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giuseppe_giullareIl 18 agosto torna Mistero Salentino, il mio spettacolo di storie di santi, di matti e di gatti al Fuorirotta di Campomarino di Maruggio. Sono sempre contento ogni volta che le racconto perché sono vive, godono di una forza, queste storie, che si rinnova in ogni occasione. Questo dipende dal fatto che si tratta di cunti e culacchi appartenenti alla nostra tradizione che si sono tramandate di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di corpo in corpo. Alcune di esse me le raccontava mia nonna Mimina, altre come Guerin Meschino e Recchi di ciucciu le devo a degli amici che a loro volta ne sono eredi, altre ancora le ho trovate su pubblicazioni online o in libreria. Magari sono state dimenticate, magari non si conoscono più e allora grande è la mia responsabilità nel ridare loro la possibilità di far parte ancora del nostro quotidiano, in un'epoca in cui ben altri divertimenti ci intrattengono. Esse però continuano a divertirci in un modo ignoto ai più. Il segreto sta nei suoni, spesso onomatopeici, di cui sono fatte. Non appena iniziano a propagarsi sotto forma di parole appartenenti ai dialetti dell'alto salento tanta è la meraviglia di grandi e piccini che non si aspettano di essere coinvolti in un concerto vero e proprio, anche se non c'è musica. Qualcosa di analogo succedeva ai tarantati che non riuscivano ad essere curati dai musicisti, che non trovavano il ritmo. La loro cura consisteva nelle tiritere, nei culacchi e nei cunti veri e propri che facevano nella cappella di Santu Paulu a Galatina.

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Ultima modifica il 28 novembre 2016 alle 12:28

Un momento dello spettacolo.
Un momento dello spettacolo "Cunti in tavola",

Oggi vi racconto la storia dell'impresa di un attore e di un cuoco che abitano nello stesso paese.  Il primo un giorno d'inverno ha un'idea: raccontare i cunti dei nonni in un locale. Così va dal titolare di un piccolo ristorante nel suo paese e gli racconta la sua idea: fare uno spettacolo con cunti, filastrocche, giullarate tra una portata e l'altra. L'attore si chiama Giuseppe e il cuoco, titolare del ristorante, si chiama Dino. Giuseppe si è già esibito con il suo spettacolo, da solo, in diverse piazze. Ma come reagiranno le persone che mangiano? Si lasceranno coinvolgere? Si divertiranno? E come organizzare il servizio? I dubbi e le perplessità sono tante. Giuseppe e Dino s'industriano per accogliere al meglio gli ospiti-clienti e intrattenerli tra un piatto e l'altro, tra un sapore e l'altro, tra una degustazione e l'altra. Chiamano l'evento Cunti in tavola e si mettono a fare un po' di pubblicità. La prima serata va bene. Ne fanno una seconda ed è un successo. Tanto che tutti e due vengono invitati in un altro locale, più capiente, una masseria dove durante tutto l'anno si organizzano diversi eventi. Si tratta della Masseria Triticum, a Francavilla Fontana.

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Ultima modifica il 4 gennaio 2014 alle 6:51

telo-scenografia di Cunti in tavola
Telo-scenografia Cunti in tavola.

L'appuntamento di Cunti in tavola sabato sera ad Oria si avvicina. È ora di conoscere il menu di piatti e di storie della cena-spettacolo. Che cosa "ruscia" (bolle) nella pignata sul fuoco dunque?

Non appena voi ospiti arriverete, alle 21 puntuali come raccomandiamo, ci sarà il benvenuto che vi darò io, il "conta cunti" della serata, con una filastrocca propiziatoria. Saremo quindi pronti per Ciucciu Cacaturnisi (il ciuccio cacasoldi) che racconta di un ragazzino che va per il mondo a cercar fortuna finché un vecchio saggio non gli regala un ciuccio che potrebbe fare la fortuna sua e della famiglia sua. Saranno, quindi, subito serviti gli antipasti: fave e cicorie, parmigiana di melanzane, stufato di verze, polpettine di carne al sugo, stanato di "cucuzza" (zucchine), ricotta, pettole e polpette di patate.

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Locandina di Cunti in tavola.
Locandina di Cunti in tavola.

