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indignados
Indignados. Foto di Manuel Martín Vicente.

Era la metà di luglio 2011 e la borsa volava sulla scia delle privatizzazioni. Tremonti soffiava sul vento in poppa a tutta forza e ne acquistava tutto quel prestigio tanto da sembrare pronto a sostituire Berlusconi.  Poi è arrivata la crisi finanziaria d'agosto e il mondo è cambiato. Così tanto che oggi Tremonti insiste sugli eurobond d'accordo anche con la proposta di Romano Prodi che oggi nel suo solito editoriale domenicale su Il Messagero dice: stop (per il momento) alle privatizzazioni e avanti con alcune temporanee pubblicizzazioni. Le prime, infatti, vanno bene quando c'è la cosa pubblica, quando la politica c'è. Ma ora è assente ed è necessario che torni: basta considerare le fluttuazioni della borsa che se ne infischiano di vertici e controvertici. Siamo nel pieno di una delle conseguenze più gravi del capitalismo, dove i singoli stati non contano più e dove la comunità europea sta rischiando di disgregarsi soprattutto a causa della Merkel e di Sarkozy. Le pubblicizzazioni, invece, sono richieste dai cittadini come hanno dimostrato quelli italiani con il referendum sull'acqua pubblica, mostrandosi molto più saggi dei loro governanti.

Il mito secondo cui privato è meglio e più efficiente è uno dei responsabili della crisi finanziaria di questi giorni che rischia di ripercuotersi nelle tasche dei più deboli: Calderoli, ad esempio, è arrivato ad ipotizzare l'eliminazione dell'assegno di accompagnamento. Le privatizzazioni sono un po' una moda negli ultimi tempi ma bisogna valutarne bene i rischi. Per un'Europa e un'Italia che non decidono schiere di speculatori fanno i loro incassi. Questo non avverrebbe se la politica fosse al suo posto. Ma quale politica deve tornare? Non quella che c'è in giro perché ci ha portato dritto dritto dentro questo uragano che stiamo subendo. Questa politica si è declassata, frantumata da sola, conta come il due di picche, anche se difende come può le sue rendite di posizione. Molto meglio la politica dei cittadini: degli indignados di Spagna e Cile, del Movimento 5 stelle in Italia. Perché, come canta CapaRezza:

Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari. (CapaRezza, Non siete stato voi)

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Ultima modifica il 23 marzo 2017 alle 6:03

Romano Prodi
Romano Prodi (Photo credit: Wikipedia)

Torno ad occuparmi della crisi finanziaria dopo l'articolo di ieri. Questa volta voglio occuparmi della debolezza dell'Europa e delle possibili misure in Italia.

Cara Europa, cara Italia se ci siete battete un colpo, avrà chiesto Romano Prodi in una seduta spiritica come quella in cui fu coinvolto ai tempi del rapimento di Aldo Moro. Dopo la seduta avrà preso tastiera e schermo per scrivere l'editoriale pubblicato da Il Messaggero di oggi 21 agosto 2011 in cui fa appello al Parlamento Europeo a fronte dell'attuale crisi finanziaria perché torni a giocare il suo ruolo politico. Gli fa eco Giuliano Amato che dalla colonne de Il Sole 24Ore, sempre di oggi, chiede a Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo, di convocare una riunione dell'Ecofin. Due politici di lungo corso che nutrono fiducia nella politica dunque, per rispondere al dilemma di ieri, che secondo loro può ancora governare ciò che non solo sembra ingovernabile, come il mercato finanziario, ma che sembra governare esso stesso le sorti dei paesi europei costringendoli addirittura a cambiare le loro costituzioni come vorrebbe fare  chi vuole introdurre il pareggio di bilancio nella carta costituzionale.

Nelle borse mondiali c'è chi vende scommettendo nell'incapacità dei governanti europei (e non solo) e chi compra sperando che siano capaci di tornare a governare, se lo hanno mai fatto davvero. In tutto questo la Germania dice no agli Eurobond, le obbligazioni del debito pubblico dei paesi dell'Unione. Ma perché? Perché la Merkel e i suoi connazionali hanno paura dell'inflazione spiegano gli esperti. I tedeschi non saranno favorevoli a questi titoli finché i paesi dell'unione non si saranno avviati ad un sano pareggio dei loro bilanci. Non è un caso che si stia rafforzando il franco svizzero con una Svizzera che presenta addirittura un avanzo di bilancio. Chi può allora investe in franchi svizzeri o in yen o in oro, aspettando il ritorno dell'Unione Europea.

Intanto in Italia si pensa di intervenire sulla previdenza, insieme alle altre misure come il ritocco dell'aliquota Iva e il contributo di solidarietà. Che è come dire: caro cittadino che hai maturato il diritto alla pensione, siccome finora siamo stati incapaci qui al governo di risanare il nostro mostruoso debito pubblico e visto che le borse di tutto il mondo ci stanno dando addosso adesso in pensione ci vai più tardi e continui a lavorare là dove stai per rimediare a questa situazione. Lascio immaginare come si sentano queste persone, soprattutto se pensiamo che quasi nessuno propone la riduzione delle spese militari o l'ICI sugli immobili del Vaticano.

Un'altra importante mossa può venire dalla eliminazione dei sussidi di stato alle aziende in cambio di sconti fiscali, come ci consigliano di fare i cinesi e come ci ricorda un'analisi di Francesco Sisci pubblicata su Il Sole 24Ore di quest'oggi. Sovvenzionare le aziende non solo non è sano ma sottrae ingenti fondi allo stato che potrebbero aiutarci a ripianare il debito che abbiamo. In questo modo se le aziende diventano più sane, perché camminano con le loro gambe e non con le stampelle, riusciamo a recuperare forse quella parte degli 88 mila posti di lavoro persi nel 2011 come denuncia oggi Unioncamere.

Spero tanto che Romano Prodi nella sua prossima seduta spiritica si faccia dare consigli da Don Sturzo e La Pira, che gli apparvero nella seduta su Moro, consigli su come dobbiamo fare ad avere un vero governo, un governo all'altezza della situazione, che sappia agire con equità.  E se questi due spiriti confidano in un terzo governo Prodi per favore tengano la nave Italia al riparo da tempeste che non lo scalzino dal timone per la terza volta.

E voi a cosa state ricorrendo per scacciare la crisi? A corni, amuleti e sedute spiritiche anche voi?

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Ultima modifica il 3 gennaio 2017 alle 15:07

È da un po' di tempo che cerco di capire in cosa consiste questa crisi finanziaria che stiamo attraversando e quali sono le sue conseguenze. Stamattina ho raccolto un po' di risorse tra giornali e articoli online per spiegarla nella maniera più semplice possibile.

"Se scoppia una guerra voglio vedere come farai". È stato questo il monito che spesso mia madre mi ha rivolto allorché mi vedeva compiere qualcuno di quegli sprechi figli del nostro benessere. Figlia di una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, ma anche la prima, ha ben vivo il ricordo dei tanti sacrifici che chi ha attraversato quelle due calamità ha dovuto compiere. Quando ti senti rivolgere un monito simile pensi che una simile catastrofe non ti si presenterà più davanti perché ormai l'umanità ha imparato la lezione, ha già dato, pensi. Il passare degli anni e le guerre che vedi in Iraq e Afghanistan ti confermano questa tesi perché ti senti parte del mondo occidentale e civilizzato. Ti senti al sicuro. In realtà la possibilità di un terzo conflitto mondiale non è poi così lontano, se ad esempio consideriamo quello che potrebbe succedere per l'approvvigionamento dell'acqua tra qualche decennio. Tuttavia in questo momento siamo tutti seduti su un castello di carte che potrebbe crollare presto, se non lo sta già facendo. Parola di Aldo Giannuli in un articolo che spiega con chiarezza la crisi finanziaria che stiamo attraversando. Scrive Giannuli:

Qualche giorno fa (6 agosto 2011 p. 10) il “Sole 24 ore” – che non è esattamente l’organo dei “marxisti arrabbiati” – ha pubblicato un articolo da quale apprendiamo che, sommando i valori scambiati da tutte le borse si arriva a circa 50.000 miliardi di dollari, cui dobbiamo sommare i 95.000 di tutte le obbligazioni esistenti ed i 466.000 miliardi nelle diverse forme di derivati. Tutti insieme i mercati finanziari, assommano un valore pari a 611.000 miliardi di dollari (senza tener conto delle valute).

La cosa interessante è che se consideriamo, invece, l’intero Pil mondiale (che è l’indice più accreditato – ancorchè discutibilissimo – dell’economia reale) arriviamo a stento a 74.000 miliardi. Dunque: il valore dei cd “prodotti finanziari” è otto volte maggiore a quello dell’economia reale!!!!!

Ora convertire quella montagna finanziaria in economia reale è in pratica impossibile e se si facesse, anche per una piccola parte, il suo valore si ridurrebbe di molto. Quindi non è conveniente. Meglio continuare a fare soldi con i soldi, speculazioni contro Grecia, Spagna e Italia comprese. Tutta colpa del mercato dunque? In proposito c'è chi afferma che:

Il mercato è un sistema basato sui profitti e sulle perdite. Se si eliminano le seconde, non funziona più nulla, anche se nel breve termine sono tutti contenti. L’attuale crisi è la prova del disastro che può causare lo Stato quando interviene sul mercato in maniera incompatibile con le leggi economiche, e col buonsenso.

È quel che afferma Pietro Monsurrò analizzando le cause dell'attuale crisi finanziaria. Penso che la responsabilità non sia attribuibile in modo esclusivo a uno dei due poli: o lo stato o la borsa. Anche se mi sembra chiaro che non puoi fare come la Grecia che è arrivata a falsificare i bilanci o come l'Italia che non si decide mai ad affrontare sul serio il suo enorme debito pubblico. L'Europa prova ad uscirne con gli eurobond anche se Angela Merkel è contraria. Sullo sfondo però c'è un serio rischio di collasso dell'euro e di disgregazione della comunità europea. Basta leggere i giornali di oggi per rendersene conto, con buona pace di Beppe Grillo che li giudica troppo viziati dalle lobby. È come se la Merkel in questo momento difficile stesse ripetendo lo stesso slogan che sentiamo certe volte oltreoceano: "First Deutschland" mutuato da "America First". Sul perché di questo isolamento scrive su La Repubblica di oggi 20 agosto 2011 un bell'editoriale Ulrich Beck:

la Merkel non fa che replicare un euro-nazionalismo tedesco, secondo cui l'Europa può guarire prendendo a modello gli orientamenti di fondo e la politica economica del governo tedesco.

Come può uscire da questa situazione il piccolo azionista o chi non ha investimenti di questo tipo ma subisce le conseguenze che le politiche economiche degli stati europei stanno adottando, in primis in Italia? Ieri vedevo ai tg che molti napoletani si recano al banco dei pegni. Avranno le loro ragioni per farlo. Ma se si può, secondo me, è meglio restare fermi, non fare niente, aspettare che passi la buriana, cercare di resistere e ripararsi alla meglio. Una mia prozia una volta per sfuggire ai bombardamenti di notte per la fretta di scappare uscì di casa con addosso il pezzo di stoffa con cui ci si puliva dopo i bisogni corporali che una volta, quando non c'era l'acquedotto, si facevano in una specie di vaso da notte più grande. Era parecchio imbrattato ma un po' per la paura e un po' per la sua disinvoltura sembrò un elegantissimo foulard. Prepariamoci perché la crisi durerà ancora due-tre anni nella migliore delle ipotesi.