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Ultima modifica il 12 luglio 2016 alle 14:22

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Deposizione (particolare 2) Caravaggio: Vaticano, Pinacoteca Vaticana (Photo credit: Wikipedia)

In questo blog sto dedicando molta attenzione al ciclo di lezioni-spettacolo di Dario Fo e Franca Rame sulla storia dell'arte. Sono in corso più iniziative di cui potete sapere di più nel post L'arte secondo Fo, terzo Vitale. Una di queste è la sintesi della puntata per chi non ha potuto vederla o vuole rileggerne o rivederne dei passaggi. Ad esempio è disponibile quella su Picasso.

Oggi, però, visto che su Il Fatto Quotidiano è già presente un ottimo ed esaustivo riassunto vi rimando ad esso. Preferisco approfittare della vostra attenzione per parlare, invece, di uno dei temi toccati da Dario Fo, quello del realismo. Lo si ritrova durante la spiegazione della Deposizione nel sepolcro. In esso il Merisi utilizza una serie di espedienti come piani mobili, spostamenti dei punti di fuga, geometrie. Il risultato è quello di una grande umanità, di un eccezionale naturalismo, di una morbidezza e spontaneità.Tutto questo però va costruito. Vale la pena rileggere queste parole dette da Dario Fo durante lo spettacolo:

Noi pensiamo sempre al realismo come copia del naturale. Ecco l'equivoco per cui la verità è riuscire a falsificare abilmente la realtà. No: in Caravaggio l'espressione drammatica non si realizza solo interpretando il reale, ma con il supporto determinante della geometria e della dinamica.

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Ultima modifica il 21 maggio 2016 alle 23:28

Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WG...
Michelangelo Merisi da Caravaggio - David - WGA04195 (Photo credit: Wikipedia)

Caravaggio era un violento? Un aggressivo? Un pazzo? Un artista maledetto? Sappiamo infatti dalla sua biografia che prese parte a diverse risse ed ebbe guai con la legge. Per capire, però, cosa davvero successe bisogna guardare alla Roma del suo tempo dice Dario Fo nella sua lezione-spettacolo Caravaggio al tempo di Caravaggio, in onda su Rai5 lunedì 2 marzo alle 21 e 15, che fa parte del ciclo di spettacoli L'arte secondo Dario Fo. La città era immersa nella povertà, nell'intolleranza, nella prostituzione e nel banditismo. In più c'erano qualcosa come tre esecuzioni pubbliche alla settimana. Emblematica quella dei Cenci, tra cui Beatrice la cui storia turbò il pittore di cui stiamo parlando. C'era, insomma, una violenza capillare e quotidiana nei ceti popolari nei quali Michelangelo Merisi, come si chiamava di nome, pescava le modelle o i modelli dei suoi dipinti. A proposito di questi ultimi il premio Nobel svela gli espedienti teatrali che il grande artista del seicento utilizzava: le geometrie e i volumi, glli specchi, i pupazzi, i lucernari.

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