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Vatican PM2
Vatican PM2 (Photo credit: Wikipedia)

Buon dio fa' che io affronti questa giornata libero da quelle buone intenzioni che riempiono le borse delle dame di carità e che svuotano il loro cuore. Tienimi lontano da ogni pio intento di cui non solo è lastricata la via dell'inferno ma che portarono Lucifero a voler essere il migliore di tutti senza capire che la vera luce parte da dentro, non è esterna ed appariscente.

Fa'che io oggi compia il mio lavoro quieto e che non faccia niente di più e niente di meno. Aiutami a non essere pigro ma anche a non strafare. Aiutami a capire che il di più non solo è uno spreco ma anche un ingiustizia. Per questo spero di imparare a dare di più a chi ha di meno, perché davvero siamo tutti uguali.

Ispira non solo i miei gesti ma anche le mie parole. Mettimi al riparo dall'abuso della retorica e da certe parole che uccidono molto di più delle armi. Frena la mia lingua e insegnami la buona retorica: quella del sì e quella del no, con trasparenza e franchezza.

Aiutami a non chiederti nulla di più, tanto non potresti. Aiutami a capire che la preghiera non è la lista dei desideri che ti presentiamo per una vita che per lo più è ingrata. Ma piuttosto è la ricerca di te, buon dio. Una ricerca che poi non è tanto difficile. Perché non è la compagnia dei baciapile e dei lecca culo che tu ami. Io qualche volta, sai, ti ho anche visto. Eri piccolo e portavi uno zaino pieno di libri e di moniti ma anche di buone notizie. Eri un padre comboniano. Altre volte eri un barbone a Via della Conciliazione, ultimo tra papi e cardinali. Altre volte ancora ti ho visto arrivare con i barconi dall'Africa e alcune volte sei morto tra le onde.

Io sono più ricco e potente di te, scusami se troppo spesso dimentico che sono io che devo rimuovere gli ostacoli dalla strada della vita.

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Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:20

barche a Brindisi
Barche sul porto di Brindisi. Sullo sfondo il Monumento al Marinaio d&39;Italia.

In una Brindisi con i faccioni della campagna elettorale per le amministrative sul piazzale della stazione, nelle plance aggiunte per l'occasione e nei comitati elettorali aperti sul corso, accanto ai negozi domani si ricorderanno le 81 vittime della Kater i Rades, motovedetta albanese naufragata al largo della città alle 18 e 57 del 28 marzo 1997.  Con il beltempo, previsto anche per domani 28 marzo 2012, i brindisini hanno voglia di passeggiate sul lungomare dove sono ormeggiati un paio di traghetti, un pattugliatore della guardia di finanza, un paio di navi militari, qualche veliero, qualche peschereccio e un po' di barche e motoscafi. Le auto in questi giorni hanno un po' di difficoltà a passarci per via degli scavi che hanno riportato alla luce un tratto di muratura risalente al tardo medioevo sul futuro del quale i brindisini s'interrogano.

Alla commemorazione, domani, per la prima volta da quindici anni a questa parte, è previsto un numero di persone doppio rispetto a quello degli altri anni, di solito attorno alla trentina di persone, persino l'anno scorso che è intervenuto padre Alex Zanotelli. E' il primo segno di una rinnovata e diversa percezione sui fatti della Kater, anche a seguito della realizzazione del monumento a Otranto che ha inglobato il relitto della vecchia motovedetta albanese dismessa. L'evento si svolgerà dapprima davanti alla capitaneria di porto con il lancio dei fiori alle 17:00 e poi alle 18:30, presso la casa del turista (nei pressi dall'Hotel Internazionale), con il racconto Kater i Rades, via crucis per un venerdì santo, primo movimento con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e con attori Laura Giannoccaro, Cristina Belgioioso, Luana Pirelli, Fabrizio Pugliese, Emanuele De Matteis, Giuseppe Vitale.  Già quasi esaurite le prenotazioni per la prima replica, resta qualche posto per la seconda replica alle 20 e 30. Chi vuole può contattare il 331 3477311 per prenotarsi.

Cresce l'interesse attorno a questa vicenda nella storia delle relazioni tra Albania e Italia in questi giorni anche per la pubblicazione del libro Il Naufragio di Alessandro Leogrande, autore tra l'altro di diversi interventi radiofonici sull'argomento. Qualche contatto c'è anche con alcuni artisti albanesi, già coinvolti in eventi realizzatisi ad Otranto nei mesi scorsi, che proprio oggi hanno contattato la cooperativa Thalassia che sta organizzando l'evento di domani che vede, come partner, l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi. La voglia di conoscere questa storia ha contagiato anche le scuole superiori di San Vito dei Normanni che dopodomani, 29 marzo, assisteranno ad una replica del racconto in un matinée alle ore 11 presso il cine-teatro Melacca. Ci sono almeno 10 buone ragioni per non mancare a questo evento.

