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Ultima modifica il 1 ottobre 2016 alle 14:42

Now breathe
Now breathe. Di Alberto Vaccaro.

Qual'è il problema a Taranto, a proposito del sequestro dell'ILVA disposto dalla magistratura mi sono chiesto in un post. Definito, infatti, un problema come lo scostamento tra un dato reale e un dato di riferimento si è visto che i dati delle perizie presi in esami dai magistrati sull'inquinamento in città  presentano valori ben al di sopra della norma.  Quindi, ora, bisognerà fare i conti con l'iter giudiziario. Tuttavia l'inquinamento è il solo problema presente o ve ne sono altri mi sono chiesto alla fine del post. E oggi voglio rispondere a questa seconda domanda.

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Emergenza
Emergenza. Di Francesco Edemetti.

Oggi voglio tornare a parlare di gestione delle emergenze,  dopo averlo fatto già in un primo post. In esso attraverso un passaggio del libro di Umberto Santucci, Fai luce sulla chiave, avevamo esaminato il concetto di failure management, che Tom Peters compendia in tre parole: fail, forward, fast. Sbaglia, vai avanti, fa presto dunque. Questo per tamponare quelle situazioni che richiedono un rapido, necessario, inderogabile intervento. In questo nuovo post, invece, voglio parlare della necessità di anticipare l'emergenza. Lo faccio sulla scorta di un altro libro, di Adriano Pennati questa volta e che ha per titolo Risolvere problemi dentro e fuori le organizzazioni.

L'emergenza esiste prima di manifestarsi: dunque, deve poter essere conoscibile prima della sua "epifania"

scrive Pennati. L'emergenza è dunque latente nelle nostre attività, nelle nostre decisioni, nei nostri comportamenti. Non sappiamo se si manifesterà però intanto c'è, è già presente al di là del suo venire alla luce. E' questo il criterio che ispira l'installazione degli estintori e delle scale antincendio negli edifici. Essi, si badi, non servono a prevenire gli incendi ma a tamponarne le conseguenze e a mettere in salvo le persone. Però si basano sul presupposto che un incendio potrebbe verificarsi, sulla potenzialità dell'emergenza. Perciò la domanda è: facciamo sempre tutto il possibile per evitare che un'emergenza potenziale si manifesti? La nave Concordia della Costa Crociere, naufragata il 13 Gennaio del 2012 al largo dell'isola del Giglio, per esempio, aveva avuto un'avaria quattro giorni prima del naufragio che sarebbe dovuta essere riparata una volta che la nave fosse arrivata a Savona. Non solo: viaggiava con le porte stagne aperte e con mappe «non approvate». Questo almeno a quanto asserisce Il Corriere della Sera. In modo più quotidiano però esempi di questo tipo ce li abbiamo sempre sotto gli occhi. Due giorni fa, per esempio,  due operai dovevano tinteggiare la parete di una casa nella strada dove abito. Li ho visti realizzare la necessaria impalcatura in barba a qualsiasi norma di sicurezza: niente elmetti, nessuna traccia di guanti o calzature anti-infortunio, nessuna segnalazione luminosa notturna.

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