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Ultima modifica il 21 agosto 2016 alle 16:37

Al lavoro con Enzo Toma. Foto di Walter Profilo.
Al lavoro con Enzo Toma. Foto di Walter Profilo.

Quali sono le emozioni al primo casting? Che differenze ci sono nella recitazione per il cinema e la fiction? Come si diventa attori? Ci sono dei segreti nell'arte della recitazione? E quali? Come fanno gli attori a dimagrire o ad aumentare di peso? Ho avuto una splendida occasione di rispondere a queste e ad altre domande durante un'intervista con gli amici di Radio Punto Sud, Raffi Carbone e Antonio Palano. Durante questa occasione (il 5 Aprile 2016) ho potuto raccontare un po' come ho cominciato io, con Sergio Rubini nel 2003, un po' la mia storia, i problemi e le difficoltà che incontro e cosa faccio per superarle. Devo dire di essere molto soddisfatto di questa chiacchierata in cui abbiamo fatto cenno anche ad un film in cui ho lavorato e che ha iniziato il suo tour nelle sale: L'età d'oro di Emanuela Piovano, con Laura Morante, Giulio Scarpati, Gigio Alberti, Giselda Volodi e tanti altri. Ascoltatela tutta qui sotto, godetevela come ce la siamo goduta noi, spero, fatene tesoro e fatemi voi, a vostra volta, altre domande nei commenti. Il prima possibile risponderò a ciascuna di esse.

Ultima modifica il 16 ottobre 2015 alle 14:10

English:
English: (Photo credit: Wikipedia)

Come può un attore fare carriera sia in teatro al cinema? Che cosa hanno in comune queste due arti? E quali, invece, le differenze? Come deve comportarsi un attore sul palco e sul set? Che cosa può fare per supportare i due mondi? A queste e ad altre domande ancora vorrei provare a dare qualche risposta seppure non esaustiva oggi. Prendo spunto dall'evento BP2015 Le Buone Pratiche Teatro e Cinema: un amore non (sempre) corrisposto che si terrà a Roma il 13 e 14 Febbraio prossimi. Come viene riportato sul sito degli organizzatori

le Buone Pratiche del Teatro sono un appuntamento periodico e itinerante, organizzato dall’Associazione Culturale Ateatro, con sede a Milano, e dal sito di cultura dello spettacolo www.ateatro.it.

Questa volta si rifletterà sugli intrecci esistenti fra teatro e cinema.Vorrei quindi contribuire con un elenco di dieci punti che in parte sintetizzano la mia esperienza di attore sia cinematografico sia teatrale e in parte  sono il frutto di spunti e riflessioni. Esso non va considerato come esauriente ma piuttosto come una traccia che magari professionisti ben più esperti di me possono completare, correggere, chiarire.

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Ultima modifica il 23 maggio 2016 alle 13:29

Film director Sergio Rubini
Film director Sergio Rubini (Photo credit: Wikipedia)

Credo profondamente che un regista sia un “sincero mentitore”. Questa definizione appartiene a Sergio Rubini, con cui ho avuto la straordinaria possibilità di lavorare nel film L’amore ritorna nell’autunno del 2003 e che ho visto all’opera in un’altra sua creatura: L’uomo nero. Inizio oggi una serie di cinque post sulla regia, come avevo anticipato: mi concentrerò su questa figura professionale in relazione agli attori e al resto del team di lavoro. Ho deciso di dedicarmi a questo argomento nel blog perché inizio a sentire un qualche richiamo che mi porta, per ora, a riflettere sui registi con cui ho lavorato o di cui ho raccolto testimonianze.

...continua a leggere "Quei sinceri mentitori di Rubini e Fellini"

Ultima modifica il 23 marzo 2017 alle 5:02

intervista a Carlo VanzinaAl cinema italiano, soprattutto alla commedia, servono attori nuovi, parola di Carlo Vanzina, intervistato dal Nuovo Quotidiano di Puglia ieri, 6 maggio 2014. Ecco i due passaggi più significativi dell'intervista:

Vanzina, in che condizioni versa il genere che lei ha detto essere "nel dna italiano"? (La commedia, n.d.r.)