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Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:38

marcia della pace perugia assisi 2011
Marcia della pace Perugia-Assisi 2011. Credit: skytg24.

Non comprare armi. Dobbiamo declinare così il sesto dei dieci comandamenti che Dio diede a Mosè: non uccidere. Perché comprare armi equivale ad uccidere non solo la dignità della persona umana ma anche la nostra economia.

La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

E' questa la proposta che più mi colpisce e mi coinvolge nella mozione finale della marcia della pace tra Perugia ed Assisi che si è svolta oggi, domenica 25 settembre 2011. Se abbiamo dichiarato tabù la schiavitù perché altrettanto non può avvenire con la guerra? Questa auspicabile meta non è poi così lontana. Si potrebbe cominciare con il non acquistare i 131 caccia F35 che costeranno all'Italia 15 miliardi di euro: un terzo dell'attuale manovra finanziaria. Qualcuno deve spiegare che necessità abbiamo di comperarli. Quali esigenze belliche giustificano un uso così spropositato di armi? E' del tutto evidente che in un paese come quello italiano dove le priorità sono ben altre che si tratta di un enorme e dannoso spreco.

Niente è più inutile di un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare.Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.

Questo ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore di Tavola per la Pace. Contro questo acquisto è in corso una campagna denominata "Taglia le ali alle armi". Su questa assurdità delle spese militari italiane è intervenuto anche Alex Zanotelli che ricorda che abbiamo speso nel 2010 27 miliardi di euro. Ecco qui l'intervista.

E ora aderisci anche tu all'appello contro queste spese.

Ultima modifica il 1 ottobre 2015 alle 15:27

Carrisi, il bidello corrotto di Musica Silenziosa
Carrisi, il bidello corrotto di Musica Silenziosa. Foto di Eleonora Lombardi.

Domani, 30 maggio 2011, torno su un set e in particolare su quello de Il sole dentro di Paolo Bianchini. Il regista e i suoi assistenti si sono convinti che sarei stato quel commerciante di bambini che cercavano. Un piccolo ruolo da cattivo, dunque, per questo film che inizierà le riprese proprio lunedì.  E che è un po' per me un ritorno perché già nella miniserie Tutta la musica del cuore, ora in post-produzione, avevo un altro ruolo da "cattivo": sono il bidello corrotto e raccomandato del conservatorio al centro delle vicende. Un po' mi sto abituando negli ultimi tempi a indagare le ragioni del male, per via anche del lavoro fatto nel Macbeth di Shakespeare  che ha debuttato lo scorso 29 aprile, dove sono una delle tre streghe e assassino.  Un male necessario, che viene dal fato, che si deve accettare mostrando la giugulare, perché se ci si oppone le conseguenze sono peggiori. È quel male che fa muovere le cose, un deus ex machina nella macchina da spettacolo shakespeariana.  Una macchina quest'ultima che sto imparando a conoscere dal di dentro in questo periodo. Oltre che nel Macbeth sono, infatti, impegnato in altri due lavori che hanno a che vedere con il celebre drammaturgo in qualche modo: uno è Più leggero di un suspir, uno spettacolo comico scritto da Francesco Niccolini mettendo insieme tutte le morti o quasi delle tragedie di Shakespeare appunto e l'altro è il Moby Dick, sempre di Niccolini, che è si una trascrizionne in forma di poema teatrale del romanzo di Melville ma è ancora un viaggio shakespeariano nell'inconscio. Nel primo spettacolo sono uno degli attori, nel secondo assistente alla regia. Tutti questi spettacoli vedono alla regia Enzo Toma e sono prodotti da Maccabeteatro.  Dopo aver lavorato, quindi, negli anni precedenti con l'improvvisazione teatrale è un buon periodo per me per confrontarmi con i testi e con i classici. Non dimenticando però il filone dell'oralità, dei cunti popolari che non abbandono mai e che di tanto in tanto mi vede impegnato come il prossimo 9 giugno a Taranto, ospite degli appuntamenti di riconversione culturale curati dal comitato provinciale Taranto Lider. Una bella occasione questa, per me, per dar seguito a quello spirito civico, di solidarietà, di nuovi stili di vita che curo sin dagli anni in cui iniziai ad occuparmi di commercio equo e solidale grazie a quel padre umano e spirituale che è per me Alex Zanotelli, "l'uomo dell'acqua", come è stato chiamato di recente perché grande ispiratore e attivista del movimento per l'acqua pubblica.

Sono contento ed onorato di poter prendere parte a questa pellicola per due motivi. Il primo è perché narra, tra l'altro, la straordinaria e commovente storia di Yaguine e Fodé, due ragazzi africani che volevano consegnare una meravigliosa lettera al parlamento europeo. Il secondo è perché dopo Sergio Rubini nel 2003, ne L'amore ritorna,  ho la possibilità di lavorare con un altro maestro come Paolo Bianchini.