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Lo studio di Harvard che spiega perché allontaniamo le soluzioni
immagine copertina

Lo studio di Harvard

Quando siamo vicini alla soluzione di un problema allontaniamo quest'ultima per cui quel determinato problema sembra più pervasivo di come appariva all'inizio. Finiamo per includere nel problema anche elementi che all'inizio avremmo giurato non appartenergli. Questo accade soprattutto nel campo sociale a causa del "cambiamento di concetto indotto dalla prevalenza" che è stato oggetto di un  recente studio. Questo fenomeno ci complica la vita quando occorre capire se il problema è finito oppure no.  È stato dimostrato che quando i problemi diminuiscono, si fanno rari, noi vediamo più cose come problema. Nello studio di Harvard, pubblicato sulla rivista Science il 29 Giugno del 2018, ad un gruppo di volontari sono stati dapprima mostrati delle serie di puntini blu. Man mano che si procedeva la quantità di quei puntini veniva diminuita. A questo punto le persone hanno iniziato a includere i puntini viola in quelli blu. In un altro test, poi, sono stati mostrati dei volti aggressivi. Anch'essi venivano man mano diminuiti. Ed è successo che dei volti neutri sono stati definiti come aggressivi. Infine è stato simulato un comitato che doveva decidere se delle proposte avanzate erano etiche o meno. E ancora una volta più le proposte chiaramente non etiche si riducevano più delle proposte perfettamente etiche venivano etichettate come non etiche.
Sembrerebbe esserci del perfezionismo in questo approccio ai problemi, una sorta di scontentezza, di non adeguatezza per sopperire alla quale si fa ricorso a un ipercorrettismo. Quando c'è insoddisfazione, insomma, si tende a cercare di sopperire allargando i propri concetti e questo ci fa vedere difetti anche là dove non ce ne sono. Il problema è stato risolto ma noi ne allarghiamo la frequenza, la presenza, la ricorrenza e quindi per noi non è risolto. Risolvere problemi ci porta, infatti, ad espandere la loro definizione. Invece di apprezzare ciò che è stato fatto continuiamo a guardare ciò che va ancora fatto, ci inventiamo ancora qualcos'altro così da esaurire, tra l'altro, le nostre risorse e stressarci. 

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Ultima modifica il 12 luglio 2016 alle 14:19

Videata Voci
Videata dello spot di Voci nella Notte.

Ma 'ndò vai
se la banana non ce l'hai?
bella Hawaiana
attaccate a sta banana...

cantavano Mimmo Adami (Alberto Sordi) e Dea Dani (Monica Vitti) in Polvere di stelle. Emuli di questo capocomico e di sua moglie soubrette, riproponiamo un po' il clima di quel film non fosse altro per una velata malinconia di alcuni pezzi musicali che compongono l'inizio e il finale di Voci nella Notte, monologhi e canzoni di atmosfera e non, lo spettacolo collettivo che ha debuttato a Francavilla Fontana lo scorso 18 settembre, e che ora tornerà in replica nella stessa città venerdì 9 e a Taranto domenica 11 ottobre.

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Ultima modifica il 24 febbraio 2017 alle 10:28

An 1890s advertisement showing model Hilda Cla...
An 1890s advertisement showing model Hilda Clark in formal 19th century attire. The ad is titled Drink Coca-Cola 5¢. (US) (Photo credit: Wikipedia)

Offrire alle persone un momento in cui si sentono unite e felici può dare a noi e alla nostra impresa grande successo. Tutto quel che dobbiamo fare è regalare loro la possibilità di condividere pace e armonia tra di loro. Saranno così ben contente di essere protagoniste delle storie che vorranno vivere di loro spontanea volontà. È quel che hanno pensato alla coca cola con la campagna Small World Machines che dona, appunto, felicità senza confini. L'idea prevedeva l'installazione di due macchinette che distribuiscono le lattine della loro famosa bevanda. Una in india e una in pakistan. Due posti scelti non a caso. Tra i due paesi, infatti, c'è un lungo e a volte sanguinoso conflitto che dura dal 1947, anno di indipendenza del Pakistan. Le due macchinette sono state collegate tra di loro attraverso delle telecamere in modo che chiunque si avvicinava ad una di esse poteva vedere chi stava dall'altra parte. Inoltre ciascuna di esse era dotata di uno schermo touch screen che invitava le persone a condividere semplici compiti come toccare con il palmo della mano lo schermo stesso, disegnare dei simboli di pace, amore, armonia, danzare ecc. Questo, è ovvio, in contemporanea per i singoli o i gruppi che interagivano dall'una e dall'altra parte. Vi parlo di questa iniziativa perché è un grande esempio di drammatizzazione di idee, un argomento che sto trattando in questo blog a più riprese. Che ad Atlanta, sede della Coca Cola, siano dei guru del branding e dello storytelling lo sappiamo da tempo, sin da quando si sono inventati Babbo Natale, prendendolo a prestito la figura da San Nicola di Mira. In questo caso c'è la drammatizzazione della felicità attraverso delle persone che passano davanti alla macchinetta che distribuisce bevande per caso, che non sono attori, ma che ci raccontano degli istanti di gioia condivisa.

