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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

English: Salvatore Quasimodo
English: Salvatore Quasimodo (Photo credit: Wikipedia)

È giunto il momento di Salvatore Quasimodo, o meglio, per alcune sue poesie a M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve. Il discorso sull'essenzialità della parola, sull'indicibilità a volte, che stiamo conducendo si confronta con un poeta che ben conobbe la stagione dell'ermetismo, essendone stato uno dei maggiori interpreti. Ma si confronta anche con un intellettuale che fece dell'impegno civile e persino politico la cifra del suo engagement, e che lo porterà a vincere un premio nobel, nel 1959, tra le polemiche anche perché viene preferito, tra gli altri, a Giuseppe Ungaretti. Come con quest'ultimo, dunque, ancora una guerra che muta il modo di far poesia, persino le parole stesse. Ungaretti, infatti, durante la prima guerra mondiale passò dai modi dannunziani e crepuscolari a quelli suoi propri, di versi e parole che quasi non riusciva a pronunciare, tanto erano lo sgomento e l'angoscia. Quasimodo passa, invece, dal verso controllato, quasi arcadico a dei toni militanti, quasi oratori. E ci regala con Alle fronde dei salici e Uomo del mio tempo due tra i più belli ammonimenti sulla guerra di tutta la letteratura mondiale. Sono versi dettati da una grande commozione che quasi serra la voce ma che pure sono costruiti con grande abilità poetica. Quindi questo rapporto tra silenzio, o necessità del silenzio, e parola poetica che deve esser detta, che non può non esser detta ci interessa, visto che è al grande tema del dire, dello scrivere quando ciò è ineluttabile che ci stiamo dedicando e che è quindi il filo rosso che anche oggi dipaneremo.  Appuntamento alle ore 18 di oggi, sabato 15 settembre, su Tirradeo.com.

Aggiornamento delle 18 e 25: la diretta su Quasimodo è rimandata a sabato 22 settembre, sempre alle 18 su Tirradeo. Scusatemi.

Aggiornamento del 22 settembre: non ci sarà la diretta oggi. Sto lavorando per realizzare nuove dirette di questo tipo anche con il coinvolgimento di alcuni amici esperti. Ci rivedremo prestissimo 😉

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c....
Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c. 1820 (Photo credit: Wikipedia)

Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca.

Inizierò con questo ed altri haiku di Eduardo Sanguineti la diretta che terrò oggi, sabato 25 agosto alle ore 18, di M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve su Tirradeo.com. Questo poeta,  autore di testi teatrali e saggista che aderì al Gruppo '63 ci farà, infatti, da trait d'union tra le poesie di guerra di Giuseppe Ungaretti e questo genere di poesia breve che sono gli haiku giapponesi. Dal punto di vista etimologico essi sono "le poesie del viandante" e, infatti, coloro che sono considerati i maggiori maestri del genere, come Matsuo Bashō, furono dei viaggiatori instancabili. Ritorna, quindi, anche il tema dei viaggi, che tanta importanza ebbero anche in Ungaretti. Come torna o, per meglio dire, prosegue l'appuntamento con il verso breve, basta osservare la struttura di un haiku: 3 versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe per un totale di 17 sillabe. Una delle principali doti, allora, per scrivere secondo questa forma di poesia diventa la sintesi, portata ai suoi estremi. Ogni espressione, ogni sillaba superflua non vi trova posto. Nascendo dal vuoto un haiku perde la sua efficacia se tendiamo a riempirlo di qualcosa. Si tratta di un vuoto soggettivo ed oggettivo che, per esempio, si può contemplare in questo haiku di Bashō:

Fiori di pruno nell'aria profumata
improvviso sorge il sole
sentiero di montagna…

Questa condizione del vuoto è possibile solo a chi compie una profonda, autentica meditazione zen in cui Bashō fu ancora una volta maestro con uno stile di vita, una frugalità, una povertà che potremmo definire francescana. È considerato colui che elevò a forma d'arte lo haiku, fino ad allora (è nato nel 1644) considerato solo la prima parte di un componimento più lungo chiamato tanka. Perciò dedicherò una buona parte della diretta a lui e agli altri maestri come Yosa Buson, Kobayashi Yssa, Masaoka Shiki.