«Citando il titolo di un film di qualche anno fa, mi verrebbe da rispondere "Stanno tutti bene". Invece la commedia sta male perché, secondo me, quella vera la fanno in pochissimi. In Italia girano finte commedie che fanno ridere poco, sono ideologiche e ripetitive. Sembrano riprodotte con lo stampo».

...continua a leggere "Nuovi attori per la commedia italiana"

Autografo di Dario Fo
Autografo di Dario Fo

Il 24 Marzo del 1926 è nato Dario Fo. L'Italia, il mondo intero deve festeggiare questa data. Per sempre. L'universo intero deve essere grato a lui e a Franca Rame, sua musa, sua moglie, sua compagna di lavoro, scomparsa lo scorso 29 maggio. Dario è il più grande affabulatore di ogni tempo e di ogni luogo, il più grande raccontatore di storie. E insieme a Carmelo Bene, Eduardo De Filippo e pochi altri è uno dei più grandi drammaturghi del teatro italiano e non solo. La sua figura di giullare, poi, nel senso pieno della parola, di artista efficace e scomodo, è stata confermata dal premio nobel alla letteratura che gli è stato consegnato il 9 Ottobre del 1997. Non dico niente di nuovo.  Per generazioni di teatranti Dario è un grande maestro e lo sarà per tutta la storia del teatro e dell'umanità. Ma prima di tutto è uno straordinario attore. Ho avuto modo di accorgermene quando l'ho incontrato per la prima volta durante un seminario che tenne con la moglie Franca e il figlio Jacopo alla Libera Università di Alcatraz, nell'Agosto del 2003. Un attore che, per esempio, recita tutti i personaggi della sua opera più nota Mistero Buffo. Che vi entra e vi esce, di continuo, nella migliore delle tradizioni brechtiane. Un destino d'attore, se si vuole, il suo. Voglio testimoniarlo attraverso tre passaggi di tre libri di cui due scritti da lui e un altro che parla di lui.

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Ultima modifica il 2 agosto 2013 alle 11:53

Óleo - Caronte
Óleo - Caronte (Photo credit: Artrista Fundamentá (www.cotrino.com))

Oggi il teatro non è popolare per definizione: altre forme di spettacolo nei secoli hanno via via attratto le persone. Ed è giusto che sia così. La molteplicità dell'offerta di forme di intrattenimento è una conquista che fa bene all'umanità. Perciò il teatro ha solo una piccola fetta di pubblico, ha quella che riesce ad attrarre e che si merita. E che più o meno conserverà nel tempo. Questo non vuol dire che si deve arroccare nei teatri all'italiana più o meno sovvenzionati dai fondi pubblici, vera arma a doppio taglio per la sopravvivenza del teatro stesso. Più che mai deve tornare a quella sperimentazione di drammaturgie, di contaminazioni, di forme espressive che ha conosciuto soprattutto negli anni '70, per merito di gruppi come il Living e altri. Occorre dare l'addio alle ultime anacronistiche pietre che restano della quarta parete, vera e propria parentesi sventurata nella storia del teatro. Questo comporta anche l'utilizzo di spazi off più che in passato. È inutile rinchiudersi in teatri da 4-500 posti e pretendere che gli spettatori vengano, più o meno numerosi. Per poi lamentarsi, come ho sentito da alcuni operatori, che in questo o quell'altro posto non c'è cultura del teatro. Se non c'è, prima di tutto, occorre crearla fornendo le occasioni giuste, con le modalità più chiare e coinvolgenti possibili. Ben vengano i workshop di formazione per diventare spettatori consapevoli.

