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Ultima modifica il 11 settembre 2015 alle 15:31

Benedetta Ognissanto
Mia mamma nel 1978, in attesa di mio fratello.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" esclamò mia mamma, piangendo, non appena l'oncologa le comunicò che il tumore, operato mesi prima, era tornato a minacciare, con le metastasi, la sua vita. Oggi, che sarebbe stato il suo sessantottesimo compleanno, avrebbe voluto essere ancora con noi, occupandosi di me, della sua famiglia, della tomba di mio fratello scomparso diciassette anni fa, delle sue amiche, delle persone a cui faceva del bene. Si chiedeva sempre se avrebbe re-incontrato suo figlio, sua mamma, sua nonna e tutte le persone a cui voleva bene e non c'erano più. Anzi, a dire il vero ne era certa. Mia mamma aveva una molta fede e pregava ogni giorno, o quasi.

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Ritratto a sanguigna di Cosimo Vitale.
Ritratto a sanguigna di Cosimo Vitale, da parte di suo papà Leonardo.

Sedici anni fa, verso le quattro del pomeriggio, vidi mio fratello nella nostra cameretta mentre si asciugava i suoi capelli castani, con addosso la maglietta e i pantaloni bianchi. Poi mi rigirai nel letto dove stavo dormendo. Lui salutò nostra madre e si mise in macchina per raggiungere la pizzeria dove lavorava come pizzaiolo. Però non ci arrivò. Così ogni 18 agosto ho appuntamento con il ricordo più difficile da gestire della mia vita. Con l'evento meno facile da raccontare. Ma che non desidero tacere. Questa estate sono aiutato dal racconto a cui sto lavorando Il leone di San Cosimo, la mia Mompracem di cui ho già pubblicato in questo blog l'incipit. Penso di far cosa gradita ai lettori del blog e a chi ricorda mio fratello Cosimo, che tutti chiamiamo Mimmo, nel pubblicare un passaggio di questo racconto che riguarda la sua nascita. Buona lettura.

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Mimmo militare
Mimmo durante l'addestramento del servizio militare, svolto nell'inverno del 1996 presso la caserma dell'aeronautica militare a Viterbo.

Da qualche giorno a questa parte ho notato tra le statistiche del mio blog che qualcuno cercava foto ed informazioni su mio fratello Cosimo,  chiamato Mimmo. Si avvicinava, infatti, la fatidica data del 18 agosto, giorno in cui quindici anni fa, nel 1997, perdeva la vita in un incidente stradale. Accadde verso le 17 e 10, mentre era alla guida della sua prima auto, una FIAT Croma usata comprata con la sua prima paga da pizzaiolo. Quel giorno stava andando a lavoro presso la pizzeria Primula Rossa di San Pietro in Bevagna (Taranto) nonostante il titolare, Leonardo, lo avesse invitato a riposare, visto che aveva lavorato tanto per il ferragosto. Mimmo però non voleva venir meno agli impegni presi e imboccò, come ogni giorno di quella estate, la S.P. 57 che collega Oria a Manduria. Appena imboccata si fermò al distributore dell'AGIP per fare rifornimento ma non vi trovò carburante. Decise che avrebbe fatto un tentativo ad un altro distributore a Manduria. Non vi arrivò mai. Alla progressiva chilometrica 32+146, presso "Palombara piccola"vide sopraggiungere un autotreno che occupava "parzialmente la corsia riservata al senso opposto di circolazione" come accertò la perizia del tribunale. Quell'autotreno trasportava a Foggia barbabietole da zucchero caricate nelle campagne di San Pancrazio Salentino (BR) in contrada Scazzati.

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Ultima modifica il 30 giugno 2013 alle 19:24

Mimmo Vitale
Mimmo Vitale il giorno del giuramento.

Ci sono delle persone che non ti scordi, nel bene e nel male. Se Nedo Consoli, ristoratore e presidente dell'associazione madonnari d'Italia, dopo anni ieri incontra mio padre per caso e gli lascia un ricordo di mio fratello Mimmo un motivo ci sarà. E' evidente che non s'è scordato di mio fratello Cosimo Vitale, Mimmo a casa e per gli amici, che è stato anche lui madonnaro, oltre che pizzaiolo. Si conobbero in una delle edizioni del raduno nazionale dei madonnari al santuario della Madonna delle grazie di Curtatone nei pressi di Mantova. Il caso vuole che oggi si compia il quattordicesimo anno dalla scomparsa di Mimmo, avvenuta il 18 Agosto del 1997. La testimonianza di Nedo mi sprona a pensare alla vicenda di mio fratello, alla sua vita e alle condizioni in cui perì.

