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Ultima modifica il 6 febbraio 2017 alle 13:04

Per Rubini Fellini era un mago, come abbiamo visto nel primo dei cinque post sulla regia che sto pubblicando nel mio blog. Il primo mago nella storia del cinema è stato Georges Méliès, una figura che mi affascina da quando ho iniziato a masticare cinema. Dopo la sua carriera da prestigiatore si dedicò ala settima arte riuscendo a fonderla con l’illusionismo in quel che si può considerare “il teatro dell’impossibile”. Per riuscirci usò tutto il repertorio delle tecniche che conosceva alla perfezione: apparizioni, sparizioni, ombre e proiezioni, simulacri. In quasi tutta la sua filmografia è alle prese con una serie di illusioni che scandagliano l'impossibile. Non è un caso se uno dei suoi maggiori capolavori si intitola proprio Viaggio attraverso l'impossibile. Qui Méliès compie un viaggio in cielo, sul sole e nelle profondità marine. Abbiamo allora, agli albori del cinema, un regista che si butta a capofitto nelle possibilità che la nascente arte gli fornisce. Come un bambino e il suo nuovo giocattolo. Usa l’apparecchio per le proiezioni che nel 1895 i fratelli Louis e Auguste Lumière pensavano che sarebbe rimasto nell’ambito scientifico in un modo nuovo e sorprendente, impensabile per l’epoca.

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