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4 gennaio 2014
Diario di bordo di Giuseppe Vitale. 4 Gennaio 2014.

Quest'immagine a sinistra è una pagina del mio Diario di bordo, un'iniziativa che ho intrapreso dopo aver letto Ruba come un artista di Austin Kleon: "un libricino in cui annotare quello che si è fatto nel corso di ogni giornata: a quale progetto ci si è dedicati, dove si è andati a pranzo, che film si è visto". Con un accorgimento: bisogna chiedersi l'avvenimento migliore successo nella giornata. Non bisogna, infatti, annotare tutto ma solo le attività e gli appuntamenti più belli, che ci hanno dato soddisfazioni. Così, avremo la traccia delle nostre gioie o degli eventi più significativi. Così da poterci tornare sopra nei momenti di appannamento o sconforto può essere molto utile. Io ho inaugurato il mio due mesi fa, il 14 dicembre 2013. Mi capita spesso di chiedermi cosa ho fatto in questo o quel determinato periodo della mia vita e certe volte non trovo subito gli appigli nella memoria per ricordare. Spero, ora, di avere una buona quantità di dettagli più o meno piccoli che possono aiutarmi a ricostruire quelli più grandi.

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Ultima modifica il 25 settembre 2018 alle 15:16

Three water
Three water (Photo credit: @Doug88888)

Mi è piaciuto molto il post 3 parole per il 2014 e quindi con grande piacere rilancio l'invito di Daniele Imperi a scegliere le mie tre parole che vi propongo. Lo faccio prima di tutto perché sono un'ottima chiave per pensare al nuovo anno che è appena cominciato e poi perché sono sicuro saranno un'ottima guida per voi lettori.  Vi stimoleranno a riflettere, a vostra volta, sui tre pilastri su cui reggere le vostre azioni e le vostre decisioni. inoltre alimenteranno le connessioni tra voi e me: avrete i tre rami del grande albero della nostra relazione a cui arrampicarvi o, almeno, a cui poter guardare.

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Ultima modifica il 15 settembre 2016 alle 17:49

Cartello ingresso zoo.
Cartello all'ingresso dello zoo di San Cosimo alla Macchia.

La grande avventura del mio racconto sul santuario di San Cosimo alla Macchia in provincia di Brindisi, che sto preparando per Memoria Minerale, conosce oggi una delle sue diverse e importanti tape: ho deciso di rendere pubblica la scheda del racconto. Così potrete iniziare a farvi un'idea di questo lavoro di cui un po' alla volta vi sto parlando, sperando di avervi tutti alla sua presentazione pubblica a Mesagne il 14 settembre 2013, alle ore 19:00, presso il Frantoio Ipogeo.  È una narrazione semi-autobiografica: per una parte riporto vicende davvero accadute, per l'altra lascio spazio alle invenzioni. Tra il 1977 e il 1980 ho vissuto infatti proprio sul santuario o nelle sue vicinanze perché i miei gestivano il distributore di carburanti che dopo i lavori del Giubileo del 2000 è stato smantellato. La geografia stessa della parte antistante il centro religioso è stata modificata. E quando cambiano i posti la memoria dei luoghi ha qualche difficoltà, un senso di smarrimento. Ringrazio allora Francesco Niccolini e Luigi D'Elia che mi hanno dato la possibilità di recuperare una parte dei miei ricordi, della mia infanzia. Ricordi che credo valga proprio la pena raccontare perché stiamo parlando di uno spazio del fantastico, che nella sua folle architettura, alla quale noi locali siamo abituati, si presta a situazioni tra il kitch, il paradossale e l'avventuroso per una mente che è e vuole restare un po' bambina. Buona lettura della scheda allora. Per chi vuole è anche disponibile l'incipit del racconto.

Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:23

DC-9 Itavia
DC-9 Itavia. Di Emanuele Rosso.

Oggi ricorre il trentaduesimo anniversario della strage di Ustica, in cui un aereo italiano con 81 persone a bordo fu colpito da un missile sui cielo di Ustica. Voglio dedicare ad esso alcune riflessioni venute alla luce durante la partecipazione ad un recente workshop sulla scrittura drammaturgica in cui si è parlato un po' anche di questa strage con Francesco Niccolini.

In tutte le incertezze, i depistaggi, i muri di gomma che riguardano la strage di Ustica c'è almeno un elemento che non si può contestare: gli oblò a bordo rimasero integri. Questo significa che si può escludere l'ipotesi della bomba che fu subito messa in campo all'indomani della strage avvenuta la sera attorno alle 21 del 27 giugno del 1980, trentadue anni fa. Ho potuto considerare questo particolare durante un recente workshop  sulla Kater i Rades, motovedetta albanese speronata e affondata il 28 marzo del 1997 al largo di Brindisi. Un dato collega subito le due vicende: lo stesso numero di vittime, 81. Queste due storie hanno, poi, delle somiglianze perché accomunate da depistaggi, da riunioni di piccolo gruppi di potere e dal fatto che insieme al caso Moro costituiscono una triade di tragedie italiane di cui si può parlare perché sappiamo tutto, o quasi. Ma durante il laboratorio mi sono scelto un punto di vista preciso, un foro da cui guardare a questi due fatti: gli oblò.

...continua a leggere "E guardo il missile da un oblò…"