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piccolo talismano della felicità
piccolo talismano della felicità (Photo credit: walimai73)

Non esistono idee nuove,
soltanto idee in cui riecheggiano
i classici.

Perciò quando ti dicono «Originale la tua idea!», non fidarti. Non c'è nulla di nuovo sotto questo sole. Tutto è stato già scritto. Su questo Lu Ji, di cui sto commentando L'arte della scrittura, è perentorio.  Ma poi c'è davvero questa necessità di essere originali per forza si chiede Gianluca Santini in un post sull'originalità nella scrittura in cui afferma che è:

impensabile riuscire a trovare un'idea totalmente originale, dal momento che dovremmo poter conoscere tutto quello che è stato scritto o girato nella storia, per poter avere un'idea nuova.

...continua a leggere "L’originalità nella scrittura"

Ultima modifica il 21 gennaio 2016 alle 16:55

Illustrations from File:I promessi sposi (1840...
"I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII (1840)" di Alessandro Manzoni, Tip. Guglielmini e Radaelli, Milano 1840) (Wikipedia)

Chi scrive, soprattutto per professione, sa quanto sia importante la revisione, anche in tempi di scrittura veloce, sminuzzata, spesso istantanea a cui ci stiamo abituando tra social network, micro-blogging e chat. Spesso però, in generale, non facciamo caso ad essa: prendiamo per buona la prima stesura e andiamo avanti. Ma così facendo  lasciamo che le parole cozzino le une con le altre. E se confondiamo le parole il nostro scritto ne soffrirà, come anche la sua chiarezza. Sono ammonimenti de L'arte della scrittura di Lu Ji che da qualche tempo sto commentando in questo blog.

Già ho avuto modo di accennare alla necessità della revisione citando Francesco Petrarca e le sue "sciocchezze". In quello stesso post abbiamo esaminato la scelta delle parole giuste. Ora è il momento di scendere ancora più in dettaglio, di passare al setaccio quella prima selezione con una accuratezza che ci suggerisce lo stesso Lu Ji:

Il generale ispeziona le sue truppe
nei particolari più minuti,
fino al singolo capello.

Viene raccomandato allora un altissimo livello di dettaglio, come se dovessimo esaminare al microscopio parole, espressioni ed ogni altro dettaglio. Nulla ci può sfuggire. Niente può essere lasciato al caso. Così il copywriter che dovrà riflettere i valori e gli obiettivi dell'azienda per cui scrive dovrà mostrare uno stile sempre fedele ad essi. Il giornalista che scrive per le agenzie dovrà eliminare ogni interpretazione e trasmettere i fatti nel modo più cristallino possibile. Lo sceneggiatore dovrà rivedere infinite volte la sceneggiatura in funzione delle richieste della produzione, della regia, degli altri tecnici. La scrittura, del resto, è perenne revisione, per definizione. Pensiamo a Giuseppe Ungaretti che rielabora di continuo i suoi primi componimenti e ne pubblica più versioni. E benedetta sia la revisione perché è grazie ad essa che Alessandro Manzoni trasformò un romanzo mediocre quale era il Fermo e Lucia in quel capolavoro che sono I Promessi Sposi.

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Ultima modifica il 6 ottobre 2012 alle 10:36

sole allo zenit
Sole allo zenit. Di visioni oniriche su Flickr. Dalla didascalia della foto: "elementi naturali nella loro meravigliosa imperfezione sostenuti dalla spirale di filo metallico, come dovrebbe sempre accadere, dentro di noi, tra emozioni e ragione...".

Se è vero che le emozioni sono spesso
capricciose,
l'indulgenza è autodistruttiva.

L'ammonimento viene da Lu Ji di cui sto commentando, in questo blog, L'arte della scrittura in diversi post. Oggi è la volta dell'armonia, dell'ordine. Ed inizio dall'emozione perché uno scrittore che se ne facesse travolgere tradirebbe il suo stesso lavoro. Il rischio è l'autodistruzione addirittura. Con le emozioni non si scherza, più o meno tutti ne conosciamo la forza, il potenziale che esse esprimono. Vanno tenute a bada. Il come ce lo racconta ancora Lu Ji:

Riconoscere l'ordine
è come aprire
la chiusa di un fiume.

Quindi solo una parte delle emozioni è bene che fluisca, mentre l'altra deve restare arginata dalla diga. In questo modo il nostro cuore non esploderà e resterà in una condizione che ci sprona, che ci sospinge con potenza a scrivere. Del resto non è difficile capire come l'eccesso di emozioni obnubila le nostre stesse capacità di apprendimento, necessarie per leggere e comprendere, prima di scrivere.

...continua a leggere "La scrittura, canoa nel mare delle emozioni"

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Ultima modifica il 22 settembre 2018 alle 8:15

Kermit the Frog
Kermit the Frog. Di Michael Monello.