Sabato 6 aprile torna Cunti in tavola, un giullare al ristorante, la cena-spettacolo al locale Alla corte di Hyria, a Oria. Con lo chef Dino Di Levrano ci siamo accorti che l'iniziativa piace e diverte. Così ci siamo decisi a riproporla. Forti della prima esperienza per questa seconda serata riproporremo la nostra formula migliorata in alcuni accorgimenti, nella scaletta e anche con una novità. Intanto voglio ricordare che si potranno assaporare dei racconti popolari combinati con piatti che li riguardano. Per esempio si gusteranno orecchiette con braciole e cacio ricotta mentre io nei panni di un giullare vi porterò nel Medio Evo, un'atmosfera già suggerita dalla caratteristica ambientazione del ristorante dove si svolgerà l’evento, che tra l'altro è adiacente al già suggestivo quartiere ebraico del centro storico di Oria. In questa seconda occasione ci sarà anche maggiore interazione con il pubblico che parteciperà con propri suggerimenti ed idee ad uno dei racconti che sarà improvvisato, sul momento. Non mancheranno, poi, cunti come Ciucciu Cacaturnisi, culacchi (racconti brevi satirici) come Cummari Furmiculecchia e Cumpari Surgicchiu. Non mi resta che raccomandarvi il locale, ben recensito su Trip Advisor e fornirvi il numero telefonico al quale vi raccomando di prenotarvi che è il 329 6624507. L'appuntamento è per le ore 21 puntuali. A sabato 😉

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Ultima modifica il 13 ottobre 2015 alle 16:20

foto gazzetta 1 marzo 2013
Foto dell'articolo su Cunti in tavola comparso il 1 Marzo su La Gazzetta del Mezzogiorno di Brindisi.

Teatro e cucina domani sera ad Oria. Prendo a prestito il titolo che La Gazzetta del Mezzogiorno di Brindisi ha dedicato quest'oggi allo spettacolo Cunti in tavola che terrò domani sera, 2 marzo 2013, ad Oria presso il ristorante Alla Corte di Hyria. L'idea nasce da questa domanda: cosa succede se un attore narratore e un cuoco si mettono insieme e combinano le loro arti? Il risultato di un tale impasto sono piatti da raccontare e storie da mangiare. Si potranno, infatti, assaporare dei racconti popolari combinati con piatti che riguardano proprio quei racconti. Durante la cena, per esempio, si gusteranno orecchiette con braciole e cacio ricotta mentre un giullare riporterà i commensali nel Medio Evo, un'atmosfera già suggerita dalla caratteristica ambientazione medievale del ristorante Alla Corte di Hyria, dove si svolgerà l'evento, che tra l'altro è adiacente al già suggestivo quartiere ebraico del centro storico di Oria. Per saperne ancora di più su questi racconti, la loro natura e che tipo di percorso ho fatto per raccontarli può leggersi l'articolo su Lo Strillone.

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Ultima modifica il 8 ottobre 2013 alle 19:04

Schermata della smentita della fondazione
Schermata della nota di smentita della Fondazione della Taranta

Non credo che il "malinteso" sia partito dal nulla e senza ragione, piuttosto credo che l'emittente stia contravvenendo al modello di sviluppo de La Notte della Taranta (Lavinia Tosti Di Valminuta)

la Fondazione La Notte della Taranta non ha alcuna voce in capitolo sulla trasmissione dell'evento? presumo che avrà venduto l'esclusiva a telenorba che si ripagherà con l'investimento degli sponsor. (Alessio Cosma)

la fondazione dovrebbe essere attenta e vigile a tutti i marche che si accostano al proprio marchio ... e non ci crede nessuno che la fondazione non fosse a conoscenza di tali accordi!! (Fabio Maria Fabrizio)

Questi ultimi sono tre dei tanti commenti che si possono leggere a margine della nota di smentita da parte della Fondazione della Notte della Taranta circa la sponsorizzazione da parte dell'ILVA di questo noto evento pugliese ribadita anche dal presidente Nichi Vendola in un suo tweet.  Da alcuni giorni, infatti, su Telenorba va in onda uno spot in cui L'ILVA figura tra gli sponsor del concertone, questa la notizia che ha fatto indignare e arrabbiare molti tarantini. E' evidente che all'ILVA hanno approfittato di questa occasione data loro da Telenorba di fare quel che apparirebbe una sorta di marketing territoriale, per riciclare la l'immagine di quest'area industriale tra le più inquinanti al mondo. Ma la mossa pare non solo inefficace ma che abbia avuto l'effetto contrario inasprendo gli animi dei tarantini e non solo. E' di pochi mesi fa l'incidente probatorio a seguito delle indagini dei carabinieri del NOE.

Mi sento di esprimere la mia solidarietà ai tarantini che sono stato a trovare lo scorso 9 giugno 2011. In quell'occasione ho recitato questo cunto che ripropongo qui di seguito e che parla anche del destino di Taranto. Buona visione.

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Ultima modifica il 1 ottobre 2015 alle 15:34

Campagna.sanvito
Campagna.sanvito (Photo credit: Wikipedia)

Non c'è solo la pizzica ballerina e canterina. Esistono altre forme e tra queste la pizzica "triste e muta" che, a dispetto del suo nome, è un vero e proprio carnevale che si esprime con il teatro attraverso cunti e culacchi. Il mio spettacolo Mistero Salentino ne ha recuperati alcuni e di tanto in tanto li propongo al pubblico. Prossimo appuntamento il 13 agosto a San Vito dei Normanni.

