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viva la poesia
Viva la poesia. Di Jorge Mejía.

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi a un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio — anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola«bosco».

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
le lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasciano scampo.

In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non un cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C'è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta d'una mano mortale.

Wislawa Szymborska

Ho voluto trascrivere nel mio blog questa poesia nel primo volume della collana Un secolo di poesia che presenta oggi, 27 dicembre 2011, Il Corriere della Sera che sta pubblicando le grandi voci della poesia del Novecento. Mi sembra una iniziativa degna di nota, degna della vostra attenzione. Perché credo che la gioia di scrivere poesia è anche la gioia di leggerla.

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Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:16

Vignetta sull'assassinio di Gheddafi

Non voglio scatenare il dibattito, ma metto a verbale che io ritengo le foto di Gheddafi morto un pezzo di Storia, non scandalismo facile

così scrive Luca Sofri in un suo tweet. Sono infatti contrastanti le opinioni sull'opportunità di mostrare o meno le immagini della cattura di Gheddafi e poi del suo cadavere.  Esse, infatti, volenti o no saranno presenti sui libri di storia al pari delle foto dell'impiccagione di Saddam Hussein e del cadavere di Mussolini e altre. Il punto è la necessità di mostrarle sui quotidiani e i blog. I minori possono trovarsi senza mediazione di fronte a esse. La questione si sposta allora sul ruolo di genitori e educatori e sul tempo che essi possono passare da soli sull'internet o davanti alla televisione. Perché la censura di quelle immagini, io credo, non ci consentirebbe l'analisi critica dei fatti. Ora è pur vero che c'è qualcosa di barbarico nell'esecuzione del leader libico e nella sua ostentazione ma se rinunciamo ad usare la testa la barbarie aumenta.  Perciò non posso essere d'accordo con Marco Dotti che sostiene che quelle immagini siano pornografia. Credo che negli anni del berlusconismo la vera pornografia sia vedere Berlusconi a partire dalle cassette che nel 1994 mandò ai tg per arrivare ai suoi interventi a Porta a Porta. Pornografia sono i salotti televisivi, le carrambate strappalacrime, l'insistenza sul caso di Sarah Scazzi e compagnia cantando. Eppure anche esse vanno analizzate. Anche di fronte ad esse abbiamo la necessità di decodificare quello che ci mostrano. Non abbiamo alternativa. Fa bene secondo me Il Corriere della Sera quest'oggi a dedicare uno speciale articolo a L'ultima profanazione del corpo del tiranno. Perché di questo si tratta: di vilipendio, come accadde per Mussolini e la Petacci a piazzale Loreto. Ora è legittimo non volerle vedere, non mostrarle ma è altrettanto legittimo guardarle e commentarle.

Su questo stesso argomento puoi leggere il mio post di ieri: Il cadavere di Gheddafi tra rabbia e civiltà.

E tu cosa ne pensi?

P.S.: post rivisto il 9 aprile 2013.

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