Stamattina ho letto la notizia di un tir carico di plastica che ha preso fuoco sulla statale sette, nei pressi di Mesagne. La mia mente va al tir sovraccarico di barbabietole da zucchero riverso sulla provinciale tra Oria e Manduria, nei pressi della masseria "La Palombara" e non lontano dal campo profughi, che ho visto dopo l'incidente in cui perse la vita mio fratello. Che molte delle nostre strade, realizzate decenni e decenni fa, siano inadeguate al tipo di traffico che vi scorre oggi è facile considerazione che si può fare percorrendole: molte strade, come quella tra Oria e Manduria, sono attraversate da mezzi pesanti, mezzi da lavoro, trattori, tir:  tutta una serie di mezzi ingombranti che se non condotti con responsabilità portano facilmente all'incidente. Alla guida occorre essere sobri, lucidi, prudenti. Sembra scontato ma non lo è se consideriamo gli incidenti stradali causati dalla guida sotto l'effetto di stupefacenti e/o di alcool. L'introduzione del reato di omicidio stradale, di cui si parla in questi giorni,  non è la panacea di questo gran male dei giorni nostri  ma almeno introduce una deterrenza oltre che affermare un principio di giustizia. Per questo invito a firmare la proposta di legge popolare che sta portando avanti l'associazione Lorenzo Guarnieri.

Da quest'anno ho deciso di realizzare una pagina facebook con quel che mi resta di Mimmo: le sue foto, i ricordi, i pensieri, ecc. Invito tutti a diventarne fan per un motivo molto semplice. In questi quattordici anni ho capito che molto più della morte fisica uccide l'oblìo. Troppo spesso abbiamo timore a parlare o a ricordare qualcuno che non c'è più ai suoi familiari e ai suoi parenti, per non rinnovare loro il dolore, pensiamo. Invece anche se al ricordo è associato spesso uno stato di tristezza, dolore, commozione tutto questo è catartico. Intristisce molto di più il fatto che i nostri cari con il tempo siano dimenticati. Ed allora quest'oggi voglio lasciarvi con una brevissima biografia di mio fratello.

Mimmo Vitale in treno.
Mimmo Vitale in un treno.

Cosimo Vitale, in famiglia e per gli amici Mimmo, è nato a Mesagne il 19 Aprile del 1977, secondogenito di una famiglia con papà operaio ai cantieri navali di Taranto e la mamma benzinaia al distributore del santuario di San Cosimo alla Macchia, nei pressi di Oria (Brindisi). Bambino taciturno, avrebbe conservato una timidezza caratteriale fino ai 12 anni circa, quando divenne chierichetto presso la parrocchia di San Francesco di Paola ad Oria. Castano chiaro di capelli da bambino veniva spesso scambiato per una bambina sia per la lunghezza dei suoi capelli, al cui taglio si opponeva con tutte le sue forze, sia per la sua bellezza che conservò per tutta la sua breve vita. Ha frequentato le scuole elementari Camillo Monaco dove però non ha avuto una buona insegnante la quale non ha saputo incanalare verso l'apprendimento il suo carattere un po' introverso ma generoso. Anche la sua permanenza al distaccamento delle scuole medie Francesco Milizia, presso il seminario vescovile, e il successivo biennio in un istituto tecnico industriale brindisino sono stati caratterizzati da voti non alti e da lamentele da parte degli insegnanti, eccezion fatta per l'educazione fisica e il disegno. Come suo padre Leonardo e suo zio Tommaso si diletta prima nella realizzazione di disegni, acquarelli, tempere. Dopo impara i segreti dell'arte dei madonnari arrivando anche a partecipare ad un raduno internazionale presso il santuario della Madonna delle Grazie di Curtatone, vicino Mantova. Quest'arte gli sarà utile durante il servizio militare prima nella caserma dell'aeronautica di Viterbo e poi a Roma dove prende parte ai picchetti d'onore (altare della patria, Quirinale, aeroporto ecc.). Per mantenersi e lasciare che gli aiuti finanziari della famiglia siano convogliati al fratello Giuseppe, allora studente in Roma, a volte fa il madonnaro e altre volte realizza dei quadretti con le vernici delle bombolette a spray. Tornato in Puglia a 20 anni frequenta un corso per diventare pizzaiolo durante la primavera del 1997. Nell'estate dello stesso anno è pizzaiolo presso il ristorante pizzeria "Primula Rossa" di san Pietro in Bevagna (Taranto). Acquista con i suoi soldi la sua prima auto: una fiat Croma, la sua auto preferita, usata. Nell'agosto di quell'anno c'è un lungo ponte: dal 14 al 17. Lui è l'unico pizzaiolo e ogni notte sforna centinaia e centinaia di pizze. Lunedì 18 il lavoro sarebbe scemato di molto perché le presenze sarebbero state meno numerose. Leonardo, il suo datore di lavoro, lo invita a prendersi un meritato giorno di riposo. Anche la madre Benedetta lo invita a restare a casa quel pomeriggio. Per senso del dovere non ascolta nessuno e dopo la doccia si infila nell'auto e si ferma al distributore di carburante sulla via per Manduria. Quel giorno però non c'è benzina. Si dirige allora verso Manduria dove pensa di fare benzina. A Manduria però non ci è più arrivato. Su un dosso si ritrova quasi a centro strada un tir sovraccarico di barbabietole da zucchero e la strada è troppo stretta per passare.

E ora diventane fan.

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Ultima modifica il 28 giugno 2015 alle 16:19

Mimmo Vitale
Mimmo Vitale nella sua ultima foto nell'agosto del 1996.

Ultima modifica del post: 28 giugno 2015.

Quel pomeriggio di dodici anni fa, Lunedì 18 agosto 1997, dormivo. Ero molto stanco dopo aver lavorato sin da luglio come cameriere in un ristorante pizzeria a San Pietro in Bevagna, una località balneare in provincia di Taranto dove la tradizione popolare narra sia naufragato Pietro, il primo vicario di Cristo, durante il suo primo viaggio. Quell'anno c'era stato un lungo ponte di lavoro a ferragosto: da giovedì 14, vigilia di Ferragosto, a domenica 17 agosto. Perciò quel lunedì subito dopo aver pranzato mi buttai sul letto. Verso le 16 vidi, nel dormiveglia, mio fratello Mimmo che si faceva la doccia, che si cambiava mettendosi addosso maglietta e pantalone bianco. Poi il buio di nuovo per me, per il mio profondo dormire interrotto, però, alle 18 circa dalla telefonata di Leonardo, il titolare della Primula Rossa, altra pizzeria a San Pietro dove mio fratello lavorava come pizzaiolo. Leonardo mi chiese come mai mio fratello, di solito puntualissimo, quel giorno non fosse ancora arrivato. Gli risposi che magari si era fermato a Manduria, comune intermedio tra Oria (dove vivo) e San Pietro, o da qualche altra parte ma che di sicuro da lì a breve sarebbe arrivato. Provai anche a chiamarlo mio fratello sul Timmy, il suo secondo cellulare , ma risultava spento. Non ci pensai più e mi ricordai che sarei dovuto andare al funerale della madre di un mio conoscente. Ma ormai era tardi. Così decisi di andarlo a trovare a casa. Mentre gli davo le condoglianze davanti alla sua abitazione suo zio mi riferì di un incidente stradale mortale sulla strada per Manduria che aveva coinvolto una Fiat Croma, la macchina che mio fratello ed io avevamo comprato.

Tornai subito a casa – glissando le domande di mia madre su dove fosse mio fratello – e mi recai con degli amici di mio fratello sul posto quando erano le 19. A due ore dall'incidente né i carabinieri né nessun altro mi aveva avvisato dell'accaduto sebbene fosse successo a tre chilometri fuori dall'abitato. La Croma era una scatola rotta e accartocciata di lamiere sul palo della luce mentre lì accanto c'era un tir riverso su un fianco con tutto il suo carico di barbabietole da zucchero. Il maresciallo dei carabinieri, ancora oggi al suo posto nella locale caserma  mi disse che mio fratello era stato condotto a Francavilla Fontana: un piccolo vicino ospedale e quindi pensai che se la fosse cavata con poco perché altrimenti lo avrebbero portato in altri ospedali più attrezzati, pensai. Arrivato al pronto soccorso chiesi notizie di mio fratello. Mi dissero che era morto e mi diedero un sacco nero di plastica con dentro il suo Timmy, le sue scarpe da ginnastica, i pantaloni e la maglietta bianca di riserva che si portava al lavoro.

Dopo qualche momento di disperazione una strana pace mi giunse, complice il più struggente dei tramonti che io ho mai visto in vita mia calare sulla cupola e la città di Francavilla. "E ora chi glielo dice a mia madre" pensai. Perché fui subito sicuro che mio fratello, ovunque si trovasse, stesse bene. Era troppo in gamba per non sapersela cavare in ogni situazione e non l'ho mai sentito accanto come in quel momento e nei giorni successivi. All'improvviso da mio fratello minore (3 anni e 3 mesi la nostra differenza di età) diventò mio fratello maggiore. Ricordo infatti come nei mesi e negli anni precedenti avesse cercato la mia presenza di fratello più grande per aiutarlo a districarsi nella sua difficile convivenza con una ragazza.

Non so neanche come sono finito a scrivere queste cose, mi ero preparato tutt'altra scaletta per parlare di Mimmo. Forse sarà stato l'oblìo in cui è caduto in questi dodici anni, complice magari il fatto che io suo fratello non sono stato capace di ricordarlo gran ché, a parte un video che ho caricato su youtube. Ma oggi come dodici anni fa sento ancora la sua presenza di fratello ormai maggiore.

Infatti ovunque egli sia in questo momento, se in uno spazio-tempo parallelo o fuori dallo spazio-tempo, deve sapere che lo ringrazio per questo come lo ringrazio perché quando facevamo a botte faceva  finta di prenderle facendomi così sentire più forte di lui, come lo ringrazio di essere riuscito a cavarsela da solo quando venne a Roma a fare il Vam d'onore all'altare della patria perché il 90% dei soldi della famiglia finivano a me che ero studente, anche grazie alle sue insistenze perché accadesse proprio ciò. Sappia anche che comunque mi sono messo a cercarlo perché ho ancora bisogno di lui.