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Ultima modifica il 28 dicembre 2016 alle 10:01

E quando si tratta di scegliere fra libertà e cultura, chi non ammetterà che la prima è da preferirsi mille volte alla seconda? I giovani da me recuperati nel 1920 dalle cittadelle di schiavitù — le scuole ed i collegi — e ai quali dissi che era molto meglio rimanere ignoranti e spaccare pietre pur di conquistarsi la libertà, piuttosto che seguire corsi letterari in stato di cattività, ora capiranno probabilmente i motivi che mi hanno spinto ad agire così.

Sono parole del Mahatma Gandhi che morì il 30 gennaio di sessantasette anni fa. Perciò oggi voglio ricordarlo con questo suo pensiero riguardo all'educazione e alla scuola. Esso ruota attorno ad una grande necessità dell'India del suo tempo: la conquista della libertà. Ricordiamo infatti che la colonizzazione inglese teneva tutto il paese sotto il giogo dei britannici. Tuttavia c'è sempre una qualche forma di schiavitù da cui affrancarsi. Perciò la citazione di oggi che ho tratto dal suo libro La mia vita per la libertà possiamo leggerla in relazione alle oppressioni odierne. Prima fra tutte io porrei certa scuola che sulla scorta dell'impostazione gentiliana è rimasta ancorata per tanti decenni al primato della formazione letteraria e umanistica a discapito della possibilità di avere successo nella vita e nel lavoro.

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Ultima modifica il 22 settembre 2016 alle 13:25

mahatma
mahatma (Photo credit: frNACHIAR)

Scrutando profondamente in me stesso, mi apparve evidente la necessità di cambiamenti interiori ed esteriori. Quando apportati i mutamenti nel mio modo di spendere e di vivere, o forse ancora prima, cominciai anche a variare la mia dieta.

Sono parole che Gandhi scrisse nel suo libro La mia vita per la libertà e che oggi cito in occasione dell'odierna Giornata Internazionale della Nonviolenza che si celebra ogni 2 ottobre, anniversario della nascita del Mahatma. Esse aprono un paragrafo che parla dei primi esperimenti alimentari durante la sua vita londinese, durante i quali si avvicinò ai vegetariani d'oltremanica.  Fa cenno alle argomentazioni di questi ultimi e al fatto che esse lo convinsero. Cambia, quindi, le sue abitudini fino a quando fa una scoperta:

Smisi di mangiare i dolci e le spezie ricevuti da casa. Ora che i miei pensieri seguivano un altro corso, la mia passione per i condimenti andò svanendo, e mi piacevano gli spinaci bolliti che a Richmond mi erano sembrati insipidi perché non erano conditi. Molti esperimenti simili mi insegnarono che in realtà il gusto ha origine non nella lingua, ma nella mente.

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