente secondo la funzione di Eulero. Non pensate a male, non ho detto "non do niente", perché di solito sono generoso.  Però fa figo avere gli anni dell'equazione del grande matematico svizzero Eulero. Ve li ricordate i suoi insiemi? L'insieme A che contiene tutte le femminucce per esempio e l'insieme B che contiene tutti i maschietti e l'insieme C che interseca quelli che sono maschietti e femminucce. Oppure l'insieme che ieri sera ha visto San Remo e quelli che invece sono usciti con il partner e il terzo insieme che include quelli che erano con il partner e contemporaneamente guardavano San Remo e il quarto insieme che si annoiava sia con il partner sia con San Remo e allora è andato a farsi una birra...

Questo mio trentottesimo anno è l'anno della botte, visto che 38 per la smorfia è proprio la botte. Sto in una "botte de fero" come dicono a Roma. Mi sento al sicuro allora. E chi me tocca a me? No, perché dico, mi avete visto? Ho due spalle e due mani belle grandi. Uno a picchiarmi ci penserebbe due, tre volte. Diverso è se vuole picchiarmi una. Non che mi piaccia il sado-maso ma trovo eccitante la donna che s'incazza. Beninteso, non mi piace far incazzare le donne che è sempre meglio tenerle buone, ma la loro arrabbiatura mi attizza.  E a me sapete come mi chiamano? L'attizzatoio 😉

Sento che è il mio anno fortunato. La rotella della roulette americana ha trentotto scanalature. Tocca annà a giocà allora, magari al casinò di Sanremo. Solo che se incontro Pupo non rispondo più di me dopo la sua performance all'Ariston con Celentano. Va bene che i più piccoli non si devono picchiare che sono indifesi. Ma na' capocciata sulle gengive gliela darei volentieri. Già che ci sono pure a Gianni Morandi. A Celentano no, niente violenza fisica, niente di niente. Ha già avuto la sua parte di invettive su twitter e facebook, non si spara su chi ha ricevuto già un bombardamento, non di effetti speciali come abbiamo visto nello show, ma di merda come in tanti avrebbero voluto fare se avessero potuto. Mica per qualcosa, la merda porta fortuna.

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