...continua a leggere "Lo haiku, il vuoto e la conversazione a M’irradeo d’immenso"

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

monumento dedicato a Ungaretti
Santa Maria la Longa, monumento dedicato a Ungaretti (Wikipedia).

C'è il rifiuto dell'eloquenza, del vaticinio, dell'opulenza proprio di un certo modo di far poesia che è appartenuto a Giovanni Pascoli o a Gabriele D'annunzio soprattutto. Questo gran rifiuto si consuma con il soldato-poeta Giuseppe Ungaretti che tra i tanti cadaveri e i paesi distrutti dalle bombe non poteva usare il registro di quel vate che celebrava la guerra. Perciò la parola da profetica e decadente si fece breve, figlia del dolore e conobbe perciò essenzialità e una nuova verginità. Frequente è quindi il ricorso all'analogia: quel procedimento stilistico che si può considerare una similitudine in cui è stato abolito il "come". "Tornino in alto ad ardere le favole" scrive, ad esempio, Ungaretti in Stelle. Ed è egli stesso a spiegarci il senso di questa novità quando scrive nel 1922:

Se il carattere dell’800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali di carbone e di fumo – il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili.

...continua a leggere "Ungaretti, il primo poeta wireless della storia"

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

English: Giuseppe Ungaretti during I World War...
English: Giuseppe Ungaretti during I World War Italiano: Giuseppe Ungaretti (Photo credit: Wikipedia)

Ci saranno ancora le "poesie di guerra" di Giuseppe Ungaretti oggi alle 18 nella mia diretta M'irradeo d'immenso su Tirradeo. Dopo il battesimo della rubrica, infatti, molto è rimasto da dire sulle sue poesie brevi perciò ho deciso di dedicargli una seconda puntata. Si tratta delle poesie che egli compose sul fronte della prima guerra mondiale, sul Carso: un altopiano roccioso, brullo, spoglio e nel quale all'improvviso si aprono dei crepacci. Un'ottima immagine questa per la poesia stessa di Ungaretti: una poesia necessaria, essenziale nella quale si scavano degli abissi come scrive il poeta stesso.

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso.

...continua a leggere "La “poesia in progress” di Ungaretti a M’irradeo d’immenso"

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

Di queste case...
Di queste case... (Photo credit: Hect)

Inizia oggi, 11 agosto, alle 18 un nuovo viaggio nel quale spero di avere voi come compagni, cari amici e lettori. Si tratta del numero zero di M'irradeo d'immenso, rubrica on air su Tirradeo.com che ha come sottotitolo Il sabato del villaggio del poetar breve. E' un appuntamento con le poesie brevi e con le forme di poesia breve che spero di rinnovare di sabato in sabato. Comincerò con il parlare di Giuseppe Ungaretti o, meglio, della sua "prima maniera": le sue prime poesie comparse nell'opera Il porto sepolto del 1916. Leggerò alcuni suoi componimenti, li commenterò, cercherò di spiegarne gli aspetti più oscuri. Dopodiché, chi vorrà, potrà apparire con me in diretta web cam per approfondire questo o quell'aspetto, per farmi delle domande, per presentare i propri pensieri e così via. Cercherò, quindi, come obiettivo, di stimolare pensieri ed emozioni che, per chi lo vuole, si potranno condividere.

...continua a leggere "Anticipazioni sulla diretta che terrò oggi alle 18"

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Ultima modifica il 20 agosto 2018 alle 18:23

Paroles
Paroles (Photo credit: Livia Iacolare)

Cari Tirradeani, cari lettori del blog e cari amici di ogni origine e provenienza, sono felice di annunciarvi il numero zero di M'irradeo d'immenso: una diretta live settimanale che terrò ogni sabato alle ore 18 (fino alle 19) su Tirradeo.com. Gli amanti della poesia o coloro che sono freschi di studi, soprattutto letterari, noteranno che ho rubato il titolo a Mattina di Giuseppe Ungaretti:

M'illumino
d'immenso.

Come si può vedere è una poesia brevissima, solo due versi cortissimi, solo due parole. Forse la poesia più breve al mondo. Ed è proprio al poetar breve che voglio dedicare la mia diretta che, spero, terrò ogni sabato pomeriggio. Voglio infatti presentare poesie brevi come tanka, haiku e altre forme della poesia giapponese ma anche alle forme brevi italiane, come ad esempio i sonetti, o di altra origine. Leggerò di volta in volta delle brevi poesie alle quali poi dedicherò un rapido commento, qualche nota per comprenderle da un lato, per quel che si può, e dall'altro per illuminare un po' il nostro sabato del villaggio. Ricordate, infatti, il canto di Giacomo Leopardi che si intitola appunto Il sabato del villaggio e che esordisce così:

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

M'irradeo d'immenso sarà quindi un po' il nostro sabato del villaggio in diretta live attraverso le webcam: quella mia che farò da animatore e quella vostra se avrete il piacere di interagire con me, oltre che vedermi. In questo mio blog ho parlato altre volte di Tirradeo, in occasioni di un paio di serate in cui sono stato ospite e in occasione di un vero e proprio show che è andato on air attraverso questa piattaforma: 1 2 Many Cam Show, che tornerà in autunno. Tirradeo è un'idea che a me piace molto perché è un posto molto interattivo, dove la trasmissione non la fa il conduttore da solo, ma dove ci si può vedere e sentire, insieme, per dare un contributo, presentare un'idea, fare delle domande e molto altro ancora. Insomma Tirradeo può illuminare quel che resta dell'estate in attesa dell'autunno, può ricaricarci di immenso e di infinito, che sono gli spazi secondo me propri di Agosto, che ne dite?

...continua a leggere "M’irradeo d’immenso, nuovo appuntamento con il poetar breve"

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English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-...
English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist (Photo credit: Wikipedia)

Nel viaggio estivo che in questo blog sto compiendo all'interno della scrittura commentando L'arte della scrittura di Lu Ji, dopo aver visto qual'è il primo impulso alla scrittura, l'esperienza spirituale che vi è dietro e il suo frutto, oggi ci occuperemo della scelta delle parole. E abbiamo a disposizione una metafora a questo proposito:

E' come seguire un ramo
per trovare la foglia vibrante,
come risalire un fiume per scoprirne la sorgente.

...continua a leggere "La fatica nera di scrivere sciocchezze"

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Ultima modifica il 13 ottobre 2015 alle 15:35

English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Serie...
English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Series C 5000YEN) (Photo credit: Wikipedia)

Il poeta sta al centro
di un universo,
contempla l'enigma

e trae nutrimento
dai capolavori del passato.

E' questo il primo impulso alla scrittura secondo L'arte della scrittura di Lu Ji. Il primo impulso alla scrittura, secondo questo classico della cultura cinese viene dalle due fonti classiche anche in occidente: la natura e la lettura dei classici.  Tuttavia l'atteggiamento orientale suggerisce di stare "al centro di un universo" in modo non diverso da quel che dice anche il Tao The Ching:

Resta centrato nel Tao e il mondo
viene a te:
viene e non subisce danni,
viene ed è soddisfatto.

Se da una parte quindi le fonti della scrittura sono le stesse per le due culture cambia l'atteggiamento del poeta e dello scrittore.  In occidente abbiamo, per esempio, poeti viaggiatori come Giuseppe Ungaretti e Dino Campana. In Oriente il viaggio si fa interiore, è uno stare sulla soglia della porta da dove si può osservare il mondo. Se Dino Campana si definisce "povero troviero di Parigi" nei poeti classici giapponesi, invece, è difficile trovare riferimenti a luoghi e persone. E se mai il viandante è visto con gli occhi di chi lo vede passare:

Se fosse a casa
fra le braccia amate
riposerebbe, povero viandante.
Qui lungo la strada, si dissolve
sopra un letto d'erba.

Così scrive, infatti, Shotoku Taishi (574-622). E' un atteggiamento quello orientale che percepisce la sacralità della natura, al quale il poeta si sottomette. E i classici anche sono come dei maestri ai quali i poeti, gli artisti, gli atleti orientali danno il massimo rispetto. Non sarebbe concepibile, per intenderci, in Cina o in Giappone un Carmelo Bene che fa a brandelli i classici.

Con questo primo post inizio una serie di post dedicati alla scrittura nei quali commenterò una per una le 15 poesie in prosa de L'arte della scrittura di Lu Ji paragonandola alla cultura occidentale. L'obiettivo è conoscere meglio la scrittura attraverso un viaggio tra le due culture. Appuntamento a domani con il secondo post dedicato all'inizio del processo di scrittura.

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