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Ultima modifica il 13 ottobre 2015 alle 16:32

Theatre Lightshow
Theatre Lightshow (Photo credit: Mikepaws)

A che punto è la crisi, ci si potrebbe chiedere prendendo a prestito una celebre battuta del Macbeth di William Shakespeare: "A che punto è la notte?". In qualunque fase del suo ciclo sia, i continui tagli alla cultura creano enormi difficoltà alle arti, tra cui il teatro. Del resto i teatranti di ogni tempo e cultura hanno sempre dovuto barcamenarsi tra impedimenti di ogni tipo come la mancanza di fondi. Hanno quindi dovuto elaborare le più disparate strategie per averli. Shakespeare, che ho appena citato, e Molière non erano soltanto degli straordinari autori: una delle loro peculiarità era quel che oggi chiameremmo il management, che è anch'essa un'arte. Uno dei suoi obiettivi è quello di trovare i soldi per tenere in piedi compagnie e spettacoli. Un aspetto che sta diventando sempre più difficile. Tutti gli economisti che si sono occupati di spettacolo si sono resi conto che il settore teatrale è tecnologicamente non progressivo e quindi per questo destinato a scomparire se lo si lascia al solo gioco concorrenziale, come facevano notare Mimma Gallina, Lorenzo Scarpellini e Pierpaolo Forte nel 2001 nel saggio "Teatro e Stato: principi e quadro normativo" del libro Organizzare Teatro di Mimma Gallina edito da Franco Angeli. Oggi voglio segnalare tre diverse iniziative che mirano proprio al reperimento dei necessari fondi.

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Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 17:54

Giuseppe VitaleNascerà presto una nuova figura professionale, sempre più preziosa, richiesta e pagata. Quella del grande lettore/spettatore/ascoltatore, un professionista capace di consumare quantità esorbitanti di cultura per appagare l'ego di tutti. Sarà lui l'eroe del futuro(Giacomo Papi su l'ultimo numero di D. del 25 giugno 2011).

Ecco io mi sento già quell'eroe per le quantità industriali di post, blog, messaggi di stato e twit che leggo e commento a fronte di pochissimi amici che ogni tanto per misteriose ragioni si ricordano di commentarmi, spesso senza leggermi neanche. Non me ne vogliate cari amici ma è evidente che stiamo tutti cercando la celebrità ed è pieno il mondo di chi sculetta e quindi trova qualcuno disposto a guardarlo, visto che nel frattempo siamo diventati anche voyueristi. Allora fa bene lo stesso Papi (da non confondersi con papi di chiese o di feste o con quel Papi sintesi dell'idiozia) a citare Macbeth, che ho avuto il piacere di recitare ad aprile:

 La vita non è che un'ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e dimena per la sua ora sulla scena, di cui non si sentirà più nulla. E' una storia raccontata da un idiota, piena di strepito e furia che non significa niente.

Mai parole potevano essere più sferzanti per un attore eppure sono state scritte dal più grande drammaturgo come William Shakespeare nel 1600. Cosa scriverebbe ai nostri tempi? Ai suoi tempi il teatro era l'unica forma di divertimento. Oggi, invece, ci sono innumerevoli forme di divertimento e il teatro e persino il cinema sono quelle più in difficoltà, meno frequentate. Questo si traduce nella grande difficoltà per gli attori per ritagliarsi la loro celebrità, specie in una società come la nostra dove la profezia di Andy Warhol si sta avverando: "ognuno sarà famoso in 15 minuti".  Come trovare quel necessario spazio di notorietà per lavorare come attore laddove ogni persona del pubblico a sua volta cerca il suo legittimo pezzo di fama?

 Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama, ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare, col sudore

si sentiva durante la sigla iniziale del noto telefilm Saranno Famosi che ha nutrito i sogni di  centinaia di migliaia, forse milioni di scalpitanti allievi attori, danzatori, cantanti nelle scuole, ne corsi, nei workshop di tutto il mondo.  Salvo poi scoraggiarsi quando i reality show hanno mostrato che quel sudore non solo non serve, ma che siamo in piena epoca del trionfo della mediocrità. Del resto è noto che chi lavora per società come la Endemol, per esempio, è pagato per non far pensare il pubblico. Ed allora the show must go on, chi fermerà mai il circo dei circhi, quel villaggio globale non solo diventato realtà per molti paesi nel mondo ma che nel frattempo si è trasformato in un set quotidiano aperto a tutti? Ne fanno parte anche i social network come Facebook dove spesso i migliori talenti sono uniformati, abbrutiti, macinati come se uno tsunami avesse travolto i cervelli di tutti.

Che cosa è più prezioso, la fama o la salute? / Che cosa è più importante, la salute o la ricchezza? / Che cosa è più dannoso, vincere o perdere?

Queste domande spesso leggo nel Tao nel disperato tentativo di sgonfiare quel pallone smisurato del mio ego. Per consolarmi di non far parte dello show business. E allora come novello Teseo eccomi addentrato nei labirinti di blog, social network, micro-blog e pagine web di ogni tipo alla ricerca del Minotauro. Ma ahimé mi ci sono perso, forse non ne uscirò mai. Ricordatemi se volete come quell'eroe del futuro curioso come sono e desideroso di comunicare che spesso viene a rompervi le scatole e importunarvi ma che per lo più rimane da solo.