Nel breve corso di scrittura che sto tenendo in questo blog, sulla scorta del commento de L'arte della scrittura di Lu Ji, abbiamo affrontato, l'ultima volta, la questione della forma da dare ai nostri scritti. Oggi ci occupiamo del genere letterario.

Lu Ji elenca una serie di generi in voga in Cina al suo tempo: il III sec. d. C. Nomina infatti la lirica, la prosa rimata, le iscrizioni, le elegie, i poemi mnemonici, gli ammonimenti, i panegirici, il trattato, i memoriali e la dissertazione. Alcune sue raccomandazioni faremmo bene a tenerle presenti ancora oggi pur in un tempo, una parte del mondo e un sistema di scrittura diversi. Per esempio quando parla della lirica dice che essa "articola / la muta emozione, creando un tessuto". Oppure quando raccomanda che il trattato sia "sottile, / scorrevole e curato". Qualsiasi sia il genere letterario che adottiamo, in generale, invita ad evitare la verbosità che "significa mancanza di virtù". E questo ce lo dice anche il senso comune. Quante volte, infatti, diciamo "quell'uomo (o quella donna) parla (o scrive) troppo" denunciando una prolissità che quasi mai coincide con profondità e chiarezza. Molto meglio un eloquio o una prosa diretta. I giri di parole e le premesse quasi mai ci colpiscono e sono per lo più non necessari. Hai qualcosa da dire? Dilla subito. Dopo, casomai, se richiesto, darai delle spiegazioni.

...continua a leggere "Scrivere e parlare come la rana di Fedro"

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English: Portrait of Laura, celebrated in his ...
English: Portrait of Laura, celebrated in his poetry by Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist. Portrait in the Laurentian Library, Florence (Photo credit: Wikipedia)

Uno scritto può assumere
una qualsiasi tra mille forme,
e non esiste misura più giusta di un'altra.

...

Frasi e parole gareggiano
tra loro
ma la mente è padrona.

...

Se la parola è confusa,
ciò non riesce; solo una mente chiara
nobilita la lingua.

E' dunque il tempo di occuparsi della forma da dare alla nostra scrittura nel commento quotidiano che sto facendo del breve trattato di Lu Ji.  Fermo restando, allora, che i nostri scritti possono prendere una qualsiasi tra le mille e più forme e che nessuna è più giusta di un'altra, occorre che la mente sappia guidare la mano. Ci occorre una mente chiara, infatti, per non rendere le nostre parole confuse.  Ciò è soprattutto vero per l'autore de L'arte della scrittura che, come abbiamo visto, usa il pennello per scrivere, è abituato a una scrittura pittografica. Qualcosa di simile è avvenuto nei nostri primi anni di scuola quando ci facevano eseguire una serie infinita di esercizi di calligrafia, di bella scrittura, almeno nella scuola che frequentavo io agli inizi degli anni '80. Ora siamo per lo più abituati a scrivere attraverso computer, smart phone e tablet. Tuttavia l'abitudine di scrivere a mano sul quaderno non sarebbe male riprenderla proprio per riacquistare la nitidezza delle idee. Questa si guadagna appunto facendo obbedire la propria mano per rendere la nostra scrittura bella e chiara. Io ho visto uno degli autori di teatro, fumetti e sceneggiature più in voga negli ultimi tempi come Francesco Niccolini usare la penna e una serie di quaderni per i vari lavori ai quali si dedica. E ha raccontato che scrive e riscrive, di continuo, i suoi testi. Credo che il suo stile asciutto ed efficace debba molto a questa sua pratica.

...continua a leggere "La chiarezza e la misura delle parole"

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le tigri di mompracem
le tigri di mompracem (Photo credit: sergiopictures)

Il piacere che lo scrittore prova
è il piacere dei saggi.

...

La rete delle immagini, lanciata, si allarga
sempre di più; il pensiero perlustra
sempre più a fondo.

Lo scrittore offre
la fragranza dei fiori freschi,
un'abbondanza di germogli che sboccia.

Questo scrive Lu Ji ne L'arte della scrittura, opera che sto proponendo e commentando in questi giorni nel blog. Il tema di oggi, infatti, è la soddisfazione o il piacere di scrivere. Un piacere che è dei saggi afferma subito Lu Ji. Un piacere che ai suoi tempi, siamo nel III secolo d.C., era riservato a ben pochi mentre oggi la scrittura è diventata patrimonio di tutti o quasi. E' cambiato il panorama: da pochi in grado di scrivere e che sono trattati come dei sacerdoti nelle società di antico regime ai tanti scrittori della scrittura industriale che non è solo quella auspicata da Elio Vittorini ne Il Menabò. La scrittura industriale è tale non soltanto perché rivolta alle tematiche della fabbrica ma è essa stessa produzione di massa da Gutenberg in poi. La scrittura, insomma, conosce la soluzione di continuità costituita dalla rivoluzione industriale. Uno che ne fa le spese a cavallo tra XIX e XX secolo è Emilio Salgari scrittore di romanzi d'avventura molto popolari tra cui Le Tigri di Mompracem (1883-1884), I pirati della Malesia (1896), Il Corsaro Nero(1898). Per tutta la vita fu pagato una miseria dagli editori e quindi per campare e mantenere sua moglie malata e i suoi figli fu costretto a scrivere a ritmi insostenibili. Tanto che all'amico pittore Gamba scrisse nel 1909:

...continua a leggere "Il piacere dello scrittore"

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Geroglifico egizio.
Geroglifico egizio. Foto di Sonia Fantoli.

C'è una questione che è ora di affrontare nel percorso di lettura e commento de L'arte della scrittura di Lu Ji che sto compiendo nei post di questi giorni. Ed essa è ben introdotta da questi versi:

Il cielo e la terra sono catturati in forma visibile:
ogni cosa emerge
dall'interno del pennello.

Quando questo testo fu scritto in Cina nel nel III secolo d.C la lingua cinese era in gran parte pittografica o, al massimo, logografica: il segno grafico rappresenta la cosa vista e non quella udita (pittogramma). Nella logografia, invece, "il singolo elemento (logogramma) rappresenta sia il significante (vale a dire l'elemento formale, fonico o grafico) sia il significato". Queste caratteristiche linguistiche avvicinano la lingua con la quale Lu Ji scriveva all'egiziano antico, ai geroglifici: egli scriveva, o meglio sarebbe dire disegnava, ciò che vedeva. Non è un caso che nella scrittura usasse il pennello. Per capire meglio ciò che sto cercando di spiegare osserviamo la seguente illustrazione.

Illustrazione con pittogrammi cinesi.
Illustrazione con pittogrammi cinesi. Fonte: tuttocina.it.

Come si può vedere soprattutto dalla figura due il segno grafico per "cane" parte dal disegno del cane per procedere verso una sempre maggiore stilizzazione. Ma questo sistema è diverso da quello a cui siamo abituati, il sistema alfabetico, cioè basato sull'alfabeto in cui ad ogni segno corrisponde un suono, non un'immagine.  La conseguenza più vistosa di tutto questo è che la scrittura di Lu Ji è una scrittura molto più aderente agli oggetti che nomina o che, meglio, disegna. C'è quindi molta meno distanza tra parole e cose, perché nel nostro sistema c'è un'astrazione. L'astrazione è di grande ausilio nell'arte e nella filosofia ma nella scrittura sarebbe bene non lasciarsi prendere la mano da essa. In che modo? In proposito mi vengono in mente le parole del Tao The Ching:

Ritornare alla radice è il movimento del Tao.
La quiete è il suo metodo.

Le diecimila cose sono nate dall'essere.
L'essere è nato dal non essere.

Perciò se ieri vi ho parlato del percorso dal ramo verso la singola foglia per cercare le parole giuste, oggi invito al movimento opposto: passare dalle tante distinzioni alle radici dell'essere. Appuntamento a domani con il piacere di scrivere.

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English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-...
English: Portrait of Francesco Petrarca (1304-1374), Italian poet and humanist (Photo credit: Wikipedia)

Nel viaggio estivo che in questo blog sto compiendo all'interno della scrittura commentando L'arte della scrittura di Lu Ji, dopo aver visto qual'è il primo impulso alla scrittura, l'esperienza spirituale che vi è dietro e il suo frutto, oggi ci occuperemo della scelta delle parole. E abbiamo a disposizione una metafora a questo proposito:

E' come seguire un ramo
per trovare la foglia vibrante,
come risalire un fiume per scoprirne la sorgente.

...continua a leggere "La fatica nera di scrivere sciocchezze"

Le Mie Parole...

Abbiamo visto nel viaggio nella scrittura che stiamo compiendo tra oriente e occidente commentando ogni giorno con un post L'arte della scrittura di Lu Ji che il primo impulso alla scrittura è dato dalla lettura dei classici e dalla natura. Abbiamo anche detto che un'atmosfera numinosa, spirituale favorisce l'inizio del processo di scrittura. Oggi vedremo qual'è il frutto di tutto ciò e lo facciamo con le parole stesse dell'autore:

Ne riportiamo parole vive,
come pesci presi all'amo
che balzano dal profondo.

Parole chiare,
come uccelli abbattuti da frecce
scoccate da nuvole di passaggio.

