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warDi fronte al perpetuarsi di una situazione internazionale dalle cupe tinte del sangue raggrumato sui marciapiedi e preso atto dell'incapacità dei governi di dar vita a misure per controbilanciare il saettare delle pallottole impazzite,

scendo in campo contro me stesso, contro la parte meno evoluta, più violenta, più oscura, più ottusa della mia personalità. A nulla valsero l'educazione scolastica e quella familiare che non scongiurarono ciò che ha reso Giuseppe Vitale un individuo pericoloso per se stesso e per la società. Anche gli insegnamenti del cattolicesimo scivolarono via sopra questa persona che, passata la stagione delle religiosità, tornò a pratiche di vita e di comportamento licenziose e irriferibili. Le sue idee stanno minando da dentro ogni buona prassi di convivenza sociale.

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NO WAR
NO WAR | by gaudiramone

Che cosa faresti se scoppiasse una guerra mi chiedeva alle volte mia mamma per esortarmi ad imparare la nobile arte della sobrietà, del sapersi arrangiare. Lei la guerra non l'aveva vissuta, ma il dopoguerra, che può anche essere peggio, sì. E poi aveva ben impressi nella mente i racconti dei nonni, nati al tempo della prima guerra mondiale e che in mezzo alla seconda e alle sue bombe sulle case c'erano passati. Io ho sempre guardato a questa eventualità come lontana, impossibile. A scuola ci ripetevano che ormai vivevamo in tempo di pace, che non scoppiava più un conflitto da tanto tempo, anche se da poco era finito lo scontro armato in Vietnam ma rispetto ai precedenti era ben poca cosa. Diversi anni dopo arrivò la Prima Guerra del Golfo con i tracciati della contraerea che di notte sembravano un videogioco. E in seguito la carneficina della ex Yugoslavia, con le fosse comuni, i gas mortali e le mine. Non includo in questo breve elenco le belligeranze perenni come quella tra Israele e Palestina, le ostilità dimenticate come quelle soprattutto africane e la pluridecennale guerra fredda. Tutte le guerre della mia lista rispondevano a un rituale preciso con la dichiarazione di guerra e la successiva invasione del territorio, magari preceduta da bombardamenti aerei. Robe, queste, che per lo più riguardavano i militari anche se alla fine morivano tanti civili.

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

Di queste case...
Di queste case... (Photo credit: Hect)

Inizia oggi, 11 agosto, alle 18 un nuovo viaggio nel quale spero di avere voi come compagni, cari amici e lettori. Si tratta del numero zero di M'irradeo d'immenso, rubrica on air su Tirradeo.com che ha come sottotitolo Il sabato del villaggio del poetar breve. E' un appuntamento con le poesie brevi e con le forme di poesia breve che spero di rinnovare di sabato in sabato. Comincerò con il parlare di Giuseppe Ungaretti o, meglio, della sua "prima maniera": le sue prime poesie comparse nell'opera Il porto sepolto del 1916. Leggerò alcuni suoi componimenti, li commenterò, cercherò di spiegarne gli aspetti più oscuri. Dopodiché, chi vorrà, potrà apparire con me in diretta web cam per approfondire questo o quell'aspetto, per farmi delle domande, per presentare i propri pensieri e così via. Cercherò, quindi, come obiettivo, di stimolare pensieri ed emozioni che, per chi lo vuole, si potranno condividere.

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Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:38

marcia della pace perugia assisi 2011
Marcia della pace Perugia-Assisi 2011. Credit: skytg24.

Non comprare armi. Dobbiamo declinare così il sesto dei dieci comandamenti che Dio diede a Mosè: non uccidere. Perché comprare armi equivale ad uccidere non solo la dignità della persona umana ma anche la nostra economia.

La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

E' questa la proposta che più mi colpisce e mi coinvolge nella mozione finale della marcia della pace tra Perugia ed Assisi che si è svolta oggi, domenica 25 settembre 2011. Se abbiamo dichiarato tabù la schiavitù perché altrettanto non può avvenire con la guerra? Questa auspicabile meta non è poi così lontana. Si potrebbe cominciare con il non acquistare i 131 caccia F35 che costeranno all'Italia 15 miliardi di euro: un terzo dell'attuale manovra finanziaria. Qualcuno deve spiegare che necessità abbiamo di comperarli. Quali esigenze belliche giustificano un uso così spropositato di armi? E' del tutto evidente che in un paese come quello italiano dove le priorità sono ben altre che si tratta di un enorme e dannoso spreco.

Niente è più inutile di un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare.Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.

Questo ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore di Tavola per la Pace. Contro questo acquisto è in corso una campagna denominata "Taglia le ali alle armi". Su questa assurdità delle spese militari italiane è intervenuto anche Alex Zanotelli che ricorda che abbiamo speso nel 2010 27 miliardi di euro. Ecco qui l'intervista.

E ora aderisci anche tu all'appello contro queste spese.

Ultima modifica il 24 agosto 2015 alle 18:03

Assemblea cittadina ad Oria del 28 marzo 2011.
Il gruppo di cittadini riunitosi oggi 28 marzo 2011 convocato da persone vicine ai candidati sindaci delle prossime amministrative.

Un giorno vai ad un provino a Nardò, passando per la strada tra Oria e Manduria e vedi tanti vigili del fuoco fermarsi nei pressi dell'ex aeroporto della seconda guerra mondiale. Un'esercitazione, pensi. E invece vedi che montano delle tende, molte tende.

Che sarà mai?

Il giorno dopo apprendi che parte dei migranti di Lampedusa saranno ospitati in questo posto, a quattro km da casa mia. Ti sembra una decisione avventata e piena di incognite tuttavia esprimi nella tua bacheca di Facebook il benvenuto per le persone che arriveranno sperando che avranno un dignitoso soggiorno, nonostante tutto. Ricevi proteste che sfiorano l'insulto sulla tua bacheca ma non te ne curi molto: saranno le ansie, pensi, che si sfogano così. Poi decidi di andare a fare una visita al campo e scrivi un post di cronaca, di impressioni. Il giorno dopo, cioè oggi 28 marzo, partecipi anche a quella che doveva essere una assemblea cittadina autoconvocatasi e che invece scopri essere una iniziativa elettorale.

Alex Zanotelli a Mesagne
Padre Alex Zanotelli a Mesagne all'incontro organizzato da Huipalas.

Poi vai a Mesagne ad ascoltare un profeta come padre Alex Zanotelli che ti parla del referendum per l'acqua pubblica del 12 giugno. E ti dice una cosa semplice e tremenda: se perdiamo l'acqua perdiamo tutto, perdiamo la vita stessa. Le multinazionali e i partiti al potere ci stanno infatti riducendo a farina sulla questione dell'acqua e dell'energia. Ti ricordi, quindi, delle guerre per il controllo dei pozzi petroliferi come quella in atto in Libia, ultima di una lunga serie, ma anche delle guerre che verranno e che saranno tutte per il controllo della fonte della stessa esistenza: l'acqua. Per la verità le multinazionali si stanno già preparando perché attraverso le Spa cominciano a controllare qualcosa che per natura non si può ridurre a merce, come l'acqua.

Allora capisci ancora meglio perché gli africani scappano dai loro paesi: perché stanno togliendo loro tutto e non hanno speranza restando dove stanno. Hanno tolto loro la speranza. Ecco la vera ragione della loro emigrazione in Europa. Non hanno più nulla, tranne il tentativo di scappare tentando altrove la sopravvivenza o la fortuna. Complici della situazione i paesi europei non adottano strumenti di politica estera se non le bombe aumentando un flusso di persone che senza guerre sarebbe minore. Una tale situazione fa comodo al governo Berlusconi che in questo modo fa "agenda setting" agitando un problema: l'immigrazione. Il tam tam mediatico convince le popolazioni delle cittadine di Oria e Manduria che è in atto una invasione alla quale reagire. Convocano, poi,  Mantovano il quale non solo non li ascolta ma addirittura triplica il numero dei migranti nel centro. Una gran bella emergenza creata ad arte il cui clamore fa il gioco di lega e governo Berlusconi.

Come se ne esce? Con una proposta semplice che viene da Rifondazione Comunista: indicare la via agli immigrati e scortarli alla stazione. L'idea è buona: parlando con gli immigrati ieri sera mi hanno confermato di voler andare in Germania e Francia. E siccome sono cittadini liberi nessuno può loro impedire di farlo.

N.B: post modificato il 24 agosto 2015.