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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

monumento dedicato a Ungaretti
Santa Maria la Longa, monumento dedicato a Ungaretti (Wikipedia).

C'è il rifiuto dell'eloquenza, del vaticinio, dell'opulenza proprio di un certo modo di far poesia che è appartenuto a Giovanni Pascoli o a Gabriele D'annunzio soprattutto. Questo gran rifiuto si consuma con il soldato-poeta Giuseppe Ungaretti che tra i tanti cadaveri e i paesi distrutti dalle bombe non poteva usare il registro di quel vate che celebrava la guerra. Perciò la parola da profetica e decadente si fece breve, figlia del dolore e conobbe perciò essenzialità e una nuova verginità. Frequente è quindi il ricorso all'analogia: quel procedimento stilistico che si può considerare una similitudine in cui è stato abolito il "come". "Tornino in alto ad ardere le favole" scrive, ad esempio, Ungaretti in Stelle. Ed è egli stesso a spiegarci il senso di questa novità quando scrive nel 1922:

Se il carattere dell’800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali di carbone e di fumo – il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili.

...continua a leggere "Ungaretti, il primo poeta wireless della storia"

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Lucia Rossini
Lucia Rossini nel bagno di palazzo Grazioli a Roma fotografata dal cellulare di Barbara Montereale.

Largo al factotum della città
Largo!
La la la la la la la la la la!
Presto a bottega che l'alba è già .
Presto!
La la la la la la la la la la!
Ah, che bel vivere,
che bel piacere
che bel piacere
per un barbiere
di qualità
di qualità !
Ah, bravo Figaro!
Bravo, bravissimo;
Bravo!
La la la la la la la la la la!

E' il testo de Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In questa opera Figaro è un barbiere ma anche un factotum della città al quale il conte d'Almaviva chiede di aiutarlo a conquistare il cuore della bella Rosina. Se è esistito è il più famoso barbiere della storia. Questa mattina ci pensavo mentre ero dal mio barbiere.

I barbieri un tempo non si limitavano solo a tagliare barba e capelli ma erano dei chirurghi, dei cerusici. Gabriele D'annunzio in una sua novella, intitolata Il cerusico di mare,  narra  di un intervento, andato male, di uno di questi antesignani dei nostri chirurghi. Il loro compito, come quello degli odierni medici, è in fondo quello di asportare il male, la parte malata, la parte marcia, il tumore e lasciare la parte sana. Gli odierni parrucchieri e barbieri hanno conservato secondo me un rapporto con questo loro passato ed è un po' come se sfoltissero i pensieri insani, malati, pesanti. Rendono così la testa molto più leggera, perché alleggeriscono i pensieri dalla zavorra. Anche grazie all'aiuto di riviste di gossip che si possono leggere nell'attesa del proprio turno. Sfogliandole mi sono imbattuto nelle cosiddette fidanzate del premier. In particolare una di loro ha colpito la mia attenzione: Lucia Rossini, fotografata dal cellulare di Barbara Montereale. La si può vedere nella foto in alto in testa a questo post. Ha il phon in mano. Una con un cognome così, come quello di Gioacchino Rossini, non può che essere una benefattrice. E' una parrucchiera, bingo! Ecco cosa ci fanno tutte quelle donne nella residenza del nostro presidente del consiglio: si occupano della sua capigliatura, in tempo spoglia, come quella di Schifani che fino a poco fa sfoggiava il suo riporto. Ed ho capito perché quelle donne gli sono state introdotte da Tarantini, che si occupa di sanità, di protesi. Cosa sono, in realtà, i nuovi capelli di Berlusconi se non un problema sanitario, qualcosa che gli mancava e che ora gli è ricresciuta?

Tarantini è il nuovo Figaro.

Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
donne, ragazzi,
vecchi, fanciulle:
Qua la parrucca
Presto la barba
Qua la sanguigna
Presto il biglietto
Tutti mi chiedono,
tutti mi vogliono,
tutti mi vogliono,
tutti mi voglionoooooooo

Ultima modifica il 30 giugno 2013 alle 19:28

Transumanza
Transumanza. Foto di Aurelio Candido.

E il transumar m'è dolce in questo mare, si potrebbe dire cambiando un po' il senso, ma non troppo, all'ultimo verso de L'Infinito di Giacomo Leopardi, visto che per secoli in questi giorni pastori e greggi percorrendo il Tratturo Magno dai monti dell'Abruzzo si sono spostati verso Foggia, verso l'Adriatico: un tratturo oggi rivalutato da un plotone di camminatori. Ne parla oggi, 4 settembre 2011, Pietro Crivellaro in un articolo su La Domenica de Il Sole24Ore.

Era la civiltà della transumanza, l'allevamento pendolare e stagionale tra pianura e montagna che ha caratterizzato per secoli l'economia del l'Italia centro-meridionale

scrive Crivellaro. Sul senso della transumanza culturale necessaria in questo settembre 2011 ho già scritto un post. Questa domenica voglio invece riflettere sul valore della transumanza umana a partire da questa considerazione:

Col tempo la transumanza e' finita, non solo per la modernizzazione, come alcuni sostengono. E' finita perche' l'allevamento e la pastorizia sono diventate progressivamente sempre meno redditizie, perfino finanziamenti e incentivi sono andati negli anni a favore degli allevamenti intensivi, veri e propri campi di sterminio per animali.

