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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

Kermit the Frog
Kermit the Frog. Di Michael Monello.

Nel breve corso di scrittura che sto tenendo in questo blog, sulla scorta del commento de L'arte della scrittura di Lu Ji, abbiamo affrontato, l'ultima volta, la questione della forma da dare ai nostri scritti. Oggi ci occupiamo del genere letterario.

Lu Ji elenca una serie di generi in voga in Cina al suo tempo: il III sec. d. C. Nomina infatti la lirica, la prosa rimata, le iscrizioni, le elegie, i poemi mnemonici, gli ammonimenti, i panegirici, il trattato, i memoriali e la dissertazione. Alcune sue raccomandazioni faremmo bene a tenerle presenti ancora oggi pur in un tempo, una parte del mondo e un sistema di scrittura diversi. Per esempio quando parla della lirica dice che essa "articola / la muta emozione, creando un tessuto". Oppure quando raccomanda che il trattato sia "sottile, / scorrevole e curato". Qualsiasi sia il genere letterario che adottiamo, in generale, invita ad evitare la verbosità che "significa mancanza di virtù". E questo ce lo dice anche il senso comune. Quante volte, infatti, diciamo "quell'uomo (o quella donna) parla (o scrive) troppo" denunciando una prolissità che quasi mai coincide con profondità e chiarezza. Molto meglio un eloquio o una prosa diretta. I giri di parole e le premesse quasi mai ci colpiscono e sono per lo più non necessari. Hai qualcosa da dire? Dilla subito. Dopo, casomai, se richiesto, darai delle spiegazioni.

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