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Ultima modifica il 1 novembre 2017 alle 12:54

La locandina di Mistero Buffo
La locandina di Mistero Buffo all'ingresso del Teatro Nuovo a Milano

Franca Rame e Dario Fo mi scuseranno se la chiave della mia recensione al loro Mistero Buffo che hanno riportato in scena dopo 41 anni è l'epifania, termine che potrebbe sembrare sin troppo religioso, considerato che sono i giullari della tradizione popolare, della satira, spesso anticlericale. Però la più grande impressione che ho avuto l'altra sera, il 5 gennaio 2011 che è vigilia dell'Epifania appunto, è di una manifestazione di divinità in loro due che però proviene dal basso, da quella divinità popolare che loro due hanno sposato, da quella Bibbia dei villani che raccontano per vocazione.  Non esagero se dico che nella loro narrazione c'è qualcosa di divino, che il nobel a Fo solo in parte suggella. Perché se Dio ha creato gli uomini per sentirsi raccontare le storie, come ho spesso sentito dire a Moni Ovadia, loro due sono tra i più grandi narratori di tutti i tempi, di certo i migliori viventi. Hanno così ben imparato nella loro lunghissima e luminosissima carriera, nonostante le tante difficoltà e le grandi amarezze, a togliere l'inessenziale e la zavorra che ora li vedi recitare con la leggerezza delle piume degli angeli, che Dario si diverte a strappare in uno dei suoi pezzi. A 84 anni lui e a 81 anni lei li vedi in forma, con una intesa e complicità meravigliose, alternarsi e divertirsi sul palco come due ragazzini. Mi ha fatto tantissimo piacere rivederli dopo che nel 2003 ho avuto il grande privilegio di conoscerli alla libera università di Alcatraz in occasione di un loro seminario assieme al loro figlio Jacopo. Credo proprio che tutti e due siano l'Adamo ed Eva, la coppia primigenia del nostro teatro e forse del teatro di tutti i tempi. E' davvero una unione che ha moltiplicato e magnificato le potenzialità di entrambi.

E come ogni coppia che si rispetti hanno avuto dei figli e dei nipoti. A parte Jacopo Fo, citato già prima e che è il loro figlio nella vita, loro figli possono essere considerati Marco Baliani, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Mario Pirovano, Marina De Juli. E chissà quanti altri, ormai non si contano più. Sono ormai nonni e bisnonni questi due eppure sono i più bravi, leggeri, divertenti di tutti, inarrivabili. Il loro genio è paragonabile solo ai grandi come Aristofane, Plauto, Molière, Shakespeare, Charlie Chaplin, Eduardo De Filippo e Totò.

La scaletta del loro spettacolo racconta quasi le loro nozze civili ma anche nel teatro e il loro percorso teatrale, sociale e politico.  Perché inizia con le nozze di Cana dove Jesus fa il "miraculamento" della trasformazione dell'aceto in vino a cui segue il monologo in cui Franca parla di una Eva creata prima di Adamo. Segue poi la resurrezione di Lazzaro che è un po' la resurrezione del teatro popolare con il loro ritorno in scena. Franca Rame è poi splendida nel pezzo successivo della lezione d'amore ad una giovane prostituta. E' poi la volta di Bonifacio VIII che incontra Gesù e infine del brano di Maria sotto la croce.

Con loro due sul palco, una riproduzione de Il terzo stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo che fa da scenografia, gli spettatori seduti sui lati del palco e il Teatro Nuovo di Milano occupato in ogni posto sembra di essere in una grande cattedrale umana, in una grande astronave in viaggio verso le stelle pronta a fare i zig-zag e le piroette dei comici della commedia dell'arte, una giostra da luna park che scuote e diverte moltissimo, persino nei pezzi drammatici proposti da Franca. Loro due sono delle straordinarie macchine attoriali, due attori in senso proprio e non inquadrati da una regia che dà loro spessore ma con l'auto-regia da attori giullareschi, abituati al contatto con il pubblico e all'improvvisazione. Il pubblico lo capisce, lo sente, lo ama. D'altronde i tanti milanesi e non solo che c'erano con me in teatro l'altra sera conoscono quasi tutto di loro due, si lasciano prendere e condurre per mano, persino negli sfottò che ogni tanto Dario lancia, come quello nei confronti dei genovesi rei di aver venduto san Giorgio agli inglesi. Non sfugge nulla a Dario, persino le risate dei ritardatari di cui approfitta ogni volta. E gli spettatori ridono e applaudono in continuazione e alla fine dello spettacolo si lascia andare ad una lunga standing ovation. Quello che sta succedendo nel cuore di Milano in queste sere è uno dei più grandi eventi del teatro in Italia al quale abbiamo la grandissima fortuna di poter assistere.

Ecco altre risorse per saperne di più: