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Ultima modifica il 1 novembre 2017 alle 12:54

La locandina di Mistero Buffo
La locandina di Mistero Buffo all'ingresso del Teatro Nuovo a Milano

Franca Rame e Dario Fo mi scuseranno se la chiave della mia recensione al loro Mistero Buffo che hanno riportato in scena dopo 41 anni è l'epifania, termine che potrebbe sembrare sin troppo religioso, considerato che sono i giullari della tradizione popolare, della satira, spesso anticlericale. Però la più grande impressione che ho avuto l'altra sera, il 5 gennaio 2011 che è vigilia dell'Epifania appunto, è di una manifestazione di divinità in loro due che però proviene dal basso, da quella divinità popolare che loro due hanno sposato, da quella Bibbia dei villani che raccontano per vocazione.  Non esagero se dico che nella loro narrazione c'è qualcosa di divino, che il nobel a Fo solo in parte suggella. Perché se Dio ha creato gli uomini per sentirsi raccontare le storie, come ho spesso sentito dire a Moni Ovadia, loro due sono tra i più grandi narratori di tutti i tempi, di certo i migliori viventi. Hanno così ben imparato nella loro lunghissima e luminosissima carriera, nonostante le tante difficoltà e le grandi amarezze, a togliere l'inessenziale e la zavorra che ora li vedi recitare con la leggerezza delle piume degli angeli, che Dario si diverte a strappare in uno dei suoi pezzi. A 84 anni lui e a 81 anni lei li vedi in forma, con una intesa e complicità meravigliose, alternarsi e divertirsi sul palco come due ragazzini. Mi ha fatto tantissimo piacere rivederli dopo che nel 2003 ho avuto il grande privilegio di conoscerli alla libera università di Alcatraz in occasione di un loro seminario assieme al loro figlio Jacopo. Credo proprio che tutti e due siano l'Adamo ed Eva, la coppia primigenia del nostro teatro e forse del teatro di tutti i tempi. E' davvero una unione che ha moltiplicato e magnificato le potenzialità di entrambi.

E come ogni coppia che si rispetti hanno avuto dei figli e dei nipoti. A parte Jacopo Fo, citato già prima e che è il loro figlio nella vita, loro figli possono essere considerati Marco Baliani, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Mario Pirovano, Marina De Juli. E chissà quanti altri, ormai non si contano più. Sono ormai nonni e bisnonni questi due eppure sono i più bravi, leggeri, divertenti di tutti, inarrivabili. Il loro genio è paragonabile solo ai grandi come Aristofane, Plauto, Molière, Shakespeare, Charlie Chaplin, Eduardo De Filippo e Totò.

La scaletta del loro spettacolo racconta quasi le loro nozze civili ma anche nel teatro e il loro percorso teatrale, sociale e politico.  Perché inizia con le nozze di Cana dove Jesus fa il "miraculamento" della trasformazione dell'aceto in vino a cui segue il monologo in cui Franca parla di una Eva creata prima di Adamo. Segue poi la resurrezione di Lazzaro che è un po' la resurrezione del teatro popolare con il loro ritorno in scena. Franca Rame è poi splendida nel pezzo successivo della lezione d'amore ad una giovane prostituta. E' poi la volta di Bonifacio VIII che incontra Gesù e infine del brano di Maria sotto la croce.

Con loro due sul palco, una riproduzione de Il terzo stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo che fa da scenografia, gli spettatori seduti sui lati del palco e il Teatro Nuovo di Milano occupato in ogni posto sembra di essere in una grande cattedrale umana, in una grande astronave in viaggio verso le stelle pronta a fare i zig-zag e le piroette dei comici della commedia dell'arte, una giostra da luna park che scuote e diverte moltissimo, persino nei pezzi drammatici proposti da Franca. Loro due sono delle straordinarie macchine attoriali, due attori in senso proprio e non inquadrati da una regia che dà loro spessore ma con l'auto-regia da attori giullareschi, abituati al contatto con il pubblico e all'improvvisazione. Il pubblico lo capisce, lo sente, lo ama. D'altronde i tanti milanesi e non solo che c'erano con me in teatro l'altra sera conoscono quasi tutto di loro due, si lasciano prendere e condurre per mano, persino negli sfottò che ogni tanto Dario lancia, come quello nei confronti dei genovesi rei di aver venduto san Giorgio agli inglesi. Non sfugge nulla a Dario, persino le risate dei ritardatari di cui approfitta ogni volta. E gli spettatori ridono e applaudono in continuazione e alla fine dello spettacolo si lascia andare ad una lunga standing ovation. Quello che sta succedendo nel cuore di Milano in queste sere è uno dei più grandi eventi del teatro in Italia al quale abbiamo la grandissima fortuna di poter assistere.