Offriamo almeno un po' di questa gioia e le persone ci ameranno e non ci dimenticheranno. Sia nella vita privata sia negli affari. Pensiamo, infatti, a quelle volte che un genitore porta il figlio al parco divertimenti o a tutte quelle volte in cui lo lascia giocare con altri bambini.  Oppure pensiamo a un insegnante che riesce a far imparare informazioni e conoscenze attraverso attività ludiche.  Oppure ancora a tutte le occasioni in cui si può socializzare attraverso giochi di vario tipo. Se abbiamo un locale, ad esempio, è buona regola prevedere diverse serate alla settimana dedicata ai giochi interattivi con gli avventori. Spesso questi sono più importanti di tutto il resto perché, in fondo, la gente ha un grande bisogno di divertirsi insieme agli altri, di fare conoscenze, ecc. Anche i giochi di ruolo, ad esempio, possono aiutare molto in questo. Le stesse attività di pubblicità e marketing possono avvenire attraverso il gioco e la drammatizzazione. Ne parlerò nel prossimo post.

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Ultima modifica il 20 agosto 2018 alle 18:12

Charlie Chaplin from the film The Great Dictator
Charlie Chaplin from the film The Great Dictator (Photo credit: Wikipedia)

Gli attori di teatro, in parte anche del cinema, e gli artisti del circo sono dei performer: intrattenitori ed esecutori nello stesso tempo, di fronte ad un pubblico. Condividono quindi lo stesso destino del qui ed ora. È quindi naturale che abbiano molto in comune. Oggi voglio riflettere su dieci aspetti che un attore può riprendere dalle discipline circensi e fare propri.

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Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...
Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

Tanto tempo fa in Persia viveva un sovrano conosciuto con il nome di Yunàn. Questi possedeva un'immensa fortuna e un potente esercito di guerrieri, ma portava su di sé i segni della lebbra. Furono interpellati tutti i medici e i saggi del regno che cercarono di curarlo con medicamenti tremendi che spesso gli provocavano le più atroci sofferenze. Senza alcun risultato, anzi la malattia avanzava. Finché non giunse a corte il venerando saggio Rubbàn che lo curò non solo senza sofferenze ma addirittura facendolo divertire e giocare sulla pubblica piazza con lo scettro con cui colpiva una palla. Il re guarì e il saggio ricevette grandi riconoscimenti.

È la prima parte del racconto Il visir Yunàn e il saggio Rubbàn de Le mille e una notte. Lo prendo a prestito per raccontarvi, in breve, la mia ultima guarigione, che è andata pressapoco allo stesso modo.

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Ultima modifica il 30 settembre 2012 alle 11:38

Il sogno di Hans
Il sogno di Hans. Di acido nucleico.

Quante volte di fronte ai dei problemi siamo seri e concentrati? Quante volte ci succede di essere tesi, di fare grandi sforzi ma di non intravedere nemmeno la soluzione?

Un cittadino ateniese, al vedere
Esopo in una frotta di ragazzi
giocare a noci, si fermò di botto
e rise come se vedesse un folle.
Più maestro che vittima del riso
intese il vecchio, e piazzò sulla via
un arco con il nervo rallentato:
"Orsù , o sapiente, interpreta il mio gesto",
disse. Si fece gente. Quello pensa,
suda, ma non fa luce sull'enigma,
finché s'arrende. E il saggio vittorioso:
"L'arco si spezza se sta sempre teso,
se lo rallenti è pronto al tuo volere".
Così l'anima deve anche giocare
per essere più valida al pensiero.
Fedro, Favole.

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