Il morso della taranta a volte non riusciva ad essere curato attraverso le ispezioni musicali dei vari musicanti che venivano chiamati a casa dei pizzicati. A volte accadeva che la musica non fosse di alcun aiuto e addirittura i suonatori venissero invitati ad andarsene. E’ il caso, ad esempio, di Filomena, così come ce lo riferisce Ernesto De Martino in La terra del rimorso (Il Saggiatore), che “non era stata morsa da una taranta ‘ballerina’ o ‘canterina’ o ‘libertina’ e perciò non ballava, non si sentiva stimolata da canti gai, non si abbandonava a mimiche lascive: si trattava solo di una taranta ‘triste e muta’, che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d’animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre”.  Questo genere di tarantati non traevano alcun beneficio dalle tammorre e dagli altri strumenti musicali, non riuscivano a trovare il ritmo giusto e non si sentivano stimolati dai colori. De Martino dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”. C’erano casi di tarantati che erano fuori tempo rispetto al ritmo della taranta, che gettavano via i nastri e gli stracci colorati, che gettavano via con stizza le immagini dei santi Pietro e Paolo. E’ il caso, ad esempio, di Michele, pescatore di diciotto anni di Nardò. Si trattava per lo più di casi maschili. Bisogna ricordare, tra l’altro, che il tarantismo non fu un fenomeno che riguardava solo le donne, visti i numerosi casi di tarantati maschi.

Il cattolicesimo ha cercato di incanalare questo fenomeno pagano come è accaduto in tanti altri casi. De Martino stesso assiste il 28 e il 29 giugno del 1959 a ciò che avviene nella cappella di San Paolo a Galatina con alcuni tarantati che si volle curare senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Quel che l’equipe di ricercatori vede viene descritto in termini di “caleidoscopio in frantumi”: “inerti abbandoni al suolo, agitazioni psicomotorie incontrollate, atteggiamenti di depressione ansiosa, scatti di furore aggressivo, e ancora archi isterici, lenti spostamenti strisciando sul dorso” ecc. In simili occasioni alcuni tarantati agitavano i pugni contro il portone, contro le immagini sacre, salivano sui tabernacoli e si lasciavano andare ad atti di isteria. Altri pizzicati ancora davano vita a delle vere e proprie rappresentazioni sceniche. Siamo quindi nel carnevale delle società di anciéne regime, il carnevale del mondo alla rovescia. E’ in un contesto come questo che nascono i culacchi: “racconti satirici salentini, a volte di spirito anticlericale, che hanno origine nella notte dei tempi, e che ricordano tanti gli episodi dell’Aretino, del Rabelais o del Bandello” (quinta di copertina di Lu nanni orcu, raccolta curata da Alfredo Romano per Besa).

Cunti e culacchi dello spettacolo Mistero salentino, storie di santi, di matti e di gatti sono dunque espressione della pizzica “triste e muta”, segno di una taranta diversa, che trova solo nella narrazione orale la sua cura, la sua via di sfogo, quella verità che Marianna di Anguillara Sabazia, la nonna di Ascanio Celestini, o Mimina di Ceglie Messapica, mia nonna, o le altre nonne del salento conoscevano bene e raccontavano ad altre donne e ragazzini. Significativo che io tenga questo spettacolo a San Vito dei Normanni che è uno dei paesi dove si è affermata la tradizione dei barbieri violinisti e di tutto quel filone che viene chiamato "pizzica de core" nella quale è preponderante la parte musicale con gli strumenti a corda.  Nel feudo, dunque, di gruppi come quelli de La Taricata, che porta avanti questa tradizione musicale, mi permetto di portare una pizzica che non è né ballerina né canterina, ma satirica, carnascialesca, parlantina.

L'appuntamento con lo spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti è per le ore 21 del 13 agosto 2011 in Largo Monsignor Passante (anche noto come piazzetta dell'Arciprete) a San Vito dei Normanni (Brindisi) in occasione della terza edizione di Rezzica, la festa della rezza e della pizzica. Lo spettacolo sarà intervallato dalle danze del gruppo Danzare d'Amore.

Per questo evento è disponibile il comunicato stampa.

Ultima modifica il 28 novembre 2018 alle 15:14

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.