Parole vive e parole chiare dunque. Parole che sono come pesci e come uccelli. Parole abbondanti, una vera e propria cornucopia di parole. Parole che sono dei veri e propri esseri viventi che guizzano, si muovono, volano o nuotano, mangiano e si riproducono. Le parole non sono dunque diverse dalla molteplicità degli esseri viventi. Come tali non possono mai mancare. Siamo molto lontani dalla classica sindrome del foglio bianco o, se preferite, blocco dello scrittore. E' un blocco così serio che i retori classici, in occidente, hanno inventato i Loci Argumentorum che nel Medioevo con san Tommaso D'Aquino diventano gli 8 elementi poi ridotti alla regola delle 5 W dai giornalisti anglosassoni. In Oriente la scrittura sembra fluire, invece, da sola. Chi scrive scompare addirittura dalla scena, fa dentro di sé quel vuoto che rende utile, ad esempio, il vaso fatto di solida argilla o la ruota. Perciò le parole sono gli esseri stessi di un universo che sappiamo infinito. Le parole stesse sono infinite.

...continua a leggere "La cornucopia delle parole"

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Portrait de Carlo Levi by Carl Van Vechten, ph...
Portrait de Carlo Levi by Carl Van Vechten, photographer (created/published: 1947 June 4) (Photo credit: Wikipedia)

A occhi chiusi ascoltiamo
la musica interiore,
smarriti tra domande e pensieri:

il nostro spirito corre
agli otto angoli dell'universo,
la mente si libra a distanza grandissima;

soltanto allora la voce interiore
può farsi chiara
mentre gli oggetti divengono numinosi.

Descrive così Lu Ji ne L'arte della scrittura, che ho cominciato a commentare ieri in un primo post, l'inizio del processo di scrittura. Esso richiede una profonda meditazione a cui solo la meditazione degli orientali può arrivare. E', come si vede, una meditazione che ci riporta al centro dell'universo dopo aver corso ed esplorato ogni suo angolo, anzi gli otto angoli. Quell'otto non è casuale. In Giappone l'otto rappresenta la quantità indefinibile ed indica il Giappone stesso. La forma ottagonale, poi, "è quella di templi buddisti imperniati su colui che fa girare la ruota del centro stesso dell'universo" come si può leggere su Wikipedia. E' quindi uno spaziare ovunque in cui nessun luogo rimane inesplorato e tutto questo senza neanche compiere un passo. E' l'universalità archetipica, quella iscritta nel nostro stesso essere nell'universo e prenderne parte, quasi come delle monadi che rispecchiamo ogni caratteristica, ogni dettaglio dell'universo.

...continua a leggere "L’esperienza numinosa della scrittura"

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Ultima modifica il 13 ottobre 2015 alle 15:35

English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Serie...
English: Shotoku Taishi on banknote (BOJ Series C 5000YEN) (Photo credit: Wikipedia)

Il poeta sta al centro
di un universo,
contempla l'enigma

e trae nutrimento
dai capolavori del passato.

E' questo il primo impulso alla scrittura secondo L'arte della scrittura di Lu Ji. Il primo impulso alla scrittura, secondo questo classico della cultura cinese viene dalle due fonti classiche anche in occidente: la natura e la lettura dei classici.  Tuttavia l'atteggiamento orientale suggerisce di stare "al centro di un universo" in modo non diverso da quel che dice anche il Tao The Ching:

Resta centrato nel Tao e il mondo
viene a te:
viene e non subisce danni,
viene ed è soddisfatto.

Se da una parte quindi le fonti della scrittura sono le stesse per le due culture cambia l'atteggiamento del poeta e dello scrittore.  In occidente abbiamo, per esempio, poeti viaggiatori come Giuseppe Ungaretti e Dino Campana. In Oriente il viaggio si fa interiore, è uno stare sulla soglia della porta da dove si può osservare il mondo. Se Dino Campana si definisce "povero troviero di Parigi" nei poeti classici giapponesi, invece, è difficile trovare riferimenti a luoghi e persone. E se mai il viandante è visto con gli occhi di chi lo vede passare:

Se fosse a casa
fra le braccia amate
riposerebbe, povero viandante.
Qui lungo la strada, si dissolve
sopra un letto d'erba.

Così scrive, infatti, Shotoku Taishi (574-622). E' un atteggiamento quello orientale che percepisce la sacralità della natura, al quale il poeta si sottomette. E i classici anche sono come dei maestri ai quali i poeti, gli artisti, gli atleti orientali danno il massimo rispetto. Non sarebbe concepibile, per intenderci, in Cina o in Giappone un Carmelo Bene che fa a brandelli i classici.

Con questo primo post inizio una serie di post dedicati alla scrittura nei quali commenterò una per una le 15 poesie in prosa de L'arte della scrittura di Lu Ji paragonandola alla cultura occidentale. L'obiettivo è conoscere meglio la scrittura attraverso un viaggio tra le due culture. Appuntamento a domani con il secondo post dedicato all'inizio del processo di scrittura.

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