Ecco altre risorse per saperne di più:

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Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 17:33

illustrazione di Guerin Meschino
Bella illustrazione di Guerin il Meschino sul suo cavallo e con la sua armatura da cavaliere.

Raccontando storie in giro, come a volte mi capita, succede che diverse storie mi siano segnalate.  Una di queste, di cui per la prima volta mi ha parlato Antonio Benvenuto, mi ha colpito per il suo titolo per me suggestivo Guerin Meschino e Recchi di Ciucciu. Il Guerrin Meschino è un romanzo cavalleresco scritto da Andrea da Barberino nel 1410 e pubblicato in otto libri nel 1473. E' ispirandosi ad esso che un certo papa Parisi, vissuto a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, elaborò un proprio racconto che era solito raccontare in una contrada confinante tra Oria e Francavilla, dove abitava. Quel racconto è stato raccolto da Antonio Corrado e Angelo Galiano che me lo ha fatto conoscere.

In questa breve, piccola, versione di Papa Parisi Guerin Meschino viene abbandonato ancora in fasce e affidato alle onde del mare dai suoi genitori nella speranza che si salvasse dalle grinfie di un signorotto di Taranto che si era impadronito del potere e che stava eliminando o incarcerando chi doveva esercitarlo per diritto. Il bambino giunse fino a Durazzo dove divenne il più grande cavaliere d'Albania che, ad un certo punto, ritornò in Italia alla ricerca dei genitori. E' presso Oria, in contrada Pasuni, che conosce un certo Recchi di Ciucciu che gli sbarra la strada esigendo una tassa per attraversarla. Guerin Meschino non ha soldi con sé così è costretto a duellare con Recchi di Ciucciu al quale stacca la testa, liberando gli oritani che vessava. Giunge così a Taranto dove può liberare i suoi genitori dalla prigione, non prima di aver ucciso anche l'usurpatore.

Nel racconto orale che ne sto facendo io sono più o meno fedele a questa versione tranne che nel finale, reinventato, in cui Guerin vedendo le meraviglie della campagna, della città e dei due mari di Taranto rimane incantato.  Le descrive una per una e dichiara tutto il suo amore per questi luoghi e si dice molto fortunato ad aver avuto lì i suoi natali. E quando affronta nel duello finale l'usurpatore questi nel morire gli rivela una tremenda, funesta profezia su Taranto che qui non vi voglio svelare. Dovrete venire nei luoghi e negli orari in cui racconterò questo cunto per conoscerla.

Con Guerin Meschino e Recchi di ciucciu ho una straordinaria occasione di parlare di Oria e di Taranto, oltre che dell'Albania, del loro destino, della loro vocazione e del loro futuro. Sono contento che mi sia capitata questa storia tra le mani e farò di tutto per raccontarla ovunque ci sarà qualcuno che la vorrà sentire e vedere. Infatti essa riecheggia un po' le imprese di Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe nazionale d'Albania, che combatté anche in Puglia e che grazie ai suoi soldati ripopolò le campagne abbandonate e rinvigorì l'agricoltura.  Fu un periodo di rinascita per le terre tra Otranto e Taranto e il mio racconto vuole essere un augurio di rinascita per la martoriata città di Taranto che con la scelta folle dell'acciaio ha distrutto una delle terre più fertili del mondo e due mari che sono una delle più belle meraviglie al mondo. La speranza è che gli operai stessi dell'Ilva, qual novelli Scanderbeg o Guerin Meschino, possano tagliare la testa, nel segno della riconversione culturale,  a chi ha usurpato il destino loro, delle loro famiglie e dei loro figli.

Una prima occasione sarebbe potuta essere domani, 28 dicembre 2010, all'evento Open Mic presso il Laboratorio Urbano di Francavilla Fontana in via Zullino nei pressi del passaggio a livello sulla strada per Villa Castelli. Ma l'evento è stato rimandato. Vi terrò aggiornati.  Intanto eccovi qui sotto l'antestage del racconto.