Ciucciu cacaturnisi, il ciucciu cacasoldi, è uno dei cunti più noti nella tradizione popolare salentina. Narra di un bambino molto piccolo che nella notte dei tempi aveva tante sorelle piccole anch'esse, la madre, ma che non aveva il padre. Quindi tanti erano gli stenti, tanta era la fame in questa famiglia. Il piccolo decise allora di andare per il mondo a cercar fortuna. Così facendo incontrò un vecchio al quale narrò la sua storia. Questo vecchio gli regalò un ciuccio cacasoldi, un asino, cioè, che a comando sapeva cagare tanti soldi d'oro e d'argento. Il bimbo non credette ai suoi occhi, ringraziò il vecchio, prese con sé l'asino pensando d aver finalmente fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma stava arrivando la notte, era pericoloso per lui e il suo ciuccio, stare per strada, alla mercé dei briganti. Decise allora di farsi dare ospitalità in un convento. Il monaco chi li ospita però durante la notte sostituisce l'asino del ragazzino con un altro asino del convento che era uguale nell'aspetto ma che non aveva nessun potere di culo. Inizia così questo racconto popolare che prosegue con altre peripezie, ma che non manca di giungere al lieto fine.

Straordinario racconto perché i nonni di un tempo potessero tener buoni i loro nipoti, in realtà esso rivela una grande componente satirica anticlericale, come molti dei cunti e dei culacchi (racconti satirici più brevi del cunto) di tradizione popolare. Ma è anche metafora di tutte quelle piccole imprese memorabili che all'inizio stentano perché qualche disonesto approfitta dell'ingenuità e della bonarietà altrui, carpendo la fiducia dei malcapitati.

Per questi ed altri motivi ho deciso di inserire questo cunto all'interno dello spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti. Ve lo propongo oggi in attesa di vedervi ospiti magari, miei cari frequentatori del blog, sabato 13 Agosto nella piazzetta dell'Arciprete (ironia della sorte) di San Vito dei Normanni (Brindisi) per la terza edizione di Rezzica, la festa della rezza (una stuoia che fa da tenda esterna alla casa) e della pizzica.

Ultima modifica il 24 marzo 2016 alle 15:20

Disegno con narratore di storie

Dopodomani, giovedì 9 giugno, sarò all'Enò Wine Bar di Taranto per uno degli appuntamenti di Riconversione Culturale del comitato Taranto Lider. Mi hanno chiesto una presentazione che voglio condividere con i lettori del blog.

Mi chiamo Giuseppe Vitale, ho 37 anni e sono figlio di un ex operaio dei cantieri navali Tosi a Taranto, che qualche volta ha lavorato anche per l’Italsider, oggi Ilva. Lasciato quel mondo mio padre ha trovato la sua nuova vita nell’arte, affinando soprattutto l’arte dell’aerografo che un po’ gli ricorda la pistola a spruzzo con cui verniciava le fiancate delle navi.

Vivo in una terra  dove molti miei coetanei e persone più giovani di me lavorano all’Ilva, se non fanno i militari, visto che sono i posti di lavoro più gettonati. Io che ho fatto l’obiettore di coscienza e che non ho mai presentato domanda per lavorare nelle acciaierie ho dovuto cercare sempre difficili alternative. Una di queste, su cui ormai insisto da anni, è quella di raccogliere e raccontare le storie e le situazioni della mia terra o di altri sud del mondo. Un po’ per esorcizzare quei mostri che compaiono e minano la nostra esistenza e che possono essere “lu nanni Orcu”, piuttosto che gli usurpatori del nostro destino. Ne è nato uno spettacolo di cunti, culacchi, leggende popolari che si chiama Mistero Salentino, dove la tradizione medievale dei misteri, diventata barocca dopo la dominazione spagnola, si stempera nella risata, in una sorta di “rito alla rovescia”, figlio del mondo alla rovescia del carnevale, della satira.

Ho eretto domicilio in quella che chiamo “Tarantopoli”: una sorta di unica megalopoli tra Taranto e Napoli, i cui vicoli, le cui strade, i cui palazzi, la cui gente cerco di frequentare ogni volta che posso, per seguire un sempre più forte istinto, un richiamo della foresta: foresta perché per una intera vita precedente sono rimasto estraneo, ma le radici mi riportano alla Grande Madre, a succhiare i seni di Mar Piccolo e Mar Grande a Taranto o a lasciarmi cullare sopra Castello dell’Ovo a Napoli. E in questa “città della taranta” che scommetto di crescere perché me ne sento figlio, dove il morso che ho ricevuto non sfocia in musiche e coreografie colorate come nella “pizzica de core”, la pizzica con numerosi strumenti a corda: piuttosto appartengo al mondo della pizzica triste e muta, quella pizzica che a discapito della sua malinconia produce quell’affabulazione che conoscono bene i Griot africani un po’ narratori e un po’ sacerdoti e che mi rimette in pace con il mondo nei momenti di rabbia e frustrazione.