E' quel che scrive G. Larosa in una sua testimonianza. E noi donne e uomini abbiamo fatto la stessa fine di vacche, mucche e polli di batteria, ingrassati e imbesuiti come siamo da una macchina che ci ha ridotto a tubi digerenti, secondo un'espressione cara ad Alex Zanotelli, il missionario di Korogocho e l'uomo dell'acqua pubblica oggi al rione Sanità di Napoli. Transumare vuol dire andare oltre la terra, migrare. "E' tempo di migrare" scrive Gabriele D'annunzio. Migrare non è diverso da emigrare. Come le pecore e gli uccelli gli esseri umani hanno spesso necessità di cercare nuove sedi. Gli uomini lo hanno sempre fatto. Ma chi si è già stanziato un un posto dimentica la sua origine migratoria e alza difese contro i nuovi arrivati o li scaccia via.

Ma la forza delle migrazioni sono le ondate che sfiancarono persino l'Impero Romano, che sembrava incrollabile. Non si possono forzare le onde del mare, meglio assecondarle, transumare anche noi che siamo arrivati da oltre il mare e restiamo dove siamo comunque per un tempo limitato. E' folle rinchiudere gli immigrati in centri di detenzione dove le tensioni prima o poi esplodono o tentare di respingerli in mare. Dovremmo imparare dalla natura che è molto meglio assecondare i fenomeni, invece di contrastarli, perché in quest'ultimo caso ci facciamo solo del male.

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

E' sul litorale la nostra casa d'inverno, lungo la linea dell'Adriatico, accanto ai pastori, dove la sabbia non varia molto dalla lana. E' una confusione di colori in cui le distinzioni diminuiscono, in cui entriamo in una economia del vivere che lascia spazio alla meraviglia dell'infinito.

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Ultima modifica il 6 maggio 2016 alle 14:47

piccolo grappolo d'uva
Settembre è arrivato. Foto di Luca Candini.

Settembre è il periodo per cambiare i pascoli e prepararsi all'inverno. Ecco una breve panoramica delle tappe di questa migrazione che attende il nostro paese.

Di questi tempi fino a 25-26 anni fa ero alle prese con i compiti di scuola da finire. Ero abbastanza ligio all'inizio ma poi accumulavo un bel po' di esercizi di matematica, italiano ecc. da fare. Ma non era poi un grande stress: ero contento che l'estate stesse finendo e che iniziava la scuola, perché comunque tanti giorni di vacanza mi annoiavano. E appena si metteva piede in scuola iniziavano le grandi operazioni per i disegni sui cartelloni e più o meno il soggetto era quasi sempre lo stesso: uomini e donne alle prese con la vendemmia e foglie ingiallite che cadevano dagli alberi. Mai una volta che si potesse disegnare qualche altro soggetto popolare di questi tempi come ad esempio vacanzieri posticipati che arrivano in questi giorni o ritardatari; cacciatori che aspettano con fucile in mano e mimetica da settimane l'inizio della stagione venatoria, schiere di divoratori di fichi d'india tra cui mi ritrovo anche io, però solo dopo che me le hanno sbucciate.

Fa caldo questo settembre. Le temperature sono ancora alte e un po' oltre la media. Ma è un calore che non è solo climatico, è atmosferico, è metaforico. D'altronde ad ogni inizio d'autunno si parla sempre di autunno caldo, pieno di tensioni sociali, di rivendicazioni sindacali e politiche. Questo quando d'estate tutto è stato normale. Ma cosa dire questa volta dopo un agosto in cui c'è stata prima una forte speculazione finanziaria sull'Italia e il declassamento del rating degli USA? E dopo il balletto della manovra finanziaria italiana, che autunno avremo? La CGIL questa volta non aspetta che arrivi l'autunno: per il 6 settembre ha convocato lo sciopero generale. A ruota, dopo pochi giorni, c'è la manifestazione Piazza Pulita, organizzata dal popolo viola.

Siamo stufi di questi politici che fino a ieri negavano l’esistenza della crisi economica e che anzi affermavano che sarebbe stata  necessaria solo una piccola manovra fiscale, in quanto l’Italia era sana dal punto di vista economico, addirittura il Paese messo meglio in Europa.

Così scrivono gli organizzatori di questo evento che ha vede tra gli aderenti Dario Fo, Antonio Tabucchi, Margherita Hack a Paolo Flores D’Arcais. Insomma, sarà un mese di scioperi e manifestazioni.

Ma non solo, ci attendono degli appuntamenti notevoli con la storia. A partire con l'anniversario di quel che fu il pasticciaccio del proclama di Badoglio dell'8 settembre 1943. Un altro pasticciaccio lo rischiamo con l'11 settembre di qui quest'anno ricorre il decennale. Infatti hanno ripreso vigore in Italia le tesi complottistiche a partire dalla puntata del 26 agosto 2011 de La storia siamo noi in cui Giovanni Minoli ha sposato le tesi dietrologiche sull'11 settembre. A proposito di storia, poi, sono ben due gli appuntamenti che riguardano gli ebrei: la dodicesima giornata europea della cultura ebraica il 4 settembre e il 20 settembre a Roma gli ebrei festeggiano l'abbattimento dei cancelli del ghetto, avvenuto 141 anni fa.

Sono appuntamenti che ci spingono ad andare, che ci fanno camminare, emigrare. Allora con D'Annunzio Sogni di terre lontane in Alcyone diciamo:

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Tornano dai monti, dove hanno passato l'estate, i pastori. È la transumanza. Anche noi italiani siamo chiamati alla migrazione da una cultura che nell'ultimo ventennio ha tenuto il paese in una situazione di declino e di subordinazione verso pascoli più verdi, più ariosi.

E tu come lo vedi questo mese? Che previsioni hai? Che appuntamenti non perderai? Attendo i tuoi commenti.